Cinema

“NEDS”, la violenza giovanile secondo Peter Mullan

“NEDS” inizia a Glasgow, Scozia, 1972. John McGill è un ragazzino modello, brillante e amante dello studio. La sua aspirazione è ottenere la migliore istruzione possibile e proseguire gli studi sino all’università. Tra le righe, si intuisce in ciò l’ambizione a fare carriera liberandosi del pesante fardello famigliare – fratello maggiore teppista, padre debole e alcolizzato, madre vittima silente degli abusi del marito.
Quello di John non è lo studio vivace e febbrile di chi è curioso del mondo; quello di John è lo studio rabbioso di chi deve sempre dimostrare di essere altro da quello che viene socialmente ritenuto, di chi cerca uno strumento per fuggire da una realtà fatta di violenza e meschinità.
Ma è difficile sfuggire ad una violenza così capillarmente diffusa nella società, nella scuola, nei gruppi dei coetanei, nei pregiudizi delle upper classes, nel sangue di adolescente. Ed è così che il teorema è dimostrato: nel giro di pochi mesi John diventa un bulletto sfrontato con gli insegnanti, incurante dei voti, amante delle risse e pronto ad accoltellare chi osi insultare i Car-D, la banda in cui è riuscito ad entrare, finalmente benvoluto da qualcuno.
Terza opera di Peter Mullan dopo “Orphans” e “Magdalene”, “NEDS” recupera nel titolo l’acronimo “Non-Educated Delinquents”, usato per indicare quei ragazzi che esprimono il loro disagio in bande giovanili spesso violentemente in lotta l’una all’altra (per approfondimenti, consulta i link in calce all’articolo).
Ad una prima parte in cui, quasi come in un trattato sociologico, si assiste alle paure e ai cambiamenti del giovane protagonista, segue una seconda parte più violenta, più aspra, più sanguigna, in cui l’ansia di rivalsa, di vendetta, la frustrazione, il desiderio di accettazione sociale, tutto viene superato da una rabbia aggressiva contro tutto e tutti che non ha più un nome e un motivo. Significativa è la scena in cui a scuola John picchietta svogliatamente un foglio di rame durante le attività laboratoriali, mentre appena fuori dalla scuola brandisce con ben altra energia martelli e coltelli da cucina.
Mullan evita nel film riferimenti storici e sociali – le famiglie e il loro lavoro sono di fatto assenti, e non se ne parla quasi nella pellicola – ma la scelta di ambientare la vicenda nel 1972, anni di contestazioni sindacali seguiti a ben più felici anni produttivi, è significativa. Per sé, il regista riserva il ruolo di mr. McGill, personaggio piccolo e meschino che nella sua frustrazione sfogata sulla moglie si mostra essenzialmente un fallito. Né sono presenti adulti in grado di sottrarsi ad un giudizio fallimentare, tra genitori deboli o superficiali, insegnanti inascoltati o violenti, e una zia inizialmente foriera di cambiamento e libertà (il puzzle che regala a John ad inizio del film), e poi impotente testimone della distruzione della famiglia.
Collante dell’intero film è una lieve ironia che attraversa la pellicola dileguandosi solo laddove il richiamo della violenza ottenebra qualunque altra cosa.
Film imperfetto, che a volte cade nel cliché del genere e non tenta nemmeno di sfuggirgli, ma assolutamente da vedere.

 

Per ulteriori informazioni:

– La scheda di Wikipedia con la ricostruzione etimologica del termine (in inglese)
– La scheda tecnica del film su IMDB

 

La mia valutazione: 8/10

 

 

 

 

Specialista in Nullafacenza e critica ai Massimi Sistemi Inesistenti, maestra di Gattopardismo italiano nonché Essere in cui Accidia ed Ignavia si concentrano con rara perfezione e comunione, Asaka scrive mentre il dottor R, tra un amaretto al pistacchio e una caramella alla liquirizia, arrotonda lo stipendio come centralinista del 15** e tormenta il proprio cuscino (il quale ne è certamente contrariato).

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *