Cinema

“Vivement dimanche!”, François Truffaut (1983)

“Vivement dimanche!” (“Finalmente domenica!”) è stato l’ultimo film girato da François Truffaut. Il grande regista francese sarebbe scomparso l’anno successivo, il 1984, per un tumore al cervello, e “Vivement dimanche!” chiude involontariamente il suo ciclo produttivo presentandosi come una somma del suo cinema, seppur privo del lato più drammatico e struggente che Truffaut seppe trasmettere in capolavori come Les quatre-cents coups” o “L’histoire d’Adèle H.”.

Presta il volto alla protagonista una delle attrici predilette da Truffaut, Fanny Ardant, qui nel ruolo di Barbara, segretaria del signor Vercel in cerca di avventure con cui placare la sua irrequietezza. Ne troverà di interessanti quando Vercel sarà accusato di una serie di efferati omicidi e Barbara si intestardirà a mostrarne l’innocenza. Ad interpretare Vercel è invece Jean-Louis Trintignant, volto storico del cinema francese ma anche di quello italiano, avendo recitato per Risi, Zurlini, Amelio, tra gli altri.

“Vivement dimanche!” è una sorta di concentrato del cinema di Truffaut, di cui troviamo molti elementi caratterizzanti, a partire da quell’amore per Alfred Hitchcock che accomuna i “giovani turchi” dei Cahiers du Cinema e i loro successori (vedere ad esempio l’Arnaud Desplechin di “Rois et Reine”) e che Truffaut esprime nella scelta di mettere in scena un noir non privo di elementi ironici e nella creazione della suspense, che più volte occhieggia nei modi (o cita dichiaratamente) il maestro del brivido. Lo stesso bianco e nero, scelta retrograda negli anni Ottanta, rimanda al mondo del noir anni ’40.

E non è da dimenticare che Hitchcock e Truffaut avevano in comune una stessa passione filmica: la donna. I loro film sono attraversati e vissuti da donne eleganti, misteriose, mai scomposte, preferibilmente bionde per sir Alfred mentre Truffaut annovera tra le sue attrici predilette una bruna, l’Ardant appunto, e si concede persino il lusso di ironizzare sulla preferenza per le bionde e di citare se stesso e il suo “L’homme qui aimait les femmes”.

Abbandonato il suo lato più drammatico, Truffaut punta su quello d’intrattenimento. Un intrattenimento di alto livello però; ritmo, ironia e suspense modulati su trovate talvolta risapute eppure mai monotone. Come ottenere un prodotto fresco pur utilizzando ingredienti noti, a partire dal flic ottuso che poi recupera il sale in zucca, all’indagine nell’appartamento vuoto proprio nel momento in cui sta per tornarvi qualcuno, al sospettato che non è mai quello che pare all’inizio. A cui poi vanno aggiunti la macchina da presa agile e vivace di Truffaut, l’eleganza di Trintignant e la simpatia di Fanny Ardant, e quei piedi di bambini che, sotto i titoli di coda, restituiscono l’attenzione e la predilezione per il mondo infantile sotto il cui segno, a ben guardare, è condotta l’intera vicenda del signor Vercel. Perché per tenere uno spettatore incollato alla sedia ci vuole ingegno e arte.

Per capire cosa significhi veramente “intrattenimento”.

 

La mia valutazione:

[rating=8]

 

“Vivement dimanche!”

Francia 1983

Commedia/Noir

Durata: 110′  B/N

Regia di François Truffaut

Con Fanny Ardant, Jean-Louis Trintignant, Philippe Lauden Bach

Specialista in Nullafacenza e critica ai Massimi Sistemi Inesistenti, maestra di Gattopardismo italiano nonché Essere in cui Accidia ed Ignavia si concentrano con rara perfezione e comunione, Asaka scrive mentre il dottor R, tra un amaretto al pistacchio e una caramella alla liquirizia, arrotonda lo stipendio come centralinista del 15** e tormenta il proprio cuscino (il quale ne è certamente contrariato).

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