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La donna più incomprensibile del Giappone

Un corpo in equilibrio è un corpo su cui agiscono forze che si bilanciano.
Asaka, corpo in perenne squilibrio, quando la visione del mondo che la sovrasta e le letture malefiche che si ostina a perpetrare tendono ad esercitare una forza tale da renderla un’ameba ambulante, lotta contro gli avversi numi e le secrete cure ammirando le gesta della sua eroina preferita: Ogiwara Saki.
Ogiwara Saki è una “Magerarenai Onna”, una donna inflessibile. “Magerarenai Onna” è stato uno dei primi dorama che vidi, anni fa (nel 2010, per la precisione), e ricordo che mi ci imbattei praticamente per caso, forse per sbaglio. Ne ho visti diversi altri, in seguito, ma pochi mi hanno marchiato con lo stesso effetto di realismo che ho vissuto, quasi come una scottatura sulla pelle, mentre guardavo questo.

L’inflessibile Saki, lungi dall’essere una “lady di ferro” dallo spirito sprezzante o un’arrivista disposta a tutto per la carriera, è semplicemente una donna di 32 anni con l’ambizione di diventare avvocato. Questo desiderio, coltivato sin dalla tenera età, disciplina ogni minuto e ogni scelta della sua vita, giacché Saki non ha spazio per gli amici, non ha spazio per i divertimenti, non ha spazio nemmeno per il fedele fidanzato, Masato, ma divide le sue giornate tra il lavoro di assistente legale e lo studio preparatorio per l’esame da avvocato. Nonostante tanta dedizione alla causa e una precisione che rasenta il patologico, per ben nove anni di fila Saki non è riuscita a superare l’esame. E il decimo tentativo non pare avere un andamento più sereno, visto che coincide con il malore della madre, con pesanti difficoltà lavorative e con una proposta matrimoniale inaspettatamente poco gradita. E come se non bastasse ci sono anche due tizi che continuano a mettere il naso nelle faccende di Saki senza che la diretta interessata gradisca tanta cinica premura (i due non fanno che ripetere a Saki che sta sbagliando e che è una cretina, in sostanza).

Ben presto la storia del dorama intraprende quindi due linee narrative principali: la difficoltà della protagonista di continuare a credere nelle proprie convinzioni a dispetto delle convinzioni del resto del mondo, e l’insospettabile sentimento di amicizia che arriva a legare inaspettatamente Saki e i suoi due stalker del cuore.

E pertanto “Magerarenai Onna” è un dorama che parla di conigli alle rape e di amicizia nel suo significato più intenso ed intimo. Ed è per questi motivi che io l’ho tanto amato.

Negli ultimi tre anni è stato sport nazionale doramistico maltrattare Kazuhiko Yukawa per aver scritto storie assurde in cui si perdono e si riprendono trenta chili nel giro di poche settimane (“Rebound”) o in cui si sparano pallottole che rimbalzano contro il viso contundente di una governante (consiglio l’imperdibile discussione su “Kaseifu no Mita” qui). E in effetti non si può dire che le ultime sceneggiature del buon Yukawa siano particolarmente ispirate (se non da sostanze stupefacenti, è evidente). Ma ai tempi in cui ha scritto “Magerarenai Onna” ha avuto ben altra sensibilità creativa, ed ha realizzato una storia che spicca, soprattutto nelle puntate centrali, per scorrevolezza, naturalezza e finezza di scrittura, e per la costruzione di tre personaggi a tutto tondo, sfumati e complessi.

A partire dalla protagonista, Saki, precisa, efficiente, stakanovista. Una che se passa davanti ad un quadro storto, torna indietro e lo sistema. E se compra il latte al supermercato, prende quello che scade prima, così non verrà gettato inutilizzato. E se è attirata dall’odore di vino e formaggio, resiste valorosamente (al contrario mio), perché ha promesso a se stessa che ne assaggerà solo dopo aver superato l’esame da avvocato. E se la sua freddezza e rigidità paiono ergere un muro tra lei e il mondo, in realtà Saki è molto più empatica e attenta a chi le sta intorno rispetto ai colleghi avvocati del suo studio. Ma come il Libro di Giobbe insegna, più un uomo è giusto e corretto, e più gli cadranno addosso sventure a catena. E Saki non tarda a vivere a proprie spese le conseguenze dell’essere coerente con se stessa in una società che tende ad uniformare e standardizzare i suoi membri. Ma la sua testardaggine e il suo senso della giustizia sono così forti da renderla “la donna più incomprensibile del Giappone”, come la scheda Aida Kouki nel suo cellulare.

Kouki è uno dei due ficcanaso di cui si parlava sopra; è evidente che non abbia un tubo da fare dalla mattina alla sera perché considera ogni scusa buona per vedere cosa combina l’essere più incomprensibile di terra nipponica. La sua inizialmente è una curiosità maliziosa, ma nel giro di poche puntate sarà lui stesso a dichiararsi un fan di Ogiwara e delle sue facce strane che esprimono immane perplessità e riflessione. Le battaglie contro i mulini a vento di Saki lo attirano talmente tanto da rendergli poco interessante persino la sua abituale attività di cascamorto più attivo del Giappone.

