Riflessioni personali

Fesserie a briglia sciolta

La notte fatico a dormire.

“E chissenefrega”, direte giustamente voi. Lo so, lo so, ma era una premessa necessaria per spiegare il perché di questo post. La notte, dicevo, faccio fatica a dormire, e se inizio a leggere, o a guardare film, o ad ascoltare la musica, è automatico che non prendo più sonno. Dunque, inizio a stilare elenchi. Non so perché (anzi, sì, temo di sapere il perché) ma fantasticare sugli elenchi è una cosa che mi rilassa. Stanotte ho pensato alle visioni che mi hanno colpito nella vita quotidiana, incontri sfuggenti o scene suggestive che mi hanno colpito o fatto sorridere. Il tutto ovviamente senza né capo né coda, secondo i consueti meccanismi della mia mente informe.

1 – Inizio con due gatti. Spiego: era un primo pomeriggio silenzioso e desolato. Camminavo tra due file di macchine parcheggiate a spina di pesce (nella mia città i marciapiedi sono un optional); lanciai uno sguardo distratto all’assolata fila a sinistra e mi accorsi che c’erano due gatti, appollaiati uno sul tetto di una macchina, l’altro sul tetto della macchina di fianco, nella stessa identica posizione, con la coda arrotolata allo stesso modo, la stessa postura eretta eppure pigra e sonnolenta, ed entrambi guardavano un punto alla loro destra. Tanto che ho cominciato a guardare anche io in quel punto ma senza alcuna speranza di entrare nella psicologia felina e capire cosa diavolo fissassero con tanta attenzione. Uno dei due poi si è accorto della mia presenza e dopo avermi guardato sonnacchioso, mi ha sbadigliato in faccia e senza scomporsi è tornato nella posizione iniziale. Come sempre io sono stata colta da intima ridarella (fortuna che non c’era nessuno, per strada).

2 – Questa è stata una visione di qualche estate fa. Mi trovavo in Abruzzo (a circa 15 chilometri al largo da Roseto degli Abruzzi… no, scherzo ;)) e stavo passeggiando in riva al mare. Quel giorno c’era molto vento, e anche molto sole, per cui la battigia era affollata. Nella monotona schiera di bagnanti seminudi e colorati, in riva al mare, c’era una donna anziana, piccolina, con il volto arso dal sole tipico di chi lavora nelle campagne, vestita di nero e con un fazzoletto scuro in testa. Un’immagine fuori dal tempo, tratta da chissà quale storia meridionale antica; un’immagine molto simile a questa pubblicata da “Itinerari demartiniani”. Era completamente immobile, ed aveva in viso un’espressione che non sono riuscita a definire; in un primo momento mi pareva spaesamento, smarrimento attonito nel ritrovarsi in quella folla per lei inconsueta. Ma continuando ad osservarla mi ha lasciato l’impressione di essere disinteressata, più che spaesata; disinteressata a quel caos, che non vedeva e che non la toccava minimamente. Mi sarebbe piaciuto continuare ad osservarla (sono ai limiti della decenza e dell’educazione, lo so) ma non ero sola e dovevo seguire il gruppo; però cinque minuti dopo, con una scusa, sono tornata indietro, e quella donna non c’era più. Sono rimasta tutto il giorno a pensarci; mi sono chiesta chi fosse, chi l’avesse portata lì, dove vivesse, quali riti e quali fatiche scandissero la sua giornata. A volte continuo a chiedermelo, e mi rammarico di non poter mai conoscere la risposta.

3 – Qui non parlo di una persona o di un episodio specifico, perché è una cosa che mi capita piuttosto spesso. Mi piacciono da morire le persone che hanno una gestualità teatrale e la pienezza espressiva nella voce (ciò deriva dal fatto che io ho la voce monotona e un bastone di scopa infilato in quel posto che non si nomina ma che ognuno capisce per istinto dove sia ubicato). Pertanto mi incanto a sentire e vedere parlare persone con le siffatte doti. È un mio debole; ebbene sì, anche io ho un cuore.

4 – Questa è capitata a mio fratello. Un giorno un tizio lo ha fermato per strada per chiedergli: “Scusi, le posso fare una domanda? Ma oggi è domenica?”. Naturalmente io sono andata avanti tutta la settimana a prenderlo in giro per questo fatto, quando poi al supermercato un signore mi ha chiesto se fosse mercoledì… La famiglia Asaka è ricettacolo di domande strane ed esistenziali.

5 – Nella tratta che quotidianamente attraverso in pullman, al ritorno, c’è un punto in cui, per imboccare la statale, bisogna percorrere una bella ed ampia curva. Se si sta seduti accanto al finestrone del pullman, e più precisamente in corrispondenza del centro del finestrone, quando si arriva a quella curva pare di vedere ruotare l’intero cielo attorno a sé. Dà una sensazione quasi di stordimento (o forse sono io che sono mezza addormentata e mi sento stordita?  😆 ).  Disgraziatamente quel posto nel pullman è molto ambito… o meglio, il pullman è pieno come una scatola di sardine sotto vuoto e pertanto difficilmente si può scegliere il posto desiderato.

6 – Tanti tanti anni fa, ai tempi in cui frequentavo l’autoscuola per conseguire poi la patente meno utilizzata del mondo, mi misi d’accordo con l’istruttore per fare una serie di guide la mattina presto, giacché il resto della giornata dovevo dedicarlo allo studio. Scesi dunque di buon mattino, mezza addormentata come mio solito, e mi prese un colpo quando vidi un sole gigantesco! Inutile dire che mi svegliai all’istante. Tutta colpa del professore di geografia che non ci aveva insegnato l’illusione di Ponzo e i fenomeni di rifrazione…

7 – Stesso giorno, in macchina: l’istruttore mi fa, su una strada a scorrimento veloce: “Svolta a destra nella piazzola di sosta”. Io ovviamente sto per svoltare a sinistra 😆  Benedetti siano i doppi comandi di quell’automobile! Da notare che non ho mai avuto problemi di lateralizzazione; il mio cervello ne viene affetto solo quando gli fa comodo, traditore beffardo!

8 – Quella volta (una delle tante) in cui tornavo a casa talmente assorta nei miei pensieri da sbattere contro un palo e chiedergli pure scusa (convinta che fosse una persona). Non so dire se si tratti di somma distrazione o somma concentrazione, ma di sicuro emerge che sono una persona che chiede scusa anche ai pali.

Come potete notare la poesia di cui erano intrisi i miei primi pensieri è andata del tutto a farsi benedire data la mia incapacità di rimanere seria per più di 5 minuti. Il mio sonno stanotte ha preso la medesima direzione giacché arrivata all’episodio della macchina ho preso la zurla e mi sono svegliata del tutto per le risate (evito di proseguire la lista dei pensieri scemi che mi sono venuti in mente). Mi rimangio pertanto tutto quello che ho scritto circa gli effetti rilassanti degli elenchi. Ah, se volete sapere come ho passato il resto della notte, è semplice e ovvio… Ho scritto questo post!

 

 

Specialista in Nullafacenza e critica ai Massimi Sistemi Inesistenti, maestra di Gattopardismo italiano nonché Essere in cui Accidia ed Ignavia si concentrano con rara perfezione e comunione, Asaka scrive mentre il dottor R, tra un amaretto al pistacchio e una caramella alla liquirizia, arrotonda lo stipendio come centralinista del 15** e tormenta il proprio cuscino (il quale ne è certamente contrariato).

2 commenti

  • Alice

    Hahaha Asaka, mi fai morire dal ridere. Anche a me capita di sbattere sui pali, ma non ho mai chiesto scusa! Cosa dici, sono maleducata? In realtà in quel momento cerco di capire, senza farmi scoprire, se c’erano spettatori. Ah, capita anche a me di ridere da sola. L’ultima volta? Ieri. Mi è venuto in mente un fatto e senza rendermene conto, ho cominciato a ridere sottovoce..sai quei piccoli sussulti che cerchi di contenere… Non so se la mia collega, che è giusto di fronte a me, se n’è accorta…non lo saprò mai, non ho avuto il coraggio di guardarla.
    Venendo alla signora anziana in bianco e nero, a volte si incrociano, per un attimo, vite distanti da noi che affascinano e attirano la nostra attenzione. Mi capita, in macchina, di fissare le finestre delle case che scorrono veloci e pensare a chissà quali vite si nascondono al loro interno.

    • Asaka

      Be’, in effetti non è molto cortese sbattere e non chiedere scusa. Povero palo! Però poteva spostarsi pure lui, comunque 😆 La pianto.
      Non parlare a me di ridere da sola perché sono la maestra delle sghignazzate in solitario.
      Quanto alla signora anziana, è stata una visione fuori dal tempo; in quel periodo leggevo diversi testi storici relativi alla vita contadina di quelle zone, e quella signora mi ha colpita tanto perché pareva uscita da quei libri che tanto mi stavano suggestionando. Non credo la dimenticherò mai.

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