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Fesserie – parte seconda

Seconda parte della serie infinita di elenchi notturni al limite del risibile stilati dalla sottoscritta (per la prima, vedere qui). Argomento dell’elenco: scene e immagini letterarie che adoro (per la serie: ma non sai proprio cosa fare la notte? In effetti no).

Come la scorsa volta, l’elenco è stilato in ordine casuale, non di importanza.

1 – Il bizzarro Woland, misterioso maestro di magia nera, che passa il primo capitolo de “Il maestro e Margherita” a prendere in giro un dirigente sovietico, cambiando improvvisamente tono per raccontargli la vera storia di Jeoshua, un povero predicatore costantemente frainteso, al cospetto del temibile procuratore Pilato. Due capitoli così diversi e complementari. Mia attuale lettura in pullman, stranamente lenta, rispetto ai soliti ritmi fagocitanti.

2 – Aria di Natale in casa Guareschi. La mamma deve insegnare ai piccini Albertino e Carlotta ( “Pasionaria”), la poesia di Natale. La piccina è refrattaria a memorizzare rime che non le vadano a genio (“È Natale, è Natale, è la festa dei cretini”). Il problema è che in casa Guareschi si tende a gridare, per cui le avventure domestiche sono seguite appassionatamente dall’intero condominio. La Pasionaria poi ci mette del suo per sabotare le vicende e rendere ancora più avvincenti le tribolazioni materne. Tratto come sempre dallo “Zibaldino” dell’inarrivabile Giovannino.

3 – La seconda strofa del montaliano “Non chiederci la parola”. In modo particolare quell’interiezione, AhAh l’uomo che se ne va sicuro… Ma quanto è indefinita quell’interiezione? È un Ah di rimprovero? Di invidia? Di commiserazione? Ah povero sciocco? Ah beato lui? Ah stolto? Ho avuto il piacere di intrattenere un gruppetto di baldi giovincelli su questa interiezione; inutile dire che dopo un’oretta avrebbero voluto mandarmi nel solito posto innominabile ma intuibile.

4 – Zazie (la mitica) che si sbarazza di un satiro che la segue fingendo d’esser stata da lui importunata e gridando aiuto. La folla accorre curiosa e avida di particolari sulle molestie. Zazie non si fa pregare e diffonde dettagli. Uno degli astanti dice all’altro: “Non ho capito”. L’altro: “Aspetti, le faccio un disegno!” XDDD
Io ci muoio per questo romanzo, è inutile.

5 – La terribile protagonista della quadrilogia di Colette, Claudine, nelle sue vicissitudini scolastiche; lasciata a dettare alle compagne di classe un brano a sua scelta, detta una poesia del poeta simbolista Gustave Kahn presentandola come una cosa divertentissima. “… in estasi vacilla e si sommerge/il presente complesso delle curve lente…” Commenti delle compagne: “Eppure geometria l’abbiamo già fatta oggi!” “La lunga curva di che?!”

6 – Il giovane Petrarca che, tormentato da un amore che non sa nascondere, fugge la presenza umana cercando solitarie e impercorribili strade pur di rimanere solo. Ho sempre amato di questo sonetto i versi in cui spiega che monti e piagge e fiumi e selve sono gli unici a conoscere la sua vita interiore. Infatti a ruota mi sto immergendo in una miriade di ricordi leopardiani, ma su Leopardi dovrei poi scrivere qualcosa a parte… il coraggio di liquidarlo in due righe proprio non ce l’ho. E nemmeno quello di scriverne di più, in effetti.

7 – Ariosto! Dovendo parlare de “L’Orlando furioso”, sono veramente in imbarazzo nella scelta degli episodi che trovo memorabili di questo romanzo cavalleresco. Quello che mi viene in mente di recente è l’episodio di Astolfo sulla luna. Lo voglio anch’io un Astolfo che mi sia tanto amico da andare a recuperare la boccetta del mio senno sulla luna! Mi offro di pagare personalmente la corsa del carro di Elia.

8 – Il personaggio del marchese di Villemer nel romanzo omonimo (e sottovalutato, si fa difficoltà a trovarne un’edizione italiana) di George Sand. Le parole con cui la Sand intesse dialoghi e narrazione lo rendono quasi un saggio sotto forma di romanzo; un saggio a volte di acuta intensità… “uccidere un’anima non lascia tracce…”

L’elenco in realtà è molto più lungo, ma in questo momento mi sovvengono solo tali ricordi. Mi premuro eventualmente di completarlo in un secondo momento, quando sarà più sveglia, più lucida e più presente a me stessa… (cioè mai!)

 

 

Specialista in Nullafacenza e critica ai Massimi Sistemi Inesistenti, maestra di Gattopardismo italiano nonché Essere in cui Accidia ed Ignavia si concentrano con rara perfezione e comunione, Asaka scrive mentre il dottor R, tra un amaretto al pistacchio e una caramella alla liquirizia, arrotonda lo stipendio come centralinista del 15** e tormenta il proprio cuscino (il quale ne è certamente contrariato).

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