Cinema,  Da provare almeno una volta nella vita

“Ninotchka”, Ernst Lubitsch (1939)

Ninotchka LocandinaTre agenti sovietici vengono inviati in spedizione a Parigi per vendere i preziosi gioielli confiscati alla granduchessa Swana. I tre, per non offendere la memoria di Lenin dimorando in un misero alberghetto dal cui rubinetto esca acqua fredda al posto di quella calda, decidono di soggiornare nella Suite Reale di un lussuoso hotel. Si adattano talmente bene alla gaudente vita parigina da trascurare la missione, e pertanto il severo governo bolscevico si vede costretto ad inviare sul posto l’ispettrice Nina Ivanovna Yakushova.

La compagna Yakushova è una commissaria integerrima e zelante. Visita la Torre Eiffel unicamente perché interessata alla struttura metallica della costruzione e ne sale i 1083 scalini a piedi arrivando in cima prima del Conte Léon d’Algout, che l’ha seguita per strada e che, sia detto per inciso, ha preferito l’ascensore. La razionale Ninotchka considera uno spreco di energia l’illuminazione notturna di Parigi, ma Léon, da abile conoscitore di donne, intuisce che il proprio corteggiamento sta prendendo una piega positiva quando Ninotchka si complimenta con lui per la sua cornea eccellente.

 

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“Ninotchka” del grande Ernst Lubitsch inizia in quei tempi in cui una sirena era una bella bruna, e non un allarme antiaereo: la guerra non è ancora iniziata. È il 1939 e la critica antisovietica è più uno sfondo per far emergere la commedia sentimentale brillante, che un’opportunità per fare cinema politico, nel senso etimologico del termine, come avverrà in “To be or not to be” del 1942 o, in misura apparentemente minore, in “Cluny Brown” del 1946. Lubitsch aveva a sua disposizione un’attrice di razza come Greta Garbo, e se ne servì in un ruolo per lei nuovo, quello dell’eroina di una commedia brillante. Per questo il film venne lanciato con lo strillo “Garbo laughs!”, a segnalare l’eccezionalità dell’evento; dopo numerosi ruoli di grande spessore drammatico che l’avevano resa una diva, finalmente la Garbo si lascia andare ad una risata liberatoria, che, paradossalmente, segnerà l’apice della sua carriera, prima di un inesorabile declino.

 

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A scrivere il copione, da un soggetto di Melchior Lengyel, ci sono Walter Reisch, Charles Brackett e Billy Wilder; quest’ultimo erediterà dal maestro Lubitsch il tocco di leggerezza e graffiante ironia, e diverrà grande mattatore della grande commedia americana (per intenderci, quella che con “The Apartment” troverà uno dei suoi vertici di amara ironia e riflessione sociale). Con tre sceneggiatori simili il ritmo e le stoccate sono garantiti. Gli interpreti sono impeccabili come in ogni film del regista, e non solo Melvyn Douglas e la magnifica Greta Garbo (i quali avevano già recitato insieme in “As you desire me”, da Pirandello, e ripeteranno l’esperienza in “Two-faced woman”, recensito qui), ma anche Felix Bressart, Sig Ruman, Alexander Granach (i tre agenti sovietici Bulianoff, Iranoff e Kopalski), e il “guest” d’eccezione Bela Lugosi, grande interprete ungherese del “Dracula” del 1931, qui nei panni di Razinin.

 

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E poi c’è l’inconfondibile Lubitsch touch, quella brillante leggerezza nel condurre una storia che diventa un modo per guardare alla vita e al mondo con ironia per non lasciarsene sopraffare. È innegabile che il regista guardi con riprovazione ai sacrifici umani, in termini concreti e ideali, richiesti dal regime sovietico, mentre pare esalti la ricchezza e il lusso del superfluo occidentali. E se la prima parte è più graffiante nella sua mirata ironia al regime sovietico, e la seconda abbandona l’ossatura critica per insistere soprattutto sulla vicenda sentimentale, l’intelligenza e il garbo con cui Lubitsch conduce le sue storie sono tali che una vera compagna Yakushova potrebbe solo riderne; e del resto il regista si diverte a lanciare stoccate anche ai maggiordomi francesi amanti della sottomissione e ai loro viziatissimi padroni.

 

Gaston: I’ve noticed a distinct change in you, sir.
Léon: Have you, Gaston?
Gaston: Decidedly. Yesterday I was greatly amazed when I came from the market and found you’d made your bed, sir.
Léon: Yes, I felt better for it all day long. I felt as if I’d contributed something.

 

La pellicola rivive di nuova luce grazie al restauro effettuato dalla Cineteca di Bologna nell’ambito del progetto “Il cinema Ritrovato”, e proprio lo scorso 6 gennaio è stata nuovamente distribuita nelle sale italiane nella versione restaurata.

 

Comrade, I’ve been fascinated by your Five-Year Plan for the last 15 years!

 

Da vedere ASSOLUTAMENTE…

 

La mia valutazione: 9/10

 

 

Regia: Ernst Lubitsch;

Soggetto: Melchior Lengyel;

Sceneggiatura: Charles Brackett, Billy Wilder, Walter Reisch.

USA 1939, bianco e nero, 110′.

Con: Greta Garbo, Melvyn Douglas, Ina Claire, Felix Bressart, Sig Ruman, Alexander Granach, Bela Lugosi, Richard Carle.

 

Le immagini sono messe a disposizione dalla cineteca di Bologna nella pagina dedicata al film qui.

 

 

Specialista in Nullafacenza e critica ai Massimi Sistemi Inesistenti, maestra di Gattopardismo italiano nonché Essere in cui Accidia ed Ignavia si concentrano con rara perfezione e comunione, Asaka scrive mentre il dottor R, tra un amaretto al pistacchio e una caramella alla liquirizia, arrotonda lo stipendio come centralinista del 15** e tormenta il proprio cuscino (il quale ne è certamente contrariato).

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