Cinema,  Storia

“Noi credevamo”…qualcuno ancora crede

Due anni fa ebbi l’occasione di assistere ad una proiezione per gli studenti del film di Mario Martone, “Noi credevamo”, affresco storico del Risorgimento italiano in concorso alla 67a Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Per motivi logistici alla fine non presenziai e non riuscii, nell’immediato, a recuperare il film. Il che è stato decisamente un bene, alla luce di quanto è cambiata la mia visione dei fatti storici di quel periodo.

“Noi credevamo”  è un film di oltre tre ore, scritto da Martone e De Cataldo, tratto dall’omonimo romanzo di Anna Banti, diviso in quattro capitoli (Le scelte, Domenico, Angelo e L’alba della nazione), e focalizzato su tre giovani del Cilento: Salvatore, Angelo e Domenico. Il vero protagonista è proprio Domenico, il cui sguardo accompagna la narrazione sino all’ultimo fotogramma. I tre giovani sono accesi sostenitori della Giovine Italia mazziniana: credono nell’idea di una Italia unita e libera, credono nell’idea di una Repubblica democratica, e sono disposti a rischiare la vita per il loro ideale. Li conosciamo quando sono ancora ragazzi, Salvatore figlio di poveracci, Angelo e Domenico figli di signori. Le classi sociali diverse non frenano la loro amicizia e il loro condividere ideali di libertà e democrazia. Si muovono tra l’Italia l’Inghilterra, tra cospirazioni e progetti. Si confrontano con un’aristocrazia reazionaria e conservatrice, e con una colta intellettuale che mostra loro l’insensatezza di un’unità compiuta dall’alto (la principessa di Belgiojoso, interpretata da Francesca Inaudi). Mazzini è il loro nume tutelare, il Maestro da venerare, rispettare e proteggere. Gli anni passano, i maneggi di Cavour e le armi di Garibaldi “uniscono” l’Italia. Mancano Roma e il Veneto. Domenico è sempre lì pronto a combattere, invecchiato ma instancabile, attento, circospetto, osservatore. Questa Italia alla fine si farà, ma sarà un obbligo coniugare il verbo credere all’imperfetto.

La pellicola si caratterizza per un costante senso di disillusione che non nasce da una vera reinterpretazione dei fatti storici, ma dall‘ammissione dell’ambiguità di molti personaggi che l’Italia l’hanno fatta, a partire da Mazzini, i cui ideali sono la spinta e il manifesto dell’intero film, sempre nascosto e impegnato in trame segrete, fino a Crispi, mazziniano siciliano pronto a riscoprirsi sostenitore sabauda (oltre che soppressore delle rivolte meridionali, aggiungo io). Cavour e Garibaldi sono i grandi assenti dell’affresco storico, continuamente nominati ma mai filmati; impegnati a lavorare nell’ombra.

Ben presenti invece una serie di luoghi comuni che potevano (dovevano) essere evitati. A partire dai napoletani borbonici rappresentati come stolti, ignoranti e malvagi – vedasi parentesi carceraria di Domenico. Per continuare con la solita storia secondo cui Garibaldi avrebbe agito all’insaputa (se non contro) Cavour, il che è una “verità” in corso di rivisitazione, visto che secondo taluni la spedizione dei “Mille” fu accuratamente preparata con l’appoggio delle grandi potenze europee (che chiusero occhi e orecchie dinanzi a numerose violazioni del diritto internazionale), in primo luogo dell’Inghilterra, che fornì navi e reclutò mercenari, ed è comunque difficile credere che lo sbarco sia potuto avvenire all’insaputa della comunità sabauda, borbonica e internazionale. E possiamo continuare con le parole di una matura contessa di Belgiojoso all’indomani del 1861:

Quello che succede al Sud fa paura. I briganti la fanno da padrone. Lo Stato non riesce a far rispettare la legge, e nessuno si fida più di nessuno.

Spiazza che a dir questo sia proprio il personaggio deputato ad essere coscienza critica della vicenda. E a poco serve il tentativo di attenuare parole così pesanti e banali con le immagini di meridionali impalati, meridionali fucilati, meridionali riversi. Il brigantaggio fu un fenomeno molto complesso, diretta conseguenza dell’imposizione economica, legislativa e militare di uno Stato su un altro Stato. E molto dà da pensare una frase come Lo Stato non riesce a far rispettare la legge, quando proprio quello Stato violò ripetutamente lo Statuto Albertino, e quindi la legge, per sottomettere l’altro, innescando una vera e propria guerra civile in cui, come alcuni libri di storia fanno notare, lo Stato ha perso, pur avendo ridimensionato il fenomeno.

