• Libri,  Riflessioni personali

    Sylvia…

    … sono diversi anni che non mi riesce di terminare il tuo unico romanzo. L’ho letto tante volte, dopo l’università, prima dei trenta, subito dopo i trenta, ma poi ho iniziato a bloccarmi nella lettura. E ogni estate, ogni anno, lo riprendo in mano, con l’entusiasmo di sempre, per quella tua scrittura evocativa e nitida, quel tuo modo di raccontare l’essere giovane ed essere donna nella New York degli anni ’50; ogni anno ti rileggo e penso a Holden Caunfield ma anche a Therese Belivet, e penso ai film con Doris Day, non chiedermi perché, quelli con le schermaglie amorose su un sottofondo di vita sofisticata e lussuosa. Sarà forse…

  • Libri

    “L’ultima lezione”, Ermanno Rea (1992)

    Sarò sempre grata a quella docente che in un corso monografico ci propose la lettura e lo studio di “L’ultima lezione”, di Ermanno Rea, all’interno di un filone letterario dedicato alla scomparsa. Questo libro era affratellato all’esemplare per eccellenza di libro sull’argomento, “La scomparsa di Maiorana” di Leonardo Sciascia. Per una buffa e triste coincidenza, sono i libri stessi a scomparire. Ricordo che all’epoca era il libro di Sciascia ad essere quasi scomparso dalle librerie (non fu facile reperirlo… però tempo un paio d’anni e venne ristampato, anche in collezione economica). Oggi invece è il libro di Rea ad essere introvabile, se non su qualche piattaforma di libri usati a…

  • Attualità,  Da provare almeno una volta nella vita,  Libri

    “Scritti corsari”, Pier Paolo Pasolini (1975)

    C’è molto da riflettere sul senso del titolo di “Scritti corsari” di Pier Paolo Pasolini. La prima accezione, quella più immediata ed evidente, rimanda al carattere critico, e non polemico, come invece Pasolini stesso lo definisce nell’introduzione all’opera, degli articoli ivi raccolti. La polemica si ha l’impressione che sia altrove, in quelle accuse, talora di squallida e bassa lega, di cui si intravede l’ombra nelle risposte dell’intellettuale che, anziché aggredire e usare violenza verbale, opera una costante e inesausta azione di raziocinio, di scomposizione delle argomentazioni dell’interlocutore, in modo da poter così replicare punto per punto contestando il ragionamento e non di rado smontandolo dalle fondamenta. Tale tensione interlocutoria è…

  • Libri

    Emily Dickinson, “Lettere 372-1049”

    Ho completato la lettura dell’epistolario di Emily Dickinson, della cui prima parte avevo parlato qui. Scriverò alcune osservazioni. Sarò breve, non potendo spendere molto tempo al computer, ma spero di riuscire a comunicare tutto quanto mi ha colpito. La lunghezza delle lettere. Man mano che si procede, le lettere diventano sempre più brevi, asciutte, essenziali, sempre più simili a dei messaggi, sempre meno argomentative e più dirette e allo stesso tempo allusive e criptiche. Gli interlocutori. Erano tantissimi. Confermo la scomparsa di Austin come destinatario delle sue lettere, mentre Susan continua ad essere l’oggetto di diversi biglietti e lettere, seppur in misura minore rispetto a prima, e anche meno intima.…

  • Libri

    Emily Dickinson, “Lettere 1-371”

    Riprendo a scrivere dopo una lunga pausa – causa testa assente – espressamente per lei. Emily Dickinson. Da tempo mi ripromettevo di leggere il suo epistolario, e settimane fa ho intrapreso la lettura della prima parte della traduzione curata da Giuseppe Ierolli (che ringrazio ancora una volta per il lavoro appassionato svolto e offerto gratuitamente qui). Le lettere comprese in questo volume sono state scritte nell’arco temporale che va dal 1842 al 1872. Probabilmente alcune valutazioni si modificheranno quando leggerò anche la seconda parte, ma per ora vorrei fissare le impressioni ricevute da questa lettura in particolare. Eventuali correzioni posso sempre apportarle in un post successivo. Avevo iniziato a leggere…

  • Libri,  Teatro

    “Zio Vanja”, Anton Čechov (1897 ca.)

    La tranquillità della residenza di campagna nella proprietà dei Serebrjakov è sconvolta dall’arrivo del padrone e della moglie. La loro permanenza mette a nudo il vuoto e il dolore delle vite di Vojnickij e della nipote Sonja, i curatori della tenuta che vivono amministrandola con meticolosa dedizione e inviando poi il denaro al professor Serebrjakov. La letteratura ottocentesca russa affonda la propria ricerca nel dolore esistenziale; e Anton Čechov ne è un fulgido esempio. La vasta raccolta di racconti, e la produzione di drammi teatrali sono impregnati di ricerca del senso della vita, dell’attimo che sfugge, della precarietà e dell’illusione. Il teatro cechoviano, in particolare, non ha timore alcuno ad affrontare…