Delirio Asakiano,  Lingua

Pareva desso, ma poi non era

La cosa bella della lingua italiana è che si può dire tutto ed il contrario di tutto ed è sempre corretto.

Questa riflessione, che mi coglie ogni volta che studio qualche testo di linguistica e che tiro fuori ogni qualvolta qualcuno tenta di incastrarmi sulla presunta scorrettezza di alcune mie espressioni, mi è tornata in mente anche leggendo “Malalingua”, un agile libretto divulgativo che il linguista Pietro Trifone ha scritto per ripercorrere quella che lui definisce “la pattumiera della lingua italiana”, ovvero errori, volgarità e modi di dire poco ortodossi che hanno caratterizzato la storia della nostra lingua, da Dante ai giorni nostri, e che spesso sono entrati nell’immaginario e nella cultura nostrani.

Si comincia con Dante, con quello che a scuola in genere si censura a partire dai libri di testo e poi all’università si rispolvera per far appassionare i giovani studenti alla materia; il Dante dell’Inferno (ma non solo), dei canti di Malebolge in particolare; quello di

 

Taïde è, la puttana che rispuose

(Inf. XVIII 133)

 

e di

Una puttana sciolta

(Purg. XXXII 149, riferito alla Curia romana  :mrgreen: )

 

e di

quando colei che siede sopra l’acque
puttaneggiar coi regi a lui fu vista;

(Inf. XIX 107-108, riferito alla Roma papale :mrgreen::mrgreen: )

 

Come si può notare Dante non era uno che le mandasse a dire. :mrgreen::mrgreen::mrgreen:
Mi intratterrei volentieri ancora su questi appassionanti aspetti della lingua dantesca, da me studiati e proposti con notevole coinvolgimento da anni, ma mi diletta anche far notare ciò che giustamente Trifone ricorda, ovvero il Dante che riporta e spesso crea voci del parlato basso e popolare (anguinaia, appastarsi, biscazzare, arroncigliare – per indicare il ronciglio, il ferro uncinato brandito dai diavoli, che come potete immaginare mi interessa enormemente per via delle mie dame di compagnia :mrgreen: ); o neologismi coraggiosi e terribilmente affascinanti, come imparadisare (elevare a beatitudine paradisiaca), inforsarsi (essere in forse), inmiarsi e intuarsi (penetrare nella mia/tua anima).
Quando nel XVI secolo  riprese il dibattito sulla lingua, Dante venne messo da parte in favore di Petrarca, linguisticamente più raffinato, corretto ed elegante. Un esempio evidente è il fatto che Pietro Bembo, nelle “Prose della volgar lingua” (1525), bacchetta Dante elencando le espressioni popolari che il poeta avrebbe sbagliato ad utilizzare, censurando del tutto (ben cinque secoli prima della scuola pubblica italiana 😎 ) i versi veramente scabrosi.

Da Dante si passa a Ugo Foscolo, poeta estremamente interessato al problema della lingua (che non a caso riprese vigore con l’approssimarsi del Romanticismo), che in Epoche della lingua italiana si sofferma a parlare di lingua mercantile ed itineraria, per indicare quella lingua che si andava formando per l’attività mercantile nonché per le altre attività itineranti (quelle turistiche, religiose e teatrali), una lingua che accoglieva aspetti delle varie parlate locali senza tuttavia coincidere con una di esse in particolare, e che costituì un fondamentale tessuto per l’evoluzione dell’italiano.

Sulla lingua teatrale in particolare Trifone si sofferma sottolineando l’importanza delle soluzioni linguistiche goldoniane, che ricercano l’effetto di realismo della lingua parlata tramite uno studio attento delle “effettive strategie del discorso”. Il passo per arrivare a Eduardo De Filippo è breve; anche De Filippo si colloca sulla linea della “naturalezza espressiva”, ma se in Goldoni il fine è la mimesi, coerentemente con i coevi ideali illuministi, in De Filippo è preponderante il paradigma dell’impossibilità comunicativa.

Trifone riserva poi un capitolo a Girolamo Gigli, intellettuale vissuto a cavallo tra ‘600 e ‘700, e alla sua polemica con l’Accademia della Crusca. Gigli non era un tipo facile, va detto; fu bandito dal governatore di Roma, dal governatore della Toscana, dall’Accademia della Crusca e pure dall’Arcadia. Inutile dire che già ci piace.
La querelle tra Gigli e l’Accademia della Crusca è dovuta al Vocabolario Cateriniano, pubblicato da Gigli, a cui è sottesa l’idea che la lingua senese abbia eguale dignità quanto quella fiorentina, che era ormai predominante da secoli nel modello linguistico indicato dagli intellettuali. Le accuse mosse da Gigli alla Crusca non si limitano solo all’ambito strettamente linguistico, ma anche a quello storico-politico (sostanzialmente Gigli anticipa aspetti della linguistica che saranno recepiti molto in seguito, quale il legame tra la supremazia politica e bellica, e quella linguistica).

