Cinema

“Breaking news”, Johnnie To (2004)

Quest’immagine di Richie Ren che campeggia con il suo muso ingrugnito e la pistola puntata è alquanto inconsueta nel mio blog, in cui film d’azione e fisicamente violenti non appaiono se non di rado e per motivi eccezionali. Ed è un’immagine che decisamente non rende giustizia al film, restituendo l’idea del solito poliziesco in cui è tutto un susseguirsi di spari e azioni mirabolanti. Fortuna che ci pensa Johnnie To ad imprimere immediatamente il proprio marchio al film, creando un piano-sequenza di sette minuti che apre la pellicola e detta il ritmo quasi perfetto con cui essa procede sino alla fine. Il nome di Johnnie To è sconosciuto ai più, ma gli amanti del cinema asiatico lo conoscono bene: virtuoso della cinepresa, capace di passare con estrema semplicità dalla leggerezza della commedia alla tensione del noir, Johnnie To è uno dei nomi di punta del cinema di Hong Kong, per la capacità di coniugare qualità artistica e successo al botteghino, e soprattutto per un talento visivo che nulla ha da invidiare ai maestri del cinema americano, De Palma in testa. Immeritatamente sconosciuto in Occidente, Johnnie To è attivo da oltre quarant’anni, spesso e volentieri in compagnia del fido Wai Ka-Fai, con cui fondò la casa di produzione Milkyway. E tra i suoi numerosissimi film, “Breaking news” non è il migliore, ma, pur non raggiungendo le vette del cinema di To, non risulta nemmeno nefasto come il dimenticabilissimo “Yesterday once more”. Anzi, “Breaking news” è il film d’azione che Hollywood ambisce da sempre: dal ritmo serrato, dalla fotografia autoriale e dal sottotesto di spessore.

La vicenda segue una banda di spietati rapinatori braccata da una squadra di polizia; una caccia al ladro in cui il punto di svolta è un evento mediatico: le telecamere inquadrano un poliziotto in divisa mentre alza le mani in segno di resa dinanzi all’arma da fuoco del bandito. L’immagina scatena i commenti feroci di politica e gente comune, dinanzi ai quali i vertici della polizia devono prendere provvedimenti nell’ottica di riaccreditare l’immagine del loro corpo e di riconquistare la fiducia popolare. Ed essendo un’operazione mirante a lavorare sull’immagine della polizia, non può che puntare sui media. Il tutto diviene un enorme reality show in cui centinaia di uomini in divisa sono dispiegati per assicurare alla giustizia un gruppo di quattro banditi, sotto lo sguardo compiacente di telecamere e troupe televisive, mentre lontani dai riflettori si muovono i veri protagonisti del dramma: l’indomabile ispettore Cheung e la sua fedelissima squadra, defraudati del caso dalla gelida Rebecca Fong, mente del grande baraccone massmediatico, ma, ancora, testardamente incollati alle costole del bandito Yuen e dei suoi sodali.

La forza di To è la mescolanza di elementi diversi, a livello tematico come a livello stilistico. Se infatti elementi come la presenza di un poliziotto puro e tenace o la solidarietà tra banditi sono puramente stereotipici, risulta invece innovativo il discorso relativo ai media, secondo alcuni non affrontato sino in fondo dal regista ma sicuramente sferzante ed incisivo. To infatti ci offre l’immagine di una forza governativa che mette in scena uno show mediatico, non per assicurare alla giustizia una pericolosa banda di criminali, ma per manipolare l’opinione pubblica e salvaguardare la propria immagine. Ancora più sferzanti e ironici sono la capacità dei malviventi di usare i media e manipolare l’opinione pubblica meglio di quanto non facciano le forze di polizia, e il finale del film, che non si vuole qui svelare, e che certamente è determinato dalle telecamere ferme a riprendere la scena.

La mescolanza a livello stilistico è invece tipica del cinema di Johnnie To, e del cinema orientale in generale; va detto che in “Breaking News” il tono rimane piuttosto compatto, senza quegli eccessi che caratterizzano, ad esempio, film come il già citato “Yesterday once more”.

Quello che però più conferisce pregio a questo film, come a quasi tutti quelli del regista, è il grande senso del cinema di To: l’atmosfera, le musiche, i movimenti di macchina, la fisicità degli attori. To è in grado di costruire uno spettacolo intelligente in un tempo in cui queste due parole paiono ossimoriche fra loro, e lascia suggestioni intense che colpiscono la fantasia e le emozioni dello spettatore. “Breaking News” è pertanto un film di intrattenimento ricco di tensione, ritmo e sapienza cinematografica; in sostanza, un film di un grande autore immeritatamente sconosciuto in Occidente.

 

 

“Breaking News”. Titolo originale Dai si gin.
Un film di Johnnie To
Genere: azione.
Produzione: Hong Kong/Cina 2004; 96′.
Con Kelly Chen, Nick Cheung, Richie Ren, Cheung Siu-Fai.

 

Specialista in Nullafacenza e critica ai Massimi Sistemi Inesistenti, maestra di Gattopardismo italiano nonché Essere in cui Accidia ed Ignavia si concentrano con rara perfezione e comunione, Asaka scrive mentre il dottor R, tra un amaretto al pistacchio e una caramella alla liquirizia, arrotonda lo stipendio come centralinista del 15** e tormenta il proprio cuscino (il quale ne è certamente contrariato).

2 Comments

  • Altair

    “E tra i suoi numerosissimi film, “Breaking news” non è il migliore”

    Hai lanciato il sasso ed ora devi mostrare la mano. Allora? Quali solo le vette del cinema di To? 🙂

    In merito a “Breakin News” mi ritrovo in tutto ciò che hai scritto… potrei aggiungere che anche i personaggi secondari sono ben tratteggiati e tutto è al proprio posto e ben congeniato (proprio come nel piano-sequenza iniziale). Non è un capolavoro, ma è senza dubbio un ottimo film.

    • Asaka

      È un ottimo film di genere e di intrattenimento, la qual cosa può valere poco ma vale invece tanto se si guarda a come è ridotto il cinema attuale, in cui intrattenimento vuol dire quasi sempre disimpegno e dimenticare di avere dei neuroni.
      Per rispondere alla tua domanda dovrei aver visto tutti i film di To, cosa molto difficile anche per la loro reperibilità. Ma da quel che ricordo dell’epoca in cui seguivo tale cinema, direi che i titoli più celebrati dovrebbero essere Election, PTU e The Mission. Sarà forse il caso di organizzare una rassegna dedicata a To a casa Asaka…? 🙂

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