Da provare almeno una volta nella vita,  Libri

“La schiuma dei giorni”, Boris Vian

“Perché mai in quattro anni non ho più riletto La schiuma dei giorni di Vian?”, chiedevasi Asaka qualche mattina fa mentre se la spassava in pullman col suddetto volume.

Arrivata a un terzo del libro, si è ricordata del perché.

L’écoume des jours, uno dei libri più strazianti mai scritti. Non lo dice Asaka ma lo dice Queneau, e se lo dice Queneau possiamo fidarci.

A volte accade che le storie bussino prepotentemente alla nostra porta per essere rilette, riviste, rivissute. Le ritroviamo nei giornali, o ascoltando la radio, o navigando in rete, o spolverando l’ultimo scaffale della libreria, quello in cui stanno ben nascosti i libri che è meglio non rileggere per molto tempo; poco ci manca che non si facciano trovare davanti all’uscio con al collo il cartello “Rileggimi”. E allora capiamo che è inutile resistere. Del resto, si può mai resistere al mondo di Boris Vian, al pianocktail di Colin, ai topi con i baffi neri e ad un cuoco come Nicolas? Surreale, è stato definito questo libro. No, surreale a mio avviso è un aggettivo limitativo e restrittivo. Nell’attesa di trovare l’aggettivo giusto, concordo con chi definisce “La schiuma dei giorni” come un mix tra Peynet, Chagall, Queneau e Salinger*… Tenero, malinconico, fantastico, romantico, e al tempo stesso acuto, realistico, amaro, esistenziale. Troppi sentimenti da provare nello stesso momento, per un solo uomo. Nessuna meraviglia che Vian decida di coccolarsi un po’ nella dedica:

 

Per me, ciccino mio

 

Ma onestamente, possiamo dargli torto? E possiamo non amare il personaggio Vian, e la maniera in cui il suo versatile talento si trasfonde nel mondo letterario? Era un vero ingegno multiforme. Grande amante di musica jazz, musicista (trombettista, per la precisione) e compositore egli stesso; autore di romanzi, di canzoni, appassionato di gastronomia, traduttore di Raymond Chandler, membro del Collegio di Patafisica assieme a Ionesco, tra gli altri, e allo stesso Queneau (l’OuLiPo del resto nasce proprio da questa esperienza). E in L’écoume des jours riversa tutto lo splendore della sua mente brillante scrivendo una storia amarissima sotto le sembianze di una fiaba meravigliosa, o se volete rendendo meravigliosa una storia così realistica da essere crudele.

È una storia d’amore al centro del romanzo, la storia tra Colin e Chloé. Colin è un giovane biondo, snello, elegante, ricco abbastanza da vivere agiatamente senza dover lavorare. Ha un debole per il jazz, per la buona cucina, e con lui vive Nicolas, il suo chef personale, raffinatissimo e dongiovanni, il domestico che ho sempre desiderato avere in casa. Ha un amico del cuore, Chick, grande amante della filosofia di Jean-Sol Partre, e un topo dai baffi neri che gli fa compagnia come animale domestico. Tutto è perfetto e splendido, se non per una cosa: Colin vuole amare, ha in testa solo l’amore, si strugge perché non può averlo, e decide che lo avrà.

Quel giorno stesso, al party in onore del cane dell’amica Isis (da notare che il festeggiato è l’unico assente), incontra Chloé, ed è amore e sconvolgimento a prima vista.

 

“Buongiorno!”, disse Chloé.

“Buong… Per caso lei è stata arrangiata da Duke Ellington?”, domandò Colin… E poi fuggì, perché era convinto di aver detto una scemenza.

 

Colin e Chloé, Chick e Alise, Nicolas e tutte le donne che lo travolgono: la vita pare essere favolosa per il gruppo di amici. Ma poi Chloé si ammala, e tutto il mondo esterno si trasforma sotto il peso della sofferenza interna.

Daniel Pennac, nella celebre intervista che fa da postfazione all’edizione italiana del romanzo, sostiene: “[…] un libro di questo calibro può essere letto più volte, nel corso degli anni, traendone impressioni e suggestioni diverse. A diciott’anni prevale la griglia della passione amorosa, a quaranta quella della critica sociale, a sessanta quella del pessimismo della tragedia che tutto annulla.” Parole che mettono ben in evidenza quanto “La schiuma dei giorni” non sia solo storia d’amore; e se anche lo fosse, sarebbe comunque una bellissima storia d’amore, una di quelle in cui c’è abnegazione assoluta, la dedizione totale priva di quell’egoismo con cui oggi tendiamo a salvaguardare il nostro Io dagli altri. Non, insomma, un romanzo per inguaribili romantici, come da qualche parte ho letto, ma piuttosto, direi, un romanzo per inguaribili essere umani.

Ma non è solo una storia d’amore, non può essere solo una storia d’amore, quella in cui l’intellettuale diviene idolo delle folle, e anziché illuminarle e guidarle, le ottenebra e le rovina, come succede a Chick che sperpera la sua vita per Jean-Sol Partre, evidente richiamo all’autore de “La Nausea”, verso il quale Vian esercita una satira durissima e persino lungimirante circa la maniera in cui la figura dell’intellettuale moderno era destinata a trasformarsi.