Altrettanto interessante risulta il capitolo dedicato a Checchina Ferri, una scolaretta di Sulmona a cui negli anni  1876-1878 furono impartite lezioni private di cui ci rimane testimonianza in una serie di quaderni, utili per esplorare ancora una volta la distanza tra la lingua parlata e quella scritta, tra la lingua locale e quella nazionale, oltre che per farsi due risate con le consegne da libro “Cuore” su cui gli allievi dell’epoca dovevano imbastire i loro elaborati, tra cui “Un bel fiore di mano di un bambino”, o “Una giovanetta commise una cattiva azione alla mamma. Quale fu? Come passò la notte questa giovinetta? Appena si alzò la mattina, cosa fece?” (mentre scrivo mi vengono in mente mille modi per sviluppare il componimento, ma ho la sensazione che nessuno di questi soddisferebbe l’animo gesuita dei precettori ottocenteschi).

Si passa poi alle “sgrammaticature” di Verga e alla difficoltà di Svevo di scrivere in italiano sciolto, difficoltà vissuta con senso di colpa (come del resto anche la sua attività di scrittore parallela a quella di impiegato) e rintuzzata da quei monellacci di critici che amano affondare il coltello nelle piaghe più profonde degli scrittori più sensibili.
Si disamina in seguito brevemente l’italiano cinematografico e i modi di dire entrati nell’immaginario collettivo (“Ricordati che devi morire!” “Sì sì no… mo me lo segno proprio!” ♥).

Un capitolo interessante è quello dedicato al gergo giovanilistico, per affrontare il quale Trifone ha puntato su una precisa realtà locale: Pescara. Ma il discorso potrebbe essere esteso facilmente ad altre realtà locali.

Ancora più interessante è lo studio dei termini del mondo lavorativo post-Legge Biagi, in cui il linguista non si lascia mancare qualche riflessione che mostri come la lingua non sia cosa a parte dal vissuto quotidiano (“[…] le parole simbolo del nuovo mercato del lavoro, flessibile e flessibilità, con i neologismi derivativi flessibilizzare e flessibilizzazione, sono a ben guardare sinonimi molto più astuti di licenziabile, licenziabilità, licenziare e licenziamento.”)

Infine, una rapida ma efficace panoramica sullo stato della lingua italiana attuale, sul suo rapporto con i dialetti, sul rapporto tra norma e uso, con un interessante richiamo, alla lista degli errori comuni stilata nel dizionario Zingarelli, ove Asaka ha appreso con orrore che la forma corretta di talune seguenti parole sarebbe “leggiero”, “efficente”, “cosidetto”, e soprattutto che in scandinàvo l’accento corretto cade sulla à e non sulla ì.
Il buon Trifone svela subito però che trattasi di amabile bacchettata maliziosa al blasonato dizionario, moderna Appendix Probi dei giorni nostri: come infatti il maestro romano nel IV secolo si affannava a redigere liste di errori e relative forme corrette di un latino ormai trasmutato dagli eventi storici e dagli incontri/scontri tra civiltà diverse, così Trifone sottintende che a lungo andare l’uso ha buone possibilità di divenire norma, e che la lingua non va ingabbiata ma studiata in relazione all’uso e ai tempi.

E che insomma se uno vuole usare “sto” al posto di “sono”, non è un crimine contro l’umanità (parentesi personale con cui Asaka risponde ad una delle tante critiche linguistiche mossele di recente).

In definitiva un libro agevole, interessante e ricco di spunti. Ci sarebbe stato bene qualche approfondimento su argomenti in fondo trattati in maniera abbastanza breve (il teatro, in particolare), ma possiamo considerarlo un buon punto di partenza per altre mete.

