Attualità,  Riflessioni personali

I precari e la scuola: facciamo un po’ di chiarezza

La scuola e i precari sono argomenti che periodicamente inondano le pagine dei giornali con proclami più o meno trionfalistici, dai grembiulini ai 6 in condotta alla meritocrazia agli asini che volano.

Vi do un consiglio: se conoscete un insegnante precario, non andate a fargli i complimenti e le congratulazioni per l’imminente mega-concorsone promesso dal ministro Profumo. Non fatelo. Rischiate veramente, se costui ha anche solo un barlume di consapevolezza su quanto sta accadendo.

Se conoscete un giovane neo-laureato che non sa dove buttarsi per cercar lavoro, e vede il nuovo TFA e il nuovo concorso manco fossero un’apparizione della Madonna di Lourdes, apritegli gli occhi e spiegategli che di concreto c’è poco, in tutti quei proclami. Ma poco davvero.

Il mondo della scuola è complicato e pieno di regole e meccanismi a volte ignoti anche a chi lo vive da anni. Quello che arriva ai giornalisti è già distorto di suo perché si tratta di un universo parallelo in cui vigono regole al di fuori di ogni logica e pertanto i rischi di fraintendimento sono alti. Se poi ci aggiungete la malizia del cronista (nooo, per carità, non parlo assolutamente dell’Italia, patria indiscussa e innegabile di indefessi giornalisti dalla schiena ritta), potete immaginare come quello che arrivi allo spettatore del tg o al lettore del quotidiano più venduto d’Italia sia al 98% l’esatto contrario della verità.

Proprio per la difficoltà a capire quanto gli insegnanti precari stanno subendo da tempo, con una intensità che sta pericolosamente aumentando negli ultimi anni, vi propongo questo intervento che, con raro acume, riassume l’insensatezza della situazione attuale in modo così chiaro da scansare ogni equivoco creato dalla falsa informazione. L’autore è dantedinanni, combattivo insegnante precario. Vi prego di leggerlo con l’attenzione e il rispetto che merita.

 

Così in una intervista alla Repubblica di oggi (qui)

Mi ero promesso di non intervenire più sulla scuola, perché schifato dalla capacità della classe docente alla quale appartengo di dividersi e massacrarsi in nome della difesa di piccoli anche se importanti orticelli. Di fronte a tali guerre intestine non ho mai preso posizione, sebbene anch’io possieda un personale orticello, cercando sempre di fare capire la vera natura del contendere e la pericolosità della guerra civile: alla fine avrebbero cancellato le graduatorie. Ed è quello che faranno.Da settembre inizia una nuova era nella vita della scuola pubblica statale, quella di concorsi a quiz con crocette, la cui prima scrematura sarà uguale per tutti. Un quizzone psico-attitudinale in cui si è favoriti più se assidui lettori della settimana enigmistica che insegnanti da anni dietro una cattedra o al fianco dei propri studenti. Dove il fattore età conta di per sé, in una sorta di “diciannovismo” non meno violento di quello dell’andata, volto a letteralmente a cancellare le vite di migliaia di persone, etichettate ormai, dal ministro e dalla grande stampa, sempre pronta ad ingoiare qualsiasi novità purché sia novità, come “esercito di precari”. Una lotta che il potere ingaggia per difendere la gioventù e come tale presentata come “generazionale”, come a suo tempo quella che soleva intraprendere la Gelmini, la cui cosiddetta riforma, fatta sostanzialmente di tagli, non è mai stata messa in discussione dall’attuale governo … e ci mancherebbe altro!

Ma non preoccupatevi, ci consola il ministro: i concorsi si faranno ogni due anni. E che si fa in questi due anni se non si passa? E poi, per che cosa si concorre, se non per un numero di cattedre ridicolo? Già perché le 11mila unità (attuali, ma il numero sarà destinato a diminuire, con l’aumentare dell’età pensionabile e la mancata reale riforma della scuola, che dunque continua a basarsi sui tagli gelminiani) divisi per regione (o per provincia) per grado di scuola e per classe di concorso significano un numero ridicolo. Nella mia provincia e nella mia classe di concorso non più di 5 e – si presume – per decine di migliaia di candidati. Un gioco al massacro, che se può stimolare i giovani appena laureati non può che abbattere chi in questi anni ha dato letteralmente tutto per la scuola.

