Serie TV

Donne che danno scandalo…

Uno dei pochi aspetti positivi dell’influenza è che ci si può dedicare ai propri piaceri senza sentirsi in colpa di dover dedicare quel tempo al lavoro (lo so, vi sto facendo una capa tanta con questa storia dell’influenza). Asaka ne ha approfittato per smaltire qualche visione che aveva in arretrato (per smaltirle tutte ci vorrebbero almeno due anni sabbatici, ma forse grazie all’austerity europea e italiana mi saranno concessi… va bene, la smetto), e ovviamente è tornata in terra nipponica, bandiera che ancora manca in questo blog, pur essendone uno dei principali motori ispiratori (tradotto: si prevedono per il futuro valanghe di visioni giapponesi).

La scelta è caduta su SCANDAL, dorama del 2008 che focalizza la propria attenzione su quattro donne sposate e sulle circostanze che le rendono amiche. Non che le quattro ci tengano tanto a diventare amiche; si incontrano al matrimonio di una conoscente comune, si scoprono diverse in tutto, si rivelano inevitabilmente diffidenti le une verso le altre, fino a quando la sposina scompare mettendole nei guai, e dovranno giocoforza collaborare per contenere la situazione.

Con queste premesse  si può facilmente immaginare che in dieci episodi accada di tutto. E quindi, primo punto a favore della serie, il ritmo, o meglio la capacità di tenere desta l’attenzione dello spettatore. La tattica è quella solita e nota delle buone sceneggiature giapponesi: prima accalappi lo spettatore  e lo fai innamorare dei tuoi personaggi, dopo di che  con lui puoi fare quello che vuoi: ormai è in tuo potere. Ecco, dei personaggi di SCANDAL ci si innamora davvero presto; la cosa bella è che, anche se ovviamente le donne dominano la scena (com’è sacrosanto che sia e dovrebbe essere anche nella vita reale :mrgreen: ), anche i maschietti hanno la loro sporca parte, non sempre puramente di abbellimento (abbellimento è una parola che qui ci sta davvero a pennello, date le osservazioni di tipo estetico, per dirla in maniera gentile, che sempre mi dominano quando appare Sawamura Ikki in campo). I personaggi sono dunque il secondo punto (in ordine d’importanza sarebbe il primo) a favore della serie.

Direi che è il caso di approfondire la questione (per chi voglia scoprire i personaggi autonomamente, andare al paragrafo successivo). Naturalmente l’eroina del gruppo è lei, Takayanagi Takako, 40 anni, bella, educata, raffinata, elegante, efficiente, remissiva, accondiscendente e interamente devota a marito e figlia. Inutile dire che loro non lo meritano affatto, ma tant’è; Takako è la perfetta casalinga. Segue a ruota la tardona, Shindo Tamaki, la cui prima apparizione ha fatto capire ad Asaka che il dorama le sarebbe piaciuto oltremodo; un condensato di tic, sfacciataggine e dolore; una lingua che ferisce più della spada. In sostanza, la amo.
Ci sono poi le giovani, Samejima Mayuko, 25 anni, sposata con un uomo più anziano di lei che la tratta come una bomboniera e che la vuole anche ferma al proprio posto in cristalleria, come una bomboniera; e Kawai Hitomi, madre di due bambini e moglie di un funzionario del Ministero, timida e silenziosa trentenne che però borbotta come una caffettiera alla ricerca di approvazione e attenzione. Le quattro assieme starnazzano che  è una meraviglia; sono di età diverse e vivono situazioni diverse, ma l’iniziale diffidenza mista a curiosità verso le sorti della sposa lascia presto il posto ad un senso di solidarietà reciproca più consapevole.

Le interpreti sono davvero brave (terzo punto a favore): Suzuki Kyoka (Takako), Hasegawa Kyoko (Hitomi), Fukiishi Kazue (Mayuko), Momoi Kaori (Tamaki). Attrici diverse tra loro – doveroso ammettere che la Fukiishi è una bella spanna abbondante al di sotto delle altre, ma è penalizzata anche come personaggio – ma ciascuna ha un loro punto di forza, a partire dalla Hasegawa, il cui personaggio è sempre accompagnato da una musichettina da film muto di Stanlio e Ollio ( 😆 ), ingenua, infantile, vezzosa, autoironica, davvero adorabile; alla Momoi, attrice di razza e di intensa presenza scenica, alla Suzuki, che rende umano il personaggio della perfettina e fredda Takako e lo conduce a poco a poco a diventare leader e cuore pulsante dello splendido gruppo.

Ho parlato prima della presenza maschile non banale; mi limito a fare cenno al personaggio dell’ispettore Katsunuma, interpretato da Kohinata Fumiyo, attore apparentemente anonimo e insignificante che riesce però ad imprimere il suo segno in qualsiasi produzione, non esclusa questa.

Non scendo in altri dettagli per non svelare assolutamente nulla della serie, ma vi consiglio spassionatamente di recuperarla…

 

La mia valutazione: 8/10

 

 

Per approfondire:

– Recensione a cura del DAF qui

 

Specialista in Nullafacenza e critica ai Massimi Sistemi Inesistenti, maestra di Gattopardismo italiano nonché Essere in cui Accidia ed Ignavia si concentrano con rara perfezione e comunione, Asaka scrive mentre il dottor R, tra un amaretto al pistacchio e una caramella alla liquirizia, arrotonda lo stipendio come centralinista del 15** e tormenta il proprio cuscino (il quale ne è certamente contrariato).

4 commenti

  • Altair

    Non credo che la bandiera nipponica mancasse in questo blog. Si capisce già dal titolo: 3 parole, ognuna di una lingua differente, di cui la prima è giapponese! 😉

    Grazie per la recensione; ne terrò conto quando le prossime domeniche mi domanderò cosa guardare! 😉

    • Asaka

      Ti piace essere precisa, eh? 😆
      C’è stato un periodo, fino a tre anni fa, in cui guardavo solo film giapponesi…ecco perché mi è venuta in mente questa riflessione; se avessi aperto questo blog quattro anni fa ci avreste trovato l’elenco telefonico degli abitanti di Tokyo, come mi disse un amico anni fa quando gli proposi una compilation musicale orientale 🙂

  • Ximi

    Ciao Asaka,
    sembra davvero divertente: ” tic, sfacciataggine e dolore”… uhm chissà quale personaggio mi potrebbe piacere.. ..

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