Cinema

“Il grande sonno”, Howard Hawks (1946)

Se dovessero chiedermi con quale film identifico Humphrey Bogart, non direi “Casablanca”, come forse l’immaginario cinematografico lo ha immortalato, ma direi “The Big Sleep”, “Il grande sonno”. Bogart nei panni dell’ineffabile detective Philip Marlowe, creato dalla (strepitosa) penna di Raymond Chandler. Regia di Howard Hawks. E dato che amo Chandler, amo Bogart e amo Hawks, si può immaginare con quale mano felice stia scrivendo questa recensione.

Erano gli anni in cui il genere hardboiled toccava il suo apice per le penne di Dashiell Hammett e appunto Raymond Chandler. L’investigatore privato rude, duro, solitario, disilluso ma a suo modo romantico, si incarnava perfettamente nel personaggio di Philip Marlowe, protagonista di tanta letteratura di Chandler. “The Big Sleep” è forse l’opera maggiore dello scrittore, e Hawks ne ha tratto un film dai tempi precisi e dal fascino incorruttibile.

Alla sceneggiatura posero mano lo sceneggiatore Jules Furthman e gli scrittori Leigh Brackett e William Faulkner. Già, contribuì anche Faulkner che tre anni dopo avrebbe ottenuto il Nobel per la letteratura; ma non è cosa che debba stupire. Era uso che i grandi scrittori, in quei decenni, scrivessero anche i film, anche in Italia (uno per tutti, Ennio Flaiano). Non credo sia stato un lavoro facile trarre un film da un soggetto simile. La storia è molto intricata, e dato che Chandler l’aveva ricavata mettendo insieme alcuni suoi precedenti racconti, nel libro stesso vi è qualcosa che sfugge, a mia memoria di lettrice. Riportare lo stesso gioco di scatole cinesi sulla pellicola dev’essere stato impegnativo; ciò che più interessava ad Hawks, però, era la resa dell’atmosfera fumosa del racconto, la resa del fascino di un personaggio come Philip Marlowe. Senza il grande Bogart non so quale risultato sarebbe scaturito, ma è certo che senza la regia invisibile e scorrevole di Hawks nemmeno Bogart avrebbe avuto dal ruolo un tale prestigio. Poi, Bogart nei panni del duro che deve tirarsi fuori dai guai con l’astuzia più che con la pistola, sotto eterne piogge che bagnano il suo impermeabile, mentre si guarda le spalle da tutti perché completamente solo, ebbene, si sa; tale ruolo pare ritagliato su misura per lui.

Philip Marlowe è lui; è lui ad essere assoldato per risolvere uno scandalo legato a fotografie pornografiche; lui ad innamorarsi fatalmente della figlia del committente; lui a ricostruire l’ingarbugliata situazione molto prima che vi arrivi la polizia. Bogart presta il volto dall’ironica malinconia al detective privato, e per l’occasione è affiancato da Lauren Bacall, sulla cui relazione con l’attore si è già detto qui. Il ruolo di Mrs. Rutledge (il personaggio interpretato dalla Bacall), fondamentale nel libro, viene ulteriormente messo in luce per giocare abilmente sull’affiatamento reciproco tra i due attori.

Nel film il ritmo è perfetto. Lo spettatore non ha momenti di stanchezza, e lo spettacolo è dotato di grande scorrevolezza. Marlowe si muove nel putridume della storia con disinvoltura e leggerezza, saltando da una situazione all’altra senza mai prendere fiato con la spigliatezza di chi vive di certe situazioni e le dà per scontate. Ma in alcuni momenti emerge l’umanità della storia, e il marciume dei personaggi e delle vicende si rivela per quello che è.

Un’altra importante incarnazione cinematografica di Philip Marlowe è quella diretta da Robert Altman in “The long goodbye”, tratto da un altro romanzo chandleriano e interpretato da Elliott Gould nei panni del detective privato. Pellicola che mi piace molto, ma a cui preferisco comunque quella di Hawks.

 

P.S. Lauren Bacall è morta questa estate, il 12 agosto, all’età di novant’anni.

 

 

La mia valutazione:

[rating=8]

 

Titolo or: The Big Sleep.

Di Howard Hawks. Con Humphrey Bogart, Lauren Bacall, Dorothy Malone, John Ridgely, Martha Vickers.

Durata: 114 min. B/N

USA 1946

 

 

Specialista in Nullafacenza e critica ai Massimi Sistemi Inesistenti, maestra di Gattopardismo italiano nonché Essere in cui Accidia ed Ignavia si concentrano con rara perfezione e comunione, Asaka scrive mentre il dottor R, tra un amaretto al pistacchio e una caramella alla liquirizia, arrotonda lo stipendio come centralinista del 15** e tormenta il proprio cuscino (il quale ne è certamente contrariato).

2 Comments

  • Carmen

    Ma sai che abbiamo tradotto la versione giapponese tratta da Long Goodbye?
    Il protagonista è Asano Tadanobu.
    Il libro non l’ho letto, ma la cosa sorprendente è la serie. Cinque episodi veramente di alto livello televisivo. Facci un pensierino perché merita. 🙂

    • Asaka

      No, in effetti non lo sapevo. Non sto seguendo più le uscite orientali (televisive o cinematografiche che siano), né quelle occidentali, in effetti.
      Ho visto ogni versione tratta dal libro di Chandler, quindi vedrò anche questa. La cerco oggi stesso. Grazie per la dritta. 🙂

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