Attualità,  Riflessioni personali

#iorestoacasa

C’è un gran proliferare in questi giorni di articoli e video in cui, oltre ad invitare a rimanere a casa, si offrono anche dei suggerimenti per trascorrere questo periodo di mancata socialità reale, di forzato stop. Come fosse una vacanza doverosa che gli Italiani, da bambini attivi e dinamici, devono imparare ad accettare. Mi danno un po’ fastidio quei post, quei video. Anzi, parecchio.

Perché non è una vacanza. Lavorare da casa senza più avere orari non è vacanza. Come non lo è dover chiudere l’attività, o mandare a casa il personale, per il timore di contrarre il virus, o perché mancano le commesse, manca il lavoro, o per disposizioni statali; io non credo che il lavoratore costretto a usufruire di ferie forzate, o di permessi non retribuiti, o cassintegrato, o licenziato, disperato perché non sa come tirare avanti senza il paracadute statale, abbia precisamente la disposizione d’animo di chi è in vacanza.

Né credo la abbia l’anziano, magari solo, che non sa come gestire la sua vita, tra la paura di uscire, ammalarsi, morire, e la necessità di sopravvivere, fare la spesa, far prescrivere le medicine e acquistarle.

Sono sicura che non la abbia nemmeno chi teme per la propria sorte e per quella dei propri cari; chi ha bisogno di un medico e non sa a chi rivolgersi; chi ha timore di essere positivo, di fare del male a chi è vicino; chi è lontano dalle persone che ama visceralmente.

E anche senza essere in una di queste condizioni, si può essere in vacanza con i media che costantemente aggiornano un bollettino di guerra agghiacciante, senza poter uscire a fare la spesa, con il costante terrore di toccare qualcosa di contaminato o di rimanere ad un metro di distanza dall’altro, come fossimo tutti tanti appestati nemici fra loro?

Cari sedicenti giornalisti e cari youtuber e instagrammer, smettetela di fare video così superficiali. Risultano solo fastidiosi.

La solitudine di una convalescenza è bella perché offre tante opportunità per coltivare la propria interiorità e il rapporto con sé stessi. Ma se non si è certi che la convalescenza termini, e si vive con il costante terrore che la ruota giri verso di noi, ognuno sopravvive come può. Senza i vostri futili e superficiali consigli.

 

p.s. so bene che questi appelli sono rivolti soprattutto ai giovani e a chi non capisce che deve rimanere a casa. ma trovo comunque che lancino messaggi inappropriati rispetto al clima in cui si vive.

Specialista in Nullafacenza e critica ai Massimi Sistemi Inesistenti, maestra di Gattopardismo italiano nonché Essere in cui Accidia ed Ignavia si concentrano con rara perfezione e comunione, Asaka scrive mentre il dottor R, tra un amaretto al pistacchio e una caramella alla liquirizia, arrotonda lo stipendio come centralinista del 15** e tormenta il proprio cuscino (il quale ne è certamente contrariato).

One Comment

  • Santa

    … E la pubblicità continua i suoi spot granitici senza sosta, come se intorno tutto si fosse congelato.
    Per alcuni il “non andare a lavoro” è stata l’estasi assoluta , non mi riferisco a chi vive turni massacranti e sfruttamento, ma a coloro che non hanno mai avuto voglia di lavorare, prima prendevano lo stipendio facendo presenza, ora lo prenderanno facendo “vacanza”. Per molti credo lo sia davvero, almeno stando a certi commenti e performance che leggo in giro (ovviamente giri virtuali).
    Quello che tu dici è invece l’amara verità, penso anche a me stessa e a tutti i problemi che questa condizione porta con sé. Sul giornalismo, a parte sparute realtà, credo sia oramai un giornalettismo compilativo, forse per certi versi apprezzo di più la buona satira che ancora resiste e, ti sembrerà strano quello che affermo, fa giornalismo.

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