Attualità,  Cinema

“Catastroika”

“Io sono l’impero alla fine della decadenza”.

Questo verso di Verlaine non ha fatto che tormentarmi per tutta la visione del documentario “Catastroika”.

Nel 1985, quando Michail Gorbaciov fu eletto segretario del Partito Comunista dell’Unione Sovietica, lanciò una politica conosciuta come Perestroika, “Ristrutturazione”. Il politologo francese Jacques Rupnik preferì la definizione di Catastroika per indicare la fine della parabola sovietica. Dopo pochi anni, mentre la politica di privatizzazione intrapresa da Gorbaciov proseguiva in maniera ancora più massiva ad opera di Eltsin, la svendita del patrimonio pubblico e i pessimi risultati conseguiti saranno definiti nuovamente con il termine Catastroika da alcuni giornalisti del Guardian.

Come è evidente, il periodo è quello della caduta del sistema sovietico (coincidente con il crollo del Muro di Berlino, 1989) e di una apertura della politica interna, estera ed economica russa al sistema internazionale. Il passaggio, lungi dall’essere sereno e lineare, fu invece traumatico e contraddittorio, e tra i critici più severi di Gorbaciov figurò Boris Eltsin il quale, divenuto vero oppositore di Gorbaciov, come primo Presidente della Russia appena eletto (1991), fece fallire un tentativo di colpo di Stato dei comunisti conservatori ormai in declino, ma non esitò egli stesso, nel 1993, ad ordinare l’assalto al Parlamento, sede del Congresso dei deputati del popolo, tramite anche carri armati, provocando la morte di oltre cento persone. In una situazione di tale confusione ed incertezza, non dev’essere stato difficile, dall’esterno, fungere da silente guida verso la transizione dal comunismo sovietico al capitalismo neoliberista.

L’argomento del documentario è evidentemente la privatizzazione. Selvaggia, ipocrita, funesta, distruttrice, ovunque sia perpetrata. Nella Germania dell’Est dopo il crollo del Muro come nell’Inghilterra thatcheriana, nella Russia eltsiniana come nel Cile di Pinochet. Con un occhio particolare alla Grecia, avamposto della cività divenuto ormai terreno di sperimentazione dell’economia più spietata e falsa. Una Grecia disprezzata, considerata Paese che non si è saputo gestire, che ha commesso una serie di errori e che quasi merita ciò che sta vivendo – e ciò che sta vivendo, nonostante tali premesse, è sempre accuratamente occultato dai media italiani, che ne parlano en passant, implicitamente confermando la sensazione di esservi molto più vicini di quanto possa apparire. Con la Grecia, e con i tragici numeri scaturiti dalla politica di privatizzazione, si apre il documentario. Con la Grecia, e con l’auspicio che possa continuare a combattere, si chiude.

Cambiano le location, cambiano gli scenari, ma la musica rimane la stessa. La svendita del patrimonio pubblico, vero perno del sistema comunista, porta alla povertà, alla disoccupazione e alla crisi sociale la Russia come la Germania dell’Est, acquisita dalla parte Occidentale e prontamente smantellata secondo i più rigorosi piani neoliberisti. Analizzati da questo punto di vista, eventi e figure dello scorcio finale del Secolo breve, come lo definì Hobsbawm, appaiono in un chiaroscuro molto più contrastato, come molto più ambigua appare la loro celebrazione da parte dell’Occidente, a cui la fine della Guerra Fredda e l’abile strategia massmediatica hanno celato quello che fu il dramma di popolazioni che si trovarono improvvisamente a subire politiche, economie e sistemi di vita imposti, anche tramite le lusinghe del consumismo, da organizzazioni mondiali sul cui operato è più che lecito interrogarsi.

Il concetto di fondo è riassunto in maniera esemplare dalle parole del filosofo Slavoj Žižek:

 

The idea is: “You play with democracy but when things get serious, experts take over, we don’t have time to play this game.”