Quando il film uscì nelle sale, fu presentato come una pagina innovativa della nostra Storia, che portava alla luce tanti lati oscuri sino a quel momento taciuti. Ma in realtà, tolti gli accenni – veramente radi – alla situazione meridionale, e tolta l’ambiguità di molti personaggi che “fecero l’Italia” non si sa se più per interesse nazionale o per interesse personale, l’impianto narrativo e ideologico è sostanzialmente tradizionale, tracimante di ideali e a volte anche retorica, e la disillusione di Domenico sembra guardare più al nostro presente che al passato che fu, con un’ottica chiaramente volta a celebrare la Repubblica. E forse non poteva essere diversamente, non ci poteva aspettare di più da una produzione in cui figurano Rai Cinema e il sostegno del Comitato Italia 150.

Invece è necessario andare oltre, andare oltre gli stereotipi e le frasi convenzionali con cui ci è stata insegnata l’Unità d’Italia. E non dare retta a chi parla dispregiativamente di revisionismo. La Storia non è fatta di buoni e cattivi. È fatta da uomini e da eventi che hanno cause, a volte razionali a volte meno, e conseguenze. E i problemi dell’Italia sono in gran parte diretta conseguenza di quanto accaduto (e taciuto) due secoli fa. Capire ciò che accadde, capire perché milioni di italiani emigrarono non solo dal Sud ma anche dal Veneto, nella seconda metà dell’Ottocento, vuol dire capire perché tante cose ancora oggi non funzionano, nel nostro sistema culturale ed economico e soprattutto tra noi italiani.

Il film può essere un primo passo per prendere coscienza di una Storia che fu diversa da come è stata riscritta e obbligatoriamente imparata, ma è necessario andare oltre. Oltre, come suggeriscono le meravigliose musiche della colonna sonora che sanno indicare molto altro rispetto alle immagini frenate, seppur ispirate, della regia, e ad una recitazione di maniera e priva di trasporto.

In sostanza, un’occasione persa per mancanza di coraggio. Qualcuno vorrà riprovarci? Io ci credo…

 

La mia valutazione: 6/10

 

Per approfondire:

– Articolo di Claudio Siniscalchi su L’Occidentale

 

 

 

 

 

Specialista in Nullafacenza e critica ai Massimi Sistemi Inesistenti, maestra di Gattopardismo italiano nonché Essere in cui Accidia ed Ignavia si concentrano con rara perfezione e comunione, Asaka scrive mentre il dottor R, tra un amaretto al pistacchio e una caramella alla liquirizia, arrotonda lo stipendio come centralinista del 15** e tormenta il proprio cuscino (il quale ne è certamente contrariato).

10 commenti

  • ximi

    Sai.. in fondo la storia non la comprendi fino in fondo nemmeno quando la vivi in prima persona. Troppe cose ci sono sconosciute.occultate, manipolate e l’ignoranza dilaga, a volte i pregiudizi, le prese di posizione, gli irrigidimenti mentali..ormai credo solo nell’attimo e nel cercare di non ripetere gli errori., troppo poco, mi risponderai.. 🙂
    Mi permetto di rivolgermi ad Altair => è stato un piacere leggerti, siete imperdibili tutte e due! Ehi hai anche tu un blog? Se si, potresti dare il link 🙂 Ehehe!
    A presto,

    • Asaka

      @ Ximi

      Ma il fine della storia è proprio cercare di non ripetere gli errori, come dici tu… è il medesimo discorso, ma applicato non solo ad una dimensione individuale, bensì ad una collettiva. E se io mento a me stessa, rifiutandomi di ammettere le verità che non gradisco, potrò mai crescere come persona? E se un popolo mente a se stesso sulla sua storia, potrà mai crescere?
      Questi (e tanti altri) sono i motivi per cui io credo fermamente nello studio della storia. Pur sapendo che ogni ricostruzione potrebbe escludere tanti elementi che nemmeno immaginiamo, come giustamente fai notare.
      Sull’argomento “storia” prendo fuoco facilmente (mi è stato fatto notare che sono un po’ “appiccia foc’“, come si dice dalle mie parti), pertanto vi consiglio di fingere sempre condiscendenza al riguardo… 😆 :mrgreen:
      (scherzo, eh?)

  • fabiojappo

    Ci credi che non l’ho mai visto!? Ricordo che feci una lunga intervista a De Cataldo al festival dell’Asinara sul rapporto tra scrittura e cinema, ma poi non vidi il film. Mi fai però venire voglia di recuperarlo, anche per le interessanti osservazioni. Ovviamente non bisogna chiedere troppo al cinema, di fare lezioni di storia, ma la potenza del mezzo può – come dici tu – aiutare un presa di coscienza generale.

    p.s. ti correggo, il Leone d’Oro non l’ha vinto (andò a “Somewhere” di Sofia Coppola, autrice che a me piace molto 🙂 )

    • Asaka

      Hai ragione, quell’edizione la vinse la Coppola; correggo subito l’articolo, grazie Fabio 😉

      Il cinema non deve fare lezione di storia, hai ragione. Però perde la sua sincerità e credibilità quando va a rafforzare preconcetti maliziosamente inculcati già in mille altri modi; non so, per me il cinema è liberazione intellettuale. Forse gli chiedo troppo? 😉
      E comunque, tra le righe si intravvede il desiderio di Martone di dire altro…o forse sono io che ci ho visto ciò che non c’è… Diciamo che a mio avviso la produzione ha pesato parecchio sul risultato

      Se lo vedi, fammi sapere cosa ne pensi

  • Altair

    Nemmeno io ho visto il film di Martone; l’ho quasi finito di recuperare (ma, conoscendomi, tra qualche giorno mi dimenticherò già di averlo e potrebbe rimanere parcheggiato per mesi in qualche sottocartella…).
    Invece qualche settimana fa mi sono imbattuta per caso, facendo zapping su youtube, in un film di Squitieri, ovvero “Li chiamarono… briganti!”. Questo voglio vederlo quanto prima; non so cosa aspettarmi, ma sembra che in quanto ad audacia e revisionismo si spinga decisamente oltre (altrimenti per quale motivo ritirarlo dalle sale subito appena uscito?). Non voglio esprimere giudizi prima del dovuto, ma la pagina di wikipedia e il fatto che sia incentrato sulla figura di Carmine Crocco mi hanno incuriosita a vederlo.
    Potete trovarlo qui: http://crimcwt.downloadzoneforum.net/index.php?showtopic=96534
    Altrimenti, se non avete un account o altri mezzi per reperirlo, come ultima spiaggia lo trovate interamente caricato su youtube: http://www.youtube.com/watch?v=Uw4cO5fTk2E&feature=fvwrel
    Asaka, tu lo hai visto? Qualcun altro lo ha già visto? Che ne pensate?

    Ps. per Ximi: no, non ho un blog, onestamente non ci avevo neanche mai pensato… comunque, semmai mi decidessi ad aprirne uno chiedo a te! 😉 A presto

  • Asaka

    Ciao Altair 🙂
    Il film di Squitieri non l’ho ancora visto; lo conosco di fama, e conto di recuperarlo quando mi riapproprierò di una linea decente.
    Grazie della segnalazione

