Riflessioni personali

Troppi anni e non sentirli

Mi capita spesso di essere attorniata da giovani virgulti e di trovarli un po’ spenti. Sì, certo, vivaci. Sì, certo, a volte non perfettamente padroni della buona educazione e difficili da contenere. Ma tutto sommato, li vedo pieni di ansie, collegati in maniera morbosa allo smartphone, apatici, disillusi, privi di sogni, di voglia di fare… sono bravi ragazzi, intelligenti, sensibili, ma persi, e a volte mi vien voglia di scuoterli per la spalla, di dirgli che hanno l’età di spaccare il mondo. E mi viene in mente che forse anche io alla loro età non mostravo proprio tutta questa energia.

E ora che non ce l’ho, ora che mi avvicino ai quaranta, un numero che mi spaventa, inutile dire balle, tuttavia, mi sento molto più giovane di loro. Ho voglia di fare esperienze che avrei dovuto fare vent’anni fa, imparare cose nuove, cose che alla mia età non serviranno a nulla, viaggiare, vivere, godermi tutto. Sono stanca, sfinita dagli impegni quotidiani, dai problemi, dalle responsabilità che a volte mi spaventano per come potrebbero colpirmi imprevedibili, eppure questa voglia di VITA continua a crescere, ed io mi sento la vera giovane quando guardo questi ragazzi. E immagino che forse anche loro, quando saranno cresciuti ed avranno l’età “sbagliata” per fare tante cose, ameranno farle e ringiovanire.

Questo pensiero mi consola.

Specialista in Nullafacenza e critica ai Massimi Sistemi Inesistenti, maestra di Gattopardismo italiano nonché Essere in cui Accidia ed Ignavia si concentrano con rara perfezione e comunione, Asaka scrive mentre il dottor R, tra un amaretto al pistacchio e una caramella alla liquirizia, arrotonda lo stipendio come centralinista del 15** e tormenta il proprio cuscino (il quale ne è certamente contrariato).

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