 

 

  Il post è dedicato alla persona con cui ho avuto la più interessante pseudo-conversazione sulla lingua della mia vita: non fosse stato per la salsa agitata, sarebbe stata una vera conversazione! 😛

 

Specialista in Nullafacenza e critica ai Massimi Sistemi Inesistenti, maestra di Gattopardismo italiano nonché Essere in cui Accidia ed Ignavia si concentrano con rara perfezione e comunione, Asaka scrive mentre il dottor R, tra un amaretto al pistacchio e una caramella alla liquirizia, arrotonda lo stipendio come centralinista del 15** e tormenta il proprio cuscino (il quale ne è certamente contrariato).

13 Comments

  • JulesJT

    Ciao, Asaka.
    Comincio subito dicendo che d’ora in poi farò tesoro dei termini “inforsarsi” e “inmiarsi” (geniali! XD) e li userò per il resto della mia vita.
    In secondo luogo, nonostante tutte le parafrasi che mi sono sciroppato durante la mia carriera scolastica, non ricordo d’aver letto certi termini nella Divina Commedia; sarà che la mia classe studiò unicamente un testo comprensivo di 33 canti scelti o che forse la mia prof di Storia e Letteratura evitò abilmente alcuni di essi (il che mi suona strano dal momento che anche lei era una persona che “non le mandava a dire”, anzi, la ricordo con affetto proprio per questa sua peculiarità).
    Mannaggia, chissà che divertimento sarebbe stato!
    Mi sono soffermato su Dante perché non hai idea di quanti mal di testa mi sia fatto venire nel tentativo di parafrasare decentemente il suo maledetto linguaggio aulico tipico dei fieri stilnovisti. >___<
    (Ma poteva andarmi peggio….. c'è chi era costretto a fare chilometriche analisi logiche dell'Ulisse James Joyce…… tortura indicibile, punizione estrema e sadica).

    Interessante il discorso dell'evoluzione della lingua italiana e dei termini volgari tramandati nei secoli.
    Naturalmente anch'io sono rimasto sbigottito nel leggere:

    – "….ove Asaka ha appreso con orrore che la forma corretta di talune seguenti parole sarebbe “leggiero”, “efficente”, “cosidetto”, e soprattutto che in scandinàvo l’accento corretto cade sulla à e non sulla ì."

    O___O' O___O' O___O' O___O'

    Anyway, di tutti i testi volgari che mi è capitato di leggere, ne ricordo uno talmente osceno che non ho il coraggio di nominare su queste pagine.
    Un libro di una tale potenza espressiva da lasciare senza parole ogni lettore…. posso solamente dirti che non è italiano (magari potrò accennartelo via PM). Parla di alcuni aspetti poco noti della nobiltà europea. Lo scoprì per caso mentre andavo a frugare in armadi non miei (! XD !) e capii perché il suddetto testo venne (poco abilmente) nascosto.
    Terribile il potere delle parole.
    Ciauuuuu, a presto!

  • JulesJT

    P.S.
    Accidenti, non posso modificare quanto ho scritto!
    >__<
    Comunque: *scoprii", non *scoprì*.
    Dopo questo erroraccio merito di finire in un bel girone infernale dantesco….. devo soltanto decidere quale…. Mmm…..

    • Asaka

      Eh, Jules, è tosta scegliere quali canti spiegare e quali no della Commedia. Puoi mai saltare gli Spiriti Magni, Paolo e Francesca, Pia dei Tolomei, Ulisse, Ciacco, Pier delle Vigne, Farinata, Cavalcanti senior, Brunetto, Ugolino… soprattutto nell’Inferno, i personaggi che balzano fuori dalle pagine sono tali e tanti che alla fine non si può non privilegiarli rispetto al resto…
      Sto spudoratamente difendendo la tua insegnante, se non si fosse capito. XDD

      O___O’ O___O’ O___O’ O___O’

      La stessa faccia che ho fatto anche io. XDD
      Scherzo, maneggiando le grammatiche sono abituata a notare discordanze molto forti.
      Certo, quando ho letto di quello scandinàvo, con tutte le volte che ho parlato di vichinghi e normanni negli ultimi mesi, mi è un po’ presa la tachicardia. XDDD

      Vorrei però fosse chiaro che in realtà non ritengo minimamente volgare Dante, neanche versi molto più espliciti di questo.
      La volgarità vera è quella gratuita, e non mi interessa. Non so se il libro di cui parli lo sia.
      Terrò però a mente che con te è meglio chiudere gli armadi a chiave… XDD

      il suo maledetto linguaggio aulico tipico dei fieri stilnovisti. >___

      Be’? Che hai da dire sul linguaggio stilnovista? È meraviglioso, denso, pregnante, fantasioso, allusivo, ricco, corposo, filosofico.. e soprattutto ormai lo conosco così bene che lo so parafrasare a braccio! XDD

    • Asaka

      Jules, credimi, l’inferno sarà molto popolato in parecchi gironi… ti toccherà prendere il numero come dal macellaio per entrarci. XDD

  • JulesJT

    Sì, contro Dante e il Dolce Stil Novo non ho nulla. Il mio discorso era più che altro legato a lunghi pomeriggi passati tra testi scolastici e dizionari….. in verità era piuttosto divertente leggerlo e commentarlo insieme.

