Libri

“Gay e lesbiche”, L. Pietrantoni, G. Prati

Una delle prime domande che mi sono posta leggendo le prime pagine di questo saggio sull’omosessualità è stata per che tipo di pubblico potesse essere stato pensato. La risposta è arrivata proseguendo nella lettura del libro, ma sarebbe bastato tener presente la collana in cui è stato pubblicato per capirne il target: “Farsi un’idea”. In effetti il saggio “Gay e lesbiche” di Luca Pietrantoni e Gabriele Prati è una panoramica concisa e agile sull’omosessualità; il pubblico di riferimento è composto da colori i quali, per i più svariati motivi, vorrebbero conoscere qualcosa sull’argomento che vada oltre gli stereotipi di cui è infarcita la cultura popolare e massmediatica (e quando scrivo “popolare”, non è un riferimento ad una classe sociale, ma ad una cultura non specialistica, giacché pregiudizi e false verità abbondano, in riferimento a tale argomento, a prescindere da ceto e formazione scolastica).

Ed ecco quindi che i due autori, entrambi docenti di discipline psicologiche presso l’Università di Bologna, iniziano tentando di definire il genere sia come identità personale che come aspettativa culturale e sociale, e procedono districandosi tra pregiudizi, ipotesi e verità con l’ausilio di dati e ricerche scientifiche. Emerge la fluidità della sessualità, molto meno statica e monolitica di quanto l’immaginario ci faccia credere. La bisessualità ne è uno degli esempi più chiari, e gli autori, lungi dall’aderire allo stigma sociale e culturale che ritiene i bisessuali incapaci di una relazione monogama e perennemente incerti, prendono atto di quanto sia composto l’amalgama dei sentimenti e della sessualità, spiegando che la bisessualità deriva dall’essere attratti maggiormente dagli aspetti personali piuttosto che dal sesso biologico, o dall’essere attratti maggiormente da uno dei due sessi biologici innamorandosi però soprattutto dell’altro. L’approfondimento tocca il transgender, sottolineando come la percezione culturale, propria e altrui, rivesta un ruolo fondamentale nella coscienza del sé.

Gli autori procedono poi ad analizzare brevemente la storia dei termini dell’omosessualità, la quale “si configura come storia della sua condanna”, come acutamente notano. Alla spiegazione etimologica dei termini “sodomia”, “lesbica” e “pederastia” fanno da contrappunto i sistemi culturali di riferimento, da quelli antichi per passare alla chiusura che attraversa la Roma cristiana propagandosi anche nei secoli successivi, sino alla nascita, nel diciannovesimo secolo, del termine “omosessuale”, con ciò che esso ha comportato a livello di studi scientifici e rivendicazioni sociali. A tal proposito è interessante notare che il termine, prima di essere contrapposto a “eterosessuale”, era contrapposto a “normosessuale”, e pertando etichettato come deviazione dalla norma. Altresì interessante la critica al termine stesso, che concentrerebbe l’attenzione sull’ambito sessuale non considerando quello affettivo.

Si passa poi a smontare il pregiudizio per cui l’omosessualità sarebbe contro natura, rilevando che gli studi mostrano quanto essa sia presente anche nel modo animale; l’antropologia poi viene in soccorso per quanto concerne la razza umana, relativizzando la dicotomia eterosessualità/omosessualità data per scontata nella società occidentale per mettere in luce le civiltà che non categorizzano in maniera così netta e possono presentare gradi di tolleranza e integrazione per noi inaspettati.

Naturalmente non manca la grande domanda che inevitabilmente ci si pone al riguardo dell’argomento: si è omosessuali per fattori biologici o per influenza ambientale? Gli autori ritengono che gli studi attuali non sappiano ancora dare una risposta definitiva, ma che le varie ricerche tendano a dare maggiore preponderanza al fattore genetico/biologico piuttosto che a quello ambientale, la cui influenza è risultata piuttosto scarsa. Al contempo si analizzano i pregiudizi maggiormente diffusi nella società occidentale e quali potrebbero essere i motivi alla loro base: si va dal meccanismo di difesa (verso attrazioni indesiderate) ad una scarsa conoscenza dell’argomento, e qui sembra di notare un lieve rimprovero degli autori alla categoria omosessuale per la frequenza con cui preferisce celare il proprio orientamento affettivo piuttosto che rivelarlo e lasciarsi conoscere. A questo latente “rimprovero” fa da contrappunto un’analisi delle difficoltà incontrate da chi si rivela, che passano dal rischio di mobbing e ingiustizie lavorative (a rischio, per motivi di pregiudizio culturale, risultano soprattutto le professioni in campo educativo e militare) al pericolo di subire violenze di vario genere (e i casi di attualità anche recente purtroppo non smentiscono tale rischio). La violenza omofobica si manifesta in forme più o meno palesi, e le pagine ad essa dedicate lasciano emergere quanto la nostra cultura che si ritiene così avanzata ne sia intrisa. Le conseguenze sulla qualità della vità dei soggetti interessati sono immaginabili: aumento dello stress, ansia, disturbi alimentari, quando non conseguenze peggiori. A rendere più pesante la situazione è il fatto che in generale un omosessuale avrà maggiore difficoltà a costruirsi una rete di supporto, quella serie di affetti in grado di aiutarlo a superare i momenti difficoli, lo stigma sociale, lo stress quotidiano. Il pregiudizio infatti intacca le reazioni della famiglia, anche se le indagini rilevano che solo in pochi casi si consuma una rottura insanabile, mentre in genere il tempo aiuta a ricostruire i rapporti (e associazioni come l’Agedo fungono da sostegno per i genitori di figli omosessuali).

Il saggio prende poi in esame la coppia omosessuale, i modi in cui si consumano i rapporti sessuali, il desiderio di divenire genitori; nonché il panorama delle associazioni in Italia.

Il libro, avendo come obiettivo appunto permettere al lettore di “farsi un’idea”, è piuttosto sintetico; pur indagando la tematica nella ricchezza e complessità dei suoi aspetti, sarebbero stati graditi approfondimenti a vario genere. Ma in tal modo sarebbe stato un libro meno agevole e più specialistico, e non avrebbe raggiunto il fine divulgativo che si era preposto.

 

 

Specialista in Nullafacenza e critica ai Massimi Sistemi Inesistenti, maestra di Gattopardismo italiano nonché Essere in cui Accidia ed Ignavia si concentrano con rara perfezione e comunione, Asaka scrive mentre il dottor R, tra un amaretto al pistacchio e una caramella alla liquirizia, arrotonda lo stipendio come centralinista del 15** e tormenta il proprio cuscino (il quale ne è certamente contrariato).

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *