Attualità,  Riflessioni personali

I precari e la scuola: facciamo un po’ di chiarezza – seconda parte

Qualche giorno fa ho pubblicato un post (“I precari e la scuola: facciamo un po’ di chiarezza”) in cui, tramite l’intervento di un docente precario storico, cercavo di chiarire in cosa consista il concorso nella scuola di cui tanto si parla da qualche settimana (è impressione mia o sento odore di propaganda pro-Monti-bis?).

Questa volta tento di approfondire qualche altro punto necessario a chiarire meglio l’orizzonte nebuloso del precariato scolastico. E mi servo del commento di Altair al precedente post; lo riporto per intero, salvo postille finali, perché ricco di riflessioni valide e spunti interessanti per approfondire un po’ la questione.

L’intervento di dantedinanni sarà la terza volta che lo rileggo e devo ancora decidere se rassegnarmi all’idea che non ci sia soluzione o rassegnarmi all’idea che non ci sia soluzione nell’immediato ma la situazione sia migliorabile negli anni a venire… che botta di ottimismo, eh? XD
Il fatto è che i numeri parlano chiaro (il motivo perché i numeri siano questi, come dicevo, dovrei andare a ricostruirlo): 200.000 candidati per 11.000 posti sono di una sproporzione enorme, è un po’ come la storia dei cento cani sopra un osso… è più che evidente che questo concorso non ha assolutamente nei suoi intenti la “valutazione degli insegnanti nel nome della meritocrazia”, non è questo il punto, basta rileggere i numeri sopra per capire che questo concorso è sinonimo di “tagli alla scuola”, questo è l’unico motivo per cui è spuntato fuori (oltre che per rimescolare un po’ le carte in tavola)… più che vedere gli 11.000 immessi vedo molto di più i 189.000 non immessi… sbaglio io a vederla così?
Riguardo invece le divisioni interne alla categoria docente mi pare di capire che siano un problema di importanza anche maggiore rispetto alle questioni dell’apparato burocratico scolastico (o meglio: questo problema è in parte diretta conseguenza dell’altro).
Continuo a pensare che per cambiare le cose l’unica strada che può portare ad una reale crescita, che si riveli costruttiva e che proponga un’alternativa valida alla situazione precedente sia quella intellettiva. Si possono fare tutte le rivoluzioni che si vogliono col sangue, ma se le persone non sono consapevoli di quello che fanno o dell’alternativa per cui lottano non sarà cambiato nulla. Ho preso l’esempio più drastico proprio per dire che esistono tanti tipi di rivoluzione e dal mio punto di vista quello violento è quello più controproducente. Per questo motivo ritengo una scintilla di cambiamento assai più efficace trasmettere un’”idea” ad altre persone e convincerle della bontà di queste idee.
Forse sono io che pretendo troppo dalla categoria docente, forse il problema è mio che ho un ricordo parecchio positivo delle mie esperienze scolastiche e col tempo ho finito per idealizzare questa professione, ma non mi sembra che sia assurdo da parte mia aspettarmi che un insegnante abbia a cuore determinati valori e diritti e che lotti per essi oltre che trasmetterli ai propri studenti. Insomma, gli insegnanti veicolano “il sapere” ed è lecito aspettarsi che siano le persone più predisposte e fertili ad accoglierlo, non al contrario trovare un atteggiamento di chiusura e indifferenza perché troppo occupati a difendere i propri orticelli.
Insomma questo atteggiamento di indifferenza e nepotismo di alcuni docenti mi smonta parecchio e faccio fatica a digerirlo, ma sono io ad essere troppo ingenua a pensare che tutti i docenti siano come la mia prof di italiano delle medie…
In conclusione non ho ancora una conclusione se non che prenderò atto di questa spaccatura all’interno degli insegnanti che non è risolvibile nell’immediato, ma spero che aprano presto gli occhi e dimostrino una lungimiranza che vada oltre i piccoli orticelli personali di oggi. Qualcuno gli apra gli occhi!
Appena riaprono le scuole vado a fare un saluto alla prof. di cui parlavo poco sopra (in realtà sono mesi che mi ero prefissa di andarla a trovare, credo sia ora).

Chiudo con una citazione di Keynes (mi sono un po’ fissata ultimamente! XD), poi la smetto di tediarvi: “Sono persuaso che il potere degli interessi costituiti è largamente sopravvalutato rispetto alla graduale penetrazione delle idee… Presto o tardi sono le idee, non gli interessi costituiti, a rivelarsi pericolose, nel bene o nel male.”

 

OK, iniziamo con i chiarimenti. Pronti per il mal di testa? 😛

Altair: il motivo perché i numeri siano questi, come dicevo, dovrei andare a ricostruirlo

Asaka: posso darti qualche indizio, nel frattempo. Sfatiamo innanzitutto il mito della scuola come ammortizzatore sociale che la Gelmini ha ripetuto per anni come un mantra. Un docente è abilitato. Per avere l’abilitazione bisogna aver vinto un concorso. Se il concorso è stato bandito vuol dire che erano necessari docenti. Ergo, la scuola non è un ammortizzatore sociale, ma ha un alto numero di docenti perché alto era il numero dei posti vacanti prima del 2008, anno in cui è iniziata l’era dei tagli massivi (87402 cattedre in meno dal 2008 fino al 2010 secondo i dati ufficiali della flc-cgil, e mi permetto di insinuare, con cognizione di causa, che il dato sia parziale). Era che non è ancora conclusa, nonostante i proclami profumiani.

Come sono stati assunti i docenti dall’ultimo concorso sino ad oggi? Nel 1999 è stato bandito l’ultimo concorso, vinto il quale si entrava in una Graduatoria di Merito (GM per gli amici ;)) da cui si attingeva per le assunzioni.     [Qui c’è un primo errore. Dal 1999 ad oggi si continua ad immettere in ruolo ancora dalle GM del 1999; cioè, persone che non vinsero quel concorso ma si classificarono idonee vengono ancora oggi convocate per il ruolo. Magari stanno al 200° posto, magari (è molto probabile) fanno tutt’altro nella vita e hanno abbandonato gli studi e non sanno nulla di scuola. Entrano di ruolo. Come se oggi mi facessero fare il dottorato per cui risultai idonea tanti anni fa; quella graduatoria di dottorato è decaduta dopo qualche anno. Punto e fine.]

Nello stesso anno è stato bandito il I ciclo SSIS. Dantedinanni accennava al fatto che a livello governativo si riteneva il concorso inadatto a selezionare docenti. Si decise dunque di sostituirlo con le SSIS (Scuola di specializzazione all’insegnamento secondario). Cosa è la SSIS? Era un corso post-laurea di durata biennale, circa 15/20 insegnamenti con relativo esame o idoneità e frequenza obbligatoria, più un tirocinio in una scuola affiancato da un docente di ruolo e aiutato dai tutor del tirocinio. Al termine del corso era previsto un esame abilitante, che quindi conferiva l’abilitazione e l’accesso a nuove graduatorie provinciali, denominate GP (Graduatorie Permanenti). Dalle GP si veniva convocati per le supplenze annuali su posti vacanti, e si poteva entrare di ruolo per metà dei posti disponibili (l’altra metà andava a chi era in GM).

Cosa si studiava nella SSIS? Si studiavano per metà discipline trasversali e necessarie per insegnare qualsiasi materia (inglese, informatica, psicologia, pedagogia, didattica, docimologia – cioè come mettere i voti 😉 – storia della scuola, storia della scienza, ecc.) e per metà discipline e laboratori propri della materia in cui ci si abilitava (ad esempio, didattica della matematica, didattica della geografia, didattica della storia…). Si cercava di unire la teoria alla pratica. Si cercava, perlomeno 🙂

Come si accedeva alla SSIS? Sorpresa delle sorprese, alla SSIS si accedeva tramite concorso. Era scritto proprio sul bando. L’ammissione aveva valore concorsuale. Quindi non è vero che non si bandiscono concorsi dal 1999. È solo cambiata la modalità. Le SSIS avevano il numero chiuso, stabilito in base al fabbisogno regionale di ciascuna determinata materia per provincia. Quindi, scusate se ribadisco, chi ha fatto la SSIS non lo ha fatto per diventare precario, ma perché c’era bisogno del numero di docenti reclutati dal bando in quella provincia in quella classe di concorso (cioè in quella materia), e non solo per quell’anno scolastico, ma ai fini del ruolo. Inoltre la SSIS era a pagamento, e costava profumatamente. Sono l’unica a pensare che formare dei docenti debba essere prerogativa dello Stato? Condivido lo studio di due anni, ma non che debba essere pagato dall’abilitando – per di più vincitore di concorso.

La SSIS è stata chiusa nel 2009 con l’ultimo ciclo, il IX. Non aveva senso continuare, vista l’entità dei tagli. Non c’erano posti per gli abilitati, figuriamoci per i neolaureati. Eppure quest’anno è stato bandito il TFA. Si vede che servivano soldi alle università.

 

Altair: più che vedere gli 11.000 immessi vedo molto di più i 189.000 non immessi… sbaglio io a vederla così?

Asaka: secondo me no. Anche perché è dai tempi della Gelmini che si parla di abolire le graduatorie, arrivare alla chiamata diretta del preside, che dovrebbe scegliere il suo docente secondo non chiari criteri “meritocratici” (“meritocrazia” è una parola che odio per la strumentalizzazione che ne viene fatta da 5 anni a questa parte). La Fondazione Agnelli e CL insistono molto su questo. Io interpreto tutto ciò come un chiaro disegno per privatizzare la scuola. Ma è una mia interpretazione. Altro chiarimento; nel 2007 le GP divennero GAE (Graduatorie ad Esaurimento). Fioroni le blindò – non erano permessi trasferimenti né nuovi ingressi finché le graduatorie non fossero state esaurite, cioè finché non fossero stati assunti tutti i docenti in graduatoria. Infatti quell’anno vi furono 50000 immissioni in ruolo. L’anno dopo cambio di governo. Cosa intendo dire? Che sono stati formati docenti che servivano, si sapeva di doverli sistemare, e poi sono cambiate, di nuovo, le regole del gioco. Mentre si giocava. Guardate, è una cosa molto stressante. Ho visto docenti precari dal carattere solare perdere in pochi anni tutto l’ottimismo e la forza interiore che li aveva contraddistinti. Li ho visti spegnersi. E ometto di parlare di chi non sapeva come tirare avanti la famiglia.

