Animazione,  Cinema

“Kiki – Consegne a domicilio”

Ho sempre pensato che il primo film di Miyazaki Hayao di cui avrei qui parlato sarebbe stato “Nausicaä della Valle del Vento”, oppure “La Principessa Mononoke”, oppure “Totoro”… Invece no; la Lucky Red ha recentemente portato nelle sale “Kiki – Consegne a domicilio” (Majo no takkyūbin), distribuito sinora in Italia solamente per il mercato dell’home video, e ovviamente io sono accorsa al cinema per ripetere la felice esperienza che si perpetua ogni qualvolta un film del Maestro varca i miei confini natii.

Naturalmente avevo già visto il film in questione, rivelazione che ha scandalizzato chi mi accompagnato davanti al sacro schermo; ma quello era un altro adattamento italiano, meno fedele… invece ora la pellicola è stata riadattata e ridoppiata, è insomma tutta un’altra cosa; e poi, vogliamo parlare del piacere di riempirsi gli occhi con i meravigliosi disegni dello Studio Ghibli proiettati su grande schermo? Intender non lo può chi non lo prova.

Certo, rimane un po’ d’amarezza a pensare che una pellicola del genere ci ha messo 24 anni ad arrivare in Italia (e non è l’unica… diciamo che Miyazaki è in fase di riscoperta da parte della grande distribuzione italiana). Ma va ammesso che le storie dello Studio Ghibli non invecchiano per niente; sono così fuori dal tempo e classiche, nel racconto come nel character design, da non mostrare minimamente i segni del tempo. E portano in sé tutto il mondo e il pensiero del loro creatore, Miyazaki, in grado di renderle inconfondibili.

In “Kiki” la protagonista è una streghetta che, giunta all’età di 13 anni, deve compiere un anno di noviziato in una città sconosciuta. Un rito di passaggio, insomma, da svolgere senza la famiglia, con il solo gatto nero, Jiji, durante una notte di luna piena (chiaro riferimento alla crescita femminile).

Kiki è l’ennesima eroina di Miyazaki, amante e grande estimatore del genere femminile. Entusiasta e piena di vita, Kiki compie la sua trasformazione da bambina che scalpita per crescere a giovane che non comprende tutte le storture del mondo ma capisce di doverle accettare e di dover cercare, in sé e fuori di sé, qualcosa in grado di equilibrarle. In tutto ciò, appunto, troviamo il pensiero di Miyazaki: nella forte allegria della protagonista, che non lascia mai nulla di intentato e non cede di fronte a ciò che sente giusto; nel tema della solidarietà, onnipresente nelle sue pellicole (nessuno dei suoi personaggi può procedere nella storia se non interviene l’aiuto puramente solidale degli altri); nel tema dell’anziana età, e nella contrapposizione tra il rispetto che le si dovrebbe conferire e l’atteggiamento spesso bistrattato che invece subisce; nel tema della natura, una natura spesso diffidente, anche quando non vi è apparente motivo, nei confronti di quell’essere pericoloso chiamato uomo (la scena dei corvi nel bosco è improvvisamente drammatica nel tono fino a quel momento avventuroso e picaresco della vicenda).

La seconda parte del film, dedicata alla crescita emotiva ed esistenziale della giovane strega, è un capolavoro di equilibrio nel raggiungere un tono sommesso senza mai però abbandonare la coerenza narrativa con il resto del racconto. Pellicola minore, secondo alcuni. Può essere. Ma quando, nella sequenza a casa della pittrice, Miyazaki inserisce una riflessione sull’arte e sulla necessità che essa sia una propria creazione e non imitazione altrui, quando si tocca la difficoltà di produrre, creare, essere sé stessi, e la pittrice incita Kiki perché bisogna insistere, insistere, insistere… Datemene altri di questi film minori. Sono un balsamo che allevia le sofferenze.

 

La mia valutazione:

[rating=8]

 

 

 

Specialista in Nullafacenza e critica ai Massimi Sistemi Inesistenti, maestra di Gattopardismo italiano nonché Essere in cui Accidia ed Ignavia si concentrano con rara perfezione e comunione, Asaka scrive mentre il dottor R, tra un amaretto al pistacchio e una caramella alla liquirizia, arrotonda lo stipendio come centralinista del 15** e tormenta il proprio cuscino (il quale ne è certamente contrariato).

2 Comments

  • Ximi

    Wow… insistitre, insistere, insistere… è il mio motto! Non sempre funziona… ma dici che funziona anche per altro oltre per l’arte…!?!
    Reduce delle filosofie che sai… 😉

    • Asaka

      Be’, Miyazaki non si riferiva solamente all’arte…
      Per parte mia, mi ritiro dopo la prima sconfitta, quindi non so :mrgreen:

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