 

Non è forse quanto è accaduto in Italia con il poco chiaro passaggio al governo Monti? E quanti benefici ci ha portato questo biennio non ancora concluso se non formalmente? In Parlamento si perde ancora tempo a discutere della questione IMU che, se contestualizzata nell’intera situazione, lascia un po’ la sensazione di discutere sul sesso degli angeli. O anche la sensazione di essere uno specchietto per allodole, come se tutto si risolvesse in quella specifica questione, e non vi fosse invece al di sotto di questa cima un intero iceberg sommerso che viviamo quotidianamente sulla nostra pelle, mentre siamo talmente martellati da messaggi che ci dissuadono, ci distolgono e di persuadono ad altro, che nemmeno ce ne rendiamo conto.

Ancora sulla Grecia, questa volta le parole sono di Naomi Klein, la celebre giornalista autrice di “No Logo” e “Shock Economy” (libro che ancora devo leggere perché lo scanso, come tutte le cose – e persone! – di cui ho paura):

 

Greece is portraited as a nation of children that needs to have the keys to the car taken away.

 

E ancora Luis Sepulveda, che non necessita di presentazioni:

 

Qui è nata la democrazia, e adesso il sistema finanziario internazionale pretende che qui muoia la democrazia.

 

Ciò che maggiormente inquieta, ed è un insegnamento veramente spendibile anche in Italia, in cui sono attuate dinamiche affini, sono le strategie di distrazione di massa atte a screditare il pubblico impiego, ad esaltare il settore privato, a fomentare odio verso sistemi di corruzione ed inefficienza che sono invece diretta conseguenza, temo anche con precisa volontà, di sistemi più grandi e per questo meno evidenti al nostro sguardo. Perché il punto non è che non esistano la corruzione dilagante, lo sperpero, l’incompetenza e l’inefficienza. Il punto è che ad un ampio livello sistemico queste sono conseguenze, non cause. Ma noi siamo talmente inoculati dei dogmi inculcatici da non riuscire a vederlo.

Vi è un celebre stralcio del “Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo” che personalmente ho sempre trovato illuminante, a tal proposito. Salviati, una delle voci del Dialogo dietro cui si cela il pensiero di Galileo, invita i due interlocutori, Sagredo e Simplicio, a immaginare di scendere sottocoperta in un naviglio, immaginare che esso sia un sistema perfettamente chiuso ed isolato, dotato di moto rettilineo uniforme, e provare a capire se il naviglio sia in movimento o meno. La risposta è no. In un sistema siffatto, si avrebbe la sensazione di essere in una stanza, non nel cuore di una nave.

Ecco, io considero le condizioni ideali che Galileo ci chiede di immaginare come quasi perfettamente realizzate dai media e dal potere a cui i media sono asserviti.

Quel potere che dice che basta, non è più ora di giocare con la democrazia, ma bisogna realizzare riforme strutturali (come in gergo vengono definiti i tagli alle pensioni, tra le altre cose), mirare al life-learning, l’apprendimento di una vita (come in gergo viene definita la necessità di chi è specializzato in un settore di trovare impiego in un altro in cui non ha alcuna competenza), alla flexicurity, più flexi che curity.  Svendere il patrimonio di un Paese, tra cui anche l’acqua e la rete idrica, omettendo però, all’atto di motivare le loro decisioni, che “i profitti vanno all’azienda, i danni inflitti sono a carico dei contribuenti”.

Perché ce lo chiede l’Europa, e lo confermano gli esperti, che ne sapranno certamente di più e meglio di noi.

O no?

La mia opinione è che ormai la vera informazione vada cercata in rete; in rete si trovano pericoli e clamorose balle, ma è importante distinguere anche ciò che è fondamentale sapere e gli organi ufficiali non diranno mai. Questo documentario, a mio avviso, è necessario vederlo. Come punto di partenza verso una ulteriore ricerca di approfondimento che renda onore all’intelletto di cui siamo dotati e che ci ostiniamo a frustrare ed avvilire quotidianamente. Uscire dal naviglio e scoprire di essere in pieno oceano potrebbe far paura, ma la scoperta e le stelle potrebbero anche risultare esaltanti.

Vi lascio in fondo un po’ di link per recuperare il documentario e anche per leggerne opinioni diverse dalla mia.

Tengo a ringraziare chi mi ha suggerito di vederlo… grazie. ♥

Vedetelo, se potete… e poi fatemi sapere cosa ne pensate… anche prima di vederlo, fatemi sapere comunque cosa ne pensate, di questa situazione.

 

Per approfondire:

– Articoli su Petrolio, su Resistenze.

Link al film da scaricare (liberamente distribuito) e al video Youtube.

 

 

Specialista in Nullafacenza e critica ai Massimi Sistemi Inesistenti, maestra di Gattopardismo italiano nonché Essere in cui Accidia ed Ignavia si concentrano con rara perfezione e comunione, Asaka scrive mentre il dottor R, tra un amaretto al pistacchio e una caramella alla liquirizia, arrotonda lo stipendio come centralinista del 15** e tormenta il proprio cuscino (il quale ne è certamente contrariato).

2 Comments

  • Altair

    A questi esempi si potrebbe aggiungere anche il processo di occidentalizzazione della Cina intrapreso da Xiaoping negli anni ’80, in parallelo con quello della ex Unione Sovietica. Mentre nel 1979 esisteva solo l’economia pianificata dal governo centrale, il 95% dei prezzi era fissato dallo Stato e non esisteva la disoccupazione, introdurre quello che venne successivamente definito “socialismo di mercato” ha portato alla privatizzazione parziale delle imprese pubbliche, alla nascita delle Zone Economiche Speciali per attirare gli investitori esteri, sviluppo economico fortemente squilibrato tra diverse aree geografiche e tra le imprese pubbliche e private, e oltre 100 milioni di disoccupati.

    No, non sono fuori tema, sei tu che hai chiesto l’approfondimento… 😉

    A proposito di “organizzazioni mondiali sul cui operato è più che lecito interrogarsi”: giusto ieri Standard & Poor’s ha declassato il rating di lungo termine dell’Italia a BBB con outlook negativo; il FMI si permette di avere voce in capitolo sulla nostra politica fiscale intimandoci di non abolire l’IMU (Imposta Mediaticamente Ubbiosa); il WTO, e le multinazionali di cui fa gli interessi, insistono per obbligarci all’introduzione degli OGM e all’abolizione dei marchi di qualità che hanno sempre salvaguardato le eccellenze del nostro settore alimentare.

    Questi sono solo esempi, il discorso sarebbe assai più lungo e… “globale”, è il caso di dirlo.

    Se posso lasciare un link, sempre a proposito delle “organizzazioni mondiali sul cui operato è più che lecito interrogarsi”, segnalo questo servizio di Paolo Barnard, realizzato per la trasmissione “Report”. Un tipo di giornalismo di inchiesta che non vedo da anni.

    “I Globalizzatori” (09/06/2000): http://www.youtube.com/watch?v=AZl_zxjeYKc

    • Asaka

      E sentiamo, dov’è che avrei chiesto l’approfondimento? Sei tu che morivi dalla voglia di parlare di Xiaoping. 😛
      Scherzo…
      Devo saperne di più su come si viveva nei sistemi comunisti con l’economia pianificata; non faccio che pensare alle parole di una collega albanese che mi raccontava dell’addestramento militare a cui dovevano sottoporsi, alla parzialità delle discipline studiate a scuola (rimase scioccata nel prendere la seconda laurea in Italia, scoprì una Storia completamente censurata in terra madre, tanto che non capiva le mie rimostranze sui nostri libri di testo), al fatto che guardavano la nostra società con invidia, per via dei consumi e della TV… e però il sistema sanitario era tutto a carico dello Stato, e anche la scuola e altri servizi. E poi una cosa che apprezzava tanto e rimpiangeva era la laicità dello Stato. Laicità totale. Era atea ed era orgogliosa di dirlo.

      Avevo letto la notizia del declassamento italiano… no comment.

      Grazie del link; che fai, la cerimoniosa? “Se posso lasciare un link…” 😛

      L’acronimo dell’IMU ti è venuto spontaneo o hai passato il pomeriggio intero a pensarci? XDD

      P.S. Il discorso sarebbe assai più lungo, è vero… e ovviamente qualsiasi approfondimento tu desideri fare, puoi.

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