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“Nobody to watch over me”, Kimizuka Ryôichi (2008)

Se avessi un minimo di stima per gli Academy Awards mi chiederei come abbia fatto “Nobody to watch over me” ad essere candidato come miglior film straniero nell’82a edizione. Fortunatamente non ce l’ho e ciò mi evita di pormi un ennesimo inutile problema.

La pellicola di Kimizuka Ryôichi, per uno spettatore occidentale, può risultare spiazzante per ciò che racconta. Un omicida minorenne viene arrestato e la sua famiglia è sotto sorveglianza della polizia che la deve proteggere dalle aggressioni del pubblico e dal rischio del suicidio. Dico spiazzante perché a volte può risultare eccessiva una tale morbosità, persino a noi occidentali che in quanto a ciò siamo molto smaliziati. Per cui lo spettatore potrebbe non essere sempre sicuro di stare assistendo ad un ritratto realistico del Sol Levante o ad alcune esagerazioni.

Potenzialmente, il film potrebbe porre dei buoni interrogativi, ma la maggior parte di essi vengono abbandonati subito. Per il resto, è tutto un fiorire di cliché che chi conosce un po’ il cinema mainstream nipponico e le serie televisive, riconosce subito. Il poliziotto tormentato, l’adolescente ribelle che nessuno capisce, e mi fermo qui solo per non lanciare anticipazioni sul prodotto. Sceneggiatura scontatissima e bucata quanto una fetta di groviera (e a questo punto mi piacerebbe che qualcuno mi spieghi come ha fatto a vincere al Festival di Montreal).

Passiamo alla messa in scena. Vi sono diverse sequenze d’azione, soprattutto nella prima parte (che, come spesso nei film giapponesi e coreani, è quella più dinamica: nella seconda si pone mano al collirio). Ma sono girate in una maniera che occhieggia il cinema americano, e male, dal mio punto di vista. Gli atteggiamenti degli attori sono visti e stravisti e a volte anche ridicoli – penso alle mani che tremano e mi viene in mente Chiaki-kun quando pensa agli aerei – e le interpretazioni sono piatte. Persino Shida Mirai, la protagonista, che tanto mi piacque in almeno due drama, qui è davvero insopportabile. O forse è il rischio che si corre a replicare eternamente lo stesso ruolo.

Ciò che è interessante sono proprio i meccanismi socio-culturali innescati dall’evento principale, l’aggressione mediatica a cui fa seguito quella del pubblico (perché di quello si tratta… ciò che non si vede non esiste) e a cui tenta di reagire l’aggressione della polizia. Avviene tutto in maniera violenta. Sarebbe stato interessante approfondire. Si è preferito invece approfondire il rapporto tra il poliziotto e la ragazzina, con tanto di crescita personale da ambo i lati. E vissero tutti felici e contenti nonostante un po’ di cadaveri lasciati per strada.

Se non seguo più il cinema mainstream giapponese e coreano, è anche perché mi sembra sia eccessivamente plagiato da quello statunitense. E questa mancanza di personalità, questo riverberarsi dell’ipocrisia e della ricerca del compiacimento dello spettatore, lo rende così anonimo da farmi passare la voglia di seguirlo. Il mio è un discorso generico e forse anche qualunquista; me ne avvedo e ne chiedo scusa, ma non posso evitare di pensarla così.

Ad ogni modo, il film in questione è, a mio avviso, sopravvalutato.

 

[rating=5]

Tit. or. “Dare mo mamotte kurenai”

Regia: Ryôichi Kimizuka

Sceneggiatura: Ryôichi Kimizuka, Satoshi Suzuki

Cast: Kôichi Satô, Mirai Shida, Ryûhei Matsuda, Yuriko Ishida

Prod. Giappone 2008

Durata: 118 minuti

 

 

Foto del post: fotogramma di “Dare mo mamotte kurenai” della Toho produzione e distribuzione.