Un’altra che pare non abbia nulla da fare nelle intere giornate della sua vita è Osabe Riko, la casalinga più felice del Giappone. Così felice che passa il tempo per negozi a consumare la carta di credito del marito, ad autoinvitarsi (non sempre molto gradita) a casa di Saki e a distoglierla dagli studi, e a fare le veci di Galeotto tra Saki e Masato, il quale vanta il record mondiale di proposte di matrimonio rifiutate dalla medesima persona. Riko, donna di mondo ed esperta bugiarda, ha infatti come suo obiettivo quello di far provare anche a Saki la perfetta felicità famigliare che tanto vanta.

La povera Saki dovrà quindi barcamenarsi, oltre che tra le punizioni divine che mettono alla prova il suo senso del dovere, anche tra questi due impiccioni che tentano in ogni modo di sopprimere in lei quella coerenza e quella libertà di pensiero da cui in realtà sono irresistibilmente attratti. E tra una litigata e l’altra, prima ancora di realizzare cosa sta accadendo, Saki scopre di avere i primi due amici della sua vita. E quando dico amici intendo proprio amici-amici, di quelli che non si trovano comunemente al banco frigo del supermercato (tranne che nel caso di Saki).
Le puntate incentrate sulla faticosa scoperta di Saki di stare correndo il rischio di essersi fatta degli amici sono tra le più belle del dorama (da morire di risate le scene in cui prende appunti ogni volta che qualcuno parla dell’amicizia, argomento su cui è evidentemente impreparata), e la scrivente ammette di essercisi ritrovata tanto, anche se ora glisserà sull’argomento onde evitare di parlare come in uno spot Barilla.
Il pregio del dorama, a mio avviso, sta anche nella rappresentazione sociale e culturale di un mondo impregnato di maschilismo, di conformismo e di regole non scritte a cui, per inconscio quieto vivere, ci uniformiamo senza chiedere il perché, oltre che in quella del malessere che invece ci colpisce quando ci rendiamo conto che in questa realtà artefatta poche cose funzionano secondo un senso. E nonostante i toni da commedia, lo sceneggiatore Yukawa ha avuto l’abilità di trasmettere il profondo senso di malessere e di mal di vivere che spesso incontriamo in quanto esseri umani.

Chiudo come sempre parlando degli attori, bravissimi, da Tanihara Shosuke (Kouki), il seduttore che odia la violenza in ogni sua forma e che si diletta a mettere in imbarazzo l’interlocutore con giochi di parole al limite del nonsense, a Nagasaku Hiromi (Riko), la bugiarda più convincente, materna e matura del Giappone, personaggio che ho amato tantissimo per la sua profonda umanità e per l’interpretazione perfetta dell’attrice, fino alla protagonista Kanno Miho (la rigida, buffa e fragile Saki) che non ha esitato a darsi interamente ad un personaggio poco attraente e talvolta considerato anche sgradevole, da parte del pubblico, con esiti veramente felici. Purtroppo sono anni che lancio maledizioni alla Kanno per le sue pessime scelte a livello di copioni (fossi in voi mi farei due risate leggendo questa recensione  di Guilty del DAF), ma poi rivederla all’opera come Saki Ogiwara annulla tutti i miei propositi bellici. ♥

 

La mia valutazione:

[rating=9]

 

Per approfondire:

– Recensione a cura della premiata ditta DAF qui;

– Sottotitoli su Asianworld qui.

 

 

Specialista in Nullafacenza e critica ai Massimi Sistemi Inesistenti, maestra di Gattopardismo italiano nonché Essere in cui Accidia ed Ignavia si concentrano con rara perfezione e comunione, Asaka scrive mentre il dottor R, tra un amaretto al pistacchio e una caramella alla liquirizia, arrotonda lo stipendio come centralinista del 15** e tormenta il proprio cuscino (il quale ne è certamente contrariato).

8 Comments

  • Altair

    … e quando la figlia di Riko ammette con noncuranza di avere degli amici a scuola e Saki, sconvolta, le domanda “come te li sei fatti?!?!!”? XDDD

    Giusto per essere precisi, la “scrivente” non si è resa conto di essersi già “sottoscritta”. Altrimenti, chi sarebbe questa Asaka, specialista in Nullafacenza e critica ai Massimi Sistemi Inesistenti, maestra di Gattopardismo italiano nonché Essere in cui Accidia e Ignavia si concentrano con rara perfezione e comunione, mentre i 5 demonietti che le fanno da dama di compagnia combinavano un baccano indiavolato?

