Serie TV

“L’idiota”, Giacomo Vaccari, 1959

Sarebbe davvero ovvio iniziare questo articolo lamentando l’abisso che separa le attuali produzioni della televisione nazionale dagli sceneggiati di un tempo. Non lo farò, non mi interessa discutere di questo, quanto dell’opera messa in scena, ovvero “L’idiota” di Fëdor Michajlovič Dostoevskij, a cui ho già dedicato una recensione del libro (qui) e una recensione della rilettura operata dal cineasta Kurosawa Akira, “Hakuchi” (qui).

Giacomo Vaccari è stato un giovane e talentuoso regista prematuramente scomparso. Ai tempi in cui diresse questa riduzione televisiva del romanzo, aveva solo 28 anni.

Lo sceneggiato è in 6 episodi per una durata totale di 423 minuti. Il soggetto del grande scrittore russo è stato adattato da Giorgio Albertazzi, sceneggiatore e protagonista nei panni del principe Lev Nikolaevic Myškin. La scrittura è pedissequa al romanzo, anche se sono stati operati dei tagli consistenti su alcune storie apparentemente marginali. Curioso che sia nella rilettura di Kurosawa che in quella di Vaccari le sorelle Epancin siano state ridotte da tre a due.

La messinscena è ovviamente teatrale – non è certo una novità negli sceneggiati RAI degli anni ’50, in cui l’osmosi tra teatro e televisione era molto forte – così come lo è il cast, a partire dai protagonisti, Giorgio Albertazzi, appunto, Anna Proclemer nel ruolo di Nastas’ja Filippovna, e Gian Maria Volonté nel ruolo di Rogozin. Grandi attori, certo, dal ricco e variegato spettro espressivo… eppure continuo a preferire i protagonisti di Kurosawa, lo sguardo attonito e le mani al collo di Masayuki Mori, e la follia dettata dal dolore e dalla perdita della dignità degli occhi di Setsuko Hara.

Assolutamente nulla da ridire, invece, sulla maggior parte dei coprotagonisti, in modo particolare su Sergio Tofano, che veste i panni non facili dell’untuoso, ipocrita, eppur verace, Lebedev; e su Lina Volonghi, eccellente interprete di uno dei miei personaggi preferiti, la generalessa Elizaveta Prokof’evna.

 

 

Un innegabile merito della serie televisiva è l’aver donato spessore ad alcune vicende collaterali, come il rapporto tra due uomini bugiardi e sgradevoli, ma a loro modo simpatici, quali Lebedev e il generale Ivolgin, o come la forte amicizia tra il principe e Rogozin, a cui è dedicato quasi interamente il terzo episodio, o come il bisogno di amicizia che l’arrivo del principe ispira nella generalessa Prokof’evna, convinta che lui stia stato mandato lì per lei, per riempire il vuoto del suo spirito, la solitudine della sua anima… una bambina che incontra un bambino come lei, un’anima affine.

I titoli di testa di ogni episodio si aprono su un’immagine inquietante, che è l’essenza stessa del romanzo: il primo piano di “Cristo nel sepolcro” di Hans Holbein, un quadro che potrebbe far perdere la fede, come scrive lo stesso Dostoevskij tramite le parole del principe. Un quadro che rappresenta la tragica storia del principe, un uomo venuto non si sa da dove, e destinato a tornarvi dopo un breve, intenso e tormentato soggiorno tra altri esseri umani.

 

Dovresti scomparire, andartene via. Solo. In un luogo che nessuno conosca. Le montagne, la cascata, il villaggio, le bianche nuvole, il vecchio castello abbandonato… Oh, come sarebbe bello trovarsi laggiù, e pensare ad una cosa sola. Tutta la vita a quella soltanto, e per mille anni non chiedere altro. E che qui si dimentichino di me. Sarebbe meglio, anzi, se non ti avessero mai conosciuto, se non fosse stato che un sogno… Ma sogno o veglia, non è forse lo stesso…?

 

Consigliato, e consigliatissimo il libro da cui è tratto.

 

La mia valutazione:

 

[rating=8]

 

 

 

Specialista in Nullafacenza e critica ai Massimi Sistemi Inesistenti, maestra di Gattopardismo italiano nonché Essere in cui Accidia ed Ignavia si concentrano con rara perfezione e comunione, Asaka scrive mentre il dottor R, tra un amaretto al pistacchio e una caramella alla liquirizia, arrotonda lo stipendio come centralinista del 15** e tormenta il proprio cuscino (il quale ne è certamente contrariato).

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