Cinema

“Linda Linda Linda”, Yamashita Nobuhiro (2005)

Immagine tratta dal film.

 

C’è qualcosa di innegabilmente affascinante nel mondo scolastico giapponese osservato dall’esterno. L’autogestione dei ragazzi, il loro responsabilizzarsi, il condividere interessi e club, il vivere assieme gran parte della giornata (fino a sera e a volte anche la notte), il costruire un festival che attragga bambini e adulti, il cameratismo che si crea tra compagni e il loro essere solidali nel tenere da parte quei pochi adulti che vigilano a distanza senza intervenire.

Suggestioni che il mondo narrativo nipponico ha riciclato e raccontato centinaia di volte, tra le pagine di un fumetto come tra i disegni di un anime come sulla pellicola di un film.

Una delle riscritture che più amo è “Beautiful Dreamer”, il secondo film della saga di “Urusei Yatsura”, in cui un incantesimo blocca in un eterno ripetersi la notte dei preparativi per il festival scolastico.

Meno magico, ma ugualmente malinconico, è “Linda Linda Linda”, pellicola del 2005 che il regista Yamashita Nobuhiro riesce a rendere un piccolo cult abilmente destreggiandosi tra luoghi comuni sottili quanto riconoscibilissimi tra chi frequenta le storie scolastiche dei manga e cartoni giapponesi, e una innegabile sensibilità di stampo nipponico che si rivela nei piccoli dettagli.

Proprio durante un festival scolastico, classica ambientazione per le storie nipponiche che affondano nella nostalgia dell’adolescenza, si svolge la vicenda di Son (Bae Doona), studentessa coreana ospite in Giappone, reclutata su due piedi da tre compagne di scuola per cantare un vecchio successo di un gruppo punk-rock del Sol Levante: “Linda Linda Linda” dei “The Blue Hearts”.

Son non è una cantante provetta, e si rende presto conto che il brano non è di semplice esecuzione. Le compagne a loro volta sono le uniche superstiti della loro band in crisi, e devono adattarsi ad arrangiare un brano mai suonato e anche a cambiare la formazione, composta dalla bassista Nozomi (Sekine Shiori), dalla batterista Kyoko (Maeda Aki) e dalla leader, ex tastierista ma ora reinventatasi chitarrista per necessità, Kei (Kashii Yuu). Tutto in alto mare, insomma; tutto da assemblare, creare e comporre in pochi giorni e poche notti, incluso il legame tra le tre ragazze giapponesi e l’estranea, Son, fino a quel momento relegata nel deserto padiglione coreano del Festival.

È tutta qui, la storia del film. È tutta nelle atmosfere da “giorni irripetibili” che caratterizzano la narrazione sin dalla prima sequenza, quel video artigianale girato in apertura in cui una studentessa, guardando fisso in macchina, dichiara che lei non ci sta a perdere, crescendo, il proprio lato infantile. E già con queste parole, il regista ha chiarito in cosa consista la bellezza di questa storia.

È tutto nella semplicità della narrazione, delle interpreti, dei dettagli, che mettono in ombra l’età non proprio fanciullesca di alcune delle attrici, le musichette preconfezionate e sterili di James Iha (il quale ha pensato bene di mettere la firma ma lasciare a casa la creatività), l’abilità di imbonitore e venditore del regista, che conosce la materia scolastica e non perde una scena che sia una per soddisfare le aspettative del suo pubblico. Difetti che però scopro di considerare poco perché troppo attratta dalla genuinità di alcune scene, dalla semplicità dei mezzi, dalla cura per i rumori di sottofondo, ovattati e intimi, come intimo diviene l’ambiente in cui si muovono le quattro protagoniste.

Tutto è così familiare da parere quasi quotidiano. Le prove al basso in una cameretta piena di bambini agitati per il caldo, le telefonate private che si tenta di nascondere alle indiscrete orecchie di un fratello maggiore impiccione, i nastri musicali che testimoniano band e successi ormai dimenticati, la semplicità con cui si scende dalla bicicletta a cui si era appoggiati quando passa una donna anziana a cui mostrare rispetto, persino la cocciutaggine con cui ci si ostina a non ricucire una lite apparentemente futile quando se ne presenta l’occasione, o la difficoltà a non ridere quando i discorsi tra amici prendono una piega sentimentale.

Tutto ovattato quanto una corsa su un pavimento di assi di legno, quanto una voce che, accompagnata da una sola chitarra acustica, intona un vecchio successo di Hosono Haruomi; tutto a dimensione di uomo, artigianale e raggiunto con impegno e divertimento.

Sarà un film costruito a tavolino, ma vi è, paradossalmente, una sincerità di fondo a cui è difficile resistere.

 

P.S. In tema “Adolescenza, musica, scemitudine, scuola e nostalgia”, è imperdibile la visione dell’anime “K-ON”, anche se in questo caso le nostre perdono più tempo a mangiare dolci e a cercare oggetti da ferramenta che a provare musiche… (vedere qui).

 

La mia valutazione:

[rating=7]

 

Linda Linda Linda,

Giappone 2005,

Commedia

durata 114′  

Regia di Nobuhiro Yamashita

Con Doona Bae, Aki Maeda, Yuu Kashii, Shiori Sekine, Takayo Mimura, Shione Yukawa, Yuko Yamazaki, Masahiro Kômoto, Ken’ichi Matsuyama, Katsuya Kobayashi

 

Specialista in Nullafacenza e critica ai Massimi Sistemi Inesistenti, maestra di Gattopardismo italiano nonché Essere in cui Accidia ed Ignavia si concentrano con rara perfezione e comunione, Asaka scrive mentre il dottor R, tra un amaretto al pistacchio e una caramella alla liquirizia, arrotonda lo stipendio come centralinista del 15** e tormenta il proprio cuscino (il quale ne è certamente contrariato).

8 Comments

  • Altair

    Al contrario delle fanciulle della band di musica leggera (club avente come unico scopo quello di coprire l’attività di “pasticcericidio” a cui i membri si dedicano assiduamente…), almeno in questo caso, le protagoniste sono costantemente impegnate nelle prove dei brani scelti (ed è interessante vedere come poco alla volta riescono a dare organicità sia alle note suonate che al legame tra di loro).

    P.S. Fammi sapere quando rapirai qualche nihonjin per estorcergli il titolo del brano che si sente in sottofondo quando Nozomi viene tramortita da Morfeo… quello che nemmeno il regista ricorda di aver inserito… 😀

    P.P.S. Non me ne voglia James Iha, ma di quella soundtrack (che è tuttora presente nella Penna Rossa che ho in macchina) ascolto praticamente solo le canzoni dei Blue Hearts.

    • Asaka

      Cos’è questo tono da Maestrina dalla Penna Rossa con cui precisi che un aspetto interessante del film è che non diventano i Pearl Jam dall’oggi al domani?

      James Iha non potrebbe volertene, visto che sa perfettamente di aver preso un compenso ad ufo, per quanto è inesistente la sua “colonna sonora” (mi vergogno anche a scriverlo).
      Però, oltre alle musiche dei “The Blue Hearts”, a me piace tanto anche quella versione di “Furaibo”… e ovviamente il brano sconosciuto con cui Morfeo seda Nozumi.

      P.S…. “dare organicità”? Lo aggiungo a “bilanciare”, “atavico”, “impasto musicale”…

    • Asaka

      P.P.S. “Certa gente” mi ha fatto notare che trattasi di “Nozomi”, non “Nozumi”.
      Chiedo venia e, dopo aver corretto nel post, mi prostro alla Penna Rossa.

  • Carmen

    Che nostalgia!
    Questo film mi riporta alla mente il periodo in cui lo vidi… com’ero giovane…! 😀

    • Asaka

      Già… invece ora frequenti ospizi, giusto? 😛

      Ma va’. 😀

      Non so se ti piacque, però.

  • Blogghidee

    Ciao Asaka,
    scopro cose nuove e che i tuoi colleghi blogger sono principalmente da ospizio ahaha! Dai scherzo. Le tematiche sono sempre interessanti, il cameratismo è quello che potrebbe replicarsi anche tra blogger, si lo so ho ‘sta mania di grandezza 😀
    Ti ho scritto, ti ho citata come mio solito e addirittura stavolta ho avuto la presunzione di assegnarti un premio, ti rendi conto!?!
    Vieni a prenderlo…
    Un salutone,
    Ximi

    • Asaka

      Ciao Ximi,
      a me il cameratismo piace tra persone che possano guardarsi in viso… che ci posso fare? 🙂
      Grazie del premio… davvero ti inteneriscono i miei disegni? È un po’ che non ne pubblico.
      Questi premi tra blogger, lo sai, mi mettono un po’ a disagio, non mi ci muovo con naturalezza, per cui non perpetuerò la catena assegnando il premio ad altri sette “colleghi”. Ma ti ringrazio tanto per avermi pensato ancora una volta.

      Asaka

      P.S. Ti rispondo qui perché non ho l’account per commentare direttamente su “Illustraidee”.

  • Blogghidee

    Sono contenta tu abbia gradito 😀
    Chissà magari un giorno faremo una grande “rimpatriata” in luogo da destinarsi, in un tempo parallelo ahaha e in tenuta da blogger…. Uhmm ahahaha!!!
    Un caro salutone!

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