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Mini Recensioni – Cinema

 

 
A_Girl_at_My_Door_posterA girl at My door. Corea del Sud 2014. Regia di July JUNG. La giovane agente Lee Young-nam viene trasferita in una sperduta cittadina come capo della polizia locale. Qui deve districarsi tra i complessi interessi della gente del posto e proteggere una ragazzina vittima di violenze famigliari. Film interessante che non eccede negli stereotipi da dramma coreano, anche se in alcuni punti la sceneggiatura è largamente imperfetta o pecca di verosimiglianza. Al contempo sono interessanti le dinamiche sociali riprodotte, soprattutto a livello di comunità. Bae Doona, star del cinema coreano nonché interprete di “Linda Linda Linda”, è come sempre brava e puntuale. 6/10.
como-equecer-13-07-10Como Esquecer (So hard to forget). Brasile 2010. Regia di Malu DE MARTINO. La trentacinquenne Julia, docente all’università di Letteratura inglese, deve elaborare la rottura dalla compagna decennale Antonia. Depressa e immersa nella cupezza, sarà salvata dal migliore amico Hugo che la costringerà a cambiare casa e ricominciare. Film di livello medio ma per nulla girato male. Godibile e scorrevole, a volte scivola troppo velocemente su personaggi, situazioni e stati d’animo, altre volte strappa un sorriso e un’amara empatia, soprattutto con l’atteggiamento della protagonista Julia, bella ma insopportabile, la quale si aggira per il film cupa, scontrosa e sarcastica, incapace di vedere oltre le proprie sofferenze, con addosso il peso delle letture assimilate e di una storia ormai finita. Da notare l’assoluta naturalezza nel presentare un’omosessualità che non è minimamente vista come diversità. 6/10.
ben buttonIl curioso caso di Benjamin Button (The Curious Case of Benjamin Button). USA 2008. Regia di David FINCHER. Come un orologio il cui meccanismo lo faccia procedere in senso antiorario, così il piccolo Benjamin Button è un neonato raggrinzito e senile. Solo crescendo potrà ringiovanire e tentare di vivere il grande amore per Daisy. Dal racconto omonimo di Francis Scott Fitzgerald, viene tratto un film tipicamente hollywoodiano fatto di poca sostanza e molta forma (peraltro convenzionale e ricca di banalità). Sceneggiatura con personaggi e situazioni usa-e-getta, bisognosa di una revisione oltre che di una poderosa sforbiciata, più al servizio della bellezza e dell’appeal degli attori che della storia e delle riflessioni che vorrebbe comunicare. Brad Pitt qui è in veste di fotomodello. Cate Blanchett per fortuna recita anche. Suo malgrado trasmette malinconia per la fuggevolezza del tempo e dell’amore. Ma è molto merito dell’idea originaria, e poco, purtroppo, del modo in cui Fincher l’ha sviluppata. 6/10
locandinaIl ragazzo dai capelli verdi (The Boy with Green Hair). Usa 1948. Regia di Joseph LOSEY. Un bambino perde i genitori in guerra, e quando lo scopre, si risveglia con i capelli verdi. Additato da tutti come diverso e contagioso, dovrà scontrarsi con la violenza di un mondo che non lo accetta. È un apologo su diversità e accettazione, e intolleranza. L’adesione al punto di vista del piccolo protagonista porta il regista a mantenersi a galla nella storia, senza scendere nelle dovute profondità del pregiudizio. Un errore di valutazione dell’infanzia, ma rimane comunque un film da vedere e su cui riflettere. 6/10.
04295512Il segreto dei suoi occhi (El secreto de sus ojos). Argentina/Spagna 2009. Regia di JuanJosè CAMPANELLA. Un vice-cancelliere in pensione scrive un racconto su un caso in cui è stato emotivamente coinvolto 25 anni prima. È l’occasione per far luce su un mistero mai risolto e sulla propria vita. Film dalle doti affabulatorie in senso romanzesco, ma dal fiato corto a livello di sceneggiatura. Il pathos è risaputo, l’intreccio è prevedibile. Delusione per i pareri lusinghieri letti al tempo della sua uscita nelle sale. Godibile, ma niente di più. 6/10.
I tenenbaumI Tenenbaum (The Royal Tenenbaums). USA 2001. Regia di Wes ANDERSON. Royal Tenenbaum è un simpatico vecchio farabutto che vorrebbe recuperare il rapporto con la famiglia trascurata per anni, e in particolar modo con i figli, costretti a crescere precocemente divenendo, da bambini geniali, adulti infelici e problematici. Gli stilemi visivi, narrativi e musicali sono quelli tipici di Anderson, ma il film difetta di una prolissità che diventa superficialità (era proprio necessario il personaggio interpretato da Owen Wilson?) e di un modo di fare cinema ormai stilizzato, in cui è maggiore l’attenzione al marchio del prodotto che al cuore pulsante del film. Molto imperfetto. 5/10.
