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Mini Recensioni – Libri

 
Amnesie di un ....“Amnesie di un viaggiatore involontario”, di David Madsen. Un uomo in treno, dopo un blackout, non riconosce più il mondo attorno a sé, e vive esperienze di ogni genere e assurdità: un anziano psicanalista di nome Sigmund Freud – non quel Sigmund Freud – lo vuol convincere di essere omosessuale, il capotreno vorrebbe violentarlo, tutti e tre scendono dal treno ed è un delirio in cui ne capitano di ogni… Il talento narrativo è indiscusso; un romanzo alla Queneau intriso di sorprese verbali, giochi, assurdità… che sfocia però nel grottesco (da me non troppo amato). Quindi molto buona la prima parte, molto meno la seconda. VOTO: 6/10
 Cercando Emily D.“Cercando Emily Dickinson“, di Alessandra Cenni. Biografia in prosa d’arte, lievemente provocatoria nel voler insistere su una presunta omosessualità dell’autrice, celata o ridimensionata, secondo l’autrice, dagli altri biografi. Come in ogni biografia di Emily Dickinson, si tratta di un’interpretazione. Gradevole da leggere ma, quando ci si sofferma a riflettere, è sgradevole spiare dal buco della serratura. Soprattutto nel caso di un’autrice così discreta. VOTO: 6/10
Curarsi con i libri“Curarsi con i libri”, di Ella Berthoud, Susan Elderkin. L’idea, molto simpatica, presenta un elenco di problemi, a volte malattie fisiche, a volte distubi psicologici o vizi da cui non si riesce a guarire, con relativa cura libresca. Ed è un modo affettuoso ed originale di invitare alla lettura di libri classici e contemporanei, e di esprimere amore verso quel mondo di carta stampata che a volte – ogni amante della lettura lo sa – finisce davvero per cambiarci la giornata o addirittura la vita. Da “Carol” a “Maurice”, da “Anna Karenina” a “Il buio oltre la siepe”… A volte fanno la loro comparsa anche opere non sempre dello stesso livello o della stessa fama, e a volte la pretesa di curare il disturbo del lettore è un gioco non sempre di buon gusto, ma il tentativo è gradevole. VOTO: 6/10
Dalla parte delle bambine “Dalla parte delle bambine”, di Elena Gianini Belotti. Un saggio che analizza come, nei primi anni di vita del bambino, si sviluppi la coscienza del ruolo sociale maschile e di quello femminile. La Belotti, forte di una lunga esperienza a contatto con madri e bambini, osserva e analizza il comportamento sociale, il formarsi – e il reprimersi – di una (libera) personalità da parte delle bambine. Le fiabe più celebri non sono altro che il reiterarsi di una mentalità collettiva che vuole la donna ingenua, un po’ stupida, debole, e l’uomo forte, deciso, intelligente. Un saggio illuminante, utile per avvicinarsi a questo genere di studi. VOTO: 7/10.
Finestra sul vuoto “Finestra sul vuoto”, di Raymond Chandler. Il mitico Marlowe si trova a dipanare la solita intricatissima massa di segreti e bugie. Ad una burbera ed anziana donna, che trascorre la vita intera a bere la sua medicina (cioè il porto), viene rubata una preziosa moneta. Marlowe è assunto per recuperarlo, ma ben presto si troverà invischiato in una serie di delitti di cui verrà incolpato. Scoprirà gli intrighi della famiglia della donna e saprà aiutare la giovane Merle, timida e complessata segretaria della signora, dalla sua fissazione di aver ucciso il padrone e dalla sua paura per gli uomini. C’è anche un investigatore della polizia che sembra fare a volte il doppio gioco, a volte il terzo e quadruplo. Si tratta di Chandler: ogni commento è superfluo. VOTO: 7,5/10.
Il capitano è fuori a pranzo“Il capitano è fuori a pranzo e i marinai prendono il comando”, di Charles Bukowski. È una sorta di diario in cui Bukowski racconta le sue giornate, le sue riflessioni. Meno cinico del solito, e molto più amaro. Il tema principale è la morte. Bukowski dice di non averne paura, anzi di attenderla, ma in realtà è ossessionato dal pensiero di poter morire a breve (e in effetti morira nel 1994, un anno dopo aver terminato il libro). Altri temi sono la dipendenza dalle corse dei cavalli, che consente all’autore di trascorrere le sue giornate ma anche di fargli capire come si è ridotta l’umanità; il rapporto “elitario” con la scrittura, un atto egoistico che gli ha salvato la vita, anche se non comprende come la lettura dei propri libri possa aver salvato altri; Bukowski scrive di non amare Shakespeare, non amare Tolstoj, e ritiene di scrivere dannatamente bene. E non sa più cosa leggere – e cosa ascoltare – perché nulla di quanto scritto oggigiorno vale la pena d’essere letto. Colpisce l’amarezza quasi disperata con cui l’autore constata che non vi sia più nulla per cui valga davvero vivere, ma anche che alla propria vita, suo malgrado, è morbosamente attaccato. È il paradosso dell’uomo, da sempre. VOTO: 8/10.
 Il paradiso degli orchi“Il paradiso degli orchi”, di Daniel Pennac. Primo romanzo delle avventure di Benjamin Malausséne e della sua bizzarra famiglia. Benjamin Malausséne lavora in un Grande Magazzino come “Capro espiatorio”: è cioè pagato per recitare la parte del Tecnico del Controllo (fittizio) in caso un cliente sporga un reclamo dopo l’acquisto di un prodotto difettoso, e quindi beccarsi rimproveri ed improperi. Un giorno, dopo una di queste sceneggiate, nel centro commerciale esplode una bomba, e muore un uomo. Altre bombe seguono, e Malausséne, ritrovandosi sospettato, è costretto ad indagare, fin quando si trova tra le mani una fotografia raccapricciante che fa svoltare il libro in un’opera dalla forte inquietudine di fondo. Un bel libro, dalla scrittura non sempre brillante e un po’ discontinua. La svolta raccapricciante fa cambiare completamente registro ad alcune sequenze del libro. VOTO: 7/10
Racconti di San Francisco“I racconti di San Francisco”, di Armistead Maupin. La giovane Mary Ann decide di rendersi indipendente e trasferirsi a San Francisco. Sarà accolta dall’affittuaria Madrigal, una saggia e misteriosa donna che coltiva erba nel suo appartamento, e conoscerà tanti coetanei, più o meno allo sbando, come lei. Armisted Maupin, divenuto celebre grazie a questo romanzo da cui nascerà poi una saga letteraria giunta ormai al nono volume, narra il disorientamento, ma al tempo stesso la vitalità, di questi giovani impegnati a sbarcare il lunario a San Francisco e a trovare sé stessi, influenzando il libro della propria esperienza di omosessuale ma non limitando la narrazione a tale tematica, bensì estendendola fino a diventare quasi un racconto generazionale. Una scrittura vivace, brillante, ma non superficiale, e tante storie intrecciate che sanno lasciare un segno anche una volta chiuso il libro. VOTO: 7/10
L'angelo nero“L’angelo nero”, di Antonio Tabucchi. Sei racconti che sondano l’interiorità e le coscienze dei personaggi, ognuno in maniera diversa. C’è uno scrittore che raccoglie frammenti delle conversazioni dei passanti e li usa per costruire una storia, ma ad un tratto gli pare di udire voci e parole di un passato oscuro dimenticato con difficoltà. C’è un vecchio poeta che si prende gioco di una giovane collega, e ricorda le donne della propria vita. C’è nientemeno che il Capitano Nemo, nella sua accezione di uomo asociale e duro, ma in realtà profondamente tormentato dalle sofferenze dell’animo umano, e quindi maggiormente in grado di capire e compenetrarsi nel dolore altrui. Ma forse è solo una fantasia malata del protagonista… Racconti complessi ed elusivi di un autore che merita di essere letto ed approfondito. VOTO: 7/10.