    XDDDD

    • Asaka

      Scrivo sottoscritta e creo problemi a chi si è abituato a scrivente; scrivo scrivente e sono già sottoscritta… Come faccio, sbaglio sempre… 🙄
      Fingo di non accorgermi dell’impertinenza inopportuna di certa gente, ma ci tengo a sottolineare che non puoi usare così impunemente la mia firma, che ha un suo peso filosofico e dei copyright regolarmente depositati.

      😛

  • Carmen

    Che bella recensione!
    Come dimenticare Miss Ogiwara? Impossibile!
    Ho amato tantissimo questa storia di crescita e d’amicizia, quest’amicizia “trdiva” e particolare, e soprattutto tutti i sottotesti che hai esposto come sempre benissimo. Saki è un’eroina atipica, che conduce una vita sicuramente troppo morigerata ed è troppo severa con sé stessa e gli altri; al tempo stesso è impossile non trovarla una donna coraggiosa nel portare avanti, anche contro tutto e tutti, le cause (in tutti i sensi…) in cui crede.

    PS: togliete la droga tagliata male allo sceneggiatore!!!
    PPS: grazie per il link alla mia rece, anche se non può competere con questa. =)

    • Asaka

      Ma dai… perché “tardiva”? Mi fai sentire vecchia… ;P

      La tua rece la lessi mentre finivo di vedere la serie… (è una succubanza di lunga data, come puoi dedurre… ah, succubanza esiste! Almeno quello l’ho controllato ;)). Leggevo ovunque commenti sgradevoli sulla protagonista del dorama, lontana anni luce dai soliti rassicuranti stereotipi, e il tuo commento fu il primo a farmi sentire compresa! Quindi, a proposito della tua rece… non dica sciocchezze, per favore.
      … c’è mica posto nel fanclub? 😛

  • Carmen

    Davvero? Non conoscevo questo retroscena. XD
    Be’, a dire il vero nemmeno io ci sono andata giù leggera con Saki, nei miei commenti durante la Visione. E tutt’ora sono convinta che sia davvero una donna molto egoista col suo uomo, costretto praticamente a vivere rispettando i suoi tempi, i suoi desideri, le sue “fissazioni”, giuste o sbagliate che siano… Lei, usando – anche inconsapevolmente – il suo carattere spigoloso, nella loro relazione è certamente quella che più riceve e meno dà in cambio, e questo non mi è mai piaciuto.
    Tuttavia trovo che queste sue imperfezioni, e questi atteggiamenti anche negativi verso sé stessa, Masato, o anche la madre, contribuiscano a dare profondità e spessore al personaggio. Dare giudizi frettolosi su di lei, limitandosi ad analizzarla come fosse la prima eroina coreana che passa, trovo che sia davvero superficiale…
    Del resto, non credo sia un dorama per tutti… e francamente va bene così. 😉

    • Asaka

      Quello che dici di Masato è vero, ed è una cosa di cui è evidentemente consapevole anche lo sceneggiatore, vista l’indefinitezza del personaggio, e il suo carattere talvolta infantile e arrogante che sembra quasi essere una valida giustificazione per il modo in cui viene trattato.
      Proprio da un punto di vista narratologico, c’è qualcosa che non va.
      Alla fine Masato rimane il personaggio più in ombra, quello con meno spessore e che serve solo a mettere in movimento la storia. Inconsistente. Azzardo un’ipotesi, che ovviamente non giustifica la falla: forse sarebbe stato difficile mantenere lo stesso equilibrio nella storia se il terzetto fosse stato quartetto 🙂

  • Carmen

    Sì, è vero, resta comunque ai margini del terzetto ma in fondo va bene così. A me di Masato non è piaciuto il fatto che fosse una banderuola, che professasse amore un minuto per poi inseguire le sottane altrui in quello dopo… (tra l’altro è strano, in SnR c’ un personaggio identico ma lì mi piace proprio questo!).
    D’altra parte, secondo me il modo in cui lei lo tratta non è casuale, ma appunto serve a dare, come altre cose, un po’ d’ombra al personaggio. Io comunque non nego che, dopo qualche tentennamento, tifavo decisamente per lui: per me Masato è l’unico che l’ama davvero a 360° e la conosce meglio di chiunque altro 8e poi, diciamolo, è un santo).
    Almeno, ricordo che ebbi questa percezione nel finale.

  • Asaka

    Se devo essere sincera, il modo in cui lei tratta Masato l’ho sempre trovato incoerente con il personaggio di Saki; comunque sì, hai ragione, questo aspetto probabilmente serve a gettare ombra sulla caratterizzazione di lei – anche se poi sarebbe bastata già la sua rigidità in tutto il resto a farne un personaggio “sgradevole”.
    Quanto al finale…
    [spoiler]… io non tifavo per nessuno dei due, e il finale mi è piaciuto assai, è stato circolare rispetto al caso della donna tradita del primo episodio… non ho però apprezzato che Masato sia rimasto, come per il resto del dorama, figura subalterna e dipendente dal resto del gruppo, senza una vita propria. [/spoiler]

    [quote] e poi, diciamolo, è un santo [/quote]
    Hai ragione 😀

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