ne_touchez_pas_la_hacheLa duchessa di Langeais (Ne touchez pas la hache). Francia, Italia 2007. Regia di Jacques RIVETTE. Il tormentato amore tra il generale Armand de Montriveau e la duchessa Antoinette de Langeais, rifugiatasi in un monastero di clausura per sfuggire alla passione. Da Histoire des treize” di Balzac, che aveva già tracciato l’ispirazione per lo sperimentale “Out 1”, Rivette trae la storia di un amore apparentemente lontano, frenato dagli scrupoli religiosi, ma estremamente moderno, nel suo dispiegare tormento, possesso e bisogno di riconoscimento. Ambientato tra Parigi e Maiorca, in realtà il monastero è l’abbazia di Santa Maria a Mare sull’isola di San Nicola, nell’arcipelago delle Isole Tremiti, in Puglia. Lo stile è il classico di Rivette: spoglio, di grande impatto scenico e forte presenza attoriale. Meno bruciante di quanto era lecito attendersi, nonostante le ottime prove di Jeanne Balibar e soprattutto dell’intenso Guillaume Depardieu. 7/10
locandinaMolière in bicicletta. Francia 2013. Regia di Philippe LE GUAY. Il celebre attore televisivo Gauthier raggiunge il collega Serge, talentuoso quanto spigoloso, per costringerlo a tornare a calcare le scene mettendo in scena “Il misantropo” di Molière. Spunto interessante per una pellicola che finisce poi per mostrare autoreferenzialità, superficialità, banalità a piene mani. Il regista sembra voler intercettare un pubblico più ricercato ma anche uno più popolare, e riesce a non interessare né l’uno né l’altro. Lambert Wilson è qui attore mestierante e Fabrice Luchini fa il virtuoso, ma se il gioco è fine a sé stesso ci si domanda che senso abbia. 5/10
mumford-movie-poster-1999-1020215996Mumford. USA 1999. Regia di Lawrence KASDAN. Il dottor Mumford è psicologo in una tranquilla cittadina che porta il suo nome, ed è molto amato per il garbo e la fiducia che riesce ad infondere. Un giorno conosce una donna che soffre di stanchezza cronica… Lawrence Kasdan è stato uno degli sceneggiatori più apprezzati di Hollywood per la compattezza e profondità dei suoi copioni e dei suoi dialoghi, a cui in questo film aggiungiamo la leggerezza nel trattare temi non leggeri. Il rischio della banalizzazione del tema della psicologia è dietro l’angolo, e a volte forse il film vi cade, ma Kasdan ha lo stesso garbo del dott. Mumford nel raccontare le storie di tanti abitanti della tranquilla cittadina, e la narrazione prende lo spettatore e lo porta con sè. 7/10
220px-Two_Faced_WomanNon tradirmi con me (Two-faced woman). USA 1941. Regia di George CUKOR. Lawrence, brillante direttore di una rivista di moda, abituato alla vita mondana e cittadina, si innamora di Katrin, una maestra di sci amante della quieta vita in montagna, e la sposa. L’idillio dura poco, e Katrin, per riconquistare il marito, dovrà sfoderare l’inesistente sorella gemella… Commedia brillante romantica che ripropone la coppia di “Ninotchka”, Melvyn Douglas e Greta Garbo, e in fondo anche la linea del canovaccio con la Garbo che impara ad amare il lusso e i divertimenti mondani, in pieno latente capitalismo. Simpatico grazie agli interpreti, ma niente di più. 6/10
Ce jour-làQuel giorno (Ce jour-là). Francia, Svizzera, 2003. Regia di Raoul RUIZ. Attorno alla giovane ereditiera Livia, affetta da disturbi mentali, si scatena una serie di losche trame famigliari e omicidi. Ruiz costruisce, attorno alla figura dell’attrice prediletta Elsa Zylberstein (già vista in “Combat d’amour en songe”, tra gli altri) una storia grottesca in cui l’alternanza di risata e tragedia è misurata con un gusto troppo sbilanciato per risultare gradevole, e alla fine si rimane con la sensazione d’aver assistito ad uno scherzo mal riuscito, in cui il tema della follia è solo un pretesto per imbastire una storia fine a se stessa. Anche se dirlo di Ruiz dispiace. 5/10
