Cinema

“Margaret”, un’ambigua storia di espiazione

È giunto nei cinema italiani ai primi di giugno “Margaret”, film dalla produzione travagliata diretto da Kenneth Lonergan, regista di “Conta su di me” nonché sceneggiatore per Scorsese in “Gangs of New York”. Il film è apparso nelle sale americane l’anno scorso, ma il progetto era in essere già dal 2005, ed è stato bloccato da traversie legali.

“Margaret” si pone come un dramma dalla lunga durata, dal cast valido (Anna Paquin, Mark Ruffalo, Matt Damon, Jeannie Berlin, Jean Reno), e dal messaggio altamente ambiguo. Sarò sincera; non sono riuscita a capire quanto e fino a che punto questa ambiguità fosse voluta.Sono certa però che le travagliate vicende produttive abbiano avuto mano pesante nel rendere ancora più contorto il processo di espiazione della protagonista nei suoi difficili rapporti con tutti i numerosi comprimari.

Lisa è una diciassettenne come tante, appartiene ad una famiglia agiata e la madre single è un’acclamata attrice teatrale. Un giorno la sua vita viene sconvolta da un incidente stradale da lei indirettamente causato; una donna muore e Lisa è lì, sull’asfalto insanguinato, ad accarezzarle la testa e ad accompagnarla negli ultimi momenti di vita. La vita sembra riprendere normalmente per Lisa, superato lo shock iniziale; ma la rabbia, l’impotenza e un senso di colpa soffocato la spingono a intrecciare complesse relazioni con amici ed insegnanti, e a cercare di intentare causa al responsabile dell’incidente.

Peccato, però, che la responsabile in realtà sia lei… Questo è il primo punto di forte ambiguità del film. Si ha l’impressione che la responsabilità della protagonista sia fortemente ridimensionata; che il suo ruolo sia quasi ridotto a quello di testimone che tenta di fare giustizia in vece della vittima. Coerenza però imporrebbe che giustizia fosse richiesta anche per Lisa stessa… L’alternativa interpretativa è che il soffocamento del senso di colpa da parte di Lisa dia come reazione la sua egoistica ostinazione nel tentare di trascinare in tribunale chi ha materialmente investito la donna; e anche la sua ostinazione nel tentare di sedurre un insegnante, e nel difendere la causa israeliana nei dibattiti del corso di Storia…

Il personaggio di Lisa alterna momenti in cui continua la sua vita come nulla fosse accaduto, a momenti in cui la tensione emotiva, la rabbia, il desiderio di essere compresa e consolata, la portano a esplosioni di pianto e  gesti imprevedibili. Le sue reazioni inconsulte la tengono sempre in sospeso tra il bisogno di esprimere un dolore indicibile, e il sospetto dello spettatore che la ragazza sia consapevole di vivere un dramma e si atteggi ad attrice. Questo fondamentale aspetto della caratterizzazione di Lisa, sottolineato esplicitamente in una battuta dei dialoghi, è stato ottimamente colto e sceneggiato, ed è sicuramente un importante punto a favore del film. Rimane invece l’ambiguità che si cela dietro il modo in cui la scrittura del film ci fa percepire Lisa, come ho già anticipato. Se era un’ambiguità intenzionale, è probabile che il faticoso processo di montaggio abbia creato o accentuato delle incoerenze nella scrittura.

E passiamo al secondo motivo di ambiguità del film, ovvero l’ideologia che esso propugna. Buona parte del film è ambientato a scuola, e vede Lisa alle prese con le lezioni di matematica, di letteratura (dalla poesia “Spring and Fall” di Gerard Manley Hopkins deriva il titolo del film) e di storia. Durante queste ultime si tengono accesi dibattiti sul conflitto israeliano-palestinese, in cui il messaggio che viene fatto passare  (e viene fatto passare anche in altre scene del film) si risolve decisamente a favore di Lisa, che appoggia, sostiene e difende, in maniera irrevocabile e chiusa, le posizioni israeliane. Sappiamo bene quanto la questione sia delicata e quanto essa sia soggetta a pressioni di varia origine. Non è questa la sede per discutere di un argomento tanto complesso, ma appunto, una cosa è mostrare l’aggressività di Lisa e il suo sfociare in posizioni oltranziste, un’altra è implicitamente far capire che queste sono le posizioni corrette. Che lo siano o meno, la durezza del comportamento di Lisa si è tramutato nel veicolo per offrire un’implicita presa di posizione al riguardo, e ciò è molto ambiguo.

Non riesco pertanto ad assolvere “Margaret” dai suoi difetti (tra cui annovero anche l’estrema disinvoltura con cui alcuni coprotagonisti entrano per poi sparire, nonché una durata eccessiva), ma non riesco altresì a liquidarlo come un prodotto che passi senza lasciare traccia alcuna nello spettatore; merito anche, come si diceva all’inizio, di un cast davvero valido, e di una Anna Paquin perfetta nei panni di questa ragazzina viziata che pretende di dominare gli altri e la vita anche dopo aver vissuto sulla sua pelle la dimostrazione che ciò è impossibile. Il pianto finale a teatro testimonia forse di questa presa di coscienza, tardiva ma necessaria.

Attenzione: la scena dell’incidente è piuttosto cruda, attenti se sono presenti piccoli spettatori o se non vedete volentieri scene di tal genere.

Se qualcuno dovesse aver visto questo film, mi piacerebbe molto conoscere la sua opinione, soprattutto sull’interpretazione della vicenda 🙂

 

La mia valutazione: 7/10

 

 

Specialista in Nullafacenza e critica ai Massimi Sistemi Inesistenti, maestra di Gattopardismo italiano nonché Essere in cui Accidia ed Ignavia si concentrano con rara perfezione e comunione, Asaka scrive mentre il dottor R, tra un amaretto al pistacchio e una caramella alla liquirizia, arrotonda lo stipendio come centralinista del 15** e tormenta il proprio cuscino (il quale ne è certamente contrariato).

3 Comments

  • Blogghidee Ximi

    Sai, scusa.. Nonostante tu abbia delineato con tanta precisione e acutezza la trama di questo film.. Non è sorta quella brama di correre a vederlo, sarà per il tema e sicuramente per la precisazione sul finale.. Comunque ottima recensione, Asaka!

    • Asaka

      Ciao Ximi 🙂

      Non è un film di facile visione, e per la durata e per l’argomento e per come esso è sviscerato.
      Ero indecisa se fare quell’osservazione sul finale per non incorrere in spoiler, ma visto che mi serviva per il ragionamento che stavo conducendo, e visto soprattutto che lei piange spesso durante il film (quindi non era chissà che novità XD), ho deciso di inserirlo seppur senza dettagli.

      Grazie per essere passata 🙂

  • Blogghidee Ximi

    Sai cosa mi è piaciuto? Ricordarti dei bambini che spesso guardano film non adatti a loro. E’ un tema che ho approfondito da un punto di vista delle fiabe e illustrazione, ma anche nel cinema può dare grandi spunti.. Ciao, a presto Asaka.

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