Cinema

“Diario di un Maestro” – Parte Prima

Quella che segue è una mini-recensione, anzi, nemmeno quello. Butto giù una serie di riflessioni sul progetto del grande Vittorio De Seta, “Diario di un Maestro”, sceneggiato trasmesso su Rai Uno nel 1972 e poi ridotto per il cinema due anni dopo. La dimostrazione che la televisione non ha nulla da invidiare al cinema, se ci sono le idee – e se si è padroni del mezzo.

Erano anni che desideravo vedere questa serie, ed ho scelto un momento poco favorevole per iniziarla. La prima parte, della durata di 70 minuti, l’ho iniziata un mese fa e solo oggi mi sono imposta di terminare la visione dell’ultimo quarto d’ora che mi rimaneva. Quando terminerò la visione (ci vorrà ancora un po’), ne scriverò in maniera più completa. Per ora scrivo a caldo alcune delle tante cose che mi hanno colpito della storia di questo giovane maestro che, giunto da Napoli in una scuola elementare della periferia di Roma, si ritrova una classe difficile e parzialmente assente. E queste cose sono la genuinità, al confine tra brutalità e saggezza, dei ragazzi (quante volte durante la visione ho ripensato ai ragazzi delle borgate romane celebrati da Pasolini?), la pazienza, inesauribile, del maestro, il suo ragionare perenne e costante, il suo non arretrare di fronte a nulla, la classe-laboratorio sempre al limite tra autogestione ed anarchia, la lunga sequenza delle lucertole (meravigliosa), le lezioni recitate a memoria e il nozionismo arido e stantio; e oltre tutto questo, una rappresentazione della scuola inalterata sino ad oggi e quasi accessoria, per quanto è lontana da quella vissuta dal giovane maestro campano.

Dovendo valutare in base all’innamoramento, è innamoramento totale.

 

… sono ben deciso però a non far uso dell’autorità: devono arrivarci da soli.

kkk

Specialista in Nullafacenza e critica ai Massimi Sistemi Inesistenti, maestra di Gattopardismo italiano nonché Essere in cui Accidia ed Ignavia si concentrano con rara perfezione e comunione, Asaka scrive mentre il dottor R, tra un amaretto al pistacchio e una caramella alla liquirizia, arrotonda lo stipendio come centralinista del 15** e tormenta il proprio cuscino (il quale ne è certamente contrariato).

4 commenti

  • Altair

    Ricordo di averlo visto anni fa in tv, ma non interamente, quindi mi tornano alla memoria solo sequenze e frammenti qua e là… e l’impressione che mi lasciò… (puoi gioire per la smemoratezza :P).
    Prima ha la precedenza il sig. Montagna dei Giochi, dopodiché cercherò di reperire anche “Diario di un maestro”. 😉

    • Asaka

      Ricordo di averlo visto anni fa in tv,

      Sì? Nel 1972, giusto? 😛

      ma non interamente

      Possibile? Tu che lasci incompleto qualcosa… mi stupisci, veramente… per tre volte, oggi! XDD

      puoi gioire per la smemoratezza 😛

      Corro a sparare mortaretti, è la giornata giusta…

      l’impressione che mi lasciò…

      E non ce la dici, l’impressione che ti lasciò…?
      Non starai mica tentando di barattare l’informazione con altre di tuo gradimento? XDD

  • Altair

    > “Sì? Nel 1972, giusto?”

    Esatto, lo vidi alla veneranda età di 41 anni… precisamente nel mezzo del cammin di nostra vita. E quando dico “mezzo” parlo proprio della metà spaccata! XD

    > “Possibile? Tu che lasci incompleto qualcosa… mi stupisci, veramente… per tre volte, oggi! XDD”

    Non immaginavo di avere doti così stupefacenti… di certo non più di quelle proprie della Pizza di Pasqua… =D
    Nonostante controllassi regolarmente le guide tv capitava spesso di iniziare a vedere un film, un documentario o altro quando era già iniziato e non poter colmare la lacuna sino alla successiva messa in onda…

    > “Corro a sparare mortaretti, è la giornata giusta…”

    mmm… mi spiace sia una giornata giusta per i mortaretti.

    > “E non ce la dici, l’impressione che ti lasciò…?
    Non starai mica tentando di barattare l’informazione con altre di tuo gradimento? XDD”

    Potrei liquidarti con un referto oculistico, ma due parole posso spenderle. 😉
    L’impressione fu che lo sguardo di De Seta fosse estremamente neorealista, uno sguardo che mirava a descrivere l’ambiente in questione senza sconti, senza cornici moraliste e utopiste (nemmeno nella caratterizzazione del maestro), senza rendere artificiosamente decorosa una realtà (una delle tante, non per forza “La” realtà) che rivela un disagio sociale profondo (per disparati motivi). Non cerca di intrattenere lo spettatore, cerca piuttosto di fargli percepire quell’aula come estremamente familiare, quotidiana… ed è questa l’impressione che maggiormente mi lasciò quello sceneggiato.

    • Asaka

      Non immaginavo di avere doti così stupefacenti… di certo non più di quelle proprie della Pizza di Pasqua…

      Il “di certo” lo eviterei in quanto è una tua soggettiva speculazione; prima si verifica tramite assaggio, poi ci possiamo mettere a discutere.
      Dopo il gelato, naturalmente. 😛

      Nonostante controllassi regolarmente le guide tv…

      Capisco… controllavi su TV Sorrisi e Canzoni, Oggi, Gente, Intimità… È quello il tuo ventaglio di letture. Giusto?
      XDD

      … e non poter colmare la lacuna sino alla successiva messa in onda…

      Beh… in effetti ai tuoi tempi non era ancora stato inventato il videoregistratore… 😆

      …………una delle tante, non per forza “La” realtà……..

      Leggerti è sempre un privilegio…
      Piacevole quanto prenderti in giro, Ottuagenaria. 😉

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