Cinema,  Riflessioni personali

Sulle tracce di Steven

… E quando dico Steven mi riferisco ovviamente a Steven Spielberg, il regista con cui ho avuto il rapporto di amore/odio maggiormente controverso di tutta la mia vita cinefila. Di lui non mi interessavo più sostanzialmente da anni, e invece di recente mi ci imbatto continuamente.

È iniziato tutto con il parlare continuamente di E.T., uno dei film – ma sarebbe più corretto dire una delle storie – che più ho amato da bambina. E.T. di qua, E.T. di là, E.T. e T.E. … non sto a farvela lunga, ma mi è venuta una voglia incredibile di rivederlo, questo film che è diventato così iconico da farmi pensare che non potesse più sorprendermi ed emozionarmi. E invece…
Ma è inutile che mi dilunghi; ne ho già scritto qui.

Contestualmente cercavo anche materiale filmico che trattasse del conflitto tra israeliani e palestinesi; sì, mi sono fissata sull’argomento e voglio vedere più film possibile che ne trattino, ma questo accadrà sempre nella fase in cui, se non starò sublimando nell’aere, mi riapproprierò del mio tempo libero e anche di quello non libero – vi prego di non domandarvi quando trovo il tempo di scrivere questi post così profondi ed interessanti, cinque minuti di pausa non si negano nemmeno al cervello più dotato, figuriamoci al mio, che è in sciopero da quando avevo 4 anni.
Per ora sono solamente nella fase in cui reperisco titoli e dvd, e ovviamente “Munich” di Spielberg, che ho evitato per anni come la peste per vigliaccheria, è stato uno dei primi titoli ad essere recuperato. Anzi, visto che ci siamo lancio un appello; nel caso conosciate film interessanti sulla tematica, rendetemi edotta, per favore.

Ed inoltre, sempre tornando ad E.T., durante la visione della pellicola mi è accaduta una cosa strana, due anzi. La prima… avevo dimenticato, o non avevo mai veramente capito, quanta tristezza vi fosse in questa storia, soprattutto non ricordavo i passaggi dal tono mestamente elegiaco, così rari nel cinema mainstream, eppure inseriti nel resto del film in maniera così naturale… E poi, da un certo punto in poi della visione, e anche dopo, non ho fatto che pensare al Roy di “Close Encounters of the Third Kind”, e alla sua ossessione per quel richiamo alieno; forse ricordo male il film, e probabilmente ora scriverò una marea di sciocchezze, ma Richard Dreyfuss in quella pellicola interpretava un uomo stregato dagli extraterrestri come se fosse stregato dall’altro sé; quella sua ossessione aveva un che di struggente, di disperato, una sorta di sehnsucht esistenziale che lo attirava fatalmente verso mondi e genti diversi dai suoi e a cui lui, in qualche modo, apparteneva. Era un’attrazione ineluttabile, inesorabile, inevitabile. Straordinario. Inutile dire che saprete molto presto se mi sono bevuta definitivamente il cervello o se invece il ricordo che ho della vicenda è quasi decente – potrei in realtà fare qualche ricerca su internet, ma mi ci vedete, pigra come sono, ad aprire Google, digitare “Clo-se en-co…”… Naaah, mi stanco solo a dirlo.
La cosa strana è che ho dimenticato per anni, forse più di dieci, questo film e il personaggio di Roy, e poi mi è bastato rivedere Elliott posare il braccio sulla spalla di E.T. per essere sbalzata improvvisamente nell’emozione dell’altro film.

Ed infine mi ritrovo Steven anche a Cannes 2013, con quel suo faccino soddisfatto a premiare il regista tunisino Kechiche per “La vie d’Adèle”. Non esprimo giudizi sulla Palma d’Oro perché non ho ovviamente visto nessuno dei film in concorso, ma di Kechiche ho visto e amato “L’esquive”, quindi sulla carta mi ritengo soddisfatta (anche se sotto sotto speravo per James Gray e il suo “The immigrant”…).

Insomma, credevo che con Steven fosse partita conclusa, ma vedo che io e lui abbiamo ancora un conto aperto…

 

PS: chiudevo il post e nel mentre mi è tornato in mente anche “A.I.”… ma se iniziassi a parlare anche di “A.I.”, non la finirei proprio più…

 

 

Specialista in Nullafacenza e critica ai Massimi Sistemi Inesistenti, maestra di Gattopardismo italiano nonché Essere in cui Accidia ed Ignavia si concentrano con rara perfezione e comunione, Asaka scrive mentre il dottor R, tra un amaretto al pistacchio e una caramella alla liquirizia, arrotonda lo stipendio come centralinista del 15** e tormenta il proprio cuscino (il quale ne è certamente contrariato).

4 Comments

  • GEOFFRY

    visto che ti interessa l’argomento(a me molto caro) ti propongo un film “PRIVATE” di Saverio Costanzo,a mio parere davvero bello!!

    • Asaka

      Ah, è vero, me ne parlasti… Grazie Geff, se ti viene in mente altro fammi sapere 😉

  • Alice

    Me lo devo riguardare E.T. Ricordo la tenerezza che questo piccolo extraterrestre suscitava nel film, ma vorrei guardarlo con altri occhi e osservare meglio i passaggi che hai sottolineato.
    Quanto a A.I. Hai presente i film che non pensi di reggere? Sì, hai presente. Ecco, questo è uno di questi. Mio marito ha cercato di farmelo vedere anni fa, ma non credo di aver retto fino alla fine. Non sopporto la disperazione nei bambini.
    Ciao Asaka.

    • Asaka

      Sì, ho presente. A.I. l’ho visto una sola volta ed è tra quelli che vorrei rivedere ma non riesco. C’è una scena con “Pinocchio” e la “Fata Turchina” che è lacerante. E chi se la dimentica più, quella pellicola.
      Dai, rivedi E.T.! È bellissimo! Non è solo tenero, dice tanto altro! Dai dai, rivedilo! 🙂
      Ciao Alice.

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