 

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Published in Cinema

6 Comments

  1. Antonietta Antonietta

    Avverto fortissima in me l’urgenza, anzi, -che dico?- l’escrescenza di imbrattare questo esempio di critica cinematografica con uno dei miei commenti, peraltro totalmente inutili, dal momento che, raramente, finisco di leggere un post, dato il mio disturbo dislessico e anche diusgrfraico. Ma tanto mi si compatirà comunque, nevvero?
    Quindi, posso anche non scrivere nulla. Anzi, meglio. Posso miagolare.
    C’est la meme chose.. Qualunque cosa voglia dire.
    Quindi, attacco la sinfonia:
    MIAOOOOOO. MIAOOOOOO. MAOIIIIIIIIIIIIIIIII(gatto disgrafcio)

    • Povera Antonietta… si vede proprio che ti annoi da quando non devi più accompagnare a scuola il tuo capra.
      E se per ammazzare il tempo facessi qualche viaggetto in quegli adorabili pullman locali che tu tanto ami?
      O invece provassi a guardare un film di quelli che io mi prendo la pena di recensire per non essere letta da te?

      P.S. Gatto, sei pure stonato.

  2. Fabio Fabio

    Ciao ! Passo dopo diverso tempo sul tuo blog e vedo che l’ultimo post riguarda quella che è stata a mia prima traduzione 🙂 Chissà perché lo avevo scelto, poi, non è certo un gran film anche se non sono così severo come te (forse rivedendolo lo sarei…).
    Sul discorso del mainstream giapponese oggi, il problema è che il mainstream oggi è spesso brutto dappertutto… A partire dall”America dove mancano, al Giappone dove amncano soggetti originali (non si può fare tutto da manga…). Comunque ci sono delle cose giapponesi ancora belle, anche se non è un periodo d’oro e manca un po’ di ricambio. Se la passa peggio, dal mio punto di vista, la Corea che mi pare aver subito una preoccupante involuzione di qualità rispetto a una decina di anni fa quando ci aveva fatto vedere qualcosa di nuovo. Adesso son tutti uguali e con occhio ben indirizzato al botteghino…

    un caro saluto e buone feste

    p.s. ci manchi su asianworld

    • Ciao Fabio. 🙂
      È vero, fu la tua prima traduzione. Scaricai i sottotitoli appena li pubblicasti, ma poi ho finito per vedere il film solo qualche mese fa… Il motivo per cui mi fa tanto arrabbiare la crisi del mainstream orientale, è probabilmente di tipo sentimentale… Che il mainstream americano sia in crisi, m’importa poco e nulla. Non è un cinema che mi abbia mai interessato, per motivi precisi che non sto qui ad approfondire. M’importa invece che il cinema giapponese sembri aver dimenticato di avere un’identità propria, e debba ricorrere agli stereotipi occidentali o coreani (come mi pare faccia quando indulge nella lacrima). E che questo accada in una cultura antica e millenaria come quella nipponica… mi dispiace. Mi dispiace vedere montaggio e regia scimmiottare quelli americani. È del resto la stessa sensazione sgradevole che ho quando vedo una cultura, in generale, scimmiottare la dominante. Non so se sono riuscita a spiegarmi…
      Grazie per essere passato, mi ha fatto piacere leggerti.
      Hai ragione, sto un po’ trascurando AW… cercherò di farmi viva più di frequente. Frattanto, grazie dei sottotitoli del film che hai tradotto.

      Buone feste anche a te, e a presto.

      P.S. Non fare caso alle provocazioni di Antonietta… è il mio troll personale. Come vedi, ognuno ha il troll che si merita. 😀 Il mio mi infastidisce pure via SMS. XDDD

  3. Antonietta Antonietta

    Per fortuna o per somma disgrazia, qualcuno che legga realmente i post dei blog/siti esiste ancora. Io non sono una di quelle persone. Neanche mi prendo la pena di leggere i miei. Ci pensa il mio capra, detto Frank*.

    P.s.
    Asianworld? È un sito di annunci per prostitute minorenni orientali? Che Asaka si riveli, in extremis, interessante?

    * Ora, proprio ora, Francesco Rosario Capra si sta rivoltando nella tomba.

    • Asianworld? È un sito di annunci per prostitute minorenni orientali? Che Asaka si riveli, in extremis, interessante?

      Che io sia interessante è fuor di dubbio. Su Asianworld, ti conosco troppo bene per non sapere che avrai già indagato a fondo il sito e letto tutti i miei 1290 messaggi sul forum, per raccogliere la provocazione.

      Mi hai or ora ricordato che sto ancora aspettando l’indirizzo del tuo fantomatico blog. Ciò accade dal maggio 2014.

      Per i lettori: come sempre mi scuso per i commenti totalmente OT.

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