E non può essere solo una storia d’amore quella in cui si contesta il valore nobilitante del lavoro (e Vian scrive nel 1947) e i personaggi non fanno che fuggire da un impiego all’altro perché incapaci di adeguarsi all’alienante irragionevolezza richiestagli:

 

Tutto dipende dal fatto che gli hanno detto “Il lavoro è sacro, è bello, è buono, è la cosa più importante, e solo chi lavora ha tutti i diritti”. Però poi si fa il possibile per farli lavorare continuamente, così che loro non hanno il tempo di far valere i propri diritti.

 

Nè può essere solo una storia d’amore quella in cui un personaggio viene assunto per sdraiarsi sulla terra ed emanare calore in modo da far crescere le piante dei fucili.

Così è il mondo di Vian, apparentemente lontano ma dannatamente vicino. Apparentemente assurdo con il suo pianocktail (un particolare pianoforte suonando il quale si produce un cocktail con l’essenza della musica eseguita), le piste di pattinaggio in cui ogni due minuti qualcuno si schianta e qualcun altro si fa il segno della croce, le nuvole profumate di zucchero di cannella che avvolgono gli amanti al primo appuntamento. E poi dannatamente struggente e umano nella richiesta che il topo dai baffi neri fa al gatto nelle ultimissime pagine. Pienamente comprensibile perché “Chloé” di Duke Ellington faccia da colonna sonora all’intero libro.

 

 

Lascio di seguito una serie di link per eventuali approfondimenti; ma ovviamente ritengo non esista approfondimento più valido dell’acquisto e della lettura del romanzo, di cui so di aver fatto una pessima recensione per via del troppo amore che mi ispira e della grande originalità del testo impossibile per me da squadernare.
Tenete solo conto che a consigliare questo libro sono proprio io che se fossi Ministro abolirei per legge film, telefilm e libri in cui sono presenti malattie terminali. Ma ad una ninfea che sboccia in un polmone nemmeno io riesco a resistere.

Spero davvero che vi concederete questa lettura. ♥

 

[*Mi sono indebitamente appropriata delle parole di chi questo libro me lo regalò anni fa; così impara a farmi gli auguri su social network dove non posso leggerli!]

 

—————————–

 

“Lei ha una moglie molto carina” disse il professore a Colin appena furono nell’anticamera.
“Lo so”, disse Colin.
Improvvisamente si mise a piangere, perché sapeva che Chloé stava male.
“Suvvia” disse il professore, “lei mi mette in una situazione imbarazzante… Se continua così sarà necessario che la consoli… Prenda questo…”
Frugando in una tasca interna della giacca ne aveva estratto un quadernetto rilegato in cuoio rosso.
“Guardi, questa è mia moglie”.
E Colin aprì il quadernetto, con un gesto meccanico, e scoppiò a ridere.
“Ecco, così va meglio”, disse il professore. “È un metodo infallibile. Non ce n’è uno che non sghignazzi. Ma insomma, si può sapere cos’ha di tanto spassoso?”
“Ma, io… io non… non so” balbettò Colin, e si buttò per terra, ormai preda di un’incontrollabile crisi di ridarella.

 

La mia valutazione:

[rating=9]

 

Per approfondire:

– Autopresentazione di Boris Vian: qui.

– Raymond Queneau presenta Boris Vian: qui.

– Alcune recensioni italiane qui.

Specialista in Nullafacenza e critica ai Massimi Sistemi Inesistenti, maestra di Gattopardismo italiano nonché Essere in cui Accidia ed Ignavia si concentrano con rara perfezione e comunione, Asaka scrive mentre il dottor R, tra un amaretto al pistacchio e una caramella alla liquirizia, arrotonda lo stipendio come centralinista del 15** e tormenta il proprio cuscino (il quale ne è certamente contrariato).

4 commenti

  • Alice

    Può essere una pessima recensione se mi hai fatto venire una gran voglia di leggere questo libro? No, appunto. E nonostante ci sia la malattia di mezzo (anche se stando al mio blogghino, ultimamente, sembra che io abbia una propensione quasi patologica per quel genere di storie 😉
    Approfitto per farti tanti auguri, Asaka. A presto.

  • ConnieBoo

    Quasi quasi ne compro un altro per rileggerlo. Te lo regalai perché mi (dis)strusse per la troppa e surreale bellezza: mi sembrava così adatto a te, che di surrealtà te ne intendi. Leggendo le tue parole mi sono tornate in mente le assurde vicende di Colin e Chloè, ma anche quelle del collezionista di Partre, innamorato ma non abbastanza di Alise. Mi è tornato in mente il topo dai baffi neri, meravigliosa compagnia che avrei voluto, in quei giorni, anch’io, tutta per me. È vero, lo ripeto: “un mix tra Peynet, Chagall, Queneau e Salinger”. Ma ci aggiungo, a questo punto, Gondry e il viso di Audrey Tautou (Amélie). Sarà perché il 24 aprile in Francia uscirà il film L’écume des jours, regia di Gondry e protagonista femminile la Tautou?

    http://www.youtube.com/watch?v=N4HIAwI4irs

    Tutto per te, “Ciccina tua”! E ricorda: anch’io, quando sarà necessario, vorrei esser curata con mazzi di fiori odorosi.

    • Asaka

      Ma come “ne compro un altro”? Non ce l’hai??!!! Te ne sei privata per me??! Sono ai limiti della commozione… 😛

      Avevo visto il trailer, e avevo anche volutamente omesso di parlarne… Gondry, che diavolo hai combinato?! E cosa ci fanno la Tautou e Duris nei panni di Chloé e Colin? Sacrilegio!

      Comunque, Boo Boo, non me ne volere, ma spero tu non debba mai avere bisogno di alcun mazzo di fiori odorosi.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *