Cinema,  Musica

“My favorite Things”

C’è una musica che torna ripetutamente nella mia testa e mi accompagna sin da quando ero piccola. All’epoca avevo un debole per il film “The Sound of Music”, conosciuto in Italia come “Tutti insieme appassionatamente”. Julie Andrews vi interpretava una giovane novizia incaricata di fare da governante ai sette figli del vedovo capitano Von Trapp nell’Austria appena aggredita dalla Germania. Uno dei musical più famosi della storia del cinema, la cui canzone di punta era “My favorite Things”, brano composto da Richard Rodgers e Oscar Hammerstein II per la versione teatrale del musical.

“My favorite Things” è appunto la musica che mi accompagna dall’infanzia. Rifatta e reinterpretata in ogni modo, tre sono le versioni che ho amato.

A dieci anni la amavo nella celeberrima versione italiana di “Tutti insieme appassionatamente” (cantata da Tina Centi e tradotta come “Le cose che piacciono a me”).

A diciannove anni l’ho amata cantata da Bjork in “Dancer in the Dark”.

Di recente sono invece innamorata della versione interpretata dalla jazzista giapponese Hiromi Uehara.

Versione di Bjork. Per chi non lo conoscesse, “Dancer in the Dark” è un melò dolorosissimo su una operaia emigrata che sta progressivamente perdendo la vista per una malattia e lavora fino allo sfinimento per permettere al figlio di essere operato ed evitare la medesima sorte. Non può essere visto senza un intero pacco di fazzoletti di carta (e non intendo il pacchettino da dieci fazzolettini, ma la confezione da 24 pacchettini), ma al tempo stesso deve essere visto. Dovrebbe essere di quei film visti obbligatoriamente per legge. È un capolavoro, e lo dico pur avendo un rapporto difficile con il regista Lars Von Trier.
Selma, interpretata da Bjork, pur nelle sofferenze della vita, ha una valvola di sfogo nei musical, di cui è amante. Per due volte Bjork interpreta “My favorite Things” nel film.
La prima volta sta eseguendo le prove di una messinscena teatrale del musical assieme all’amica del cuore Catherine Deneuve.

La seconda…siamo già nel prefinale in piena tragedia. Non guardate il video se non avete visto il film; non che ci siano scene di violenza o efferatezza, ma è tutto di una drammaticità straziante che può essere debitamente compresa solo se si conosce quanto accaduto in precedenza.

 Versione di Hiromi Uehara. Questa, pienamente jazz:

Del film “Dancer in the Dark” finirò sicuramente per riparlare, anche perché voglio rivederlo quanto prima.

Della Uehara anche, quando avrò terminato di ascoltare i suoi dischi in maniera sistematica 😉

Specialista in Nullafacenza e critica ai Massimi Sistemi Inesistenti, maestra di Gattopardismo italiano nonché Essere in cui Accidia ed Ignavia si concentrano con rara perfezione e comunione, Asaka scrive mentre il dottor R, tra un amaretto al pistacchio e una caramella alla liquirizia, arrotonda lo stipendio come centralinista del 15** e tormenta il proprio cuscino (il quale ne è certamente contrariato).

4 Comments

  • Altair

    Dancer in the Dark è uno dei film più violenti che ho mai visto (non una violenza fisica, una violenza a livello umano lacerante che è davvero difficile da sostenere fino alla fine). Impossibile che un film così non lasci un segno indelebile nella memoria dello spettatore.
    My Favourite Things esiste davvero in tutte le salse, è diventato uno degli standard jazz più famosi in assoluto… forse la versione che mi è rimasta più impressa è quella di Coltrane col sax soprano.
    Un’altro arrangiamento che ho trovato interessante è di questo duo (Pomplamoose) in cui la strofa è in 5/4 per poi tornare al 3/4 dell’originale. http://www.youtube.com/watch?v=OvYZMqQffQE
    Hiromi Uehara è capitata dalle mie parti l’estate scorsa ma non sono riuscita ad andarla a sentire. La conosco ancora poco per essermi fatta un’opinione, appena la ascolto con la dovuta attenzione ti dico che ne penso. 😉

    • Asaka

      Con notevoli difficoltà dovute alla linea, ho ascoltato la versione dei Pomplamoose, ed effettivamente è molto interessante, non solo per la reinterpretazione del brano, ma anche per la voce della cantante e per il concetto di “video-song” secondo cui è strutturato il MV. Cercherò altro dei due.
      Su “Dancer in the Dark”, sì, è un film estremamente violento, direi quasi chirurgico nel riprodurre in maniera spietata le logiche di violenza del mondo reale. So di molti che l’hanno trovato eccessivo, patetico, ridicolo…non so se a te sia piaciuto o meno, ma io l’ho trovato davvero penetrante nel riprodurre la crudeltà e la violenza tacite ma sempre presenti e incombenti del mondo reale. E poi Bjork era in completa immedesimazione nel personaggio. Per me, una visione imprescindibile. Traumatica ma imprescindibile

  • Altair

    Finalmente ho ascoltato la versione di Hiromi e l’ho trovata molto suggestiva. Poi ho un debole per i tempi dispari, quindi fin dall’inizio l’ho trovata interessante; se in più si aggiunge il dialogo tra le linee melodiche della chitarra intrecciate con quelle di basso e piano ne esce una versione davvero ricca e che non stanca mai.
    Sono curiosa di ascoltare il live con Chick Corea; ho visto l’esecuzione di “Summertime” e sono fantastici, lei ha una tecnica affinatissima (oltre che il sorriso sulle labbra… insomma, non è che ci si debba per forza struggere mentre si suona, si può anche ridere :D).

    • Asaka

      @ Altair: quando commenti la musica sembri Chiaki senpai che spiega le esibizioni di Nodame 😀
      Io da troglodita musicale ti posso solo dire che a me questa versione piace, ma che in generale trovo Hiromi un’artista il cui ascolto richiede una certa educazione. È molto versatile, inoltre; e proprio quest’estate, durante il suo mini-tour italiano, ho avuto occasione di leggere che per quanto la sua musica sia seria, lei dal vivo è una forza della natura. È un’artista che incuriosisce, in molti sensi.

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