Inutile fare appelli ai colleghi. Come già a suo tempo, a prevalere sono le logiche personali della disperazione. Boicottare in massa il concorso? Ma se non siamo nemmeno riusciti a contestare le nomine! Fare ricorsi? Certo, questa è pratica più diffusa, che fino ad ora, complici sindacati o pseudotali, hanno portato i docenti gli uni contro gli altri. Ma questa volta davanti abbiamo il governo e con esso la stragrande maggioranza degli organi di informazione e dell’opinione pubblica, oggi come ai tempi della Gelmini, ben disposti a cambiare purché si cambi. D’altro canto, una grande mano gli è stata data proprio dai docenti, dalla loro guerra di guerriglia interna, dai loro provincialismi, dalla loro miopia e dal loro palesato lassismo. Scioperi? Roba vecchia! Mobilitazioni, occupazioni e via dicendo? Roba da operai in tuta blu! Questi i risultati.

Naturalmente c’è chi non vedeva l’ora. Non vedevano l’ora i giovani aspiranti insegnanti, non vedevano l’ora coloro che sono indietro nelle graduatorie e non vedevano l’ora le scuole private, che questa riforma ovviamente non tocca e che aumentano a dismisura il loro potere di ricatto nei confronti degli insegnanti che rimarranno fuori dai giochi.

All’alba dell’ultimo decennio del secolo precedente si era detto “basta con i concorsoni” e si erano istituite le SSIS. Io ho fatto sia l’ultimo concorso del secolo sia la scuola di specializzazione (dunque due abilitazioni concorsuali, stando alle norme … di allora!) e mi ricordo perfettamente come in entrambi i casi si sottolineasse come l’era dei concorsoni fosse finita. La scuola meritava ben altro, si diceva. D’altro canto, anche le SSIS erano a numero chiuso e dovevano rispondere alle reali esigenze del … “mercato” su base provinciale. Poi è arrivata la Gelmini e anche le SSIS son finite. Ora è arrivato Profumo e si riaprono i concorsoni. Da perderci la testa!

Leggo qua e là che molti docenti apprezzano il nuovo metodo di reclutamento. Che, in fondo, fare un quiz è meglio che un tema, perché almeno il dato è oggettivo. Certo, come lo è stato nel concorso dei presidi o come nelle selezioni per il TFA. C’è poi la simulazione di una lezione. Certo, come se dieci, venti, trenta minuti di simulazione su un argomento a sorpresa possano svelare alla commissione le reali doti del candidato. E poi quale commissione? Docenti magari con meno esperienza dei candidati medesimi? Oppure presidi? E se docenti e presidi sono della stessa provincia, come evitare il conflitto di interessi o di disinteressi? Se ti capita il preside con il quale hai litigato o la collega con la quale non vai d’accordo a chi ti appelli? Allora prendiamo docenti universitari? Certo, magari possono valutarti sui contenuti. Ma che ne sanno loro di una lezione in classe? Quand’è stata l’ultima volta che han messo piede in una classe? E poi, le classi sono tutte uguali, da nord a sud, dal centro alla periferia, da liceo classico ad uno artistico?

Il sistema di reclutamento svela quale è la filosofia che sta alla base di questo e dei precedenti governi: fare degli studenti dei soggetti acritici. Crocette, quiz, risposte brevi e via dicendo non formano alcunché se non soggetti pronti a tuffarsi nel mondo del lavoro senza troppi grilli per la testa: soggetti obbedienti! La scuola finalmente asservita al mondo del lavoro. Così sarà contenta la Fondazione Agnelli. Così saranno contenti i ciellini. Così sarà contenta la Gelmini. E saranno contenti anche tutti i docenti che la pensano come loro … e sono parecchi.

Accanto al sistema di reclutamento, lo Stato si riprende un ruolo centrale che la scuola della “autonomia” di berlingueriana memoria gli aveva strappato. Attraverso commissari del ministero e attraverso le prove INVALSI, tutti i docenti saranno continuamente sotto controllo. Verifiche periodiche a sorpresa sui docenti. Verifiche immediate sui contenuti e solo su questi. Alla faccia delle ricadute pedagogiche di lunga durata e delle life skills tanto decantate dall’Unione Europea.

E infatti il modello di scuola di Profumo non è quello europeo ma quello inglese, che poi era il modello ciellino della Gelmini. Il modello che i dati OCSE-PISA hanno bocciato: le scuole inglesi pubbliche fanno pena. Ma almeno, per chi ha i soldi, e tanti soldi, lì ci sono le private. In Italia, invece, proprio l’OCSE-PISA ha mostrato che sono le private le peggiori scuole d’Italia e loro il demerito di avere tirato giù (item di matematica a parte) il dato complessivo sul nostro sistema di istruzione.

A fronte di questo sfacelo, a fronte del terremoto che colpirà molti di noi, a fronte di vite e famiglie rovinate, sta il ghigno soddisfatto dei docenti di religione. La loro materia non è in discussione né i loro privilegi, che si concretizzano in un trattamento economico migliore a fronte di un numero sempre maggiore di studenti che non partecipa alle loro lezioni. Nessuno li tocca. E se li tocca la Curia, dalla quale dipendono (non economicamente, perché gli stipendi li paga lo Stato), sarà lo Stato a ricollocarli su altre cattedre.

Aveva ragione quel mio amico che, ormai dieci anni orsono, si è convertito al cattolicesimo burocratico, ha fatto non so quale diavolo di corso (o quale santo corso) ed è diventato prof. di religione. Si guarda attorno quando si porta una ragazza in casa come anche quando entra in un centro sociale. Ma può guardare al futuro con serenità. Di questa gente sarà il regno dei cieli

 

Fonte: http://bru64.altervista.org/forum/viewtopic.php?t=20750

 

L’intervento di dantedinanni (che ringrazio per avermi consentito la pubblicazione di questo post) tocca molte questioni fondamentali su cui gli organi d’informazione tacciono disperatamente.

Se volete veramente informarvi e approfondire, scoprirete una realtà completamente diversa da quella che immaginate.

Se invece preferite credere ai grembiulini e agli asini che volano…liberi di cancellare dalla vostra mente tutte queste parole e il molesto dubbio che la verità sia da cercare altrove 🙂

 

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AGGIORNAMENTO DEL 4/09/2012

 

Domenica sera il ministro Profumo ha chiarito che le graduatorie che saranno cancellate saranno le GM, non le GAE.

Cori di sospiri e di “l’avevo detto io”. Due osservazioni rapide da parte mia:

– tutto ciò non cancella però la notizia del concorso, con tutto ciò che ne consegue (vedi post di dantedinanni, che rimane valido da cima a fondo).

– il percorso verso l’abolizione delle GAE—>chiamata diretta—>privatizzazione della scuola a me pare più chiaro che mai. Sono stupita del fatto che gran parte dei precari non lo veda.

Sarò io troppo cinica?

 

 

 

 

Specialista in Nullafacenza e critica ai Massimi Sistemi Inesistenti, maestra di Gattopardismo italiano nonché Essere in cui Accidia ed Ignavia si concentrano con rara perfezione e comunione, Asaka scrive mentre il dottor R, tra un amaretto al pistacchio e una caramella alla liquirizia, arrotonda lo stipendio come centralinista del 15** e tormenta il proprio cuscino (il quale ne è certamente contrariato).

7 Comments

  • Altair

    Se le regole del gioco sono queste avete più probabilità di vincere il Busoni che di avere una cattedra.
    Le dichiarazioni di Profumo a Repubblica sono vergonose sia per l’assurdità delle sue affermazioni, sia per le prese in giro spudorate contenute nelle sue frasi (“alcuni nel frattempo si saranno sistemati altrove”… ???? altrove? a fare le pulizie a casa sua??), sia per il reiterato atteggiamento di scaricabarile in cui le colpe appartengono tutte ai precedenti ministri mentre lui sarà il paladino della giustizia, del rigore e dei quiz inattaccabili… ma per favore!! Non entro nel dettaglio su GAE, SSIS, TFA e Concorsi perché sono qualcosa di talmente macchinoso che faccio una confusione immane nel capire come funzionino, anche se ne intuisco le ingiustizie (dovrei ricostruirmi tutte le riforme che si sono susseguite negli ultimi 20 anni in merito ai criteri di assegnazione delle cattedre, ma prima o poi lo farò). Mi fermo qui, sperando che la notte porti consiglio (e non per modo di dire, ma perché in questo momento sono talmente alterata che non riesco a fare delle riflessioni costruttive; e qualcosa di concreto voglio trovarlo).

    • Asaka

      Mah…il problema centrale, per me, è il fatto che la categoria manchi di unità e dignità. Che questo sia causato poi dalle cattive politiche che si sono succedute e dalla disperazione di chi le ha subite, è un fatto. Ma fin quando queste interviste scuotono molti e fanno felici altri (inspiegabilmente), fin quando non si pone un limite a ciò che la dignità di insegnante laureato e pluriabilitato impone di sopportare, ogni tentativo è vano, a mio avviso.

      Alla smentita del ministro dell’eliminazione delle graduatorie le reazioni sono state che c’è sempre chi crea allarmismo ingiustamente, chi vuole sempre vedere il male, ecc. Anche ammettendo che così sia, nessuno si pone il problema di un ministro dell’Istruzione che non conosce il significato di graduatorie GM e GAE, e non conosce, in definitiva, com’è articolato il suo ministero.

      Questa cosa io non riesco a spiegarmela.

  • Ximi

    Intenso intervento sulla questione scuola, che io percepisco dal lato delle famiglie e penso questo: i migliori giudici dei professori sono gli studenti: loro conoscono perfettamente l’andamento generale degli insegnanti. Sanno perfettamente chi sono quelli motivati, capaci e preparati da quelli senza nessuna sostanza, arroccati alle cattedre come le radici di un’edera e che quindi sottraggono nutrimento ed energie. Purtroppo agli studenti è data voce attraverso “anonimi” questionari, a crocette anch’essi, ed abbiamo già appurato, sostanzialmente inutili. Invece per i new-prof la faccenda si complica. A mio dire andrebbe valutato il grado di coinvolgimento, entusiasmo, passione e vocazione all’ennesima potenza. Perché, detto fra noi, fare l’insegnante è un po’ come fare il medico: necessita di un incredibile spirito di sacrificio! E non credo che un super-test potrà mai mettere in luce siffatti requisiti.

    • Asaka

      Ciao Ximi 🙂
      Non sono del tutto d’accordo sul fatto che lo studente sia il miglior giudice del professore; dipende dalla sua maturità, dalla sua capacità di accettare l’errore, dall’educazione che gli è stata impartita, da tante variabili. Discorso complesso su cui ho spesso riflettuto, ma senza pervenire a conclusioni soddisfacenti; quando riguardo le mie esperienze di studentessa, su alcuni episodi vedo ancora un grande punto interrogativo!

      Volevo solo specificare che i precari di cui si parla nel testo hanno, se tutto va bene, 30 anni, ma anche 40, 50, 55, 60 addirittura. Ci sono tanti precari perché ci sono (c’erano, prima dei tagli gelminiani) tanti posti vuoti nelle scuole (non vi è mai capitato di cambiare professore da un anno all’altro? Spesso dipende da questo tipo di giochi ministeriali), ma nessun governo ha mai fatto un piano di assunzioni serie per riempire quei vuoti e garantire la continuità didattica alle classi. Era considerata una spesa pubblica eccessiva (ma l’apparato del concorso costa più di un serio piano di assunzioni). Ci sono docenti precari di mezza età che ora si ritrovano a dover studiare e vincere il concorso, o rimangono disoccupati con famiglie a carico. E non è che siano uno o due; la gente non lo sa semplicemente perché i giornali difficilmente ne parlano, o ne parlano in maniera poco seria.

