Riflessioni personali

Primo Levi, e la responsabilità insegnata dai ragazzini

Un paio di giorni fa un noto quotidiano nazionale ha ricordato la giovinezza di Primo Levi e la sua adesione ad una piccola banda partigiana. Centrale è un episodio in cui, giustiziati dalla banda due compagni ritenuti poco affidabili, Levi inizia ad interrogarsi sui concetti di silenzio e responsabilità di fronte ad eventi di cui non siamo direttamente colpevoli.
Dovendo intrattenere un gruppo di venti marmocchi per un’ora, e volendone approfittare per parlare del Giorno della Memoria in maniera non retorica, stucchevole e lacrimevole, ho pensato di far loro leggere l’articolo. Un’ora però non è bastata per completare la lettura; la discussione sul senso di responsabilità e sullo smarrimento di questo ragazzo poco più grande di loro li ha appassionati. Facevano a gara a chi meglio sapesse spiegare le espressioni più difficili dell’articolo. E guardare quei tappetti che ostinatamente giravano in tondo attorno ad una frase provando a centrarne il senso, e facendo questo raggranellavano significati e legami con la quotidianità, e sul senso di responsabilità di ognuno di noi, e su limiti e confini della responsabilità della politica e dei cittadini (“Ma la politica siamo noi!”, ha esclamato uno di loro), e poco a poco si avvicinavano al cuore di una spirale che nemmeno io conosco con sufficiente padronanza, mi ha restituito un minimo di fiducia e speranza, valori che di questi tempi paiono scomparsi dal mio personale lessico interiore.

Mi sono un po’ rattristata al pensiero che nel giro di pochi mesi gli ormoni trasformeranno questi adorabili mocciosetti pronti a mettere in discussione tutto in arroganti e cinici adolescenti che non credono a nessuno e nulla, se non alla loro onnipotenza. Ma tant’è, sono tornata a casa sorridendo divertita (ridevo da sola, in pratica, per la serie “Le grandi figure di ***** di Asaka”); e questo, essendo un accadimento molto raro, già mi basta. Per ora.

 

PS: non è un giornale che stimo, ma visto che ha fornito l’occasione per una così piacevole ora, segnalo l’articolo di cui parlavo, qui.

 

Specialista in Nullafacenza e critica ai Massimi Sistemi Inesistenti, maestra di Gattopardismo italiano nonché Essere in cui Accidia ed Ignavia si concentrano con rara perfezione e comunione, Asaka scrive mentre il dottor R, tra un amaretto al pistacchio e una caramella alla liquirizia, arrotonda lo stipendio come centralinista del 15** e tormenta il proprio cuscino (il quale ne è certamente contrariato).

3 commenti

  • Altair

    oh, finalmente una bella notizia! 😀 … adorabili marmocchi dotati di maggior senso civico e morale di tanti adulti… speriamo non si guastino crescendo…

    • Alice

      Fiducia e speranza non hanno età. Bisognerebbe essere fiduciosi e sperare fino all’ultimo dei nostri giorni, figurati a quell’età.
      P.S. Se ti può consolare, io rido spesso da sola in macchina (soprattutto la mattina ascoltando la radio)

      • Asaka

        Io rido spesso da sola, anche senza radio e senza macchina. Il peggio è che a volte è anche senza motivo! 😆 Senza speranza!! 😆 😆

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