Cinema,  Da provare almeno una volta nella vita

“Secrets and Lies”: lo sguardo di Mike Leigh

Tanto vale dirlo subito. Protagonista di “Secrets and Lies” non è la giovane Hortense alla ricerca di certezze dopo la morte dell’amata madre, né tanto meno l’operaia di mezza età Cynthia dalla vita solitaria e rassegnata, né la maniera in cui le loro vite si incroceranno. Protagonista di “Secrets and Lies” è lo sguardo del regista, Mike Leigh, rappresentato in scena per mezzo del suo alter ego narrativo, Maurice, il fratello di Cynthia, fotografo. Quando Leigh indugia nelle session fotografiche di Maurice, pare quasi indugiare in una propria dichiarazione di poetica ancora più chiara ed incisiva del solito. Non sono infatti novità nel suo cinema la camera fissa, la ricerca della verità, l’amore e il rispetto per il soggetto rappresentato. Lo sguardo incalzante di Leigh porta i suoi personaggi ad un parossismo drammatico che supera il labile confine tra dramma e commedia e poi torna in sé stesso, lasciando lo spettatore preda di lacrime e risate, altra caratteristica ben nota del regista (mi viene da pensare all’immagine dell’irrequieto Johnny, in “Naked”, che stremato e ferito ad una gamba, continua a scappare dalla vita sbandando per l’inquadratura come un uccello impazzito: goffo e tragico allo stesso momento). Eppure in “Secrets and Lies” Leigh insiste maggiormente sull’importanza dello sguardo: Orthense è optometrista, e quando deve raccontare del suo lavoro spiega che osservare gli occhi le permette di capire le persone. E poi appunto c’è Maurice, il fotografo, e c’è quella sequenza centrale in cui realizza fotografie ad una giovane dal viso segnato, che pare un corpo estraneo nel dramma famigliare che si sta consumando, e che invece è la chiara rappresentazione dell’intensità e della simpatia (inteso in senso etimologico come sympatheia), a volte anche necessariamente crudele, di cui lo sguardo del regista deve permearsi per penetrare il vero nell’animo dei suoi personaggi. Sequenza speculare a quella di Hortense e Cynthia in un locale al loro primo incontro, durante la quale il regista piazza l’inamovibile macchina da presa davanti alle due donne, e senza reticenze filma per oltre sette minuti ogni sfumatura dell’animo straziato di Cynthia.

Non è un regista che abbia paura del patetico, Leigh, e questo aspetto del suo cinema gli viene costantemente rimproverato, nonostante sia evidente che la precisione del suo sguardo e le interpretazioni di eccellente livello a cui riesce a portare i suoi attori siano decisive nel permettergli di affondare nei meandri del pathos senza il rischio di perdere l’equilibrio o sfiorare il ridicolo.

Un altro aspetto del suo cinema che viene spesso fatto rilevare è la mancanza di un preciso obiettivo di denuncia sociale, a differenza di autori come Ken Loach o Peter Mullan (di cui mesi fa parlai qui). È chiaro che a Leigh prima ancora che lo sfondo sociale interessano i singoli personaggi, ma le tensioni sociali in “Secrets and Lies” sono particolarmente presenti nella contrapposizione del mondo borghese di Hortense e di Maurice alla working class cui appartengono Cynthia e la figlia. La componente sociale, che pare così defilata in Leigh, in realtà è nevralgica, perché sarà proprio il conflitto di classe a far esplodere tutte le tensioni, i segreti e le bugie accumulate negli anni tra i personaggi. La molla scatenante, in sostanza, sarà sempre il denaro, presenza silenziosa ma pervasiva nell’intera pellicola.

Il gioco di equilibrio e indagine condotto da Leigh, lo si è detto, richiede la fondamentale collaborazione di attori di razza, che hanno un loro dialettico peso nella crescita vera e propria del film, essendo il metodo di Leigh basato su una sceneggiatura indefinita che prende forma e dettagli in seguito a mesi di prove, discussioni e improvvisazioni. Solo dopo aver svolto questo lavoro, dopo aver definito storia, personaggi e loro relazioni, si inizia a filmare nelle location vere e proprie. Il risultato è la naturalezza nelle situazioni, nei gesti, nella recitazione; quella naturalezza che è indispensabile complemento dello sguardo del regista. Timothy Spall (Maurice) e ancora di più la straordinaria Brenda Blethyn (Cynthia) hanno un dominio dello spazio e del corpo che sa comunicare ancora prima del viso e dello sguardo; e quando poi Leigh, per una volta, decide di stringere l’inquadratura sui loro volti, per il cuore dello spettatore non vi è scampo.

 

NB: in questa recensione ho preferito ridurre al minimo gli accenni alla trama, ma generalmente lo spoiler maggiore viene presentato in quasi ogni articolo reperibile sul web, inclusi quelli che segnalo qui di seguito, se non diversamente specificato.

 

La mia valutazione:

[rating=9]

 

Per approfondire:

– Recensione di “Sentieri Selvaggi” (priva di spoilers)

– Recensione de “Gli Spietati”

– Recensione di Roger Ebert (in inglese)

Specialista in Nullafacenza e critica ai Massimi Sistemi Inesistenti, maestra di Gattopardismo italiano nonché Essere in cui Accidia ed Ignavia si concentrano con rara perfezione e comunione, Asaka scrive mentre il dottor R, tra un amaretto al pistacchio e una caramella alla liquirizia, arrotonda lo stipendio come centralinista del 15** e tormenta il proprio cuscino (il quale ne è certamente contrariato).

4 commenti

  • Antonietta

    E, poi, risulta evidente quanto la sceneggiatura sia stata concepita da Adam Kadmon, come ha fatto ben notare la sig.na Asaka, sottolineando il sottile collegamento esistente tra il lavoro da optometrista di Hortense e quello di fotografo di Maurice. Entrambi i mestieri, infatti, hanno a che fare con lo sguardo, con l’occhio, che, nell’iconografia degli Illuminati, simboleggia il risveglio delle coscienze, come ben spiegato in http://www.illuminatiitalia.altervista.org/quali-sono-i-simboli-.html.
    D’altra parte, è chiaro, lampante, cristallino che il vero protagonista di questo film non sia né Hortense, né Cynthia, né Maurice, bensì Maria, anche se in pochi lo notano. Anzi, nessuno. Forse, perché Maria, per l’intera durata del film, non compare in nessun fotogramma, né dice una sola parola. Forse, perché ancora offesa dal commento nefasto dell’insegnante. Forse. O piuttosto che.

    • Asaka

      Gentilissima Antonietta, utilizzi il Suo tempo in maniera più proficua, lavorando, ad esempio, ad una certa relazione di 50 pagine, anziché fare il troll sui siti di persone serie che scrivono articoli oltremodo profondi.
      E per giunta, se posso tollerare l’accenno all’inesistente Kadmon e agli Illuminati, di cui Lei mi pare essere estimatrice, non è certamente accettabile l’insulto alla povera piccola Maria che già è occupata a meditare vendetta nei confronti della maestra per il rimprovero ricevuto pubblicamente.
      Non etichetto il Suo commento come Spam e Indesiderato solo perché non sapevo del film di Leigh su Turner prima che Lei me ne informasse, e il mio codice d’onore prevede che io ricambi il favore da Lei ottenuto.
      La prossima volta mi rivolgerò alle Autorità competenti.

      P.S. Al di fuori dello scherzo, sottoscrivo (ulteriormente) tutta la recensione, e ribadisco la mia stima per Mike Leigh.

  • Antonietta

    Dist.ma Sig.na Asaca con la cappa,
    il mio nome è Pascuale Cacace-Traversa di Sotto e sono il legale della sig.na Antonietta Intronata Da Poco, non coniugata in Mappina. Le scrivo per comunicarLe che, in merito alla Sua risposta ad un commento, lasciato in questa sede, in data 23-05-’14, alle ore 21.22, dalla summenzionata Intronata Da Poco Antonietta, è stata citata in giudizio dalla succitata per i reati congiunti di offesa (art. 594 del Codice Penale e art. 7/ter del Regolamento di Condominio di casa mia), diffamazione (art. 595 e segg. della Legge di Conservazione della Massa) e vilipendio di cadavere (artt. 291- 292- 293 e segg. fino alla fine del Codice di Procedura Incivile).
    Mi comunichi quanto prima i Suoi secondi e l’arma prescelta.
    In caso contrario, la mia assistita chiede che l’offesa venga cancellata a mezzo di una dichiarazione pubblica di scuse e di una recensione sulla pellicola ‘Godzilla’ (quella del 2014, non del 1998, neh!) a guisa di risarcimento, seppure parziale. La mia assistita aveva altresì richiesto che Le( a Lei, non a lei) venisse somministrata una purga con olio di fegato di merluzzo e una sufficiente dose di vergate, ma ha desistito, poiché dotata di sentimenti umani e compassionevoli nei confronti delle specie inferiori.
    Congedandomi da Lei, La invito a farmi sapere quanto prima la Sua decisione in merito.
    Distinti saluti,
    Avv. Pascuale (ma chiamami Gino) Qacacie- Traversa d’Angolo

    • Asaka

      Dist.mo Avvocato di nominativo incerto,
      l’unica recensione che posso offrire a mia ammenda è quella di “Godzilla” nella versione del 1954.
      Per il resto, conscia d’aver infranto sostanzialmente ogni disposizione normativa vigente sul territorio italiano, mi consegno alla Giustizia e pertanto ignoro del tutto i Suoi inviti.
      Distinti saluti,

      A.

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