Riflessioni personali

Lectio Porporis

Nel lontano 15 marzo del 44 d.C. il buon Giulio Cesare veniva assassinato con ventitré coltellate. Mi perdonerà il conquistatore delle Gallie se, ogni volta che si approssimano le idi di marzo a me, anziché venire in mente il suo assassinio, viene in mente il compleanno di una delle mie più care compagne di classe alle superiori.

Dovranno avere pazienza e perdonarmi anche i miei poveri lettori, ma questo post così personale non posso proprio risparmiarmelo (però voi potete sempre saltare la lettura ;)). Il fatto è che quando si approssima la primavera Asaka tende a soffrire di quel tremendo male che si chiama nostalgia, acuito poi da vicende di contorno che favoriscono le fughe mentali nel passato. Pertanto qualche giorno fa, mentre ricordavo l’imminenza del genetliaco, sono stata colta da un tale afflusso di ricordi da iniziare a bersagliare qualcuno di sms scemi.

Quelli che potrebbero apparire come auguri virtuali, insomma, altro non sono che una scusa per tornare ancora una volta al passato, pur consapevole che il ricordo tende a sfocare i momenti meno piacevoli di quell’età. Ma non è di questo che voglio parlare. Voglio parlare, invece, di questa fatidica compagna di classe nata le idi di marzo, attualmente dispersa in non so quale parte del mondo (vedi di farti viva quando torni, non sparire, che a quello basto già io :mrgreen: ), nota per il cosmopolitismo, per le maglie tendenti alla pigiameria, per i jeans con le tasche al contrario, per le pettinature stravaganti (ricordiamo la celeberrima fase  “Mirko dei Beehive”), e soprattutto per essere stata il bersaglio il soggetto preferito dei miei racconti a fumetti (anzi, il secondo soggetto preferito; il primo portava le polacchine rosse). Il privilegio fu guadagnato grazie ad un’ innata diplomazia dell’animo che rende questa mia compagna di scuola praticamente impossibile da prendere in antipatia (ora però non darti le arie, eh?). E questo nonostante tutte le volte che – e mi rivolgo direttamente a te – mi hai sognata nell’atto di andare male all’interrogazione di matematica (grazie, una vera amica), nonostante per strada non mi vedi mai anche se mi sbraccio e sono di fronte a te (dillo che fai finta, dai! :mrgreen: ), e alla fine dopo “Don Matteo”  non hai fatto più niente… ma dai… e io che speravo di vivere da parassita sulle tue spalle di attrice e ballerina in carriera… mi teluti

Non volendo urtare la sensibilità di chi invece in quegli anni mi sopportò all’andata, al ritorno e anche durante le lezioni, approfondiamo anche questi aspetti e iniziamo dal durante. Menzione d’onore per la mia compagna di banco, grazie a cui non dimenticherò mai l’orazione ciceroniana Pro Roscio Amerino. Di lei ricordo sempre la delicatezza con cui in primo superiore mi fece considerare l’ipotesi di condividere il medesimo banco (in pratica mi minacciò), quel modo tutto suo di spiare nel libro di geografia astronomica senza farsi sgamare mentre era all’interrogazione, l’empatia dimostratami allorché era impegnata ad accendere risse in classe mentre io franavo rovinosamente su Leibniz e Locke (veramente solidale… aspetto ancora l’occasione per vendicarmi), l’attenzione meticolosa con cui disegnava pentolini in ebollizione sul quaderno di fisica (apprezzati anche dal professore stesso), la premura con cui andava a recuperare il nostro banco da me istoriato che ogni tanto finiva in altre classi per opera dei bidelli, la straordinaria capacità che aveva di leggermi nel pensiero e anticipare le fesserie che stavo per pronunciare (ovverossia, ci guardavamo e scoppiavamo a ridere).

Passiamo all’andata e al ritorno. Qui è doveroso fare riferimento alla fanciulla che con precisione svizzera attendeva puntuale la mattina al posto e all’orario prefissati, e alla sua degna compagna di banco che invece scendeva di casa con i soliti dieci minuti di ritardo, costringendoci a corse inaudite per arrivare in tempo in classe. Il rispetto della puntualità le divideva, ma ad unirle vi era un eguale senso dell’umorismo, un’affinità nel prendere in giro l’intero universo, la sintonia con cui maneggiavano il repertorio musicale popolare con creatività e perfidia; sono ormai parte della Storia la reinterpretazione in chiave lirica di “Acido Acida”, il malizioso uso del jingle “Moment” (con tanto di dibattito quotidiano sul finale del tema), le sessioni di studio pomeridiano in cui si rideva molto ma si combinava poco,  le imitazioni di Lilli Gruber, le imitazioni post-sanremesi, le imitazioni dei professori, le imitazioni dei compagni… le imitazioni, insomma. Oltre che la sadica abitudine di cantare “Senza pietà” durante le filosofiche verifiche (si ringrazia il solito qualcuno per avermi ricordato l’episodio).