 

Altair: Insomma questo atteggiamento di indifferenza e nepotismo di alcuni docenti mi smonta parecchio e faccio fatica a digerirlo

Asaka: Difficile darti torto, onestamente. Proviamo solo ad elencare qualche provvedimento che ha alimentato la rottura della categoria del precariato. Il primo è proprio il blocco dei trasferimenti da GAE da parte di Fioroni. Nell’ottica di immettere tutti i precari aveva un senso. Ma l’anno seguente, quando i tagli devastanti si sono concentrati soprattutto (non solo, ma si guardi la tabella, relativa al solo a.s. 2009/2010, per avere un’idea più chiara) in determinate regioni, dove peraltro più alto è il numero di docenti in graduatoria, è sorta per molti di essi l’esigenza di spostarsi in province più libere. Con conseguente chiusura di molti colleghi che non gradivano l’invasione. Sono state dette e scritte cose davvero spiacevoli. Ne hanno approfittato alcuni sindacati per fare montagne di soldi con ricorsi nominali esosissimi, e quella per me è stata la spaccatura maggiore, cui sono seguite molte altre, ed è stata anche l’inizio dell’era dei ricorsi, che hanno creato una spirale micidiale per cui c’è un mors tua vita mea e si spera di fare le scarpe al collega pagando qualche migliaia di euro. Non ho poi capito perché per vedere riconosciuto un diritto che appartiene ad un’intera categoria si debba fare ricorso nominale: 10000 docenti hanno diritto a che esso venga riconosciuto, quindi 10000 ricorsi nominali. Emettiamo un decreto chiarificatore che valga per tutti, no? No, meglio alimentare rotture nella categoria e far arricchire chi “patrocina” questi ricorsi. Se avete curiosità di approfondire l’argomento che mi sfianca e su cui non ho intenzione di spendere altre parole, basta cercare su un motore di ricerca “salvaprecari”, “6 punti ssis”, “pettine”, “servizio militare”. Tra gli altri.

 

Altair: Appena riaprono le scuole vado a fare un saluto alla prof. di cui parlavo poco sopra (in realtà sono mesi che mi ero prefissa di andarla a trovare, credo sia ora).

Asaka: decisamente! Da come ne parli deduco che sia un esemplare di una specie in via di estinzione (oddio, sembra che stia parlando di un panda XD)

Grazie Altair per il tuo intervento e per gli spunti di riflessione che hai sollevato. Anche se ora m’è salita la pressione a 160!

Specialista in Nullafacenza e critica ai Massimi Sistemi Inesistenti, maestra di Gattopardismo italiano nonché Essere in cui Accidia ed Ignavia si concentrano con rara perfezione e comunione, Asaka scrive mentre il dottor R, tra un amaretto al pistacchio e una caramella alla liquirizia, arrotonda lo stipendio come centralinista del 15** e tormenta il proprio cuscino (il quale ne è certamente contrariato).

4 Comments

  • Altair

    Grazie per queste delucidazioni, mi hai risparmiato un po’ di ammattimento nel cercare di capire i meccanismi dell’apparato burocratico scolastico. Ora è tutto più chiaro… e ciò che hai scritto si commenta da solo.
    E’ scesa la pressione? Non era mia intenzione mandarti al pronto soccorso con un codice giallo! 😛
    (Io ci scherzo, ma mi rendo conto che dev’essere uno stress immane tutta questa faccenda). ♥

    • Asaka

      E ti ho fatto la versione ridotta e condensata! Sai quante altre vexatae quaestiones ci sarebbero da sviscerare 😉
      Sì, la pressione è scesa, è bastato rivedere qualche sequenza scelta di “Damsels in distress”. E poi dicono che l’arte è inutile! 👿

  • Ximi

    Argomentazione spinosa davvero. Mi piacerebbe leggere un tuo ultimo articolo con una specie di.. risoluzione, suddivisa per punti. Credo tu ne abbia tutte le capacità. Che dici, ti farebbe salire di nuovo la pressione!!! 😛 😛

    • Asaka

      Una risoluzione?? Ci vorrebbe un intervento divino…ci sono una miriade di questioni secondarie – ma non per importanza – che non ho toccato e di cui non sono nemmeno a conoscenza.

      Su una cosa sola sono certa: qualsiasi risoluzione deve partire dal ripristino dei posti tagliati. Non solo e non tanto nell’interesse degli insegnanti precari, ma anche e soprattutto in quelle degli alunni e delle famiglie. Classi meno affollate=professori che non ti mollano. Classi più affollate=impossibilità di fare lezione seriamente.

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