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    Re-visioni#1 – “Le temps qui reste”

    Ci pensavo da tempo, che sarebbe molto bello comparare l’impressione che una visione lascia di sé dopo anni dalla precedente. Così ho pensato di inaugurare un nuovo tag, e, visto che sono in un periodo di ennesime visioni, lasciare qualche riflessione che integri o modifichi le recensioni scritte anni fa di alcuni film (potrei farlo anche per i libri, non so).   Inizio con “Le temps qui reste” di François Ozon. Trovate la prima recensione qui. A distanza di quattro anni, ho poco da aggiungere a quanto già scritto. La visione riconferma ogni sensazione. Ho notato con maggiore chiarezza uno stacco tra la parte iniziale del film e la seconda.…

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    “Le temps qui reste”, François Ozon

    Romain, un fotografo di moda giovane e bello, si accascia improvvisamente sul pavimento durante una session fotografica. Il responso medico è duro: tumore diffuso, scarse speranze di sconfiggerlo e aspettativa di vita di pochi mesi. Ed è così che Romain, incapace di stare da solo, a detta del giovane compagno Sasha, dovrà affrontare gli ultimi giorni della sua vita in compagnia di sé stesso e del bambino che era, la cui ombra fugge spaventato all’inizio della pellicola e non fa poi che cercare con sempre maggiore intimità nel prosieguo del film. Nessuno è al corrente della malattia di Romain. Vorrebbe dirlo alla famiglia, ma l’istinto gli suggerisce che è meglio…