      Grazie per aver letto l’articolo, Ximi; ci tenevo molto 🙂

  • Ximi

    Si. Ci sono posti vacanti e persone che si devono rimettere in gioco ad età diverse.. però.. la vita, purtroppo è strutturata per costringerci sempre a testare le nostre forze e la nostra perseveranza a.. vivere. A volte non c’è nemmeno modo di poter combattere, cosa che mi riesce forse meglio, ma solo rassegnarsi.. In questo caso, con la scuola, forse c’è un modo per cambiare le cose, bisogna solo scoprire come.. Trovare quel piccolo angolino dove buttare i semi di un cambiamento e chissà magari vedere crescere qualcosa. Lo so, vado fuori tema.. porta pazienza Asaka, lo avrai capito che sono una irriducibile idealista 😛

  • Altair

    L’intervento di dantedinanni sarà la terza volta che lo rileggo e devo ancora decidere se rassegnarmi all’idea che non ci sia soluzione o rassegnarmi all’idea che non ci sia soluzione nell’immediato ma la situazione sia migliorabile negli anni a venire… che botta di ottimismo, eh? XD
    Il fatto è che i numeri parlano chiaro (il motivo perché i numeri siano questi, come dicevo, dovrei andare a ricostruirlo): 200.000 candidati per 11.000 posti sono di una sproporzione enorme, è un po’ come la storia dei cento cani sopra un osso… è più che evidente che questo concorso non ha assolutamente nei suoi intenti la “valutazione degli insegnanti nel nome della meritocrazia”, non è questo il punto, basta rileggere i numeri sopra per capire che questo concorso è sinonimo di “tagli alla scuola”, questo è l’unico motivo per cui è spuntato fuori (oltre che per rimescolare un po’ le carte in tavola)… più che vedere gli 11.000 immessi vedo molto di più i 189.000 non immessi… sbaglio io a vederla così?
    Riguardo invece le divisioni interne alla categoria docente mi pare di capire che siano un problema di importanza anche maggiore rispetto alle questioni dell’apparato burocratico scolastico (o meglio: questo problema è in parte diretta conseguenza dell’altro).
    Continuo a pensare che per cambiare le cose l’unica strada che può portare ad una reale crescita, che si riveli costruttiva e che proponga un’alternativa valida alla situazione precedente sia quella intellettiva. Si possono fare tutte le rivoluzioni che si vogliono col sangue, ma se le persone non sono consapevoli di quello che fanno o dell’alternativa per cui lottano non sarà cambiato nulla. Ho preso l’esempio più drastico proprio per dire che esistono tanti tipi di rivoluzione e dal mio punto di vista quello violento è quello più controproducente. Per questo motivo ritengo una scintilla di cambiamento assai più efficace trasmettere un’”idea” ad altre persone e convincerle della bontà di queste idee.
    Forse sono io che pretendo troppo dalla categoria docente, forse il problema è mio che ho un ricordo parecchio positivo delle mie esperienze scolastiche e col tempo ho finito per idealizzare questa professione, ma non mi sembra che sia assurdo da parte mia aspettarmi che un insegnante abbia a cuore determinati valori e diritti e che lotti per essi oltre che trasmetterli ai propri studenti. Insomma, gli insegnanti veicolano “il sapere” ed è lecito aspettarsi che siano le persone più predisposte e fertili ad accoglierlo, non al contrario trovare un atteggiamento di chiusura e indifferenza perché troppo occupati a difendere i propri orticelli.
    Insomma questo atteggiamento di indifferenza e nepotismo di alcuni docenti mi smonta parecchio e faccio fatica a digerirlo, ma sono io ad essere troppo ingenua a pensare che tutti i docenti siano come la mia prof di italiano delle medie…
    In conclusione non ho ancora una conclusione se non che prenderò atto di questa spaccatura all’interno degli insegnanti che non è risolvibile nell’immediato, ma spero che aprano presto gli occhi e dimostrino una lungimiranza che vada oltre i piccoli orticelli personali di oggi. Qualcuno gli apra gli occhi!
    Appena riaprono le scuole vado a fare un saluto alla prof. di cui parlavo poco sopra (in realtà sono mesi che mi ero prefissa di andarla a trovare, credo sia ora).

    Chiudo con una citazione di Keynes (mi sono un po’ fissata ultimamente! XD), poi la smetto di tediarvi: “Sono persuaso che il potere degli interessi costituiti è largamente sopravvalutato rispetto alla graduale penetrazione delle idee… Presto o tardi sono le idee, non gli interessi costituiti, a rivelarsi pericolose, nel bene o nel male.”

    Ps. Non ti conosco, Ximi, ma se sei un’idealista già mi stai simpatica! 😉
    Pps. Chiedo scusa in anticipo se ho offeso qualcuno, se il commento è troppo lungo o se ho fatto considerazioni fuori luogo! Sorry

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