requiem_for_a_dream_posterRequiem for a dream (Requiem for a Dream). USA, 2000. Regia di Darren ARONOFSKY. Un giovane tossicodipendente sogna di arricchire sé, la ragazza che ama e il migliore amico entrando nel giro della droga. Frattanto la madre diviene dipendente dalle pillole per dimagrire. Stile duro per rappresentare la degradazione dei personaggi, specchio di un’America malata. Ma sebbene non annoi, il film è retorico e compiaciuto. 5/10
TetroSegreti di famiglia (Tetro). USA, Argentina, Spagna, Italia, 2009. Regia di Francis Ford COPPOLA. Il diciassettenne Bennie piomba a Buenos Aires a casa dell’amatissimo fratello maggiore Angelo, che un tempo gli promise di portarlo con sé. Ma Angelo non vuol più saperne di Bennie e della famiglia. Si fa chiamare Tetro ed è diventato un uomo intrattabile… Dramma famigliare incentrato su una ingombrante figura paterna, come ingombrante deve essere stato il nome di Coppola per la figlia Sofia, la sorella Talia Shire, il nipote Nicolas Cage… Stilisticamente affascinante e denso di trovate e inventiva, ma anche troppo autoreferenziale, autocompiaciuto, furbo e, in un certo senso, sincero solo a tratti. Score carico di malinconia che attinge alle atmosfere argentine e al repertorio classico (Mozart, Offenbach, Bramhs). Ottima l’interpretazione di Vincent Gallo, sempre a suo agio nei panni del ruvido dal cuore d’oro. 6,5/10
stranoincontroStrano incontro (Love with the proper stranger). USA 1963. Regia di Robert MULLIGAN. Angie, di famiglia italo-americana, è rimasta incinta di Johnny. Lo cerca per chiedergli di aiutarla ad abortire, ma lui nemmeno si ricorda di lei… Il film parte bene, con una buona dose di cinismo e amarezza. Poi diventa uno spot pro-vita pieno di tanti buoni sentimenti che solo la faccia da schiaffi di Steve McQueen salva. Notare il ventre di Angela che, nonostante la gravidanza, diventa sempre più piatto. Le nausee e i malesseri non sono contemplati nelle sceneggiature hollywoodiane. Elmer Bernstein si è prestato a concepire la colonna sonora con risultati ignorabili. 5/10.
A SeparationUna separazione (A Separation). Iran 2011. Regia di Asghar FARHADI. Una coppia sposata si avvia verso la separazione in prossimità del trasferimento negli USA. Lei vuol partire, lui non vuole lasciare l’anziano padre malato di Alzheimer. La figlia undicenne assiste in silenzio al crollo della propria famiglia. Un matrimonio finisce, senza che si capisca bene il perché (un po’ perché certe cose non si possono spiegare, un po’ perché la sceneggiatura ha diverse imperfezioni). Il film sembra indeciso sull’oggetto della propria focalizzazione, passando da un matrimonio in crisi ad un processo che lascia tutto in secondo piano. Rimane la prima parte, molto bella nel rappresentare la difficoltà di lui ad accudire l’amato padre. 6,5/10.
What_We_Do_in_the_Shadows_posterWhat we do in the shadows. Nuova Zelanda, USA 2014. Regia di TAIKA WAITITI e JEMAINE CLEMENT. Quattro vampiri dividono un appartamento cercando di non dare troppo nell’occhio. E noi li pediniamo nelle loro abitudini quotidiane e nella loro convivenza. Godibilissimo mockumentary che pedina giorno e notte (notte soprattutto) quattro vampiri dall’età secolare (il più “anziano” ha 8000 anni). Con tutti i richiami alle tradizionali credenze su tali creature della notte, ma anche l’ironia di una “flatting situation” decisamente fuori dal comune (anche se litigare per chi debba lavare i piatti fuori dal comune non lo è affatto) e l’ironia insita nel genere del mockumentary che rispetta e rivisita con intelligenza le tappe obbligate dell’horror e del documentario stesso. 7/10
In lingua originale e sottotitoli in italiano a cura di Asianworld qui.

 

2 Comments

  1. Altair Altair

    Ho capito. Essendo film immeritevoli di una corposa recensione, in questo spazio puoi sottolineare solo quei tratti che ti hanno colpito di questi film (tratti che solitamente conducono ad una stroncatura). 😛 Insomma tutti quei film che “hanno le potenzialità, ma non si applicano”. 😛

    • Asaka Asaka

      Esatto. Praticamente quelli rimandati a settembre. Grazie, Altair, per aver demolito in due righe tutti i serissimi discorsi con cui avevo motivato l’iniziativa nel post principale. XDD

      P.S. “The boy with green hair” non l’ho recensito per altri motivi. Anche se sono stata parca nel voto, lo consiglierei, con la consapevolezza che va inquadrato nella produzione della RKO dell’epoca. 😉

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