Serie TV

“My girl”, drama coreano (2006)

Quando ho iniziato a vedere drama orientali, ero piuttosto di bocca buona perché la novità mi faceva apprezzare tutto ciò che vedevo, per la curiosità di ascoltare una nuova lingua, di assistere a nuove storie, nuovi modi di metterle in scena e recitare, nuove usanze e modi di fare e di dire. Con il tempo ho iniziato ad essere più selettiva, essendomi resa conto della ripetitività delle storie, della banalità delle vicende e superficialità di regia, copioni e recitazione… Difetti tipici di tante produzioni televisive, anche occidentali.

“My Girl” è stato uno dei miei primi drama coreani, dopo diverse visioni nipponiche. Mi era stato più volte consigliato e pertanto mi ero decisa a vederlo, e mi era piaciuto così tanto che è stato anche il drama con cui ho iniziato mia madre alle serie orientali, con successo (così tanto successo che ora lei continua a seguirle, e io no :D). Credevo che rivedendolo con occhio più disincantato non mi sarebbe più piaciuto così tanto, come è accaduto alla maggior parte dei drama che ho rivisto; invece, pur con tutti i suoi difetti, a mio avviso mantiene una freschezza che lo rende una buona spanna superiore ad altri prodotti televisivi.

La storia, per chi segue i drama coreani, non è originalissima: Ju Yoo Rin, una ragazza di umili origini ma dalle mille risorse, è ingaggiata dal ricco Seol Gong Chan come “cugina”: la finzione si rende necessaria per dare un po’ di sollievo al nonno di Gong Chan, sul letto di morte per la malattia e per il rimorso di aver, anni prima, allontanato la figlia e non aver mai voluto conoscere la nipote.

My Girl 3

Finzione, convivenza forzata, protagonista femminile povera e combattiva, e protagonista maschile ricco sfondato, un passato che rischia di riemergere e creare problemi… Sono i tipici ingredienti del drama coreano. Ma in questo caso abbiamo diversi elementi che funzionano, e il primo è il personaggio della protagonista, irresistibile nelle sue varie versioni di bugiarda nata, truffatrice dal cuore d’oro, interprete poliglotta, venditrice di mandarini. E Lee Da Hae è bravissima ad interpretare un ruolo che sembra tagliato su misura per le sue capacità espressive. Brillante e sensibile, ma anche astuta e profittatrice, con la calcolatrice sotto mano per avere sempre il conto di quanti soldi ha ricavato dagli espedienti del giorno, Yoo Rin è qualcosa di più della solita eroina “bella ma povera” coreana. La sua verve non si esaurisce dopo i primi episodi, e anche quando ci sono le lacrime, sono sempre in misura moderata. A versare qualche lacrima di troppo semmai è qualche coprotagonista troppo lagnoso, ma glielo si perdona (anche perché, se è una seconda visione, si può sempre lavorare di skipping).

My Girl 2

Funziona bene anche il protagonista maschile, Lee Dong Wook nei panni di Gong Chan, onesto interprete dotato di una buona alchimia recitativa con la protagonista. Funzionano le scene comiche, le musiche di background e i tempi e i tagli del montaggio (non sempre tutto è perfetto, ma i tempi di trasmissione televisiva non perdonano). Funziona la simpatia dei personaggi, non solo dei protagonisti ma anche di alcuni comprimari, incluso quel nonno che alterna tremenda severità a solenne babbionaggine, a volte con facce estatiche più da vecchio satiro che da nonno incredulo d’aver ritrovato la nipotina perduta.

E di ciò che non funziona si può sempre ridere: si può ridere dell’incapacità di recitare di qualche comprimario, si può ridere del fatto che la storia va esattamente a parare dove si era profetizzato due secondi prima, si può ridere del tempismo straordinario dei collassi del nonno… “My Girl” è bello anche perché le parti in cui non funziona sono involontariamente comiche, per cui si finisce col divertirsi comunque (anche se credo che il team produttivo non sarebbe molto contento di tale complimento).

Lo consiglio per una visione disimpegnata, piacevole e rilassante.

I sottotitoli italiani si trovano qui a cura delle Doramiste Anonime.

La scheda del drama qui su DramaWiki.

 

Buona visione!

 

Specialista in Nullafacenza e critica ai Massimi Sistemi Inesistenti, maestra di Gattopardismo italiano nonché Essere in cui Accidia ed Ignavia si concentrano con rara perfezione e comunione, Asaka scrive mentre il dottor R, tra un amaretto al pistacchio e una caramella alla liquirizia, arrotonda lo stipendio come centralinista del 15** e tormenta il proprio cuscino (il quale ne è certamente contrariato).

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