Cinema

“Two Lovers” di James Gray, un’educazione sentimentale

Dei registi statunitensi attualmente in attività, James Gray è forse quello maggiormente da seguire, sebbene ancora abbastanza misconosciuto dal grande pubblico. Poco prolifico, e in attività sin dal 1994, quando a soli venticinque anni filmò una pellicola del calibro di “Little Odessa”, Gray ha realizzato solamente 5 film (l’ultimo, “The Immigrant”, è in concorso a Cannes 2013) prediligendo i registri noir e drammatico. E in una filmografia così scarna ed essenziale, in cui ogni visione è imprescindibile, “Two Lovers” si pone come l’indagine di Gray sull’Amore e sulla Felicità dell’uomo. Le maiuscole sono necessarie per evidenziare che trattasi di concetti quanto mai abusati e banalizzati dal linguaggio moderno, ma che in Gray recuperano il loro senso di radice della condizione umana.

Leonard (l’ottimo Joaquin Phoenix) è tornato a casa dei genitori dopo essere stato lasciato dalla donna che stava per sposare. Michelle (una Gwyneth Paltrow all’altezza) abita nel palazzo di Leonard ed ha una relazione con il suo superiore già sposato. Sono loro le due persone che amano del titolo. Leonard ama Michelle, tornando alla vita dopo un lungo periodo di depressione e tentativi di suicidio. Michelle, anima confusa e fragile, ama il suo superiore e vede in Leonard un amico in grado di sostenere la sua debolezza. La storia di questi due amori non reciproci è storia della difficoltà di crescere, di abbandonare l’idea dell’amore totalizzante in grado di salvare e trasformare, e di imparare il consumato disincanto del compromesso, disillusione che è il cuore nero del film, anticipata da quell’ossimorico “We ♥ our Customers” esibito sulla busta della lavanderia paterna che Leonard ha in mano nel fulminante inizio della pellicola.

Crescita, nel mondo tratteggiato da Gray, vuol dire necessariamente compromesso. Nella sequenza in cui Leonard viene invitato da Michelle a cena con il capo, l’incanto delle luci scintillanti di Manhattan e della musica ammaliante di Henry Mancini (“Lujon”) va bruscamente in pezzi quando il capo rivela di vedere in Leonard un bravo ragazzo che gli ricorda suo figlio, ristabilendo così le giuste distanze tra un mondo “adulto” fatto di ipocrisia mescolata a buoni sentimenti, e un mondo anagraficamente non così lontano, ma nello spirito ancora “adolescenziale”, in cui la timidezza viene mascherata dal lanciarsi nella pista da ballo, e al lavoro nell’azienda paterna si preferiscono le fotografie di paesaggi gelosamente conservate nella propria cameretta, oggetto di interesse bonariamente condiscendente, se non strumentale, da parte di chi ha ormai superato la fase in cui credere a qualcosa che sia puramente slegato dall’interesse.

In “Two Lovers” il compromesso è rappresentato da Sandra, la ragazza con cui i genitori di Leonard vorrebbero accasarlo. E il fatto che Sandra rappresenti la bellezza, la dolcezza e l’innamoramento genuino e privo di secondi fini lo rende ancora più amaro. Leonard si muove così tra Sandra e Michelle, tra gli incontri, in fondo non sgraditi, organizzati dalle famiglie e le fughe notturne per inseguire uno sfuggente sogno di completezza e totalità. Sandra è la rassicurante solidità di chi ama incondizionatamente e vuole aiutare Leonard. Michelle è la fragilità disperata che va aiutata a sua volta ed ispira in Leonard senso di protezione e forza, come accade al sognatore del celebre racconto di Fëdor Michajlovič Dostoevskij, “Le Notti Bianche”, il quale, attirato dalla tristezza di Nasten’ka ed innamorato di lei, avverte per la prima volta una pienezza tale da poter forse cambiare persino il proprio innato ed inesorabile modo di essere. Il riferimento all’autore russo non è casuale, giacché sono stati gli sceneggiatori (Gray stesso e Ric Menello) a rendere esplicita la fonte della loro ispirazione. Nel racconto di Dostoevskij il sognatore senza nome viveva per una manciata di notti il sogno di amare una fanciulla salvata dal suicidio per amore; Gray e Menello vi aggiungono la vulnerabilità moderna, la difficoltà di essere mite in un mondo spietatamente aggressivo, una famiglia protettiva e anche opprimente, l’appartenenza alla borghesia immigrata di radici jewish e il saldo ancoraggio all’interesse materiale.

E soprattutto, Gray vi aggiunge la delicatezza con cui la macchina da presa accompagna il nostro sguardo dalla finestra di Leonard a quella di Michelle (chiara ripresa delle geometrie hitchockiane), dal volto perennemente triste ed inquieto di Michelle a quello tormentato di Leonard, che nella sua timidezza, sfacciataggine e fragilità, permette a Joaquin Phoenix di conseguire una delle interpretazioni più struggenti della sua intera carriera.

 

[PS: non so quanto potrò aggiornare il blog prossimamente; non so pertanto se sono tornata o meno! 🙂 Ma di questo film di James Gray non potevo non parlare…]

 

La mia valutazione:

[rating=9]

 

Per approfondire:

– Recensioni sulla rivista on-line “Gli Spietati”

– Recensione su “FilmUp”

 

 

 

Specialista in Nullafacenza e critica ai Massimi Sistemi Inesistenti, maestra di Gattopardismo italiano nonché Essere in cui Accidia ed Ignavia si concentrano con rara perfezione e comunione, Asaka scrive mentre il dottor R, tra un amaretto al pistacchio e una caramella alla liquirizia, arrotonda lo stipendio come centralinista del 15** e tormenta il proprio cuscino (il quale ne è certamente contrariato).

2 Comments

  • fabiojappo

    Non passavo da un po’ sul tuo blog e vedendo un post su questo bellissimo film ne approfitto per lasciare un commento dopo tempo. Ricordo di aver avuto la fortuna di vederlo al cinema in lingua originale e dopo, all’uscita del dvd, di averlo subito acquistato per rivederlo. Dimostrazione di come si possono fare ottimi film anche su temi apparentemente non super originali. Per me la miglior Paltrow, molto bene anche Vinessa Shaw e Phoenix memorabile, ancora di più che in “The Master”. Anche io aspetto il nuovo Gray…

    • Asaka

      È un Signor Film, c’è poco da fare. Forse alla fine è più difficile fare un gran film su un tema non originale su cui pare sia già stato detto tutto.
      Per me, bravi tutti e tre ma Phoenix l’ho amato.
      Bello, bello ♥
      Grazie fabio d’esser passato 🙂

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