Cinema

“A Prairie Home Companion”, Robert Altman

Uno storico show radiofonico trasmesso dal vivo sta per essere cancellato dopo la vendita del teatro. Cantanti folk si danno staffetta per tutta la durata dello spettacolo alternando musica e ricordi, orchestrati dall’ironico e svanito conduttore Keillor. Il responsabile della sicurezza Guy Noir, assieme al misterioso angelo  Asphodel, tentano di cambiare le sorti dello spettacolo, ma come Keillor afferma, ogni show è l’ultimo show.

“A Prairie Home Companion”, nome mutuato da un vero show radiofonico, è un film sulla morte. Sulla morte degli uomini, degli artisti, dell’arte. E del regista Robert Altman, scomparso nello stesso anno in cui il film è stato distribuito nelle sale. Un film testamento, che rievoca il lontano successo del 1975 “Nashville”, riunisce un cast di divi che lasciano e riprendono la scena con la disinvoltura di chi è a casa propria, ed è attraversato dalla figura rassicurante e minacciosa ad un tempo di un sensuale Angelo della Morte.

Lo stile e l’ironia sono sempre i suoi. I movimenti di macchina di Altman sono inconfondibili, anche se lo zoom è divenuto più discreto, con il tempo. L’overlapping è ridotto, ma sempre presente; la coralità è uno dei punti di forza del cinema di Altman, che dirige il vero spettacolo con i giusti tempi e la giusta dose di malinconia. L’Angelo della Morte, del resto, non viene mai per caso, e in fondo sarà forse anche merito suo se l’ultimo spettacolo sarà un autentico divertimento per ogni artista che si esibisce sulla scena.

Cast di stelle, si diceva. Meryl Streep e Lily Tomlin interpretano le sorelle Johnson, perse nella nostalgia di una lontana infanzia in cui a cantare erano gli straordinari talenti dell’intera famiglia, in cui la vita era più dura, ma anche più felice (e la Tomlin supera la Streep, anche come cantante). Lindsay Lohan è Lola Johnson, ragazzina ancora nel bozzolo in attesa di crescere (vera nota stonata nel cast). Woody Harrelson e John C. Reilly sono la coppia di amici cowboy Dusty e Lefty, rivali nello scambiarsi battute volgari quanto inseparabili. Kevin Kline è Guy Noir, l’addetto alla sicurezza che parla come un investigatore di Chandler (ma molto più imbranato). Virginia Madsen è l’Angelo della Morte la cui apparizione porta brivido in ogni personaggio. E Garrison Keillor, vero conduttore del vero “A Prairie Home Companion”, interpreta se stesso e firma anche la sceneggiatura.

Il tono è mesto, dolce, rassegnato e arguto. La visione è piacevole. L’ascolto affonda in una cultura tipicamente americana che a volte ci si chiede se sia mai veramente esistita; una cultura che esalta l’umiltà, la semplicità, i sacrifici, i sentimenti famigliari, e si traduce in uno spettacolo in cui suonare e cantare porta al piacere di condividere storie, al senso di comunità.

Meno fulminante dei capolavori di Altman, il suo ultimo film pare la conclusione della vita del regista; l’arrivo di Asphodel gela ogni progetto umano…

Da vedere per apprezzare la maestria di un cinema che esalta la sottovalutata semplicità della quotidianità, della memoria e dello stare insieme.

 

La mia valutazione:

[rating=7]

 

 

Specialista in Nullafacenza e critica ai Massimi Sistemi Inesistenti, maestra di Gattopardismo italiano nonché Essere in cui Accidia ed Ignavia si concentrano con rara perfezione e comunione, Asaka scrive mentre il dottor R, tra un amaretto al pistacchio e una caramella alla liquirizia, arrotonda lo stipendio come centralinista del 15** e tormenta il proprio cuscino (il quale ne è certamente contrariato).

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