L'istinto del lupo “L’istinto del lupo”, di Massimo Lugli. Storia di Lapo, ragazzino di buona famiglia, debole, insicuro e pauroso, privo della protezione e del riferimento degli adulti. Tamoa, un senzatetto conosciuto per caso, diviene il suo maestro di vita; con il tempo il loro si trasformerà in un rapporto padre-figlio. Lapo diventerà Lupo e abbandonerà la sua vecchia vita per vivere in strada, tra espedienti e disavventure, cercando gli assassini di Tamoa e vendicandosi. Nonostante l’ironia dissacrante, è una storia dura e piuttosto disperata. Ma ciò che c’è davvero di buono è la lingua: colloquiale, ma con un ritmo, un incalzare perfetto. Mai una nota fuori posto. VOTO: 7/10.
Lezioni di fotografia“Lezioni di fotografia”, di Luigi Ghirri. Il compianto fotografo Luigi Ghirri e la sua visione della fotografia e del mondo: una raccolta di lezioni tenute a giovanissimi allievi alla fine degli anni ’80, quando la pellicola era ancora il medium principe dell’arte fotografica, in un libro da leggere e rileggere. Un testo che guarda oltre la tecnica, per curare la filosofia dello sguardo, la visione della vita e del mondo sottesi all’occhio di scatta. Nelle sue lezioni Ghirri tocca la storia della fotografia, il concetto di “soglia”, le inquadrature naturale, le copertine dei dischi… Mostra i propri lavori, li spiega, racconta i ragionamenti e la ricerca alla base dei propri scatti. Un testo da leggere da principianti e da avvezzi all’arte fotografica. VOTO: 8,5/10
Notturni “Notturni”, di Kazuo Ishiguro. Racconti aventi per filo conduttore la musica, detonatore in grado di far risplendere ciò che ancora rimane di brillante sotto le macerie e i cumuli della nostra meschinità. La forma breve del racconto si addice ad Ishiguro, e gli permette di innalzare la propria prosa ben oltre i livelli convenzionali dell’attuale banalità letteraria. Una piacevole sorpresa. VOTO: 7/10
Tutti i figli di dio danzano“Tutti i figli di dio danzano”, di Haruki Murakami. Sei racconti, molto belli di Murakami. Forse preferisco il Murakami novelliere al romanziere. La loro struttura ricorda l’haiku. Come esso si chiude talvolta in una maniera apparentemente brusca ed imprevedibile, così questi racconti terminano a volte inaspettatamente, come in “Atterra un ufo su Kushiro” o in “Thailandia”. Il senso di un componimento giapponese, però, non è mai concentrato sul finale, come avviene nella letteratura occidentale, ma è sgranato e sparso ovunque. Da rileggere. VOTO: 8/10
Un ragazzo“Un ragazzo”, di Nick Hornby. L’intreccio, a grandi linee, non è particolarmente originale: trentenne viziato, egoista e superficiale, incontra un adolescente insicuro, e senza volerlo inizia a prendersene cura, dando vita ad uno scambio che sarà proficuo per entrambi. Lo svolgimento però è interessante, lo humor esilarante e le riflessioni tutt’altro che superficiali. È scritto come un libro facile facile, sembra fatto apposta per farsi leggere tutto d’un fiato dal grande pubblico, ma soddisfa anche un pubblico con maggiori pretese, pur senza incidere profondamente. Si toccano temi importanti, la solitudine, l’isolamento sociale, il suicidio… e Hornby sa ben descrivere un’immagine che Marcus, il protagonista dodicenne, non potrà più dimenticare. Come non può essere dimenticato un finale in cui ciascuno perde una propria parte di sé e Marcus, per tornare a casa con le scarpe, deve perdere sé stesso. VOTO: 7/10.

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