    Comunque preferisco Foscolo…. 😛

  • Altair

    Parentesi su Eduardo e l’impossibilità comunicativa contro cui lottano i suoi personaggi: per fare un esempio, Luca Cupiello tenta per tutta la durata della commedia (?), senza riuscirci, a pronunciare la frase “ci riuniamo”. Essendo una situazione irrealizzabile nella realtà, se non in modo apparente e illusorio, quel “ci riuniamo” può essere reso solo con delle deformazioni linguistiche (“ci iuniam’.. ci aiuiniam… ci runiam…”… solo in dialetto riesce a dire “c’ aunimm’ e magnamm’ “).

    Devo rivelarti anche quanto fosse scurrile il tuo adorato Giacomo nelle sue corrispondenze private custodite nella sua abitazione natale? XDDDD

    • Asaka

      Parentesi su Eduardo e l’impossibilità comunicativa contro cui lottano i suoi personaggi

      Sono piuttosto brava a lanciare esche, abboccano sempre tutti i pesciolini rossi… 😛

      Devo rivelarti anche quanto fosse scurrile il tuo adorato Giacomo nelle sue corrispondenze private custodite nella sua abitazione natale? XDDDD

      Ma che c’entra, quella mica è volgarità, è arte… è come i calendari Pirelli, sono nudi d’autore… XDD

      Altair, perché mi provochi? Speri forse che accorra a Recanati a indignarmi di persona?
      A Giacomo è perdonato tutto. ♥

      A te no perché sei maliziosa e getti zizzania tra me e Lui. XDD

      P.S. Mi pare di sentire delle sirene… a te no? XDD

  • Altair

    “Speri forse che accorra a Recanati a indignarmi di persona?”

    Ma quale indignazione! 😀 Avessi visto com’era divertita la mia prof di italiano delle medie nel prendere atto di questo Suo inaspettato modo di esprimersi… :mrgreen:

    “abboccano sempre tutti i pesciolini rossi…”

    E se “tutti i pesciolini rossi” fossero loro stessi l’esca per gli orsacchiotti di peluche… ?

    P.S. non sento proprio nessuna sirena… sicura di non avere esagerato con gli oppiacei? XDD Mi preoccupi, Giovanna. Si inizia con le sirene, si passa alle voci, e ci si ritrova sul rogo in men che non si dica… XDD

    • Asaka

      Avessi visto com’era divertita la mia prof di italiano delle medie nel prendere atto di questo Suo inaspettato modo di esprimersi… :mrgreen:

      Magari invece io tirerei fuori il fazzoletto e piangerei affranta, che ne sai? Non fare di tutta l’erba un fascio, sono una donna fragile, io… XDDD

      E se “tutti i pesciolini rossi” fossero loro stessi l’esca per gli orsacchiotti di peluche… ?

      Mi stai dicendo che l’orsacchiotto di peluche mangerebbe il pesciolino rosso??! Povero pesciolino rosso… da lasagna nel Frecciabianca si mangiava da solo, da pesciolino viene mangiato dagli orsacchiotti di peluche…

      sicura di non avere esagerato con gli oppiacei? XDD

      Fuss’ ‘a Maronn’…

      Mi preoccupi, Giovanna.

      Anche tu, Altair. Giovanna è l’obliteratrice di PE Centrale. XDDD

      Si inizia con le sirene, si passa alle voci, e ci si ritrova sul rogo in men che non si dica… XDD

      Non è la prima volta che, novella Sakurambo, mi profetizzi il rogo.
      Ti vuoi proprio sbarazzare di me, eh?

