Cinema

“Half Nelson”: Ryan Gosling professore in piena auto-distruzione

Nel 2006, molto prima che Ryan Gosling divenisse una star acclamata dalla critica, ricercata dai cineasti e sbavata dalle spettatrici (tra cui mi includo anche io, inutile nasconderlo :mrgreen: ), al solito “Sundance Film Festival” venne presentato “Half Nelson”, pellicola drammatica, diretta da Ryan Fleck, con protagonista Gosling nei panni di un giovane insegnante dipendente dalle droghe.

Ho recuperato questo film pochi giorni fa, e non ho potuto che associarlo a “Detachment”, pellicola più recente diretta da Tony Kaye che condivide con “Half Nelson” diverse caratteristiche; essenzialmente, il protagonista carismatico che si fa carico dell’intero film (qui Gosling, lì Brody), la lotta tra l’idealismo del giovane insegnante e il cinismo che tende a distruggerlo, l’incontro salvifico con una minorenne e il legame di reciproco aiuto che si crea.

Nessuna delle due pellicole mi ha soddisfatta, e qui mi soffermerò su quella di Fleck, anche se le obiezioni potrebbero valere per entrambe.

La storia è quanto di più trito si possa vedere. Il cliché dell’insegnante giovane, idealista, in crisi, che stimola gli allievi a ragionare con la propria testa (ma i dialoghi tra alunni e professore sono già sentiti e banali) e cerca rifugio nell’autodistruzione, è uno dei più abusati dal cinema, soprattutto quello indipendente. La rappresentazione della scuola, della storia, dell’insegnamento, è la solita che si può riscontrare in un qualsiasi film statunitense del genere, e non ha quello scatto in più che la vicenda pretenderebbe di offrire. Il tipico film da Sundance, insomma, indipendente ma non troppo, che non mette in scena quella problematicità che promette, accontentandosi di primi piani, inquadrature sbilenche, ambiguità d’accatto; tutto molto di maniera, seppur accattivante. Ciò che lo rende un film vedibile, e salva la baracca, è, oltre all’indovinata colonna sonora, l’interpretazione di Ryan Gosling, che riesce a restituire la drammaticità del suo personaggio anche in scene potenzialmente ironiche (ed è un effetto non voluto, purtroppo) come quelle in cui continua a parlare delle sue difficoltà di educatore alle ragazze abbordate nei locali le quali, invece, preferirebbero decisamente argomenti più carnali, per così dire.

Non si può tacere in verità di almeno un’altra interpretazione, quella di Shareeka Epps, tredicenne dallo sguardo e dalla voce adulti, attrice di genuina spontaneità, perfetto contraltare dell’ombroso Gosling, di cui nel film diviene l’àncora di salvezza. Drey, il suo personaggio, lungi dal cercare l’aiuto del suo insegnante (e coach nella squadra di basket), lo scopre casualmente in una circostanza molto “critica”, e il rapporto tra l’adulto e la ragazzina si inverte. E se la sottotrama della famiglia di Drey è solo abbozzata (e questo non è un male) in maniera un po’ fumosa (è il caso di dirlo), l’interpretazione della Epps è perfettamente all’altezza di quella di Gosling e contribuisce a gettare una cortina fumogena su tutto il “già visto” dell’intero film, che merita pertanto una visione almeno per i due protagonisti.

Una precisazione doverosa: il titolo “Half Nelson” non è il nome del protagonista, bensì il nome di una presa del wrestling, che nel film vuole indicare la dipendenza inesorabile del protagonista dalle sostanze stupefacenti.

 

La mia valutazione: 6/10

 

 

 

Specialista in Nullafacenza e critica ai Massimi Sistemi Inesistenti, maestra di Gattopardismo italiano nonché Essere in cui Accidia ed Ignavia si concentrano con rara perfezione e comunione, Asaka scrive mentre il dottor R, tra un amaretto al pistacchio e una caramella alla liquirizia, arrotonda lo stipendio come centralinista del 15** e tormenta il proprio cuscino (il quale ne è certamente contrariato).

4 Comments

  • fabiojappo

    Questo non l’ho visto, ma Gosling spacca !

    “Detachment” non mi è piaciuto. Bruttino, tendende al brutto completo.

    • Asaka

      Nemmeno a me è piaciuto “Detachment”; questo è sicuramente meglio, però sempre la stessa solfa, le stesse scene, le stesse parole… Se non ci fossero i due protagonisti a dargli uno spessore, sarebbe proprio piatto. Invece si lascia almeno vedere, anche se non ti segna. Gosling trasforma ogni film, c’è poco da dire 🙂

  • JulesJT

    Altro gran bel film di Gosling. Si può tranquillamente dire che da quando ha intrapreso la carriera cinematografica, ha fatto soltanto belle figure.

    Comunque mi vedo costretto a difendere entrambi i film citati a spada tratta con tanto di armatura! (avresti dovuto aspettartelo prima o poi… XD), soprattutto Detachment. Brody neanche lo discuto….. si è superato. Ovvio che sia un film tremendamente drammatico, infarcito di “D”: depressione, dolore, destabilizzazione, ecc…… Lo reputo senz’altro migliore di Half Nelson anche per la presenza di altri grandi attori; finalmente ho visto una Lucy Liu diversa (niente film d’azione né scenette in stile commedia da blockbuster made in Hollywood). Per non parlare di James Caan: 2-3 battute e annichilisce chiunque. Bravissimo come sempre.
    Asaka, hai detto che senza le ottime prove dei protagonisti, i 2 film sarebbero piatti. Concordo perché la scuola americana è (a io avviso) piatta. Il solito ballo di fine anno (non in questo caso), la solita studentella sfigata che si innamora del prof (con problemi familiari ma che è dotata di un’enorme sensibilità, ecc……), bullismo, maleducazione, ecc……
    Secondo me non offrono nulla di nuovo perché ci sono davvero pochi spunti per creare qualcosa di realmente originale (bisognerebbe andare a tentativi e sperare bene…..).

    Inoltre Gosling e Brody hanno sì dei ruoli simili ma fino a un certo punto: il primo ha già perso in partenza (abbandonandosi fin da subito al vizio), il secondo si danna, si dispera, si corrode fino allo sfinimento….. ma alla fine NON CEDE.

    Insomma, io promuovo entrambi ma con riserva XD:

    – Half Nelson si regge esclusivamente su 2 personaggi ma lo reputo più vicino a quella che è la realtà statunitense;

    – Detachment è qualitativamente migliore (grandi attori) ma, in effetti, tende davvero troppo all’autodistruzione. Troppo negativo.

    P.S.
    Sono ASSOLUTAMENTE DA GUARDARE IN LINGUA ORIGINALE COI SOTTOTITOLI PERCHÉ LE VERSIONI DOPPIATE SONO QUALCOSA DI ORRIPILANTE (soprattutto Detachment e il doppiatore di Gosling in Half Nelson, “non s’hanno da fare”).

    DOVEVO DIFENDERLI…. (hihihi….).

    P.P.S.
    Sul tema “scuola” STRA-CONSIGLIO il canadese “Monsieur Lazhar”, film naturalmente drammatico e in cui è presente sempre il “solito” insegnante “liberal”, tuttavia trovo che abbia dei risvolti assai più interessanti dei due film precedentemente discussi…… molto bello il rapporto studenti/insegnante (bambini, in questo caso) e anche la storia del protagonista è più “succulenta”.

    (Certo che ultimamente ti vengo a trovare spesso……. così non va bene perché io sono come un fido messaggero che deve apparire soltanto nelle notti in cui nel cielo brilla incontrastata la costellazione dell’Orsa Maggiore…..).

    Ciauuuuuuu 🙂

  • Asaka

    Jules, che ti devo dire… li ho visti tutti e tre (“Half Nelson”, “Detachment” e “Monsieur Lazhar”) e mi hanno lasciata totalmente fredda tutti e tre.
    Non ho le competenze per sapere come sia la scuola americana (M.L. è canadese, però, se non erro), non avendone esperienza diretta o indiretta, se non per i soliti stereotipi trasmessi dai media, che certo non restituiscono un quadro complessivo e veritiero.
    A me è rimasta la sensazione che siano i film ad essere stereotipati, gli sguardi dei registi, le sceneggiature. Ho questo bizzarro ideale del bravo regista che sa cavare fuori del nuovo anche da una materia eternamente vecchia.
    Il problema è che non percepisco la sincerità del messaggio, se non riesco a percepire la sincerità del mezzo.

    nelle notti in cui nel cielo brilla incontrastata la costellazione dell’Orsa Maggiore

    😯 😯 😯
    😆 😆 😆

    Ultimamente l’astronomia si affaccia spesso nelle mie conversazioni… 😆

    Ciao Jules, a presto 😉

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