Attualità,  Riflessioni personali

14 novembre 2012: l’emergenza lavoro

Oggi 14 novembre 2012 la Confederazione Europea dei Sindacati ha indetto una giornata di mobilitazione. Si protesta contro la politica di Austerity (leggi: tagli) che l’Europa sta imponendo ai suoi Paesi. Una politica che dovrebbe eliminare gli sprechi, ma che di fatto va a colpire categorie e fasce sociali già duramente bersagliate, non razionalizza alcunché, non promuove in alcun modo l’economia. Anzi, rende ancora più precario e raro il lavoro. E se la disoccupazione aumenta, come può l’economia risollevarsi? È questa una semplice deduzione che anche un’ignorante in materia economica come me può trarre, ma evidentemente i piani alti che governano le nostre sorti hanno una visione talmente lungimirante e sofisticata dei rimedi necessari da non essere comprensibile per una povera oscura incolta come me.

Farà ridere i polli che proprio io oggi voglia parlare di “lavoro”, data la mia rinomata aspirazione alla nullafacenza a vita, ma la questione “lavoro” l’ho sempre avvertita in maniera molto urgente, per storia famigliare e per storia personale. La mia famiglia è stata disgregata dall’emigrazione, i miei coetanei che hanno scelto di rimanere stanno, nella maggior parte dei casi, avendo vita dura. La mancanza di lavoro è una piaga storica nella mia terra, e l’assenza di vere tutele lavorative, con conseguente abuso del lavoratore e della legge (spesso consenziente), è quasi la prassi. Avevo una manciata di anni quando il secondo dei miei fratelli per primo lasciò casa per cercare altrove qualcosa che il nostro territorio non poteva offrire, pur facendo parte della nazione la cui Costituzione ancora sancisce il diritto al lavoro.
Ora, a distanza di decenni, la crisi ha accentuato le difficoltà e gli abusi nel mondo del lavoro. E il suo morso si fa sentire anche lì dove prima il lavoro era quasi scontato.

Si dice che il lavoro nobiliti l’uomo. E la mancanza di lavoro, allora, cosa fa? Lo degrada, lo fa sentire inutile, incapace, meritevole di morire di stenti e inedia. Oppure di morire di inedia ma con l’ultimo i-Phone in tasca.
Se non lavori e non accetti nemmeno un lavoro apparentemente regolare ma pagato in nero, allora te lo meriti, di essere un morto di fame. Se non lavori, sei plurilaureato e non vuoi fare il commesso-schiavo (sempre rigorosamente a nero o con contributi fittizi che in realtà paghi tu) nel negozio sotto casa mentre il figlio del proprietario, che non sa mettere in fila due parole in italiano, ti dà ordini al volo dal suo suv che sembra un pullman…e be’, allora te lo meriti decisamente di essere un morto di fame.
E se invece decidi, pur con la tua laurea e i tuoi master, di fare il commesso-schiavo che lavora 14 ore al giorno con busta-paga di 1200 euro netti dichiarati (ma togliendo i contributi fittizi sono 700), dimenticherai ciò che hai imparato, ciò per cui hai sudato tanto, i valori in cui credevi, il tuo Io in cui credevi. La tua auto-stima sarà sotto i tacchi, ti convincerai di aver meritato che i tuoi diritti siano calpestati, perché non sei stato in grado di essere all’altezza delle tue aspirazioni troppo ambiziose. Ti convincerai che è tutta colpa tua. E quando un tuo amico che ha la fortuna di avere un lavoro normale e civile ti racconterà quel mondo di diritti e tutele che per lui è la quotidianità, sgranerai gli occhi come se ti stesse parlando di chissà quali immensi tesori e concessioni, e dimenticherai che questa dovrebbe essere la normalità, e non capirai che hanno fatto di tutto per convincerti che non sia così.

Chi è responsabile di tutto? La crisi non è un’entità dotata di vita propria. È un sostantivo che indica un insieme correlato e complesso di azioni e reazioni. Un’azione non può avvenire se non vi è un agente che inneschi il processo. Una legge non può entrare in vigore se non c’è qualcuno che la proponga e qualcun altro che dia il suo consenso. Una legge non può essere riconosciuta come sbagliata o ingiusta o pericolosa se chi la subisce non sa interpretarla. Se chi la subisce non sa come interpretarla, non potrà mai capire che sta subendo un’ingiustizia, e attenderà rassegnato che la ruota giri, ignorando che il sospirato e ciclico processo di ripresa dopo una depressione, di cui spesso si parla nei libri di storia ed economia, ha tempi più lunghi di una vita umana.

E nel frattempo? I disoccupati aumentano, le menti brillanti studiano e cercano all’estero o rimangono a farsi sfruttare (sempre meditando di partire per l’estero), i ricercatori precari mandano avanti la ricerca ma i loro nomi non figurano né sui brevetti né sulle pubblicazioni (e il TG1 di turno assegnerà la scoperta all’eminente professorone di turno, responsabile di un progetto di cui a stento conosceva l’esistenza), la scuola continua ad abbassare il livello di competenze e conoscenze fornite, gli adulti hanno tappi nelle orecchie e bende sugli occhi e le generazioni successive non hanno chi mostri loro quanto di falso ci sia nelle vite che sono state costruite appositamente per loro – appositamente per renderli supini e passivi, dopo aver reso supini e passivi noi.

OK. Quousque tandem abutere, Catilina, patientia nostra?
Al posto di Catilina mettete chi vi pare: i politici, l’Europa, le lobby finanziarie, i burattinai che non conosciamo e che i giornali non ci diranno mai, i giornalisti asserviti che fingono di essere super partes, e tutto quello che volete. Io metterò in primo luogo me stessa per tutte le volte che non ho ascoltato i miei diavoletti quando sapevo che avevano ragione.
Quando ci svegliamo? Quando ci mettiamo a studiare e a capire che il re è nudo anche se tutti i ministri lo elogiano per i suoi vestiti? Quando manderemo a quel paese l’Austerity ovvero i tagli che stanno mettendo in ginocchio un continente che di tutto ha bisogno tranne che di ulteriori restrizioni? Quando ci togliamo questo prosciutto dagli occhi? Quando?

Quando?

 

Specialista in Nullafacenza e critica ai Massimi Sistemi Inesistenti, maestra di Gattopardismo italiano nonché Essere in cui Accidia ed Ignavia si concentrano con rara perfezione e comunione, Asaka scrive mentre il dottor R, tra un amaretto al pistacchio e una caramella alla liquirizia, arrotonda lo stipendio come centralinista del 15** e tormenta il proprio cuscino (il quale ne è certamente contrariato).

19 Comments

  • foggiano nostalgico

    Cara, carissima Asaka,
    non c’è una sola parola che non condivida.
    Purtroppo stiamo vivendo un momento molto difficile direi unico.
    Sta a noi prendere in mano il nostro futuro con azioni concrete (andare a votare invece di astenerci, cercare insieme altre forme di manifestazione che non costino ai lavoratori, anche precari, ecc.).
    L’unica cosa che direi a favore dei professoroni o dell’UE è che è stato importante aver recuperato un minimo di credibilità e e solvibilità sul mercato dei titoli di stato, visti gli sperperi della politica e di quei “fessi” poco lungimiranti che si sono affidati ad essa solo per ottenere fittizi ed immediati benefici.
    Non possiamo esimerci dallo sperare che negli anni che ci separano dalla pensione ( 🙁 ) non vi debba essere un momento di crescita. Questa dovrà essere prima culturale (cacchio!!!la scuola non si smantella), ma anche educativa (partecipazione nell’esercizio degli strumenti di democrazia, rispetto per l’ambiente in senso lato, anche per il giardino sotto casa), poi verrà anche quella economica.
    Non fermarti Asaka, riesci a stimolare la mia coscienza che tende a riposare (oggi ohinoi sto lavorando).

    ps IL SITO è STUPENDO ED è SEMPRE PIù A TUA IMMAGINE E SOMIGLIANZA, IMMAGINI COMPRESE!

  • Asaka

    Carissimo foggiano nostalgico ( 😀 )
    grazie per le parole di apprezzamento. Purtroppo io la vedo così nera che:
    – non credo al recupero della credibilità italiana, semmai credo alla sottomissione italiana
    – andrò sicuramente sempre e comunque a votare, ma non garantisco che la mia mano verghi X o pupazzetti sulla scheda…
    – non credo affatto allo strumento dello sciopero né credo nei sindacati (averli ascoltati ieri all’assemblea non ha giovato molto), ma frattanto che, come dici tu, troviamo altre forme più incisive di protesta, lo metto in pratica.
    Vabbè, ma insomma, già le sai ‘ste cose, no? 😉
    Completamente d’accordo con te sul fatto che nessuna crescita può esserci se prima non vi è una crescita culturale.
    Grazie per essere passato 😉

  • Altair

    Partendo dal ragionamento inoppugnabile di Asaka sulla parola “crisi”, mi permetto di aggiungere che le Leggi dell’uomo non hanno la stessa assolutezza di quelle della natura e della fisica. Fatta eccezione per questioni matematiche di contabilità pura, per tutto il resto possiamo tranquillamente parlare di “regole”; regole inventate(!) dall’uomo. Non faccio una distinzione netta tra economia e politica perché sono due cose strettamente legate l’una all’altra. Se domani il governo dice che il fringe benefit sulle autovetture date in uso ai dipendenti sarà deducibile al 70% anziché al 90% non lo fa in base a chissà quale ragionamento scientifico, semplicemente se lo inventa, è una percentuale che decide arbitrariamente. Così come decide arbitrariamente che prima avevamo diritto all’indicizzazione degli stipendi e ora no.
    Allo stesso modo anche le regole della macroeconomia possono essere modificate, ripensate, aggiornate, cancellate, ripristinate… insomma, togliamoci dalla testa questa idea malsana che “non c’è alternativa”. NON È VERO! Ci sono tutte le alternative applicate in passato, quelle applicate attualmente (ad esempio da paesi come Argentina, Giappone, Ecuador) e tutte quelle che possiamo elaborare di nuove in vista di una prospettiva futura.
    Per quel che mi riguarda il mercato borsistico potrebbe anche implodere domani mattina e esiliare su Marte tutti i dipendenti di Wall Street. I mercati di capitali privati e i grandi istituti finanziari sono l’esempio lampante di come le regole che valgono per tutti i lavoratori per loro sono invece inesistenti (più precisamente sono inesistenti dal 1999; da quando fu abolito il Glass-Steagall Act c’è stata la totale DEREGOLAMENTAZIONE degli istituti bancari – con tutto quello che ne è conseguito).
    Per intenderci: vi pare normale che i prodotti derivati presenti sul mercato ammontino a 7 volte il PIL mondiale?? Cioè: aria fritta. Questi guadagnano cifre astronomiche nell’arco di poche ore mentre noi dobbiamo morire di fame o schiattare di lavoro.
    http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-05-12/montagna-vale-volte-mondiale-081220.shtml?uuid=AbZevRbF

    Tornando al tema del giorno, ovvero lo sciopero generale europeo contro le politiche di austerity, è estremamente urgente una presa di coscienza collettiva!
    Anch’io sono poco persuasa dell’efficacia della contestazione di piazza. Quella di oggi è stata la conferma di come questo metodo di protesta sia abilmente strumentalizzato e manipolato per far passare tutto fuorché il messaggio principe. Nessuno sapeva di questo evento (ad eccezione di chi si è informato via web) poiché in nessun media mainstream è passata la notizia nei giorni scorsi (fosse mai che poi a qualcuno vengono strane idee…. tipo partecipare…); per poi diffondere in serata le immagini degli scontri con i manifestanti, dei poliziotti feriti, degli infiltrati che si fingono manifestanti al solo scopo di creare caos e attirare tutte le attenzioni dei giornalisti… solo dopo aver fatto vedere 5 minuti buoni di guerriglia urbana si accenna anche al motivo per cui si protestava, e si accenna che anche in altri paesi si stava protestando contemporaneamente… che messaggio arriva alla casalinga che neanche sapeva di tutto questo trambusto? Ci facciamo massacrare da poliziotti in tenuta antisommossa per poi passare per delle teste calde con manie devastatrici… vincono loro 10 a 1, sia sul piano fisico, sia su quello comunicativo.
    Piuttosto, se davvero vogliamo comunicare qualcosa, ovvero che queste politiche di austerity sono quanto di più sbagliato e malsano possa esserci durante un periodo di recessione, credo sia preferibile farlo con dati alla mano, parlando personalmente con le persone, convincendole sulla bontà di determinate idee e sull’erroneità di altre. Non si ottengono risultati immediati, è una strategia a lungo termine, ma è l’unica che mi sembra valida, al momento. E, d’accordo con Asaka e Foggiano nostalgico, è imprescindibile un risveglio collettivo ed è necessario che ognuno di noi torni (o impari) ad essere un cittadino attivo; perché solo un popolo informato, acculturato, attento e attivo nel pretendere il rispetto dei diritti/doveri (propri e altrui) può salvarsi dalla schiavitù. Ed è proprio alla schiavitù che ci sta portando questa Europa-Nobel-Per-La-Pace.

    Detto questo, lascio una pillola di informazione da parte di Stiglitz (premio Nobel per l’Economia nel 2001) sulla probabilità di default degli USA: http://www.youtube.com/watch?v=EBD7KPLrXiY&feature=plcp

    Riguardo invece l’apertura mentale di cui dovrebbe disporre un economista abbiate la pazienza di leggervi il paragrafo IV di questo testo di John Maynard Keynes del 1933: http://www.panarchy.org/keynes/autarchia.1933.html

    Ps. Asaka, smettila di dire che sei ignorante in materia economica altrimenti sembra che io abbia fallito nella mia missione di traviarti verso il deficit spending! XD

    • Asaka

      Il Glass-Stea-cheee????? 😀
      Mi mancavano le tue lezioncine di economia XD

      Della manifestazione di ieri avevo dato la tua medesima interpretazione. Boicottata in primo luogo dagli stessi sindacati, timorosi che potesse essere confusa con quella del 24 prevista per il comparto scuola, e quindi fare di quella del 24 un flop. E poi la solita violenza, i soliti scontri di piazza che puntuali si manifestano in ogni manifestazione che sia vera espressione del sentire popolare. Troppo puntuali, per non essere sospetti.
      Poco fa, mentre tornavo in macchina a casa, mi è toccato sentire il Ministro dell’Interno che giustificava l’operato delle forze dell’ordine relativo agli scontri di ieri sostenendo che “l’Italia bolliva”. L’Italia bolliva? L’Italia? La mia Italia? Ma se martedì all’assemblea sindacale ho fatto il diavolo a quattro per pubblicizzare questo sciopero, e non mi ha dato retta nessuno! Quando mai in vita mia mi è capitato di vedere l’Italia bollire? Darei metà della mia libreria per vedere finalmente questo momento. I ministri dovrebbero avere un minimo di pudore, nel rilasciare dichiarazioni.

      PS: @ Altair; mi spiace tu debba provare questa sensazione di frustrazione per non avermi saputo insegnare! Ora puoi capirmi!!! XDD Ma a parte di scherzi, io sono profondamente ignorante in materia 🙂

  • Carmen

    Cara Asaka, leggo spesso il tuo blog ma non ho mai commentato perché non sono brava in queste cose. O forse sì, ma ritengo di non dare il massimo via web – quanto mi piacerebbe parlare di questo e altro di cui abbiamo chiacchierato via e-mail davanti a un caffè! =)
    Io sono una che quel giorno era in piazza, nella mia città, e c’ero anche stasera per un’altra “causa” (una manifestazione a sostegno del popolo palestinese, causa che come sai mi sta molto a cuore).
    Come ben sai, condivido queste riflessioni e anche le angosce per il futuro. Già il fatto che alla mia, alla nostra età, siamo “angosciati” non è normale, però. Questo dà già l’idea di quanto sia malato questo paese.
    Concordo anche con le riflessioni di Altair, soprattutto sulla relatività delle leggi che afferiscono alle “scienze sociali”, perché non so voi, ma a me hanno insegnato che le scienze sociali non hanno leggi inconfutabili, e che praticamente non esistono ricette, né Verità. L’unica verità, qui, è che il nostro Stato si sta indebolendo, e il nostro Paese lo segue. Stiamo cedendo sovranità ad un’organizzazione sovranazionale dai contorni assai ambigui e dai limiti poco chiari, in settori-chiave per uno Stato come quello economico (e non solo). Ci siamo ritrovati, non si sa bene come né perché, un uomo calato dall’alto come Premier, togliendoci anche lo status di “elettori”. Un uomo che sta facendo gli interessi di chi l’ha consegnato alla storia piazzandolo lì, e nessun altro, men che mai noi.
    Come dicevo, io ero in piazza quel giorno e anche stasera. Come disse un amico qualche giorno fa “ormai dobbiamo stare sempre in strada, ci sono troppe cose che non vanno”. È avvilente. Capisco cosa intendete tu e Altair quando dite che spesso le manifestazioni servono a poco, o vengono strumentalizzate, ma francamente: cosa ci rimane? Sono apertissima a suggerimenti o altre idee, perché io non ne ho, di alternative non ne vedo. Io vedo persone su Facebook / web che si lamentano, o che in questi giorni scrivono “oddio poveretti quei bambini morti sotto le bombe d’Israele!” e basta. Poi, non so se giustamente o meno, vanno avanti con la loro vita e i loro problemi (anche noi che siamo in piazza per loro abbiamo i nostri problemi, perciò dico “giustamente o meno”).
    A questo punto, vado in piazza.
    Esco e con le persone ci parlo faccia a faccia, e cerco di spiegare le mie ragioni. Faccio numero. Mi confronto vis à vis. Potrei creare un account su Facebook, un blog, ma arriverei solo ad alcune persone selezionate. Ho Twitter, e lo uso attivamente, spesso con successo per informare (è un po’ il social network “meno peggio”), ma è comunque una comunicazione filtrata e caratterizzata dalla brevità. Quando c’è stata l’Estelle in città con pazienza io e il mio ragazzo, assieme ad altri attivisti, spiegammo chi fossero, la loro missione, perché lo facessero ai curiosi che ce lo chiedevano. Molti si offrirono di contribuire, anche con poco, dopo averci ascoltati. Altri no, magari non ne avevano la possibilità, ma se anche uno solo di loro la sera, tornato a casa, ha acceso il PC e ha cercato “Gaza” sono felice. Mi va bene.
    Per il nostro Paese è lo stesso, è la stessa battaglia. Magari non faremo notizia nei grandi TG, o magari saremo travisati, tanto che la signora Maria, casalinga 60enne di cultura medio-bassa, non capirà niente (cosa che varrà per tutto il TG, però, e spesso è anche meglio considerando quanto siano omissivi e bugiardi i nostri media; almeno ignora e non crede a cose non vere), ma ormai non esiste solo la TV.
    Io non sarei così categorica sul delegittimare le proteste di piazza. Perché i “rivoluzionari del web” aiutano. Una foto, un video delle manifestazioni, nell’era delle persone che sono sedute ben comode al caldo e non fanno che condividere e mettere “mi piace!” su Facebook, possono diventare virali. Ieri a cena se ne parlava coi miei, e io ho fatto un personalissimo “elogio allo smartphone”. I miei erano scettici: anche se hanno ripreso i lacrimogeni, o i poliziotti violenti, alla fine non gli faranno niente. È vero, ma che quel video lo mostri Barbara D’Urso, o lo mandino a Striscia la Notizia in prima serata, è già qualcosa. Non sottovaluterei internet, su questo. Ma nemmeno condivido chi pretende di usare solo quello. Io ritengo che gran parte dell’impoverimento culturale del nostro paese derivi dal fatto che abbiamo perso i nostri spazi sociali. Ormai siamo nelle piazze virtuali, a casa, o nei “non-luoghi”. Stop. I circoli, i collettivi, le scuole, le università, le biblioteche dovrebbero avere più spazio, essere aperti tutto il giorno. Perché sono spazi di confronto *reali* (anche questo blog lo è, come altri, ma quanto sarebbe più naturale parlarne di persona?). Se la pagina web non ti piace, clicci sulla X e addio. Su Facebook hai i tuoi amici (e ‘friends call friends’) e metti “Mi piace” alle pagine che vuoi *tu*. La TV la spegni (ma sarebbe stupendo se servisse a qualcosa, in realtà nemmeno andrebbe accesa per avere un pensiero critico) o cambi canale. Un corteo non lo spegni, non lo puoi ignorare. Lo puoi manganellare, puoi tirargli contro lacrimogeni o sanpietrini (come avvenuto qui quando c’è stata qui, qualche giorno fa, la cara Elsa) ma o ti spingi più in là fino ad arrestare tutti (o uccidere tutti =P), cosa assai improbabile, oppure lasci correre, se sei delle forze dell’ordine. Se sei un cittadino ignorante e/o apatico è lo stesso. Non puoi ignorare. Puoi pensare che sia inutile, oppure parlare, chiedere, unirti, informarti.
    Insomma… riprendiamoci i nostri spazi. Non andare in piazza, una delle poche cose che c’è rimasta, solo perché il TG1 o il TG5, risaputamente imparziali (*sese*), potrebbero dare una versione distorta dei fatti per me non è che una scusa per i più pigri. Sono momenti di apertura, di confronto e d’informazione. Approfittiamone. =)
    Carmen

    PS: che emozione, il mio primo commento! XD

  • Asaka

    Carmen ♥
    Il caffè per me è veleno, ma condivido il tuo desiderio; quando magari riprenderò i miei itinerari caravaggeschi, ti lancio un segnale di fumo 😉
    Quello che tu sollevi è un vero problema; mi riferisco alla mancanza di spazi sociali, con tutto quel che ne consegue. E non ti nascondo che le mie riflessioni stavano andando nella stessa direzione; servono luoghi e strutture di aggregazione, per far nascere altre forme di protesta. Non so purtroppo offrire suggerimenti su cosa si possa fare in alternativa; è un argomento che mi impegna e mi interessa molto, ma sebbene ci pensi in maniera costante e ostinata, non ho l’ingegno necessario per offrire soluzioni. 😳
    Per quel che riguarda me, ho iniziato a partecipare a cortei, picchetti e sit-in da ragazzina. Non credo nello sciopero ma lo pratico quasi sempre. Non credo nelle assemblee sindacali, ma partecipo sempre. Le proteste di piazza sono un luogo aggregatore straordinario, e ogni volta che vi ho partecipato ne sono uscita rinvigorita, anche moralmente. Quando affronto l’argomento con chi è più giovane di me, cerco sempre di far capire che la protesta è una forma di assunzione di responsabilità. Che ci appartiene. Sabato il pullman su cui viaggiavo è rimasto bloccato per lo sciopero degli studenti; credo d’esser stata l’unica sul pullman ad esserne contenta e a non imprecare 😉
    Ti sembrerò contraddittoria. Probabilmente lo sono. Volevo solo spiegare che per natura e formazione, io sono a favore di questo tipo di protesta. È la mia ragione a porre paletti. E da parecchi anni. Il problema non è la disinformazione, ma la strumentalizzazione. Ogni volta che c’è una protesta nazionale importante, che nasce dal basso, da noi, priva di sigle e bandiere patrocinanti, ci deve essere sempre qualcuno a seminare la violenza ed a trasformarla in altro. E non apro la parentesi su chi possa essere questo qualcuno, anche se ricordo molto bene alcuni video che circolarono in rete un paio di anni fa (mi associo al tuo elogio dello smartphone, in questo senso). E se questo qualcuno offre ad un ministro l’opportunità di dire che l’Italia bolle, no, non mi sta bene. È questo il tipo di protesta che viene ormai soffocata, in maniera consuetudinaria, con questo metodo, da anni. Puntuale e precisa come una cambiale. È questo il tipo di protesta che, a mio avviso, sta diventando pericolosa. Non per la protesta in sé, è il modo in cui viene strumentalizzata a renderla pericolosa. Oltre che controproducente.
    Mi chiedo se delocalizzare la protesta possa essere una contromossa efficace. Anziché puntare su pochi grandi cortei nazionali, puntare su piccoli cortei locali e diffusi in maniera capillare in ogni città, almeno. Lì diverrebbe più difficile trasformarli in qualcosa d’altro.
    Penso che sia la dimensione locale a dover essere recuperata in primis; ho iniziato a pensarci quando mi raccontasti di quel bambino che ti chiedeva cosa fosse la Estelle. C’è però una cosa che è imprescindibile per questo: bisogna sapere. Leggere e imparare e studiare il più possibile. Internet in questo è formidabile; per me lavorare e studiare al pc è una tortura – in questo periodo che sto lavorando giorno e notte al computer, il mio notebook ha rischiato una dozzina di volte di volare dalla finestra 8) Ma mi rendo conto che può davvero fare la differenza, in questa lotta non-si-sa-bene-contro-chi.
    Quanto a FB…il giorno in cui mi ci iscriverò vi avviserò così sarete pronti alla fine del mondo 😆 Vade retro!

    C’è un titolo di un libro che mi torna continuamente alla mente; il libro ancora non lo leggo, ma il titolo mi suggestiona; “Un popolo di formiche”. Io penso che dovremmo essere così. Un popolo di formiche che sanno tante cose e le propagano.

    PS: Che emozione! Il tuo primo commento 😉

  • Altair

    @Carmen (ma anche ad Asaka e chiunque legga)
    La questione è di una certa complessità e nemmeno io ho la sfera magica che mi aiuti a capire qual è la giusta direzione da percorrere. Nel frattempo che me lo domando le stiamo percorrendo tutte. 😉
    Il fatto che sia scettica sull’efficacia delle manifestazioni di piazza non significa che non ne condivida lo spirito. Purtroppo però dobbiamo prendere atto che non siamo più negli anni ’70, la società è cambiata, con essa l’opinione pubblica ed anche il modo di manipolarla. La dimostrazione ce l’abbiamo avuta anche 10 giorni fa; quella dello sciopero europeo è stata forse una manifestazioni senza precedenti, con un’adesione altissima e soprattutto continentale, avendo coinvolto diversi paesi europei uniti nel chiedere all’unisono lo stop delle politiche di austerity. Nonostante questo enorme dispiego di energie e intere città di Spagna e Grecia completamente invase dalla marea di gente in strada, non è cambiata una sola virgola nell’agenda delle politiche economiche chieste dall’Europa (questa entità astratta… possiamo anche mettere nomi e cognomi dietro a questa entità, non sono poi così tanti…). Per contro tutti i media hanno boicottato l’evento, distorcendone completamente la natura e gli scopi, dando spazio a ipocriti sindacalisti e nulla al disagio reale di milioni di persone, enfatizzando e alimentando un tipo di comunicazione basato sulla violenza, sul sangue, sulla rabbia e l’emotività. Il messaggio non solo non passa, ma ci si ritorce contro. La domanda è: cosa vogliamo comunicare? A chi vogliamo rivolgerci?
    Se vogliamo lanciare un messaggio ai piani alti affinché cambino idea e tornino sui loro passi probabilmente si staranno facendo delle grasse risate alle nostre spalle. Solo se riuscissimo ad assediare il Parlamento allora avrebbero di cui preoccuparsi e motivo di tremare per la propria incolumità, ma questo significherebbe che siamo ad un passo da una rivoluzione (senza precedenti nella storia italiana). In ogni caso prima di arrivare a questo, ci sarebbero schiere di Eurogendfor a bloccare qualsiasi corteo. Uno solo di questi militari altamente addestrati è capace di mandare al pronto soccorso una trentina di persone a mani nude, figuriamoci con tutto l’equipaggiamento che ha in dotazione, senza contare la totale immunità e impunità che gli è garantita al di sopra di ogni legge nazionale e sovranazionale. Sono in Grecia da almeno un anno a sedare le sommosse organizzate continuamente in tutto il Paese, ed anche in Spagna sono presenti da mesi.
    Questo è il loro equipaggiamento: http://codenamejumper.files.wordpress.com/2011/10/eurogendfor-1.jpg
    Per sapere chi sono: http://www.tizianodesimone.it/2012/02/13/arrivano-gli-euromanganelli/
    Dove può andare il sedicenne con lo zainetto in spalla se non al pronto soccorso con in più lo shock per la violenza subita e la rabbia che gli farà perdere completamente la bussola? La violenza genera altra violenza, si sa, e loro lo sanno bene.
    Questo è il loro modo di comunicare. I media appartengono a loro. Se li combattiamo frontalmente sulla loro scacchiera e con le loro regole vincono loro su tutti i fronti. Dobbiamo controbattere con una strategia diversa da quella che si aspettano.
    Di cosa hanno paura? Che la gente sappia, che tutti scoprano le regole del Monopoly e il loro giocattolo si rompa. Che tutti capiscano che l’azione imprescindibile per giocare a Monopoly è che il banco distribuisca i soldi ai giocatori (senza chiedere che vengano restituiti), senza i quali nessuno può comprarsi Viale dei Giardini o Parco della Vittoria. Il banco emette moneta, solo dopo il gioco inizia.
    Perciò non rivolgiamoci ai piani alti, rivolgiamoci piuttosto al vicino di casa, a chiunque faccia parte della nostra vita e facciamo in modo che sappia, che sia consapevole.
    Sembrerò sgrammaticata perché mi capita spesso di passare dalla prima persona singolare a quella plurale, il fatto è che quel che faccio io da sola conterebbe meno di zero se non ci fossero tante altre persone che si stanno adoperando per la mia stessa causa. Abbiamo costituito un’associazione, la quale si prefigge come obiettivo primario la riappropriazione della sovranità nazionale (sia per quel che riguarda gli aspetti economici con un ritorno alla sovranità monetaria sia da un punto di vista politico e democratico che salvaguardi Costituzione italiana e ne garantisca l’applicazione). La materia prima del nostro lavoro è la macroeconomia ed è questa il principale oggetto delle nostre iniziative divulgative, ma non l’unico, ovviamente. E, come dicevo all’inizio, stiamo battendo qualsiasi strada fertile e qualsiasi strategia comunicativa che riteniamo valida. Stiamo curando un rapporto editoriale che potrebbe garantirci la pubblicazione di articoli mensili; organizzeremo incontri e lezioni di economia aperti a chiunque voglia capire gli aspetti principali di questa crisi e della macroeconomia; per quel che riguarda il web ci avvarremo della piattaforma LiquidFeedBack; stiamo assemblando video di utilità sociale al fine di divulgare contenuti e spronare le persone a recuperare un po’ di senso critico… e tutto questo in una sola settimana! =D No, in realtà ci stiamo lavorando serratamente e con impegno da oltre un anno; le cose da fare sono davvero una marea, siamo privi di tempo libero ma pieni di energie! 😉 Non disprezziamo nulla, siamo aperti a chiunque voglia mettere a disposizione le proprie idee e le proprie capacità per l’obiettivo comune di rendere migliore questo paese (non solo dal punto di vista economico ma anche etico, culturale… non vogliamo trascurare nessun aspetto). Ben vengano volantini, banchetti, lezioni, cene, manifestazioni (seppur con tutte le osservazioni che ho fatto sopra, c’è comunque l’intento di appoggiarle e partecipare), compresa l’eventualità di collaborare con altre associazioni preesistenti… qualsiasi cosa che riesca a risvegliare questa Italia, che per il momento non bolle affatto. Il nostro canale di comunicazione principale è il web, e non potrebbe essere altrimenti visto che il Presidente, democraticamente eletto, è di Lecce, abbiamo due gruppi molto attivi in Lazio e Lombardia e più in generale siamo dislocati in tutta Italia. Speriamo presto di riuscire a costruire delle realtà locali in ogni Regione e poterci muovere in modo efficace, capillare e omogeneo su tutto il territorio nazionale. Carmen, se non ci fosse il web e questo spazio che ci è concesso di utilizzare, non avrei nemmeno saputo che esistevi, e non avremmo potuto confrontarci su questi argomenti visto che stiamo a 500 kilometri di distanza! 😉 In più non credo affatto che parlare tramite web sia inutile o di minor importanza. Il concetto di “virtuale” per me non ha senso: dietro i monitor e sopra le tastiere esistono persone vere, con tutti i loro problemi, i loro sentimenti, le loro battaglie… cosa c’è di virtuale in questo? La mia indignazione non è per nulla virtuale e non lo è nemmeno per tutte quelle persone vere si stanno adoperando in ogni angolo d’Italia, nel proprio piccolo, per cambiare anche solo di un millimetro il corso degli eventi. Una crisi come quella attuale non nasce nell’arco di 2 settimane, ci è voluto almeno mezzo secolo per portarci alla situazione attuale, al totale degrado sociale e culturale che tiene a debita distanza ogni spunto di cambiamento. Dobbiamo essere il più pazienti e lungimiranti possibile… quello che ho in testa è più simile alla rivoluzione indiana piuttosto che a quella francese… non a caso infatti, quella indiana non è avvenuta tramite il sangue, ma tramite l’economia…

    Ps. Parentesi sulle cene: sono un momento di aggregazione unico, infinitamente più efficaci di qualsia assemblea o convegno. C’è un carattere di informalità e convivialità che permette di aprire la mente e parlare senza freni inibitori. Questa estate siamo stati capaci di trasformare una festa in piscina in una lezione di macroeconomia! XDDD Ma, scherzi a parte, i maggiori risultati divulgativi li abbiamo ottenuti in momenti di aggregazione come le cene, in cui in 3 o 4 ci spalleggiavamo nella conversazione e nel sostenere le nostre idee con dati di fatto.
    Un simposio, ecco cosa ci vuole!!

  • Carmen

    Ciao Altair, piacere! XD
    Ragazze io capisco il vostro punto di vista, e tra l’altro leggendo cosa fai tu, Altair, con a tua associazione, non è che sia diverso da ciò che fanno i collettivi universitari o i centri sociali che manifestano anche qui (o in tutta Italia). La manifestazione in piazza è solo *una* tra le tante, tantissime cose che si organizzano. In primis sono luoghi di aggregazione, di confronto, dove trovi spunti interessanti. E dove si organizzano le cene che citi tu, le cosiddette “cene sociali” o “pranzi sociali” (almeno, noi li chiamiamo così). Si può dire che io son cresciuta con le cene sociali organizzate da noi studenti e non solo (cresciuta intellettualmente, per il resto ci han pensato le cene e i pranzi della nonna, non vorrei essere ingiusta… =P XD).
    Il punto è sempre informare, sensibilizzare, fare contro-cultura e contro-informazione. Solo che a differenza tua non deleggitimo in toto le manifestazioni in piazza, per le ragioni che ho già detto. È vero, non siamo più negli anni ’70, ma non mi azzardo a dire che all’epoca fosse tanto diverso. Anzi. Da sempre, nei palazzi del Potere, ridono di noi e delle nostre disgrazie. Da sempre i media sono controllati – anzi adesso c’è internet e le notizie se le cerchi, le trovi; prima ti dovevi accontentare. Eppure i diritti che abbiamo oggi li abbiamo conquistati nonostante tutto questo. Anche poter divorziare o abortire non sono state concessioni fatte, ma battaglie vinte. La differenza è sostanziale, non solo formale.

    Io comunque non ho mai inteso delegittimare il ruolo di internet, anzi se leggi bene è l’opposto. Io amo internet, trovo che sia qualcosa di molto potente. Ma è comunque un qualcosa di artificiale. Non vorrei scadere in una banale retorica, ma per quanto sia assodato che io sono una persona e non un BOT, nessuno vi garantisce che io sia davvero Carmen. Potrebbe essere chiunque a scrivere… potrei essere Marco e avere 50 anni. Sembra banale ma per me non lo è. Anche qui la differenza non è solo formale, ma sostanziale. XD
    Il punto è che va bene fare informazione su internet e, come ho detto, anche io cerco di farla per quello che so e posso fare (traducendo, diffondendo, scrivendo etc.) ma di base resto una persona che preferirebbe tanto parlarne davanti a un caffè, di certe cose (Asaka hai ragione, è veleno, anzi è una droga… beata te che non ne sei dipendente!). So che internet è potente e puo’ unire persone lontane, non metto in dubbio questo. Dico solo, e quello intendevo quando parlavo di spazi sociali necessari, che la dimensione *personale* non può essere così facilmente sostituita. E sono una persona che ha allacciato online solide amicizie anche molto durature, e che si ritrova una settimana sì e una no con amiche conosciute su un forum. Secondo me le due cose non sono in contrapposizione, però non mi piacciono le rivoluzioni su Facebook, non ci posso fare niente. Una cosa è il pranzo sociale, oppure parlare col vicino e informarlo, un’altra è lamentarsi su Facebook o sul web senza fare niente di concreto. È quello che proprio mi dà noia.

    Resta comunque il fatto che, manifestazioni o meno, per me non abbiamo più degli interlocutori validi. Perché io resto di base una persona iper-pragmatica. Per cui vado in piazza, partecipo, faccio le nottate a tradurre per agenzie o associazioni no profit certe informazioni boicottate dai media, insomma… mi faccio il cosiddetto “mazzo” per ciò in cui credo. E lo faccio credendoci, perché come dicevo a un’amica se non ci credessi, se non fossi un’idealista, non mi sbatterei nemmeno così tanto. E da quel che ho capito anche tu lo fai con la tua associazione eccetera.
    Il punto è che non vedo interlocutori.
    Pragmaticamente serve a poco. È questa la vera tragedia.
    Ho informato il vicino, o la persona in piazza, o il bambino davanti all’Estelle. Dunque? C’è qualcosa che si può concretamente fare? Come dicevo nell’altro commento, e anche prima, io lo faccio credendoci, e per me è già un successo informare, ma informare o fare lezioni di macroeconomia non è che aiuta a cambiare le cose. So una cosa in più, certo, ma non mi aiuta nella vita quotidiana, non mi tutela. Non avendo interlocutori validi che si battano per certe cose nei luoghi preposti come avvenne per le battaglie di cui dicevo prima, sappiamo di più, ma fondamentalmente a livello pratico è inutile. Non so se mi spiego. Ed è questo il vero dilemma, e la vera fonte di sconcerto. Ed è questa consapevolezza che a volte interrompe l’entusiasmo e ci fa passare dale risa a un silenzio senza speranza.
    Vabè, spero abbiate capito qualcosa e con questa bella botta di ottimismo mi congedo. XD
    C.

  • Altair

    Ciao Carmen! 🙂
    Ma se preferisci ti chiamo Marco… no, dai, scherzo! XD Anzi, meglio non toccare questo tasto, visto che mi è già capitato di imbattermi in una persona su un forum che aveva un nick maschile, parlava al maschile, aveva la foto di un ragazzo, per poi scoprire che in realtà era una donna, con in più altri nickname… la giustifico solo per la sua professione, ma ci ho messo un po’ mandar giù la presa in giro.
    Appunto per evitare questi inconvenienti abbiamo scelto la piattaforma LiquidFeedBack con delle regole piuttosto rigide per essere certi dell’identità di chi partecipa a discussioni e votazioni interne all’associazione.
    Comunque, nel caso mi fossi spiegata male, mi premeva chiarire che non ho affatto delegittimato in toto le manifestazioni di piazza. All’inizio del mio commento ho specificato che ne condivido lo spirito, e successivamente ho incluso le manifestazioni tra le varie azioni da intraprendere con l’intenzione di appoggiarle e parteciparvi. Aver messo l’accento sui lati negativi non significa rinnegarle; significa solo prendere atto che sono un’arma a doppio taglio ed una strategia comunicativa che, per il mio personale punto di vista e per lo stato attuale delle cose, può rivelarsi del tutto inefficace se non addirittura controproducente. Questo non significa che altre proteste di piazza non abbiano avuto successo (vedi l’esempio delle lotte femministe, o anche la rivolta della popolazione argentina nel 2001, se vogliamo prendere esempi più recenti), ma per la situazione attuale ho diversi dubbi che il cambiamento possa arrivare dalla piazza. Come dicevi tu, e come ho detto anch’io, le strategie comunicative, le azioni da intraprendere sono tantissime e non vedo nessun motivo per cui una cosa debba escludere l’altra. Sono assolutamente d’accordo quando dici che la contestazione di piazza non deve necessariamente essere l’unica forma di protesta; proprio per questo ci stiamo muovendo parallelamente su diversi fronti.
    Anche riguardo la questione web, non credo che abbiamo un’idea poi tanto diversa, neanche a me piacciono le rivoluzioni via Facebook… anzi, diciamo proprio che non mi piace per nulla come piattaforma (chiuderei l’account domani mattina se non fosse utile a livello organizzativo con i gruppi chiusi che seguo).
    Non approfondisco la questione su “comunicazione naturale” e “comunicazione artificiale” altrimenti sarei capace di dilungarmi oltremodo (oltre che farvi venire un colpo di sonno… ma verrebbe solo ad Asaka, visto che non è caffeinomane! XD Io sono a un passo dal diventare un vampiro, se non mi do una calmata!). Per tagliar corto ti dico come la penso: tutto parte dalle persone e le persone devono essere il fine; tutte le forme comunicative di cui abbiamo parlato sono mezzi per arrivare alle persone. Su questo ti rassicuro anche sul fatto che, nonostante io passi al pc praticamente tutto il giorno (per lavoro e per svago) e adori stare al pc, di kilometri ne ho macinati diversi e abbastanza di frequente per incontrarmi con gli altri attivisti dell’associazione provenienti da tutta Italia e più in generale per gli incontri che abbiamo organizzato a livello regionale e provinciale. Ma è uno sforzo in termini di tempo e di portafogli non indifferente, per cui cerchiamo di fare il possibile gratis tramite web… senza contare che non tutti hanno le stesse disponibilità, ognuno ha il suo lavoro, i suoi tempi, le proprie attitudini, i propri problemi, eppure ognuno nel suo piccolo può essere utile anche senza la sua presenza fisica; si cerca insomma di lavorare nel rispetto di tutti e valorizzando le qualità di ognuno.
    In ogni caso, nel web ci si può trovare di tutto; il che equivale a dire che potrei imbattermi in applicativi nati con la missione segreta di uccidere i miei neuroni (leggi: Farmville) o dossier che metterebbero in imbarazzo il presidente degli Stati Uniti (leggi: Wikileaks)… tutto sta nello scartare il grasso e prendere solo il prosciutto. 😀 Quello che voglio dire è che il web, traduzioni, articoli, lezioni, cene, contestazioni in piazza, materiale multimediale… qualsiasi cosa utile… possono (dovrebbero) viaggiare parallelamente per il raggiungimento degli stessi obiettivi…
    Al di là dell’economia, della pace, della politica, del femminismo… al di sopra di tutto l’obiettivo ultimo è portare un po’ di umanità in questo mondo… non pensare che sono completamente andata via di testa, sono anch’io una persona piuttosto pragmatica e quando penso al da farsi penso subito a qualche azione concreta, ma l’obiettivo finale non posso scontarlo solo perché troppo ambizioso. Un mio amico spesso ripete “le cose sono impossibili finché arriva qualcuno che prende e le fa”. E sempre per tornare al pragmatismo unito all’idealismo lascio questa citazione di Kubrick: “Non sono mai stato sicuro che la morale della storia di Icaro dovesse essere: ‘Non tentare di volare troppo in alto’, come viene intesa in genere, e mi sono chiesto se non si potesse interpretarla invece in un modo diverso: ‘Dimentica la cera e le piume, e costruisci ali più solide’”.
    Eri quasi riuscita a scoraggiarmi con quel discorso sugli interlocutori… ma solo per un attimo.
    Purtroppo capisco bene cosa intendi perché è uno dei problemi cardine in qualsiasi battaglia si cerchi di portare avanti; continuo a riflettere in continuazione su cosa si possa fare in proposito. Quando abbiamo costituito l’associazione avevamo valutato anche l’ipotesi di fondare direttamente un partito politico, ma sarebbe stato prematuro e troppo burocratico, per i tempi, i mezzi e le persone di cui disponiamo ora. Per il momento i nostri sforzi sono rivolti alla divulgazione, informazione e formazione (dal vicino di casa al consigliere comunale)… e l’idea, momentaneamente, è quella di offrire il proprio voto a qualsiasi rappresentate politico si impegni ad applicare determinate politiche economiche e sociali… non ti dico se sta funzionando o no perché non ho un piano di riserva nel caso questo fallisca! :mrgreen: (c’è da piangere, lo so) Ed è un punto imprescindibile, perché senza il presidente Kirchner (e ora sua moglie) e la precisa volontà di schierarsi dalla parte della gente a quest’ora l’Argentina non avrebbe mandato a quel paese il Fondo Monetario Internazionale; invece è proprio questo che sono riusciti a fare, proprio nel momento in cui il mondo sta andando tutto da un’altra parte! … Cloniamo la Kirchner!!!!! 8)

    Se mi verranno in mente idee più brillanti rispetto alla clonazione non mancherò di farvele sapere! 😉

  • Asaka

    @ Carmen
    @ Altair

    Ragazze, scusate se interrompo questo eccezionale brainstorming con uno dei miei soliti interventi inutili, ma volevo solo dirvi che a leggere tutto quello che fate mi sento un’ottuagenaria in confronto a voi! 😯 :mrgreen:
    Ora prendo le pagine gialle e cerco una casa di riposo in cui ritirarmi per l’inverno della mia vita… 😆

    PS: scherzo ma solo fino ad un certo punto! È interessantissimo quello che scrivete e soprattutto fate…

  • Carmen

    Sì Altair, credo che la pensiamo quasi allo stesso modo, anche se io resto scettica in generale. Calcola che la mia fiducia nel genere umano è davvero limitata e rasenta lo zero, quindi so di sembrare Miss Negatività rispetto al tuo entusiasmo… XD Diciamo che entrambe abbiamo voglia di fare, e ci facciamo il cosiddetto “mazzo” XD, ma io sono quella disillusa, “colei che prova ma non ci crede veramente”. Poi in realtà alcune persone mi dicono sempre che non è vero, perché se non ci credessi non lo farei, ma non avrò mai certezze su questo punto, forse mi servirebbe un terapista, di quelli col lettino e il bonsai… =D

    La questione di avere interlocutori credibili purtroppo io la vedo davvero insormontabile o quasi, al momento. Per le grandi battaglie del passato, esistevano persone che lottavano per quelle stesse idee nei luoghi preposti a farle diventare leggi (persone che oggi, peraltro, sostengono la spinta europeista e altre aberrazioni… della serie “il mondo va al contrario” – non credo serva fare nomi… -__-) (e diciamocelo: quelle cose son diventate leggi sfidando la Grande Chiesa e la sua lobby non tanto perché erano interessi generali, ma perché erano cose che interessavano *in primis* alla classe politica e dirigente dell’epoca), oggi è tutto diverso, anche e sostanzialmente perché ciò che chiediamo non rientra assolutamente nei loro interessi, anzi. E poi abbiamo 3 milioni di persone (circa) che vanno in massa a votare per stabilire chi sarà, con tutta probabilità, il prossimo Premier, scegliendo tra persone che di sinistra non hanno nemmeno un capello… XD Io sono di sinistra e non mi sento minimamente rappresentata da nessuno di loro, men che mai i due che si sfideranno domenica (e questa sera su Rai 1, appuntamento che mi perderò felicemente anche a costo di vedere un telefilm-schifezza… XD). Voglio dire… finché avremo persone a rappresentarci che sono fuori dalla realtà, e che hanno margini di manovra veramente minimi per presentare anche solo una proposta di legge, allora io vedrò la questione come irrisolvibile. Purtroppo è così.
    Non mi resta che agire “alla base” e cercare almeno di sensibilizzare e combattere dal basso, il punto è che portare certe idee nei posti che contano veramente è proprio un altro paio di maniche, una cosa che non è certamente alla portata di chiunque.
    Vabe’ ho portato di nuovo una nube tetra dopo il tuo entusiasmo, forse è meglio se mi ritiro… =D
    Marc… Carmen XD

  • Altair

    Ma che è ‘sta storia? Mi lasciate a parlar da sola come i matti? XD Tu ti ritiri, Asaka si ritira in una casa di riposo… XD (Onestamente, Asaka, ti davo qualche anno in meno… non vorrai farmi credere che hai incontrato la Strega delle Lande?! XD).

    Carmen, in realtà il mio entusiasmo va a periodi, e per dirla tutta non ho speranze in un miglioramento nel breve periodo. La prospettiva con cui guardo le cose è molto più lunga, so perfettamente che quello che faccio ora non servirà assolutamente a nulla per cambiare gli eventi attuali, ma ci provo comunque sperando che possa cambiare anche solo di un millimetro quelli futuri. I diritti che ho io ora li ho avuti senza sforzo; sono le conquiste delle generazioni passate, che sono state in lotta da sempre, dacché esiste la civiltà. Da quando abbiamo ottenuto un minimo di considerazione ci siamo adagiati sugli allori ed ora stiamo perdendo tutto. Per la nostra generazione forse è troppo tardi, ma per quelle future si può ancora fare qualcosa (in pratica sto lottando per i figli degli altri); anzitutto cercare di preservare quello che ancora ci rimane, in secondo luogo lottare per riconquistare ciò che ci è stato tolto. Come ho accennato sopra, ci è voluto mezzo secolo per invertire la rotta del pensiero economico e politico e ridurci in questo stato. Non parlo solo della disoccupazione e dell’impoverimento, mi riferisco alle idee che sono riusciti a inculcare in ognuno di noi (tutte quelle idiozie sul debito pubblico da ripagare, l’iperinflazione, le privatizzazioni, la flessibilità sul lavoro… ). Il fatto che siano corrotti ai piani alti della politica è un fatto noto (ok, diciamo pure che i non corrotti si contano in palmo di mano); ciò che è grave è che abbiano corrotto il nostro pensiero, che ci abbiano innestato queste idee malsane e non riusciamo a ribellarci perché siamo assuefatti che la politica e l’economia funzionino così, come loro ce le hanno spiegate. Quindi è imprescindibile che il cambiamento parta dal basso, dalla mentalità delle persone, dalla loro consapevolezza… siamo ancora 4 gatti ed è ovvio che non andiamo da nessuna parte. Ma se tutti (a prescindere dalla propria professione, dal proprio reddito, dal proprio colore politico) si sentissero coinvolti e responsabili per ciò che sta accadendo allora potrebbe cambiare qualcosa… nel dire questo non immagino una crescita culturale capace di maturare nell’arco di qualche anno; spero di tutto cuore di essere smentita dagli eventi, ma ho idea che questa crescita culturale e quest’aria di cambiamento tarderanno qualche generazione prima di arrivare… non so nemmeno io se ci credo, se ci spero o se le mie supposizioni abbiano fondamento; so solamente che mentre me lo domando non posso stare con le mani in mano. Ho piuttosto chiaro in testa il quadro generale di questa crisi in Europa e negli USA, comprendo ciò che succede, perché succede, quali saranno le loro mosse nei prossimi mesi… quello che non riesco a figurarmi è cosa hanno in mente tra qualche anno. Per il momento possono ancora tirare la corda perché è ancora piuttosto elastica e hanno tanto ancora da defraudarci in termini di ricchezza e di diritti. Mi domando in cosa vorranno evolvere il giocattolo Euro quando non funzionerà più… quel che è certo è che:
    1. L’Euro è un sistema monetario malato da cui bisogna uscire il prima possibile
    2. Tutta la popolazione deve essere consapevole delle alternative, perché qualora nessuno ne fosse conscio continueremmo a ripetere slogan anacronistici senza cognizione di causa, torneremmo alla Lira, ma di fatto non cambierebbe una virgola (se tutti sono convinti che il pareggio di bilancio è cosa buona e giusta ci toccheranno altri decenni di austerity). Se usciamo dall’Euro ma siamo ancora convinti delle falsità economiche che ci hanno inculcato ci si prospetta una crisi fittizia come quella creata negli USA.
    Per cui, il problema della consapevolezza della gente è pari se non più grande rispetto a quello di trovare interlocutori… Dobbiamo prendere atto, però, che il mondo è cambiato profondamente nell’ultimo mezzo secolo, con esso la finanza e l’economia, a ruota il modo di fare politica, l’influenza della propaganda massmediatica e di conseguenza anche il nostro modo di lottare e di opporci deve adeguarsi alle loro strategie comunicative. Per la divulgazione ci stiamo adoperando in ogni modo. Per quel che riguarda gli interlocutori appena mi viene qualche folgorazione tornerò a parlarne a breve… per tutto il resto ne riparliamo tra vent’anni! 😉

    Ps. perché alla frase “portare certe idee nei posti che contano veramente è proprio un altro paio di maniche, una cosa che non è certamente alla portata di chiunque” mi sembrava di sentir parlare Chae Do Woo? :mrgreen: Sarà che esco di recente dalla visione di Story of a Man e qualche frase mi è rimasta in loop.

  • Asaka

    Questo è un genere di discussioni da cui cerco sempre di estromettermi, perché è la domanda che mi viene posta ogni santo giorno e a cui non sono mai riuscita a trovare una risposta convincente. E giacché si presuppone che io debba essere esperta in campo motivazionale, la cosa per me è davvero difficile da tollerare. Mi chiedono perché studiare se vanno avanti i soliti noti, perché capire la politica se tanto sono tutti uguali…luoghi comuni che però è difficile sradicare, quando un minuto dopo che mi sono spompata per convincerli, accade qualcosa che conferma le loro idee, a livello nazionale come a livello locale.
    L’intervento di @Carmen è pienamente condivisibile, ed è con grande amarezza che anche io devo ammettere di non sentirmi rappresentata da nessuno nell’ambito delle sinistre, e anzi la sinistra vera dubito esista ancora. Ma è ancora più grande l’amarezza per il fatto che si arrivi a queste conclusioni sempre più precocemente, ad età sempre più giovane.
    Cosa dire…a volte le uniche spinte che mi frenano dal chiudere gli occhi di fronte alla realtà sono il fatto che mi senta perpetuamente presa in giro dai media e dai burattinai, ed è una cosa che non tollero, come non tollero che lo siano i miei nipoti o i ragazzi con cui ho a che fare; e poi il fatto che se c’è gente che si fa il cosiddetto mazzo per fare sì che mi arrivi una scheggia di verità (chissà, Carmen, magari ho letto anche i tuoi articoli non sapendolo), mi sento in dovere di trasmetterla a mia volta. Tutto qui. Potrà sembrare poco e banale, ma attualmente è questa la mia motivazione.
    Comunque, @Altair, ho accantonato per il momento il progetto della casa di riposo perché troppo esoso XD
    [quote] [i] Ps. perché alla frase “portare certe idee nei posti che contano veramente è proprio un altro paio di maniche, una cosa che non è certamente alla portata di chiunque” mi sembrava di sentir parlare Chae Do Woo? [/i] [/quote]
    Perché vedi troppa televisione 😆 :mrgreen:

  • Carmen

    No Altair, non è che voglio lasciarti da sola nella stanza bianca, solo che non finiremmo mai di parlarne, e poi ogni volta che parlo (o penso a) di queste cose mi assale un’ansia indicibile… (cioè quasi il 99% del mio tempo XD).
    Sono d’accordo sul fatto di ragionare nel lungo periodo, solo che, sempre perché son pragmatica, quando mi abbandono alla Grande Depressione penso, nell’ordine, che:
    1. dato che vivo in un paese incivile, dove il furbo che bara e non rispetta le regole del vivere sociale (di qualunque tipo) viene premiato e pure ammirato, mentre io e gli altri onesti ci arrabbattiamo alla bene e meglio per sopravvivere alle nostre coscienze e a questa Italia facendo pure la loro parte, vorrei essere pure un po’ egoista. Va bene salvare mio nipote, ma se non Campo meglio io, mio nipote mai verrà al mondo (vedere punti seguenti);
    2. poiché certe cose sono globali, almeno dovrei salvare Me e la mia progenie (se mai ci sarà) andando almeno a vivere in un paese più Civile, dove se anche il sistema ti sta spremendo come un limone e non puoi cambiare le cose, almeno vivi tranquillo in un posto dove parte dei soldi che paghi vengono spesi per migliorare i servizi al cittadino. Come dicevo a un’amica proprio qualche giorno fa, mi vanno bene anche la cortesia falsa e l’efficienza fredda (esempio che conosco bene) rispetto alla noncuranza e all’imbarbarimento sociale di questo Paese. Perché è indubbio che certe dinamiche come questa crisi non riguardano solo l’Italia, né solo l’Europa, ma è anche indubbio che altrove almeno si Campa meglio. A questo punto mi va bene anche una vita alla Pleasentville che questo Schifo generalizzato;
    3. in tutta sincerità, sarà l’età, sarà che grazie a questa società e a questo Paese non riesco nemmeno a badare a me stessa, ma a me non viene proprio voglia di mettere a questo Mondo dei figli. E di ragionare nel lungo periodo (sì so che esistono i figli degli altri, ma io parlo proprio di “desiderio di pensare al futuro” perché il presente è già fin troppo disperato). So che Lorena Bianchetti e soci non saranno d’accordo, mia nonna sverrebbe nel leggerlo, e il Papa mi scomunicherebbe ma è così. Qualche settimana fa, con un’amica sotto le bombe e l’ansia di non rivederla più e foto di bambini morti e attentati e bombe e schifo generalizzato il mio ragazzo mi guardò sconsolato e diede voce proprio a questo pensiero.
    Questo è ciò che penso quando sono, appunto, in preda alla Grande Depressione; nei momenti invece di lucidità da “colei che prova ma non ci crede veramente” mi sbatto per cambiare le cose. Ma non nego che, giorno dopo giorno, divento sempre più instabile e l’umore cambia come il mio rossetto.
    Lo so, i miei commenti sono sempre una botta di vita, ditelo! =D
    Carmen

    PS #1 : io qualche idea su cosa vogliono fare nel lungo periodo ce l’ho anche, solo che poi mi farebbero un TSO immediato perché certe cose sono considerate robe da “complottisti”. Per ora. Io so che se Campo abbastanza le vedrò accadere davvero.

    PS #2: su Do Woo non sono d’accordo: lui non direbbe mai una cosa simile, ha tutti i mezzi per fare il bello e cattivo tempo, come e dove vuole. Quella per me è più una frase da Kim Shin, disilluso e che sa che a lotta contro i Do Woo di questo mondo non finirà mai… (ha ragione il mio ragazzo quando dice che riesco a infilare i dorama in ogni discorso… ahem! XD)

    • Asaka

      Carmen, è da giorni che ripenso al tuo commento; e sì, so che era indirizzato ad Altair, ma non ho potuto evitare di sentirmene scossa, per tutta una serie di motivi (diciamo che ogni tua maiuscola è un pugno nello stomaco). M’hai pure costretta a fare ricerche su google per rispondere all’annosa domanda: “Ma chi @@@@@ è Lorena Bianchetti?” 😉
      Non sono i tuoi commenti a costituire un problema; semmai il problema è che si leggono pochi commenti come il tuo. Non voglio tornare sulla querelle “lamentarsi/attivarsi” perché non è a questo che mi riferisco. Quello che cerco di dire è che ogni volta che leggo un commento come il tuo, o un articolo sulla stessa falsariga, a me pare di riprendere a respirare. Perché a volte sono talmente compenetrata nell’interpretazione di quanto stiamo vivendo, che mi sembra di esserne ossessionata, e temo davvero di vedere cose che non esistono; devo dimenticare la televisione (non è un gran sacrificio) e i giornali perché vedo e sento menzogne e manipolazioni ovunque. E spesso mi vien davvero di pensare che i miei sono solo gli sfoghi di una persona viziata che non riconosce la fortuna d’esser nata in questo Paese e in questo periodo – perché è questo che mi viene risposto quando tento, maldestramente, di palesare le mie angoscianti sensazioni. Ma quando ci ripenso con maggiore freddezza (o quando leggo certi articoli o commenti), capisco anche che è vera, la sensazione di stare attraversando una fase storica di triste importanza. L’hai mai visto quel film di Shyamalan, “E venne il giorno”? Quando penso all’oggi e al futuro li immagino sempre come l’inizio di quel film. Una civiltà che si sta autodistruggendo nell’angoscia e nella rassegnazione più nera. Tu metti sempre in mezzo i dorama, io ti emulo con quello che mi capita 😉
      Avercela la forza di Kim Shin di lottare contro i mulini al vento…

      Allegro anche il mio come commento, eh?
      Torno ai miei doveri, mi sa che è meglio per tutti voi… 😀

