Libri

Emily Dickinson, “Lettere 372-1049”

Ho completato la lettura dell’epistolario di Emily Dickinson, della cui prima parte avevo parlato qui.

Scriverò alcune osservazioni. Sarò breve, non potendo spendere molto tempo al computer, ma spero di riuscire a comunicare tutto quanto mi ha colpito.

La lunghezza delle lettere. Man mano che si procede, le lettere diventano sempre più brevi, asciutte, essenziali, sempre più simili a dei messaggi, sempre meno argomentative e più dirette e allo stesso tempo allusive e criptiche.

Gli interlocutori. Erano tantissimi. Confermo la scomparsa di Austin come destinatario delle sue lettere, mentre Susan continua ad essere l’oggetto di diversi biglietti e lettere, seppur in misura minore rispetto a prima, e anche meno intima. Di Austin scrive, ad un certo punto, dopo una permanenza del solo fratello a casa delle sorelle per quattro settimane,

 

“Sembrava strano – commovente – e antidiluviano. Ci mancava mentre era con noi e ci mancava quando se n’è andato.”

 

Lo stile. Come se instaurasse un rapporto speciale con ognuno dei suoi interlocutori, la Dickinson parla per allusioni, in una maniera che è oscura per il lettore occasionale ma non doveva esserlo per il destinatario del messaggio. È uno stile che si aggancia sempre di più alla quotidianità, ai fatti, ai ringraziamenti per doni ricevuti, ai commenti su notizie ricevute, alle condoglianze per le perdite che colpiscono i suoi amici e parenti. Uno stile che diventa cameratesco nel parlare di Vinnie, nel parlare con le “cuginette”, con il nipote Ned o il nipotino Gilbert (che morirà a soli 8 anni), appassionato nell’indirizzarsi all’amato giudice Lord, fiducioso nell’interloquire con Higginson, caloroso nell’affetto verso gli amici più cari (gli Holland o Samuel Bowles, di cui si narra l’aneddoto per cui, giunto a visitarla dopo lungo viaggio, e ricevuto il suo diniego ad uscire dalla propria stanza, le avrebbe intimato di scendere, gridando per le scale “You Damned Rascal). Ma è indubbio che nonostante la confidenza, le lettere sono diventate più riservate, come se la poesia e lo stile letterario fossero uno schermo per permetterle di non parlare più a cuore aperto. Sono lettere che raramente svelano del tutto la poetessa.

I genitori. Edward Dickinson morì nel 1874 mentre era a Boston. Fu un duro colpo per la poetessa. La madre Emily Norcross Dickins morì nel 1882, ma la poetessa ne parla già da molto tempo prima con toni più accorati e famigliari. La donna non era più autosufficiente da tempo, e quel legame che pare mancasse durante la giovinezza della Dickinson, si creò quando fu la madre ad aver bisogno della figlia.

La letteratura. La Dickinson amava le sacre scritture da un punto di vista letterario. Amava Shakespeare, Dickens e le sorelle Charlotte ed Emily Brontë. Molte sono le citazioni da “David Copperfield” e “Dombey and Son”, mentre alle sorelle  Brontë si riferisce in maniera più diretta, esprimendo stima e rispetto per la loro persona prima ancora che per le loro opere (credo comunque che preferisse “Jane Eyre” a “Wuthering Eights”).

Higginson. L’amico che aveva salvato la vita ad Emily Dickinson. Non ho molta simpatia per il personaggio – ripeto che queste sono note personali e prive di ambizione critica. Non ne stimavo prima la condiscendenza da grande uomo che si interessa dell’oscura poetessa stramba, lo stimo ancor meno leggendo queste sue parole scritte alla sorella: “Temo che l’altra osservazione di Mary [la prima moglie] «Oh perché i pazzi si attaccano così a te?» sia ancora valida”. Eppure la Dickinson, che umilmente si firma “La Sua Scolara”, gli scrive quando qualche lutto la addolora, qualche pensiero la preoccupa, quando è lui ad essere in difficoltà, gli dona libri e si cura della prima moglie malata, scrivendole e incoraggiandola. Lo considera un amico. Ed è considerata una stravagante poetessa che gli scrive fantasiose lettere.

La salute. Passano gli anni e la Dickinson inizia ad accennare anche a propri malesseri, raramente soffermandosene. Cure mediche, divieti da osservare, cadute per l’intera scalinata, svenimenti improvvisi. Forse è anche per questo che le sue lettere erano sempre più brevi. Non solo per ricerca dell’essenzialità, ma per impossibilità a protrarre i tempi della scrittura.

La fede. Lettere piene di citazioni bibliche, di cui è evidente ama soprattutto la narratologia. La Bibbia è un ottimo strumento con cui consolare l’amico in lutto o in difficoltà. Ma tolto questo, la poetessa è estremamente scettica sull’argomento.

Lei. Non riesco ad inquadrarla. Mi sfugge sempre più. È calma e irrequieta allo stesso tempo. È sopraffatta dal dolore ma mantiene una sobrietà rigorosa nel bilanciare le parole. Sembra distante ma doveva essere molto passionale. “Come polvere da sparo in un cassetto”, scrive al Giudice Lord. Come il fucile carico appoggiato in un angolo di una celebre poesia. Come la bambina che scuote le sbarre della prigione destinata ancora una volta a non farcela.

 

Per chi è fedele l’Assenza è presenza concentrata. Per gli altri – ma non ci sono altri.

 

 

 

 

 

Foto del post: “Emily Dickinson daguerreotype” by Unknown – Yale University Manuscripts & Archives Digital Images Database.

Specialista in Nullafacenza e critica ai Massimi Sistemi Inesistenti, maestra di Gattopardismo italiano nonché Essere in cui Accidia ed Ignavia si concentrano con rara perfezione e comunione, Asaka scrive mentre il dottor R, tra un amaretto al pistacchio e una caramella alla liquirizia, arrotonda lo stipendio come centralinista del 15** e tormenta il proprio cuscino (il quale ne è certamente contrariato).

4 Comments

  • Antonietta

    Io, invece dell’epistolario, mi sono concentrata sulla pagina fb e sull’acco twit* di Emily Dickinson. Inutile negare che la lettura risulti alquanto criptica, soprattutto se non si rientra nel ristrettissimo novero delle conoscenze della poetessa, che comprende in totale tre persone: lei, lei stessa e lei medesima. Inutile aggiungere che la mia richiesta di amicizia è rimasta negletta prece. Invece, Anna Tatangelo mi ha risposto subito.

    * Ammazza quanto so’ tecnologica, eh!

    • Asaka

      Potrebbe forse dipendere dal fatto che la signorina Tatangelo respira ancora (almeno, così pare)?

      Son durate tanto queste vacanze, eh, Troll? Mi ero ormai riabituata a non dover rispondere a commenti non del tutto pertinenti* al topic. Quanto ti appioppavano in italiano al liceo per questo vizio di uscire fuori traccia?

      * Eufemismo, naturalmente.

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