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Della natura delle cose

Mi domando sempre più di frequente cosa ne sarà di questo blog.

Asaka ha iniziato a far sentire la propria voce parlando di cinema e di libri. Poi di riflessioni personali, soprattutto sul mondo del lavoro, ovvero sul mondo della non-vita in cui si sta trasformando questa società occidentale. Occasionalmente questo blog ha avuto spazi di delirio e scemitudine, a testimonianza di un Io che davvero faceva difficoltà a percepirsi come adulto e assennato. E poi piano piano i tempi di ogni post si sono diradati, i toni hanno preso la via della serietà, e cinema e libri (cinema, soprattutto) sono tornati ad essere protagonisti assoluti.

Ho parlato sempre meno di me, e, non lo nego, mi sono spesso chiesta se non fosse il caso di chiudere questo spazio, smettere di portarlo avanti come un malato a cui si può solo praticare l’eutanasia. Questo sito ha un discreto costo, che fortunatamente posso affrontare e che non è pertanto la causa dei dubbi qui esposti, e l’idea che potrei tranquillamente risparmiarmi il pagamento annuale trasferendo il blog su una piattaforma gratuita, che ne diventi padrona al posto mio, è qualcosa che mi provoca un’orticaria quasi fisica. Allo stesso tempo, il pensiero di salvare un mio backup personale di tutti i post e di tutti i commenti, e staccare la spina, mi restituisce una sensazione di vuoto e tristezza.

Quando ho iniziato a gestire questo spazio, avevo ben chiaro, conoscendomi, che difficilmente mi sarei servita di social network per diffondere i miei articoli, e sapevo con altrettanta certezza che non avrei mai adoperato alcuna “strategia” per calamitare lettori tramite scambi di link con altri blogger, community o cose simili. Volevo che eventuali lettori arrivassero ai miei articoli solo se realmente interessati. Sono convinta che molti di quei link condivisi tramite le varie piattaforme social siano davvero letti solo da pochi. Ed io non volevo scrivere articoli che andassero alla ricerca di un lettore. Voglio che i miei articoli stiano qui, fermi, pacifici, in attesa di qualcuno che un giorno, forse, verrà a leggerli. Potrò sembrare arrogante ad esprimere una simile speranza, ma non è qualcosa che ha a che fare con la qualità della scrittura o delle riflessioni, non avanzo tali pretese. Ma sono i miei pensieri, le mie riflessioni. È il tempo che ho impiegato a esprimere, e prima ancora a comprendere, ciò che era dentro di me. È la mia intimità, e non voglio che viaggi per la Rete indiscriminatamente.

Scrivo ciò per chiarire che il motivo per cui spesso penso di chiudere questo spazio non è il non avere lettori, ma il non riuscire a scrivere come un tempo. Crisi di cui mi lamento sin dal secondo o terzo anno del blog. Non riesco a scrivere perché sono troppo impegnata a vivere, e vorrei più tempo per farlo, per leggere tutti i libri che mi frullano in testa improvvisamente, o in cui mi imbatto quotidianamente; per vedere i film di cui leggo e sento commenti estasiati, o che improvvisamente, con una scena, una battuta, una musica, mi attraversano la giornata riportandomi all’Asaka ventenne, che si sciroppava le registrazioni da “Fuori Orario” come una cura quotidiana all’insofferenza esistenziale, o all’Asaka sedicenne, che si innamorava dei libri della sua vita per strada, tornando da una lezione di recupero d’inglese a scuola. Mi manca quell’Asaka, divoratrice di tutto ciò che fosse stampato, con la testa fra le nuvole e i pensieri sempre immersi in qualche fantasticheria speculare al reale. E forse è per questo che faccio così fatica a chiudere questo blog, che ha colto gli ultimi scampoli di me prima che “crescessi”, diventassi una persona seria e noiosa, quasi responsabile, e soffocassi la mia sana follia in cambio di qualche sguardo di disapprovazione in meno. Tengo a quei ricordi, e tengo al mio tempo, a quel che rimane dopo avergli sottratto il lavoro e gli impegni che nessuno di noi sceglie. Mille titoli di film e libri si affastellano nella mia mente in attesa di essere letti, visti, ma finisco sempre per essere troppo stanca, troppo nervosa, troppo tutto tranne che concentrata; eppure il desiderio di sapere, di studiare, è lì che non muore mai. Forse perché, dopotutto, studiare, sottoporre ad esame critico, mi sembrano le vere forme di resistenza attuali. E anche se sono discorsi che probabilmente non hanno senso, li preferisco a ciò in cui non credo. Questa è, a mio avviso, la natura delle cose nel mondo che vivo. Un benessere marcio in cui il tanfo della morte e della putrefazione ci colpiscono al cuore mentre noi crediamo di dominare il mondo, le nostre vite, tutto. Ho bisogno di studiare, ho bisogno di vedere e ascoltare. Soprattutto quegli autori, quei cineasti, che non hanno paura di sbattermi sul muso la mia arroganza di piccola borghese ipocrita.

Rimango così indecisa, tra il chiudere definitivamente questo capitolo chiamato blog, o tenerlo ancora in vita. E ancora una volta opto per la seconda, perché mi ricordi chi sono e in cosa credo.

Fino alla prossima crisi di consapevolezza.

