Cinema,  Da provare almeno una volta nella vita

“Un Coeur en Hiver”, Claude Sautet (1992)

Ci sono film che considerano i sentimenti come merce sugli scaffali di un supermercato: riconoscibili, controllabili, rigorosamente etichettati.
Ci sono altri film che il sentimento lo ricamano con finezza e sfumature, rendendolo fuggevole ad ogni definizione come lo è nella realtà. A questa categoria di film appartiene “Un coeur en Hiver”, del maestro francese Claude Sautet, storia di un liutaio lontano dagli altri e dai sentimenti.
Di un certo cinema francese si può spesso dire che è autoreferenziale, chiuso in un mondo altoborghese di lusso e autocompiacimento, freddezza e maniera. Ma di questi difetti “Un coeur en Hiver” è del tutto esente, pur avendo protagonisti di non basso livello sociale. Sautet, fine indagatore delle contraddizioni e delle complessità dell’animo umano, gestisce in questo film tre personaggi dotati di spessore, protagonisti di un triangolo sentimentale inevitabile ed incompiuto, in cui l’amore, o qualunque cosa sia, è posto sul piatto della bilancia assieme ad altri sentimenti di eguale gravità.

Maxime e Stéphane sono soci in affari; Maxime possiede una liuteria ereditata dalla famiglia, intrattiene e cura rapporti d’affari con i maggiori virtuosi della musica classica, mentre Stéphane è il suo maestro liutaio, la cui finezza d’udito è pari alla precisione con cui restaura violini e costruisce precisissimi ingranaggi. Tra i due soci c’è un’affinità straordinaria, equilibrata dai momenti personali delle loro vite che rimangono assolutamente privati e non condivisi, per tacito accordo reciproco. Quando però Maxime rivela a Stéphane di aver conosciuto il vero amore, nelle fattezze della bellissima e talentuosa violinista Camille, qualcosa nel delicato meccanismo delle loro vite si spezza.

Stéphane, l’indubbio protagonista della pellicola, risulta figura sfuggente e impossibile da definire; affascinante quanto sgradevole, ombroso quanto sicuro di sé. Forse vuoto, forse tormentato. Forse innamorato, forse geloso. Stéphane è un mistero che accompagna lo spettatore il quale, per tutta la durata del film, si interroga sulla natura del personaggio tramite lo sguardo di Camille, la passionale musicista per cui i sentimenti possono essere anche soffocati, ma divamperanno poi alla prima scintilla. E Camille, a cui pare subito di intravedere tale scintilla, scruta Stéphane nell’attesa che divampi, e lo spettatore scruta assieme a lei, provando sconcerto e rabbia di fronte a quella serena vacuità. Che sempre più assomiglia al bianco in cui si stemperano i colori dello spettro elettromagnetico, e sempre meno risulta possibile inquadrare. Tranne che per Hélène, la confidente di Stéphane, libraia che non ha dubbi a rivedere in lui un moderno disilluso Pečorin che lascia innamorare di sé la principessina Mary. Ma forse per Sautet il senso della citazione lermontoviana è un altro; forse per Sautet Stéphane è un “eroe del nostro tempo” per il cinismo con cui sembra approdare alla vita, per la mancanza di certezze che è l’essenza stessa dell’esistenza, e per la mano ferma nel recidere quanto può causare sofferenza.

“Un coeur en Hiver” è un dramma sommesso in cui il fast-food dei sentimenti è soppiantato da un’intimità così profonda da divenire sommersa e quasi inaccessibile. Le parole non possono definire tale realtà sfumata e allusiva, espressa in maniera molto più pregnante dal tocco di una corda del violino, da uno sguardo attento e penetrante, da un’esecuzione da Ravel.

Sautet lavora con una regia scarna, una macchina perlopiù fissa, e scegliendo un lavoro di sottrazione per i suoi attori, i magnifici interpreti André Dussollier (il mondano e raffinato Maxime), Emmanuelle Béart (meravigliosa nei panni di Camille), e soprattutto Daniel Auteuil (l’impenetrabile Stéphane), notevole attore al servizio dell’indagine sull’uomo moderno e sul suo mondo emotivo imbastita da un regista di profondo acume e sensibilità. Caldamente consigliato.

 

 

La mia valutazione: 9/10

 

“Un cuore in inverno – Un coeur en hiver”

Di Claude Sautet

Sceneggiatura: Claude Sautet, Jacques Fieschi

Con Daniel Auteuil, Emmanuelle Béart, André Dussollier, Maurice Garrel.

Prod. Francia 1992, 92′

 

 

 

 

Specialista in Nullafacenza e critica ai Massimi Sistemi Inesistenti, maestra di Gattopardismo italiano nonché Essere in cui Accidia ed Ignavia si concentrano con rara perfezione e comunione, Asaka scrive mentre il dottor R, tra un amaretto al pistacchio e una caramella alla liquirizia, arrotonda lo stipendio come centralinista del 15** e tormenta il proprio cuscino (il quale ne è certamente contrariato).

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *