Libri,  Riflessioni personali

I sempre nei mai

"L'eleganza del riccio" di Muriel Barbery

Ho terminato tempo fa di rileggere “L’eleganza del riccio” di Muriel Barbery.

Non lo leggevo da anni, avevo voglia di un libro che non fosse troppo impegnativo ma che mi piacesse.

Non apprezzo particolarmente la prosa di Barbery. Certamente una prosa mediata dalla traduzione dal francese, ma comunque una prosa che sembra sforzarsi di appartenere alla letteratura più alta, mentre vorrebbe provare ad appartenere a quella più affabulatoria, e in definitiva non sembra né l’una né l’altra. Eppure è un romanzo che avvince. Sarà per la simpatia autoironica di madame Michel, che conquista cuori un po’ burberi e solitari. Sarà che è facile sentirsi come la portinaia del ricco palazzo di Parigi, e guardare talvolta gli altri con sprezzante distacco, come la piccola Paloma fa, spietatamente, con la famiglia e i condomini. E poi c’è quel coinquilino che porta un nome così ingombrante ed orientale, che qualunque gaijin non potrebbe rimanere insensibile. Va da sé, è un po’ furbetto questo romanzo. E forse la sua fama è dovuta più ad un’abile costruzione di storia e personaggi che ad effettivi meriti letterari. Ma è una storia che prende. E non è poco, di questi tempi.

Però c’è qualcosa che, a questa rilettura, ha attirato la mia attenzione. Uno dei personaggi arriva alla conclusione che forse il senso della vita è cercare gli attimi di eternità in un flusso che nega continuamente sé stesso. I sempre nei mai.

Non è un concetto nuovo. Tra yoga, mindfulness, e varie filosofie, a volte spicciole a volte profonde, con cui l’Occidente impara a vivere nella società dei consumi, siamo invitati spesso a concentrarci sull’istante da assaporare, prima che scompaia, più che sul futuro che ci causa angoscia.

Però mi è piaciuta molto la formulazione icastica del concetto. I sempre nei mai. Sintetico ed efficace. Istantaneamente viene da ripensare al passato cercando di individuare queste gocce di eternità nel tempo che ci travolge. Non è un esercizio facile. C’è da rifletterci.

Frattanto cerco la prossima lettura.

Specialista in Nullafacenza e critica ai Massimi Sistemi Inesistenti, maestra di Gattopardismo italiano nonché Essere in cui Accidia ed Ignavia si concentrano con rara perfezione e comunione, Asaka scrive mentre il dottor R, tra un amaretto al pistacchio e una caramella alla liquirizia, arrotonda lo stipendio come centralinista del 15** e tormenta il proprio cuscino (il quale ne è certamente contrariato).

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