 

 

 

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Published in Riflessioni personali

6 Comments

  1. Altair Altair

    Purtroppo la vita lavorativa, la stanchezza, gli anni in più sulle spalle e soprattutto il tempo libero sempre più ridotto tolgono ogni spazio che ci permetta di riconciliarci con noi stessi e con il mondo…
    Siamo costretti a impiegare gran parte del nostro tempo per “fare”, e viene a mancare il tempo della riflessione, della contemplazione, dell’osservazione, della ricerca, dello studio, dell’ascolto…

    Felice di sapere che anche questa crisi di consapevolezza sia superata… 🙂
    Te lo dice una che questo blog lo ha visto nascere e di cui ha letto ogni post, ogni parola, ogni commento. ♥

    • Cara Altair, mi chiedo infatti dove portino tutta questa corsa e questa ansia di “fare”, se non direttamente nel nostro ultimo giaciglio…

      Da quanto tempo, comunque… 😛

  2. Arrivo dal blog di Santa e ti chiedo solo una cosa: evita di farti venire una crisi di consapevolezza o se proprio ti “colpisce” fai in modo che non sia anche questo spazio a subirne i danni.

    • Daniele, benvenuto e grazie del tuo monito. Quel che accadrà nessuno può predirlo ma questo spazio continuerà ad esistere fintanto che ciò avrà un senso.
      Un caro saluto

  3. Buongiorno Asaka, io sono uno dei tuoi lettori per caso lo sai. Non commento i tuoi post, alcuni amici blogger sostengono che i commenti sono l’anima del blog, li condivido appieno, ma purtroppo, e lo dico con molta serietà, non sempre siamo in grado di “fare” ciò che vorremmo. Ho sempre apprezzato questa tua stanza virtuale, per l’eleganza della scrittura e la profondità, per molte affinità che oggi ritrovo oggi in questa tua pagina.
    Non so se questo può minimamente “influenzarti”, ma considero il mio blog “un’uscita di sicurezza”, quando tutto va a fuoco so di avere una via di fuga, ma è solo uno degli aspetti, un angolo dove condividere con calma riflessioni, incontri, una parte di me, dove incontrare persone che altrimenti non avrei modo di conoscere e ne ho incontrate di meravigliose. Poi sul reale e virtuale possiamo anche scrivere pagine, ma dalla mia esperienza il c.d. reale non è poi così “vero” come ci sforziamo di affermare da ogni parte, vuoi la frenesia, vuoi la superficialità, vuoi la paura, vuoi la fatica.
    Mi sono posta il problema della presenza sul mio blog e su quello dei blog amici, sono arrivata alla conclusione che non possiamo pretendere da noi stessi più di quanto riusciamo a dare. Oramai ho poche ore a disposizione, a volte ho gli occhi talmente stanchi da non riuscire a tenerli aperti, ma cerco di esserci, chiamala voglia, bisogno, di stare insieme a chi ti piace, con chi condividi pensieri, con chi apprezzi, indipendentemente se è uno soltanto o mille, se ha i capelli rossi o verdi, se è bianco o nero o a pois, qui la forma non ti “distrae”.
    Così continuo ad esserci, a modo mio, per come riesco, e se dovessi chiudere accadrà in modo naturale e non per una scelta ponderata. Il normale corso delle cose che nascono, crescono e periscono, se devono perire.
    Cara Asaka che se ancora hai voglia di “dire” continua, se non avessi voglia di comunicare non avresti neanche scritto il post, ci sei e non dare importanza alla misura, sono convenzioni…
    Perdona la prolissità, gli errori, forse la poca chiarezza, ti scrivo di getto e sempre con l’acqua alla gola ahahahah
    Opta sempre per la seconda, perché “il desiderio di sapere, di studiare, è lì che non muore mai” anche in me e grazie a te, e agli altri amici blogger, placo questo desiderio, leggendovi sazio quella fame che io non riesco a nutrire. Continua a sfamarmi!

    • Ciao Santa, comprendo perfettamente ciò che dici, l’uscita di sicurezza, la mancanza di tempo, il bisogno di condividere con chi apprezzi. Ecco, quello che si agita in me forse è che questo blog è nato da… qualcosa che non c’è più. Si tratta, come tu dici, del naturale corso delle cose. Quel che c’era un tempo si è trasformato in altro, è scomparso. E mi pare quasi che mantenere il blog in vita sia un tentativo di rincorrere quel passato che non esiste più, che è l’essenza stessa di questo sito… Al tempo stesso mi sembra che le parole abbiano perso potere, mi sembra un’epoca storica in cui sia meglio tacere e ascoltare, piuttosto che parlare, straparlare…
      Insomma, non so nemmeno io cosa agita Asaka, che del resto esordisce su queste pagine tormentata da diavoletti che forse non sono del tutto spariti negli anni!
      Ad ogni modo è uno spazio presso cui periodicamente amo tornare, e anche solo per questo andrà avanti, per ora.
      Grazie delle tue parole e del tuo apprezzamento. Anche a me piace molto leggere il tuo e altri blog, ma commento raramente e non solo per questioni di tempo. Commento solo se ho qualcosa che valga la pena di comunicare. Altrimenti, meglio non perdere un’occasione per stare zitta, come dice qualcuno. 🙂

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