Cinema

“Pugna d’amore in sogno” e altri scherzi di Raoul Ruiz

C’è un giovane studente di teologia torturato dalla lettura di Cartesio. C’è uno specchio che ruba tutto ciò che riflette. C’è un dipinto in grado di curare le malattie e spargere concupiscenza ovunque. Ci sono 22 anelli che, posseduti assieme ad una croce di Malta, permettono al possessore di vivere in luoghi diversi nello stesso tempo. Ci sono i fantasmi di due pirati che cercano un tesoro da essi stessi nascosto secoli prima. C’è un ragazzo dei giorni nostri che scopre un sito web in cui qualcuno anticipa di un giorno gli accadimenti della sua vita. E ci sono tante altre storie che si intersecano, si intrecciano, si sovrappongono, si fondono con una logica combinatoria che nel prologo della pellicola viene fatta risalire all'”Ars generalis” di Raimondo Lullo, il quale, come spiega Wikipedia

[…] crede di risolvere ogni problema con precisione matematica: parte dal presupposto che ogni proposizione sia riducibile a termini e i termini complessi siano riducibili a più termini semplici o principi. Supposto di aver completato il numero di tutti i termini semplici possibili, combinandoli in tutti i modi possibili si otterranno tutte le proposizioni vere possibili: nasce così l’arte combinatoria, anche come forma di mnemotecnica, in quanto facilita la memorizzazione delle nozioni di base.

E se si parla di logica combinatoria non si può non pensare agli esperimenti linguistico-letterari del gruppo O.U.L.I.P.O. e della scrittura di Queneau, di cui vengono recuperati ad un tempo la riscrittura della realtà tramite codici linguistici ed interpretativi alternativi, ma anche il concetto di letteratura come gioco. Inevitabile sentire anche in “Pugna d’amore in sogno” di trovarsi dinanzi al gioco di un regista che ha sempre insistito sulla molteplicità delle personalità dell’essere e sul destino come spada che grava inesorabile sull’uomo nonostante tutti i suoi sforzi per affrancarsene e crearne uno nuovo corrispondente ai propri desideri. Non è un caso che il film nel film si apra con il giovane studente di teologia immobile al tavolo di studio mentre legge un testo di Cartesio. Frattanto il suo alter ego parla con una sensuale donna in uno specchio, una donna che presto diventerà desiderio erotico del giovane teologo, conosciuta e vissuta solo in sogno – riferimento voluto, sin dal titolo, all’opera di Francesco Colonna “Hypnerotomachia Poliphili” (1499).
Raoul Ruiz si diverte a giocare con la cultura barocca, di cui sono spesso pregne le sue pellicole, nonché con i miti del tempo (pirati e tesori), con un armamentario di oggetti magici cui mancano solo gli Stivali delle Sette Leghe, sfiorando a volte i tabù più invisi al genere umano (si veda la storia del pirata pittore e quella dei problemi alimentari del demonio…), continuando ad interrogarsi su sogno e realtà e mescolando tra loro le nove diverse storie che divengono una sola vicenda legata da un unico destino, quella potenza priva di divinità fautrice ma indomabile a cui nessuno dei doppi interpretati da Melvil Poupaud, icona dell’ultimo cinema di Ruiz, riesce ad opporsi.
Ma la sconfitta dal destino, lungi dal divenire una resa, si trasforma in un ulteriore passo nel labirintico viaggio in cui avendo due porte a disposizione tra cui scegliere, si vuole cercare una terza via.
Opera che richiede tutta l’attenzione dello spettatore, ma allo stesso tempo pellicola terribilmente affascinante.

 

PER APPROFONDIRE:

– La scheda tecnica del film su IMDB

– Recensione di Guy Scarpetta su Rouge (in inglese)

– Focus di Sentieri Selvaggi in memoria di Ruiz

 

 

La mia valutazione

[rating=8]

 

 

 

 

 

 

Specialista in Nullafacenza e critica ai Massimi Sistemi Inesistenti, maestra di Gattopardismo italiano nonché Essere in cui Accidia ed Ignavia si concentrano con rara perfezione e comunione, Asaka scrive mentre il dottor R, tra un amaretto al pistacchio e una caramella alla liquirizia, arrotonda lo stipendio come centralinista del 15** e tormenta il proprio cuscino (il quale ne è certamente contrariato).

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