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“Bentornato Marx!”, Diego Fusaro

Marx è tornato. Ma è forse mai morto, verrebbe da chiedersi? Perché se fosse davvero morto, non si potrebbe capire come mai “i comunisti” (essi sì, morti davvero) siano lo spauracchio sempre presente (e quasi sempre a sproposito) nei discorsi politici, religiosi, sociali.

Tale mia riflessione ha trovato adeguata e motivata sponda nel saggio di Diego Fusaro “Bentornato Marx!”, edito nel 2009 da Bompiani; lettura che non passerà alla storia della filosofia ma che analizza il pensiero di Karl Marx e la sua storia chiarendo quegli aspetti che sono spesso distorti dal luogo comune e dalle vulgate popolari, incluse quelle scolastiche.

Ciò che a Fusaro preme innanzitutto sottolineare, come aspetto propedeutico ad ogni altra successiva precisazione, è il carattere critico del pensiero di Marx. La cifra caratteristica di ogni opera di Marx è la critica, l’analisi razionale delle strutture prese in esame. Una filosofia che abbia le sue fondamenta in tale paradigma comporta la contraddizione e l’incompletezza, ma Fusaro, lungi dal denigrare tali qualità, ne rivaluta la componente produttiva e positiva; ed è vero, perché una società in cui non è possibile criticare in quanto si danno già per assodate talune strutture, è una società che ha dei seri problemi (e nel caso non fosse chiaro, sto parlando della nostra, di società). Ne deriva, pertanto, che essendo la filosofia di Marx un sistema aperto, non concluso e non chiuso, nonché eternamente volto all’atto della critica, anche delle proprie stesse idee, la sua filosofia sarà definibile come marxiana e non certo come marxista. Fusaro precisa che il marxismo è una corrente di pensiero nata con Engels, il quale ha dato all’opera di Marx una sistemazione e una strutturazione che Marx stesso non aveva mai dato. Insomma, quello che noi oggi definiamo marxismo ha certo le sue origini nel pensiero di Karl Marx, ma ha avuto un’evoluzione altra e indipendente da Marx stesso.

Così, Fusaro tenta di rimettere ordine in quello che è il vero pensiero marxiano; un pensiero incompiuto e in continua evoluzione, che muove dall’idealismo hegeliano distaccandosene criticamente ma al contempo rimanendo ancorato ad una prospettiva dialettica della Storia; che passa attraverso l’avvicinamento alla Sinistra Hegeliana e che già pone importanti problemi, ancora attuali, quale ad esempio il rapporto tra uguaglianza politica e diseguaglianze sociali: queste ultime derivano dalla precedente, per cui se politicamente gli individui sono uguali, socialmente essi sono diseguali ed assoggettati.

 

… com’è suffragato dal caso dell’operaio che lavora dodici ore al giorno senza essere costretto da leggi che glielo impongano, facendo risultare lampante come la libertà politica si traduca immancabilmente in libertà di sfruttamento e in assenza di libertà sul piano sociale.

 

Di mezzo c’è la critica alla Rivoluzione francese, che contrabbanda come universali quelli che erano in realtà i diritti della classe sociale borghese, il ceto che è stato davvero fautore di tale Rivoluzione a favore ovviamente di se stesso, per cui costruisce quella che è una libertà parziale e storicamente fondata, una libertà che in realtà limita la libertà dell’uomo, perché…

 

anziché liberare l’uomo dalla religione, gli assicura la libertà religiosa, anziché liberarlo dalla proprietà privata, gli assicura la libertà della proprietà.

 

E la critica allo Stato, che necessariamente fa gli interessi di quella che è la classe dominante, in quanto è, per regola, lo Stato della classe più potente, essendo nato dal conflitto delle classi e dalla conseguente “vittoria” di una di queste.

E la critica alla religione, oppio dei popoli che lottano per ottenere libertà religiosa e non si rendono conto che essa stessa è una forma di schiavitù, e pertanto non può essere libertà; una religione che non si manifesta solo con dei e divinità, ma anche come nuove strutture economiche e sociali: il capitale e la proprietà privata. Il denaro.

 

Eliminare la religione in quanto illusoria felicità del popolo vuol dire esigerne la felicità reale. L’esigenza di abbandonare le illusioni sulla sua condizione è l’esigenza di abbandonare una condizione che ha bisogno di illusioni. (da K. Marx, “Per la critica della filosofia del diritto di Hegel. Introduzione.”)

 

L’ottica volta al futuro del pensiero marxiano guarda al ceto proletario; in esso, secondo Marx, gli interessi particolari sono gli interessi universali, in quanto i proletari non hanno alcun privilegio da difendere, ma solo da reclamare. La loro lotta pertanto non è lotta per interessi particolari, bensì per interessi universali, ed è per questo che Marx guarda al ceto proletario come alla chiave di volta per la liberazione non solo della categoria operaia, ma del genere umano per intero. Fusaro ribadisce più volte come su questo punto la profezia di Marx non solo non si sia realizzata, per la perdita della coscienza di classe operaia, ma le prospettive future del filosofo siano state espresse con scarsa dovizia di particolari, in maniera generica e poco definita. Così come evidenzia l’atteggiamento ambivalente che Marx ha nei confronti della Rivoluzione francese e del colonialismo, eventi storici in cui riconosce le dinamiche di imposizione di un gruppo sociale dominante sull’altro più debole, ma che ritiene siano comunque serviti per accelerare il processo di diffusione del capitalismo e quindi, in prospettiva, del comunismo.

Personalmente mi è parsa proprio questa la parte più interessante del libro di Fusaro: la “decostruzione” critica del pensiero marxista, la scissione tra il pensiero marxiano, pur con tutte le sue aporie ed incertezze, e le aggiunte e integrazioni compiute dai filosofi che a quel pensiero si sono ispirati, Engels in primis (alla “fortuna” del pensiero marxiano è dedicata una buona parte del libro). Il pensiero di Marx ne viene fuori estremamente attuale e libero da quelle categorizzazioni che lo hanno incastrato per decenni in banalizzazioni atte a cassarlo facilmente. Inoltre, l’evidenziazione della sua matrice irrisolta e incompiuta lo rende più vero e autentico, duttile e valido, liberandolo da quella dogmaticità che nei secoli gli è stata attribuita e che lo ha paradossalmente incastrato in una fissità concettuale che non gli apparteneva.

Il testo di Fusaro ha l’impostazione di una tesi. Procede per argomenti ed argomentazioni, affastellando stralci di opere, citazioni e riprese di altri autori. Le numerose note arricchiscono la “scientificità” del lavoro, il quale è corredato da un corpo bibliografico, a fine di ogni capitolo, di notevole corposità.

Quello che magari ci si aspetterebbe dal titolo, è una disamina del lavoro di Marx riferita concretamente al presente e alla situazione attuale. Ebbene, tale articolazione manca, ed è il lettore ad inferire le deduzioni storiche sul presente dalla filosofia marxiana.

Ma non è in fondo un limite; penso sia meglio avere gli strumenti per capire da sé, piuttosto che aspettare che qualcuno ci spieghi.

E questa lettura di strumenti ne fornisce abbastanza. Consigliata.

 

Le citazioni, qualora non diversamente  specificato, sono tratte da Diego Fusaro, “Bentornato Marx! Rinascita di un pensiero rivoluzionario”, Bompiani 2009.

 

 

 

 

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Published in Attualità Libri

6 Comments

  1. Altair Altair

    Ma sai che proprio stamattina stavo cercando informazioni sui prossimi appuntamenti della sua agenda? 😉
    Ho sempre fatto distinzione tra le parole “comunista” e “marxista”, nonostante siano sinonimi, preferendo utilizzare la seconda per sottolineare un più marcato legame con la linea di pensiero di Marx. D’ora in poi utilizzerò “marxiano”, che è effettivamente più appropriato.

    “in esso [nel ceto proletario], secondo Marx, gli interessi particolari sono gli interessi universali, in quanto i proletari non hanno alcun privilegio da difendere, ma solo da reclamare.”

    Lo sarebbero se davvero la classe operaia non avesse nulla da perdere. In tal caso non vi sarebbe nessun interesse materiale a personale a muovere la classe operaia ed allora, sì, si potrebbe palare di “interessi universali”. Nel secolo XIX poteva essere una considerazione attendibile.
    Per portare il discorso in campo attuale, il capitalismo ha eliminato* la classe operaia trasformandola in borghese (o facendogli credere di esserlo), garantendo una soglia minima di benessere. E assoggettandola ad altre forme più subdole di schiavitù.
    Ricordo che il mio prof. di diritto durante una lezione sostenne “la società senza classi, in realtà, l’ha creata il capitalismo”. Sono contenta per lui se crede sia vero, la realtà che vedo io è ben diversa da quella che vede (/vedeva – non so se ora abbia cambiato idea) lui.

    * piuttosto che averla eliminata credo sarebbe più opportuno dire che l’abbia “trasferita”, e potremo ricollegarci alle questioni legate al colonialismo. Il capitalismo non ha eliminato la povertà, ha semplicemente trasferito la povertà e la schiavitù altrove, lontano dai nostri occhi. Ed anche dentro i confini nazionali di una qualsiasi società occidentale la povertà non è sparita, ha solo assunto altre forme, sia materiali che filosofiche.

    • Cito le tue parole, cara Altair.


      Per portare il discorso in campo attuale, il capitalismo ha eliminato la classe operaia trasformandola in borghese (o facendogli credere di esserlo), garantendo una soglia minima di benessere. E assoggettandola ad altre forme più subdole di schiavitù.

      Non lo avevo scritto, ma in sostanza è quello che penso anch’io, sul perché si sia persa la coscienza di classe del ceto operaio, ed è quello che scrive anche Fusaro. A volte penso che non si sia persa solo la coscienza della propria classe di appartenenza, ma si sia persa la coscienza tout court. Queste parole suonano così lontane e vetuste, al giorno d’oggi, perché abbiamo l’impressione di essere livellati e far parte di un unico gruppo (anche la parola “ceto” suona vetusta) all’interno del quale però vi sono differenze a volte abissali. E differenze di cui ci si vergogna, come se l’avere meno fosse una colpa, in questa società che esalta ciò che si ha e ciò che si mostra, dando per assodato che tutto sia acquistabile e conquistabile tramite il Dio denaro. Ahi, Karl, quanto trovo veritiere certe tue parole…
      Forse una delle forme di povertà a cui accenni, Altair, è questa mancanza di coscienza di cui cerco di parlare.

  2. Altair Altair

    Sicuramente la mancanza di coscienza rappresenta una delle forme di povertà che questa società ha creato. Non sto parlando di regimi dittatoriali, sto parlando di regimi “democratici”. Riguardo alla povertà materiale mi riferivo a situazioni di indigenza economica di una parte di questo grande gruppo borghese a cui quasi tutta la popolazione appartiene. Magari si continua ad acquistare, a consumare, accumulando debiti. Riguardo a quella filosofica, mi riferivo proprio all’inconsapevolezza di trovarsi incastrati in certi meccanismi, di avere necessità di soddisfare bisogni non propri, di adeguarsi a degli standard di vita e di comportamento funzionali ad alimentare i meccanismi di questo tipo di società, il livellamento culturale, la mancanza di memoria storica, l’imposizione di un pensiero politico-economico unico che deve essere accettato poiché “non ci sono alternative”… Senza considerare il fatto che l’economia di mercato è fondata sulla competizione. Competizione dei prezzi delle materie prime e dei prodotti finiti, competizione sul costo del lavoro, competizione sulla quantità e qualità della produzione di beni e servizi. In vendita non c’è solamente il bene o il servizio in questione, in vendita c’è, prima di tutto, la persona che produce quel bene o servizio. Il fatto che la persona sia “in vendita” (deve perciò necessariamente essere più competitiva di altre) costituisce un conflitto di interesse enorme, ed anche un conflitto etico personale. Come può una persona Essere, dal momento che questa società le impone costantemente di apparire, di mostrarsi, di mettersi in vetrina?

    • E come può una persona Essere, o cercare di Essere, se non ha nemmeno gli strumenti per rendersi conto di subire condizionamenti e spinte che sono ormai la base del vivere quotidiano, sono la vita, la vita ne è parte, è sempre stato così, non c’è nulla da mettere in discussione… ? Arrivati a questo punto non riesco a non riferirmi ad un esempio di cui so di abusare, l’esperimento della nave di Galileo. Essendo nella stiva di una nave, un sistema chiuso, diventa molto difficile rendersi conto del movimento della nave stessa. Quali elementi potranno mai farci svegliarci da tale illusione?
      Potrei continuare, sulla scia di quanto hai scritto (che condivido pienamente, ma suppongo sia superfluo specificarlo…) che di questo sistema fa parte quella distorsione attuale che si ha del lavoro, distorsione atta a rendere una persona una merce, un target, una pedina da sfruttare ed educare al consumo… Potrei continuare ancora a lungo, ma sono argomenti di cui abbiamo discusso più volte.
      Tra le pagine di questo libro cercavo uno spunto costruttivo. Ed insisto nel pensare che lo strumento più efficace, ad oggi, sia la critica, costante, inesausta. I modi e i mezzi tramite cui attuarla in maniera efficace, però, mi rimangono ignoti…

  3. Carmen Carmen

    Davvero interessante questa recensione. Il libro l’ho letto anch’io qualche tempo fa su consiglio di un’amica e ne fui colpita in positivo. Tra l’altro ho avuto la possibilità (sempre grazie a lei, che era a sua volta sua amica) di conoscerlo e di conoscerlo, Fu estremamente interessante e stimolante la discussione che ne seguì.
    Inutile dire che oggi non posso che guardare con amarezza a come questo ‘personaggio’ si è ridotto, dire che sono allibita e delusa è un eufemismo.
    Certamente ciò non toglie meriti alla sua attività divulgativa e come ricercatore svolta fino ad oggi, tuttavia ormai pensare a DF mi rende confusa. Alterna momenti di estrema lucidità su determinati argomenti, ad altri in cui ti chiedi come possano vonvivere certi pensieri nella stessa persona… (lo stesso accade con Barnard). Non so spiegare, ad ogni modo è una brutta sensazione…

    [commento inutile, lo so XD]

    • Non è un commento inutile, Carmen. Il mio percorso, in un certo senso, è stato inverso al tuo. Di Fusaro avevo sempre sentito parlare in termini molto lusinghieri, che a mio avviso, senza nulla togliergli, non potevano essere appropriati. Quindi non ha mai attratto la mia attenzione.
      Ha iniziato a incuriosirmi perché ogni tanto me ne ha parlato qualcuno, suggerendomi anche di vedere uno scontro filosofico con Regazzoni a Popsophia, e onestamente l’ho apprezzato alquanto. Per cui ho avuto curiosità di leggere un suo libro. E, per la cronaca, rimango della stessa opinione che avevo all’inizio, prima di saperne di più su di lui. XDDD
      Ma al di là di questo, ho un’idea molto vaga del personaggio, per cui non so di preciso a quali “cadute” tu ti riferisca…

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