Cinema,  Da provare almeno una volta nella vita

Re-visioni#3 – “I 400 colpi”

Che dire… ogni visione di questo film porta emozioni nuove. Intramontabile capolavoro di Truffaut, il mio preferito fra i suoi, sebbene sia stato il suo primo lavoro, è veramente uno di quei film che entrano nello spettatore e lo accompagnano per tutta la vita. Antoine Doinel era Truffaut, era Leaud, è chiunque veda il film e riconosca la vera inquietudine che spinge questo bambino ribelle, incapace di conformarsi ad un mondo di apparenze e vuoto, a fuggire nonostante tutto; è chiunque si senta perso dinanzi all’immensità del mare. Libri e film per superare la lacerazione di una famiglia che non lo ama, l’amico René, altro figlio privo di genitori, come compagno di bravate: la storia di Antoine Doinel è tutta qui, in questa infanzia già volta verso l’età adulta, in una bugia gridata al maestro a rivelare la spietatezza della verità. Truffaut alla sua prima prova da regista ha già una padronanza perfetta del mezzo, e in un bianco e nero caldo e denso, aderisce con tutto sé stesso alla vicenda del piccolo Doinel, creando un congegno cinematografico perfetto. Gli sarebbe bastato questo film per entrare della Storia del Cinema.

Recensione precedente qui:

“Les Quatre Cents Coups”, François Truffaut (1959)

 

 

 

Specialista in Nullafacenza e critica ai Massimi Sistemi Inesistenti, maestra di Gattopardismo italiano nonché Essere in cui Accidia ed Ignavia si concentrano con rara perfezione e comunione, Asaka scrive mentre il dottor R, tra un amaretto al pistacchio e una caramella alla liquirizia, arrotonda lo stipendio come centralinista del 15** e tormenta il proprio cuscino (il quale ne è certamente contrariato).

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