E infine, sempre a proposito di ritorni scuola-casa, non posso non menzionare il genio della classe; non ho mai capito invero da dove venisse fuori la parlata napoletana che la contraddistingueva nei momenti di forte emotività, né come potesse avere difficoltà a risolvere quella banale equazioncina di 15° grado, irrazionale logaritmica esponenziale in valore assoluto, né come facesse a giocare a pallavolo con un braccio solo perché l’altro era impegnato a mantenere un Kinder Bueno, né come abbia potuto credere che la poltroncina della Fondazione Mirò fosse “sgualcita apposta”, né come facesse ad essere tanto presa dal salutarci, al bivio, da non accorgersi che stava camminando all’indietro verso i meandri del camion della spazzatura. Tuttavia ritengo di continuare a coltivare la nostra amicizia per fini puramente utilitaristici giacché prima o poi ella raggiungerà la fama ed io potrò finalmente vivere da parassita in cambio di tutti gli appunti che (non) le prestai. :mrgreen:

E il titolo del post? È semplicemente una delle scritte assurde con cui colei che oggi compie gli anni imbrattò le sacre pagine dedicate a Leopardi del mio libro di letteratura, perennemente in prestito sul suo banco…

Auguri cosmopolita 😉

 

 

Specialista in Nullafacenza e critica ai Massimi Sistemi Inesistenti, maestra di Gattopardismo italiano nonché Essere in cui Accidia ed Ignavia si concentrano con rara perfezione e comunione, Asaka scrive mentre il dottor R, tra un amaretto al pistacchio e una caramella alla liquirizia, arrotonda lo stipendio come centralinista del 15** e tormenta il proprio cuscino (il quale ne è certamente contrariato).

16 commenti

    • Asaka

      Per tutte le volte che ti abbiamo raccontato sempre le stesse storie, ormai le conosci meglio di noi!
      Una volta m’hai pure corretto!
      Sei il 25° elemento della classe, rassegnati 😉

  • Carmen

    Che bello, mi sembra di conoscerla, sai?
    Mi hai messo tanta nostalgia e voglia di messaggiare la mia compagna di banco dell’epoca…

  • Asaka

    @ Carmen

    …magari potresti cogliere l’occasione per farlo…?

    Mi spiace d’averti trasmesso la mia nostalgia 😳
    Sono ricordi a cui sono estremamente, profondamente, visceralmente legata. 😳

  • Carmen

    No, ma non è una sensazione negativa… io mi crogiolo nella nostalgia, sono di mio un tipo (fin troppo) legato ai ricordi. Lo dicevo in accezione positiva!

    • Asaka

      Esatto, il pentolino dei moti convettivi!
      Quella dell’f(x) non me la ricordavo… Nostalgia anche delle funzioni!

  • GEOFFRY

    Quanti ricordi!!La cosa strana è che tutt’oggi non è cambiato nulla…siamo sempre così!sarà un bene o un male??
    comunque meno male che ci restano i ricordi!!e meno male che tu hai una memoria di ferro!!

    • Asaka

      Memoria di ferro? Io??! Te l’ho detto, è il Diario…

      Ma sai che mi sono chiesta la stessa cosa? Chissà. 😳

      Ciao Jeff, a presto! 😉

  • Michela

    …siamo sempre così… Non e’ cambiato nulla?…. Cioè faccio sempre Michelate?!? 😀 E’ vero, le faccio… Anche peggio!!
    Grazie mille Vale… E che bei ricordi davvero!!

    • Asaka

      Dovrai aggiornarmi allora sulle tue Michelate più recenti, visto che non ci si vede da un po’… (lo so, come sempre è colpa mia).
      A presto Michelle 😉

  • Flaneur

    Sai trasformare eventi del tutto personali in racconti splendidi.
    Sembra che stessi parlando di tutta una fase della Vita e non tanto del compleanno di una tua compagna di classe…
    complimenti.
    Angelo Disturbatore.

    • Asaka

      Effettivamente parlavo di una fase della vita a cui guardiamo (io e le persone cui era dedicato il post) sempre con affetto e divertimento. E anche con nostalgia, inutile negarlo.
      Grazie dei complimenti 😳

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