      Povera me Vittima e Fragile… XDDD

  • Altair

    “Non fare di tutta l’erba un fascio”

    Non potrei mai, se non voglio ritrovarmi anch’io col fazzoletto in mano a causa della mia cronica allergia ai fasci… (n. 41)

    “Povero pesciolino rosso”

    Non mi risulta che il povero pesciolino rosso occupi posizioni di vertice nella catena alimentare… prima o poi gli tocca… XDDD Se sarà per mano di un Orso, di un Pinguino o di un Grissino, non ci è dato saperlo… XDDD

    Diciamo che siamo entrambe preoccupanti: tu parli con i pali, io con le obliteratrici… XDDD
    … ammetterai che i nostri avvincenti soliloqui con oggetti inanimati pongono ulteriori interrogativi sulla questione dell’evoluzione linguistica… XDD

    Giammai riuscirei a sbarazzarmi di te. Con chi giuocherei, altrimenti? :mrgreen:

    • Asaka

      Non potrei mai, se non voglio ritrovarmi anch’io col fazzoletto in mano a causa della mia cronica allergia ai fasci…

      Non intendevo i fasci del Ventennio…
      Ma perché sto precisando? XDD

      Non mi risulta che il povero pesciolino rosso occupi posizioni di vertice nella catena alimentare…

      Ma lo sai che io sono sempre dalla parte dei deboli e delle Vittime, e non accetto il classismo della catena alimentare!
      Soprattutto i pesciolini rossi che nuotano verso le scrivanie, sono una specie protetta da salvaguardare.
      Con chi giuocherei, altrimenti? :mrgreen:

      Giammai riuscirei a sbarazzarmi di te. Con chi giuocherei, altrimenti? :mrgreen:

      Ti rendi conto che ormai copi spudoratamente il mio lessico e la mia sintassi? Hai versato le necessarie royalties?
      Voglio augurarmi che non te ne vada anche in giro ad aprire (ho editato!) tutte le vocali che trovi o ad usare impropriamente sto al posto di sono o quell’orrendo fenomeno vocalico che porta dritti dritti in istazione. XDD

      Diciamo che siamo entrambe preoccupanti: tu parli con i pali, io con le obliteratrici… XDDD

      Quando ci vengono a prendere i camici bianchi, gli chiediamo se ci mettono nella stessa cella d’isolamento?
      Solo che poi non si chiamerebbe più cella d’isolamento. Questo è un problema.

      XDD

  • Altair

    “e non accetto il classismo della catena alimentare!”

    Già, queste catene alimentari incostituzionali!
    Hai provato a persuadere i 2/3 del parlamento sull’argomento?

    “Hai versato le necessarie royalties?”

    No. Dovevo? Non sapevo di aver aperto un negozio in franchising facente parte del tuo impero commerciale. 😛 [poi faccio sostituire gli specchi che ho appena graffiato]
    E guarda che mi sono accorta che hai editato, mica c’era bisogno di scriverlo! XDD E se le aprissi? XDD Che fai, mi denunci per eccesso di apertura vocale? XDDD

    “Solo che poi non si chiamerebbe più cella d’isolamento. Questo è un problema.”

    Prima di leggere la tua frase, mi stavo interrogando sulla medesima questione. XDDDD
    Mi spiace dirtelo (soprattutto senza che io abbia versato alcun diritto d’autore), ma, lasciatelo dire, sei caduta in una grave improprietà lessicale: come fanno ad isolarci insieme nella stessa cella? È un po’ ossimorica, come situazione… poi agli infermieri glielo spieghi tu, eh? 😀

    • Asaka

      Hai provato a persuadere i 2/3 del parlamento sull’argomento?

      No, perché ancora non ricevo il beneplacito dell’Unione Europea sulla questione. Se lo chiede l’Europa, sicuramente mi lasceranno salvare un pesciolino rosso in cambio dello sterminio di qualche altra categoria animale. Ops, sto diventando sovversiva!

      Non sapevo di aver aperto un negozio in franchising facente parte del tuo impero commerciale

      Non sono certo miei i negozi che settimane fa trovavo a ogni passo recanti il tuo nome solo o con quello del tuo compagno di lussurie infernali.

      [poi faccio sostituire gli specchi che ho appena graffiato]

      Attenta che ti graffi le unghiette! XDD

      E se le aprissi? XDD Che fai, mi denunci per eccesso di apertura vocale? XDDD

      No, ti denuncio per plagio! E per oltraggio a pubblico ufficiale: scherzi col fuoco, attenta!

      come fanno ad isolarci insieme nella stessa cella?

      Ci isolano dal resto del mondo e ci lasciano a delirare per conto nostro, così ce la suoniamo e ce la cantiamo da sole, senza colpo ferire. XDD
      Ci parlo io con gli infermieri, non ti preoccupare. Qualche bottiglia di Montepulciano e sistemiamo tutto. Ci stai?
      XDDD

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