• Cinema

    “L’homme qui marche”, Aurélia Georges (2007)

    Vladimir Slepian è stato un artista di origini russo-ebraiche vissuto in Francia e morto nel 1998. Il suo nome non è noto ai più perché di lui venne pubblicato solo un breve racconto, “Fils de chien”, in cui abdica alla sua condizione di essere umano per accogliere quella di cane. Aurélia Georges trae ispirazione dalla vita di Slepian per la sua opera prima, “L’homme qui marche” (“L’uomo che cammina”), e mutua il titolo dalla celebre scultura di Alberto Giacometti. Perché è certamente all’opera di Giacometti, all’esilità, incertezza e solitudine dell’uomo dello scultore svizzero che la Georges ammicca, non già alla falcata possente dell’omonima scultura di Rodin. Viktor Atemian, così si…