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“Victor/Victoria”, di Blake Edwards (1982)

Viviamo in un mondo di conquiste civili e libertà sessuale, e siamo così abituati a vedere cosce e seni esibiti ad ogni ora del giorno sul televisore, che potrei forse stupire se affermassi che un film come “Victor Victoria” al giorno d’oggi nessuno avrebbe il coraggio di realizzarlo. E non perché Blake Edwards fosse chissà quale rivoluzionario della pellicola, bensì perché la becera e sguaiata libertà di oggi cela una chiusura così retriva che una commedia elegante e impertinente come quella di Edwards non sarebbe facilmente accolta. Ammesso che si trovi in giro una leggerezza arguta quale quella di Edwards, caposaldo della commedia americana nonché autore di vari titoli celebri tra cui “Operazione Sottoveste”, “Hollywood Party”, ma soprattutto “Colazione da Tiffany” e la saga della “Pantera Rosa”.

Edwards apparteneva ad un altro mondo cinematografico; un mondo in cui anche la battuta salace è lecita perché offerta con raffinatezza ed elegante malizia. Un mondo in cui si possono perdere i denari ma non si perdono la classe e la dignità. E di classe e dignità è pieno questo film in cui il regista gioca serenamente con l’ambiguità sessuale, mentre Julie Andrews e Robert Preston, i due ottimi protagonisti, lo assecondano a suon di jazz nel mondo fumoso ed elegante dei night club parigini.

Il soggetto originale è di Hans Hömsburg e risale ad un film tedesco del 1934. Ma si fa davvero fatica a non sentire come autenticamente originale la storia di questa donna che si finge un uomo travestito da donna. Troppo nelle corde di Edwards, come pure l’ambiente parigino, i doppisensi erotici, il mondo della mala che si interseca a quello borghese, i sigari, lo champagne e Julie Andrews, compagna del regista per oltre quarant’anni.

In realtà l’ambientazione parigina fu palesemente ricostruita; si tratta di una Parigi più americana che francese, per ricostruire la quale furono utilizzati gli interni di alcuni studios in Inghilterra. Ma il riferimento alla Francia conferisce quel tocco di libertà e malizia sessuale che forse il regista avrebbe dovuto castrare in caso di ambientazione statunitense. Così invece Toddy, maturo e raffinato artista di un night frequentato da omosessuali, può permettersi di intonare il suo ambiguo inno alla “gay Paris” dinanzi ad un pubblico di ricchi spettatori, uomini vestiti da donne e donne acconciate da uomini. Il caso vuole però che Toddy venga licenziato quella notte stessa, e si ritrovi poi al ristorante con una virtuosa cantante senza soldi e senza lavoro. Il genio di Toddy e le doti da soprano di Victoria creano il più grande bluff artistico nella storia del cabaret: il conte Victor Grezhinski, un esule polacco omosessuale che si esibisce travestito da donna. Il bluff riesce e convince pienamente il pubblico entusiasta, ma il signorotto americano King Marchan, un gangster in trasferta a Parigi, non è soddisfatto quanto gli altri spettatori: l’attrazione che quel travestito europeo esercita su di lui è un oltraggio nei suoi confronti di macho. Equivoci, ritmo e gag si susseguono sulle musiche di Henry Mancini, fido collaboratore di Edwards, per narrare una storia di sopravvivenza, d’amore e soprattutto d’amicizia, quella tra la vecchia checca Toddy e la povera in canna Victoria. In un cast che brilla per bravura, eleganza e puntualità nella recitazione, a farla da padrone sono ovviamente Julie Andrews, con le sue quattro ottave di estensione vocale, e soprattutto Robert Preston, un attore mai veramente valutato quanto con questa interpretazione in cui presta il suo volto stropicciato e la sua innata eleganza ad un personaggio maturo e distaccato ma anche generoso e amabile. È lui a chiudere la pellicola, con una prestazione in cui si offre generosamente alle risate del pubblico, in quello che sembra il commiato di un anziano leone dal palcoscenico che non ha paura delle umiliazioni, della vecchiaia e forse nemmeno della morte. Ed è forse questo messaggio di dignità più forte lanciato da Edwards tra lustrini, cosce ed equivoci; di sicuro è fra quelli che maggiormente rimangono allo spettatore dopo la visione.

Un film da riscoprire e rivalutare, per guardare con desolazione all’oggi e alla necessità di avere uno sguardo altrettanto brioso e distinto.

 

 

“Victor/Victoria”, di Blake Edwards.

Commedia. Durata: 133′.

Prod. USA/Gran Bretagna 1982

Musiche: Henry Mancini

Con Robert Preston, James Garner, Julie Andrews, Lesley Ann Warren, John Rhys-Davies

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Published in Cinema

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