Cinema

“I Wish”, Koreeda Hirokazu (2011)

I fratellini Kohichi e Ryonusuke vivono lontani da quando i genitori sono separati. Si sentono telefonicamente ogni giorno, ma affrontano la disgregazione della famiglia in maniera diversa. Il maggiore Kohichi, malinconico e introverso, cerca una soluzione per il riavvicinamento dei genitori. Il minore Ryonusuke si prende cura del padre chitarrista e degli amici con entusiasmo e voglia di vivere.

Il regista Koreeda Hirokazu, considerato uno fra i più interessanti filmmaker nipponici attuali, racconta una storia di crescita e di accettazione della realtà attraverso lo sguardo di Kohichi, il piccolo protagonista costretto ad imparare che c’è un mondo, al di fuori del suo, in cui gli eventi non sempre vanno secondo i nostri desideri e non sempre sono modificabili; che gli altri hanno lo stesso nostro diritto di operare le proprie scelte e che, anche se questo a volte può portare a delusioni, non si può fare altro che accettarlo.

Non è un film pesante, “I Wish”. Nonostante i 127 minuti di durata, scorre abbastanza bene – soprattutto nella seconda parte. Non è sgradevole; ha un alone di concreta malinconia che lo avvolge, ed è ravvivato da una corposa presenza infantile che gli dà brio. Elencati i pregi, rimane una pellicola nella media sia a livello stilistico che di scrittura. Per l’appassionato del Sol Levante buona parte del fascino del film è da ricercare nei simboli della vita quotidiana di cui la rappresentazione quotidiana è ricca; i riti scolastici e l’inconfondibile “Carillon de Westminster” con cui la campanella scandisce le ore di lezione; i tradizionali pasti nipponici, lo Shinkansen qui mitizzato dalla compagnia di bambini… in sostanza, l’immaginario di cui si nutre il “gaijin”. Ma scremando il film di tali elementi, rimane una storia non perfetta a livello di scrittura, risaputa a livello di messaggio e morale, che a tratti offre motivi di interesse per poi virare verso la più tranquilla convenzionalità.

Attorno ai piccoli protagonisti (i due interpreti principali sono fratelli anche nella realtà, e il minore ha una solarità adorabile) ci sono gli adulti irrisolti e sfuggenti (nel senso che la sceneggiatura rifiuta di approfondirli) interpretati da Odagiri Jô (il padre) e Otsuka Nene (la madre), Abe Hiroshi e Nagasawa Masami, questi ultimi nel ruolo di insegnanti che non paiono offrire molto alla storia né alla maturità dei piccoli protagonisti, ma in compenso forse hanno offerto la possibilità di staccare qualche biglietto in più al botteghino data la loro popolarità in Giappone.

Tuttavia è un film che ha nella sua semplicità il maggior pregio. La semplicità con cui guarda all’infanzia e all’età anziana, mondi anche questi esplorati senza particolare originalità ma con un tocco delicato e amabile che a volte non disdegna l’amarezza di sottofondo della vita.

Piacevole.

 

[rating=6]

 

Titolo originale Kiseki.

Un film di Hirokazu Koreeda. Con Hiroshi Abe, Jô Odagiri, Masami Nagasawa, Yoshio Harada, Yui Natsukawa.

 Durata 128 min. – Giappone 2011

 

 

Specialista in Nullafacenza e critica ai Massimi Sistemi Inesistenti, maestra di Gattopardismo italiano nonché Essere in cui Accidia ed Ignavia si concentrano con rara perfezione e comunione, Asaka scrive mentre il dottor R, tra un amaretto al pistacchio e una caramella alla liquirizia, arrotonda lo stipendio come centralinista del 15** e tormenta il proprio cuscino (il quale ne è certamente contrariato).

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