Riflessioni personali

Maturità (?)

Lo so, lo so che sotto sotto non lo credevate possibile. Lo so che in fondo in fondo credevate che non sarebbe finita mai, per quanto irrazionale potesse sembrare. Lo so che solo ora vi state rendendo conto, tra un’ansia e l’altra, che mancano poche settimane, nemmeno più mesi, solo un pugno di giorni. Lo so che l’Esame vi preoccupa (potrebbe preoccuparvi di più, onestamente), e questo pensiero che vi viene ricordato dagli adulti ogni giorno spinge nel dimenticatoio della coscienza l’altro. Ma quello riemerge ogni volta che gli adulti si allontanano, ogni volta che vi lasciano liberi di scherzare, giocare, prendervi in giro, saltarvi addosso affettuosamente, quasi una seconda infanzia che solo ora state veramente vivendo. Ed è inutile che ve lo nasconda: se la vivete così intensamente è perché sapete che sta finendo. Sì, avreste potuto viverla prima questa spensieratezza infantile, ma si sa, i gruppi hanno bisogno di tempo per amalgamarsi, e un ragazzino che cresce ha bisogno di diventare maturo per avere la sicurezza di pazziare felicemente con i coetanei.

Lo so che avreste meritato di fare una gita, che avreste meritato di fare più gite, di uscire più spesso assieme, che questo vi avrebbe uniti prima e meglio di tante ramanzine noiose ed inutili. Lo so che avete paura di perdervi di vista non appena le vostre strade si allontaneranno. Lo so che anche quelli che, tra di voi, vivono l’imminente evento come una liberazione da una tortura iniziata a 6 anni, sotto sotto avranno nostalgia, anche se non ne sono consapevoli. Lo so che qualcuno forse rimpiange di aver sprecato del tempo che poteva essere usato più per divertirsi insieme che per arrabbiarsi da soli. E lo so che, anche se il pensiero latita nascosto nei cassetti più segreti del vostro Io, vi fa paura il futuro, vi fa paura l’ignoto tanto quanto le strade che le famiglie in qualche caso hanno già predisposto.

Lo so bene, non posso non saperlo, perché è solo da qualche anno che il lavoro e le responsabilità mi rapiscono a tal punto da lenire i miei ricordi liceali, che un tempo nonostante tutto continuavano a scandire con regolarità la mia vita. Eppure ancora oggi arriva la primavera, arriva il 1° maggio, e mi torna tutto in mente. Le risate, gli scherzi, le vignette sul diario, i disegnini sul banco, le piccole consuetudini quotidiane. E mi torna in mente l’intensità con cui ho vissuto quell’ultimo anno, quando già a settembre sapevo che per la prima volta non vi sarebbe stato un altro settembre, che i giorni assieme ai miei compagni diminuivano inesorabilmente, ed io volevo viverli quanto più possibile. E mi torna in mente quella partenza notturna la sera dopo aver visto in TV il concertone a Roma – ospiti Carmen e Alanis, quell’anno – e i successivi sette giorni, forse otto, non ricordo più. E sì, noi le gite le facemmo, ben due, anzi tre, se ci mettiamo l’immancabile viaggio di un giorno a Paestum, un classico delle uscite in giornata sul nostro territorio. E ringrazio la me stessa adolescente di avervi sempre partecipato, anche quando era titubante e timorosa. E la ringrazio anche di aver avuto così cura di quell’ultimo anno da averne serbati tanti ricordi nonostante il tempo trascorso.

Terminare quel percorso non è facile, lo so bene. Smettere di vedere chi ha convissuto con noi per tanti giorni può essere straziante, anche se non lo ammetterete mai. È una cosa a cui penso, quando vi guardo; e penso anche che non vorrei vedervi mai crescere, che per me siete perfetti così. Vivaci, giocosi, ironici, malinconici. Ho sempre amato la vostra totale apatia di fronte al nozionismo, e l’improvviso guizzo con cui saltate dalla sedia corpo e sguardo quando interessati a qualcosa. L’ho sempre amata, anche se per ruolo ho sempre dovuto rimproverarvi, e fingendo convinzione per giunta. Mi ha sempre fatto sorridere quante decine di interessi disparati abbiate. Tutti tranne lo studio. Siete dei nerd, ve l’ho sempre detto. Curiosi verso le minuzie, recalcitranti verso l’imposizione. Così mi siete sempre parsi, e così mi piace pensarvi anche quando sarete adulti.

Specialista in Nullafacenza e critica ai Massimi Sistemi Inesistenti, maestra di Gattopardismo italiano nonché Essere in cui Accidia ed Ignavia si concentrano con rara perfezione e comunione, Asaka scrive mentre il dottor R, tra un amaretto al pistacchio e una caramella alla liquirizia, arrotonda lo stipendio come centralinista del 15** e tormenta il proprio cuscino (il quale ne è certamente contrariato).

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