  • Altair

    Ho visto “Li chiamarono… briganti!”; è in tutto e per tutto revisionista, ma onestamente mi aspettavo un po’ di più… (per quel che mi riguarda sono del tutto persuasa della fondatezza delle versioni revisioniste – che mi sono state confermate da più voci, anche qua in Centro Italia – e non perdo occasione per infilarle in qualsiasi discorso 8) … mando un grazie virtuale a chi mi sopporta nella vita reale! :mrgreen: ).
    Sono d’accordo con fabiojappo sul fatto che un film non possa fare una lezione di storia, è impossibile affrontare ogni aspetto di un determinato evento, ma almeno un filo del discorso solido deve mantenerlo.. ecco, trovo che il principale difetto di questo film sia questo: il fatto che a livello registico e di sceneggiatura faccia un po’ acqua e l’insieme ne risulti scollato e frettoloso (a partire dal montaggio, che sembra fatto con Windows Movie Maker – capisco l’intento di dare un taglio più asciutto, ma c’è modo e modo di farlo, e in questo caso lo trovo mal riuscito… insomma, deve capirsi che gli stacchi repentini sono voluti).
    In sostanza è un film che per contenuti tenta di dire un sacco di cose ed ha il coraggio di farlo senza mezzi termini (Cialdini è mostrato per quello che effettivamente è stato), ma vengono esposte in modo confusionario o sommario per cui temo che il messaggio non abbia l’efficacia che speravo avesse.
    Se uno spettatore non è preparato sull’argomento o conosce solo la versione ufficiale dei fatti dubito che riuscirebbe a comprendere la presa di posizione di Crocco e dei suoi conterranei. La vicenda raccontata nelle due ore della pellicola si estende dal momento in cui Crocco diventa un “brigante” fino al tradimento di Caruso… dal mio punto di vista Squitieri avrebbe dovuto soffermarsi maggiormente sulle cause che lo hanno portato a maturate quella decisione… se il film lo avessi fatto io (viva la modestia! XD ), avrei dedicato una buona mezz’ora per mostrare la “liberazione” del Sud Italia… una volta avuto un quadro ben definito degli antefatti lo spettatore avrebbe avuto gli strumenti per comprendere meglio i rapporti causa/effetto e capire “chi” combatteva per “cosa”, sia da una parte che dall’altra. Questi antefatti vengono accennati, ma a mio avviso in modo poco significativo.
    Inutile che ci giro intorno; quel che tento di dire è che la narrazione, dal mio punto di vista, sarebbe dovuta essere curata meglio (assieme agli altri aspetti del linguaggio cinematografico) per servire il non semplice intento di far luce su una pagina importantissima della nostra Storia.
    Ma, al di là dei difetti, spero che comunque riesca a spronare lo spettatore ad approfondire le questioni trattate cercando le risposte altrove dai libri di storia ufficiali, quelli che appunto sono scritti dai vincitori… mentre gli altri li chiamarono “briganti” proprio perché sono usciti sconfitti…

    • Asaka

      Grazie della tua recensione, Altair 🙂
      Insomma, mi pare di capire: contenuti interessanti, forma scadente, e di conseguenza messaggio veicolato male.
      Quello che scrivi sulla forma mi rattrista come spettatrice…più che altro perché è un film che dovrò vedere e detesto quando la forma è curata male, soprattutto nel montaggio.
      Sui contenuti, sono veramente curiosa; di Crocco ho letto svariate opinioni diverse – su Cialdini invece si concorda 😉
      La questione del brigantaggio è veramente complessa; penso che, così come nell’unificazione italiana ci sia stato chi credeva in ideali e chi cercava l’interesse pratico, così anche nel brigantaggio le due cose si mescolino, non solo tra loro ma assieme ad altri elementi tutti alquanto esplosivi. Mi chiedo se il film metta in rilievo queste sfumature o se sia a suo modo “squadrato”. Che dici, Altair?
      L’argomento mi interessa notevolmente, e ho sempre il desiderio di scrivere qualche post che condensi i frutti delle mie letture. Ma i tempi ancora non sono maturi 😳
      Condivido, @Altair, la riflessione sul fatto che la Storia ufficiale la scrivano sempre i vincitori. Mi chiedo cosa verrà scritto tra 100 anni del nostro periodo storico corrente.

  • Altair

    “contenuti interessanti, forma scadente, e di conseguenza messaggio veicolato male.”
    Esatto, hai sintetizzato in una frase quello che stavo malamente cercando di dire!
    Riguardo le sfumature che cerchi… cerca altrove. La chiave di lettura di Squitieri è netta, dove i briganti sono i buoni, mentre i filo-unitaristi sono i cattivi. Anche la figura di Crocco ci viene mostrata nel suo lato più rivoluzionario e idealista senza mostrarci che prima arruolarsi coi garibaldini e dopo il periodo legittimista brigante lo fu davvero… insomma è un film di indiani e cowboy, c’è poco spazio per leggere i personaggi sotto una luce controversa (sia da una parte che dall’altra, e già il fatto che queste parti siano così marcatamente distinte la dice lunga)… già raccontare gli eventi dal lato legittimista ha significato diversa audacia (e il ritiro dalle sale), forse non gli si poteva chiedere di più…
    Appena vedo “Noi credevamo” commento anche quello! 😉

  • Asaka

    Ma come “cerca altrove”!!! 😯 😆 Hai demolito il film in un secondo… 😆
    Ma lo vedrò lo stesso, mi piacciono i film indiani VS cowboy…soprattutto quelli in cui i cowboy sono i cattivi 8)

    [quote] Appena vedo “Noi credevamo” commento anche quello! 😉 [/quote]
    Con calma…non ti perdi assai :mrgreen:

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