Cinema

“Porte aperte”, Gianni Amelio

Non ricordo un film di Gianni Amelio che non sia impregnato di un sincero afflato civile. Lungi dal tradursi in sterile didascalismo, è dai tempi de “Il ladro di bambini”, il mio primo film di Amelio visto nel 1992, che apprezzo il suo sguardo aperto al sociale, il suo cogliere la Storia che si traduce nella vita del piccolo individuo anonimo.

Come Tommaso Scalia, il protagonista di “Porte aperte”, che nei tesissimi primi 13 minuti della pellicola (inizio fulminante) assassina chi lo ha licenziato, chi ha preso il suo posto, e infine la propria moglie. Il suo processo, nella Palermo del 1937, è tacito confronto tra due modi di concepire la società civile: uno che ritiene che la pena capitale (e la violenza, per sineddoche) siano necessarie per mantenere l’ordine, l’altro che vuol capire, comprendere, essere coerente, e non cedere ai semplicismi propagandistici fascisti. La pena di morte, abolita in Italia nel 1877, era stata infatti reintrodotta da Mussolini nell’ambito delle Leggi Fascistissime emanate nel 1926, quel corpo di leggi che sancirono il passaggio ad una dittatura vera e propria.

Il soggetto del film è il romanzo omonimo di Leonardo Sciascia, da cui lo stesso Amelio, Alessandro Sermoneta e Vincenzo Cerami (scomparso proprio oggi), hanno tratto la sceneggiatura poi ottimamente interpretata da Gian Maria Volonté ed Ennio Fantastichini.

Il primo, attore straordinario, conferma il suo ruolo di protagonista del miglior cinema impegnato italiano (cito solo “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto”, “Il caso Mattei” e “Il caso Moro”, ma potrei continuare per una buona mezz’ora). Il secondo aveva già recitato per Amelio in “I ragazzi di via Panisperna” (1988), film che in qualche modo è legato da un doppio filo a “Porte aperte”, sia per l’ambientazione coeva della vicenda (il gruppo di fisici che ruota attorno a Fermi, all’Istituto di Fisica di via Panisperna a Roma, tra cui risaltano Enrico Fermi ed Ettore Majorana, attraversa in pieno gli anni Trenta fascisti), sia per il personaggio di Ettore Majorana, appunto, per cui Amelio ancora una volta si ispira alle parole di Sciascia (“La scomparsa di Majorana”).

Se Fantastichini è memorabile nel ruolo dell’assassino dalle motivazioni oscure, fascista della prima ora e primo sostenitore della propria condanna a morte, roso da un tormento che solo la fine della vita può far cessare, Volonté è l’incarnazione di una sicilianità positiva propria di alcuni personaggi di Sciascia; nei panni del giudice Vito Di Francesco, lo sguardo ironico che tenta di mantenere un distacco dalla folla che sbraita presa alla pancia e dall’assassino che lavora contro sé stesso, è un ultimo baluardo contro la devastazione che la violenza morale e fisica perpetra nella società. “Porte aperte”, recita il titolo; come il famoso detto secondo cui durante il fascismo si viveva così tranquilli da poter tenere la porta di casa aperta.

Tra i giurati popolari figura un agricoltore con il culto dei libri; le parole di Dostoevskij, tratte da “L’idiota”, diverranno ponte tra lui e il giudice, e tenteranno di salvare la vita del condannato.

Film imperfetto, intenso e riuscito nella prima parte e aperto nella seconda, in cui si ha l’impressione che sia stato chiuso in maniera frettolosa senza restituire a dovere tutte le suggestioni necessarie. Eppure importante, di profondo sottotesto civile e di sguardo necessario, come necessario è il volto di Volonté nella sua cocciuta lotta contro ogni abbrutimento del pensiero umano.

 

Tra un po’ di tempo, nessuno si ricorderà neppure come si chiamava. Si ricorderanno solo che un assassino è stato punito dalla legge con la pena suprema.

 

La mia valutazione:

[rating=8]

 

 

 

Specialista in Nullafacenza e critica ai Massimi Sistemi Inesistenti, maestra di Gattopardismo italiano nonché Essere in cui Accidia ed Ignavia si concentrano con rara perfezione e comunione, Asaka scrive mentre il dottor R, tra un amaretto al pistacchio e una caramella alla liquirizia, arrotonda lo stipendio come centralinista del 15** e tormenta il proprio cuscino (il quale ne è certamente contrariato).

4 commenti

  • fabiojappo

    Oh, il grande Volonté ! Che attore incredibile. Sono amico della figlia che organizza – a La Maddalena dove ha vissuto Volonté – un bel festival dedicato al padre (con l’opportunità di vedere in pellicola anche suoi film e le sempre grandi intepretazioni).

    p.s. perché dopo che fai una recensione per il blog non metti un estratto su aw ? Può essere sempre un contributo.

    • Asaka

      Volonté è stato veramente uno degli attori migliori del secolo, non solo in Italia. Il festival a cui ti riferisci è per caso “La valigia dell’attore”? Ne avevo letto qualcosa tempo fa.
      Sono anni che mi dico che voglio fare una full immersion sistematica nelle opere migliori interpretate da Volonté, chissà quando ci riuscirò…

      P.s. perché ho questa idea romantica del lettore che passa per il blog per il gusto di farlo, sua sponte… non ha senso, lo so. 😀 Ci penserò.
      Grazie, a presto!

  • fabiojappo

    Sì, “La valigia dell’attore” ! Dovresti venirci un anno, poi La Maddalena è una meraviglia. Lui è sepolto nell’isola e nella lapide c’è una (bella) citazione di Valéry: “S’alza il vento. Bisogna tentare di vivere” (era anche maestro di vela tr ala’ltro).

    per aw: ma basta che fai una segnalazione, un estratto, anche dopo un po’ tempo che l’hai messo sul suo blog; non dico tutti i film che vedi, ma ogni tanto. io faccio così; per non lasciare d aoslo blind che è il più regolare ! come mod dobbiamo pur dare il buon esempio.

    • Asaka

      Il buon esempio spero di darlo in maniera più significativa per altre cose! 🙂
      Per queste e altre cose, riservo a me come agli altri utenti nella rete il piacere di scrivere se si ha voglia, e di non farlo se non la si ha. 😉

      Ci verrei veramente volentieri, a La Maddalena. Quella citazione di Valéry pare un haiku…
      Una ennesima visione dei film principali di Volonté è d’obbligo, mi hai fatto aumentare la voglia…

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