      • Carmen

        Asaka, ricordi l’articolo sui choosy che ti mandai? Ecco, quello spiega molto meglio di quanto potrei fare io – almeno in questo momento che sono influenzata e catorcio XD – quanto sia ingiusto e falso farci passare per dei debosciati che sono buoni solo a lamentarsi.
        Non è così, ma loro vogliono farci credere con ogni mezzo che sia così. Che siamo noi il problema. Che dobbiamo fare rinunce (welfare e stato sociale in primis) e dobbiamo imparare a pretendere meno, perché con la scusa del cinese che guadagna 1€ al giorno non possiamo certo non deprezzare il costo del lavoro. Giuro che l’ho sentito qualche domenica fa in TV, proprio dalla viva voce di uno pseudo giornalista (ma ormai credo lo diventino coi punti del latte, difatti io ho rinunciato anche a prendere il tesserino nonostante potessi, dallo schifo della categoria tutta, senza sconti) – che sarebbe Paolo Liguori. Diceva che ormai viviamo in un mondo globalizzato e noi siamo dei viziati a lamentarci per stipendi da 600€, quando in Africa con 600€ ci campano un anno. Voglio dire… ci rendiamo conto?
        Certo mi sento fortunata di essere nata in un paese del Primo Mondo, questo è chiaro… penso lo siamo tutti. Ma ciò non implica che debba guardare *soltanto* a chi sta peggio di me, no? C’è gente in mezzo a una strada, persone licenziate da un giorno all’altro, piccoli negozi che chiudono (mentre aprono grandi supermercati)… Ho visto mia madre piangere quando ha scoperto che la sua collega, rimasta vedova da poco, e che è stata licenziata e non sa come pagare il mutuo, da mesi mangiava solo zuppa di latte, coi due figli. Roba che il pluriomicida o il mafioso in carcere mangia meglio coi nostri soldi. Zuppa di latte e basta, per mesi… no, ma ci rendiamo conto? Hai sentito la storia di quella ragazza sui 30 anni morta di super-lavoro (“karoshi”… solo i giapponesi potevano avere un termine per dirlo… XD)? Attorno a noi c’è una povertà assoluta, c’è gente che deve andare al lavoro *tutti i giorni* a tempo pieno per prendere 13€ al giorno (mi sembra che tanto guadagnasse, quella ragazza, faceva la barista in nero, ovviamente e non prendeva un giorno di pausa da tipo 2 anni perché aveva 4 figli…). E dovrei pure stare zitta e accettare che sia normale? Invece, come sempre, in modo subdolo, ci stanno inculcando quest’idea, come tante altre del resto. Vedi tutta l’enfasi posta sulle rapine per spingere la gente a portare *tutti* i soldi in banca, “al sicuro”… Ultimamente anch’io vedo manipolazioni ovunque, c’è anche chi dice che sta diventando una malattia… ma sapere che non sono l’unica mi fa stare leggermente meglio. E comunque non sarà malattia, ma sì, sento un profondo malessere, roba che davvero non riesco a prendere sonno la notte. E noi dovremmo essere nell’età spensierata in cui sogni la vacanza, il matrimonio, di aprire magari un’attività, di fare dei figli… insomma dei sogni “normali”. E invece dobbiamo perdere il sonno e angosciarci pensando che dovremo rinunciare a molte di queste cose… E vogliono pure farci credere che è normale. No, io mi rifiuto di accettare di credere che sia normale. Mi chiamino choosy, ingrata, schizzinosa e viziata, non m’interessa… ma non è normale.

        @Altair, fai benissimo a non deprimerti. Forse io sono nella fase della Grande Depressione perché quella della rabbia l’ho già vissuta appieno, non so. E poi perché più ci penso, più mi sento profondamente impotente. Non vedo vie di fuga, non posso farci niente. Ci penso, ci ripenso, ci rimugino su… ma non vedo una via di uscita concreta – ovviamente intendendo una a cui posso contribuire anche io. Ritorniamo sempre lì. Non è giusto abbandonare il campo di battaglia per scarsa fiducia e speranza, infatti non lo faccio, ma resto a combattere disillusa… Comunque ammiro la tua tenacia!

  • Altair

    Scusate la latitanza ma questa settimana ho avuto delle giornate piene.
    Ragazze, io non ho la soluzione da consultare all’ultima pagina della Settimana Enigmistica, non ho un piano di azione di cui sono certa dei risultati, ma queste certezze non le ha nessuno; non le aveva il ragazzo che ha sfidato i carri armati in Piazza Tienanmen, non le aveva la signora afroamericana che non volle cedere il suo posto sull’autobus, non le avevano i desaparecidos argentini… insomma non ho dati tangibili, grafici, statistiche che possano motivarvi. Io non sento ancora il morso della crisi, non lo sento direttamente sulla mia pelle (appunto per questo cerco di sfruttare tutte le energie e la motivazione che ho adesso prima che la rabbia prenda il posto della lucidità), ma lo vedo ovunque attorno a me, tutte le persone a cui tengo stanno facendo davvero fatica a sopravvivere ed io non posso far finta di niente. Non ho speranze concrete di ottenere qualche miglioramento, ma finché ci sarà una persona, anche solo una, che proverà a cambiare le cose ci proverò anch’io. Diciamo che sono in modalità “colei che ci prova e basta, perché è giusto”. E non ho nessuna intenzione di cadere nella Grande Depressione; non per loro. Non esiste che mi deprima per colpa di questi psicopatici… a me tutto questo non fa deprimere, mi fa profondamente imbestialire (oltre che rimuginare mezz’ore intere prima di addormentarmi). Capisco perfettamente i problemi che avete sollevato riguardo la totale mancanza di senso civico, morale e la notoria accidia del popolo di cui facciamo parte; ne ho discusso con un mio amico proprio qualche giorno fa, ma non è su questo che volevo soffermarmi (altrimenti la questione si farebbe troppo pessimistica, i precedenti storici non sono certo incoraggianti). Ma devo anche dire che non vedo tutto nero ovunque. Per fare un esempio: io e tutte le mie colleghe ci siamo rifiutate di fare gli straordinari oltre le 40 ore settimanali. Non ce ne importava nulla della retribuzione in più, ci importava piuttosto salvaguardare il nostro tempo libero, che è un sacrosanto diritto.
    Altro esempio: nella mia vecchia scuola media i docenti e il personale ATA hanno mandato una lettera aperta ai genitori e agli alunni chiedendo alle famiglie di essere loro alleate(!!) nella loro protesta contro il disfacimento della scuola pubblica (specificando che lo scopo non è chiedere un aumento di stipendio ma ricostruire una scuola che assomigli a quella pensata da Giuseppe Caliceti).
    Il motivo per cui ragiono nel lungo periodo è perché la mentalità delle persone, la loro educazione non si cambia nell’arco di 3 anni, occorrono tempi molto più lunghi (ecco perché continuo a riporre fiducia nelle istituzioni scolastiche nonostante tutto sfacelo in cui si trova, purtroppo, l’Istruzione Pubblica). E continuo ad essere dell’idea che la mentalità delle persone sia il primo grande ostacolo da superare, prima ancora degli interlocutori mancanti.
    Asaka, obiettivamente, questo mondo fa schifo. Se ti dicono che sei fortunata ad essere nata in questo Paese e in quest’epoca mi sembra che non abbiano ben evidente quanto è meschino questo periodo storico, ma il fatto che sia meno evidente non significa che sia meno feroce. L’ho già detto altrove: non dobbiamo tendere nella direzione di chi sta peggio e rassegnarci a regredire (da ogni punto di vista); piuttosto dobbiamo guardare chi sta meglio e prenderlo come esempio, come modello, per far sì che sia quella la strada maestra da seguire. Non facciamoci fare il lavaggio del cervello dai media che ci martellano ogni giorno dicendo che siamo schizzinosi, viziatelli e che l’austerity è buona e giusta. Buona e giusta per chi?!
    Quando dicevo di non figurarmi l’evoluzione del progetto Euro mi riferivo ai prossimi 3 o 4 anni. Sul lungo periodo, un disegno di ciò che vorranno fare ce l’ho anche io… soprattutto se penso al planisfero e inizio ad unire alcuni puntini… Riporto una frase di Stephanie Kelton (economista dell’UMKC):

    “Il potere di emettere la propria moneta è ciò che definisce in modo essenziale l’indipendenza nazionale. Se il paese perde questo potere diventa un’autorità locale o una colonia”

    Mi soffermerei sull’ultima parola…
    Ora la smetto anch’io, altrimenti il quadro geopolitico che mi sono fatta in testa potrebbe risultare eccessivamente angosciante.

    Ps. Non sono d’accordo sul PS#2, Carmen. Sono Do Woo e Kyung Ah a ripetere in continuazione che ci sono diversi livelli di soldi e di potere che una persona comune come Kim Shin non potrà mai raggiungere (o scardinare). Per contro, Kim Shin non si lascia scoraggiare dalle loro parole e passa all’azione; semplicemente le prova tutte (dal mercato azionario al Caterpillar). È perfettamente consapevole che la lotta contro i Do Woo di questo mondo non finirà mai, ma questo non è sufficiente per fargli gettare la spugna (quindi disilluso sì, ma anche ostinato oltremodo!).
    …Perché ho la sensazione che siamo leggermente OT e la discussione su SOAM era da un’altra parte? XD

  • Asaka

    Ragazze,
    Mi trovo a condividere entrambe le vostre posizioni. Carmen, la storia della collega di tua madre è straziante. È capitato anche a me di raccogliere testimonianze simili, e poi mi basta fare un piccolo giro in città per trovare anziani dignitosi che frugano nei cassonetti; ma non capita una volta o due, bensì continuamente. Ed è una vista che mi risulta intollerabile.
    La parola “motivazione” mi mette sempre in grande difficoltà, ed io non ne cerco più da molto tempo. Chiudo gli occhi ed agisco come un automa, secondo quel che “sento” per istinto. Ma ho smesso di chiedermi il perché; perché se continuassi a chiedermelo senza riuscire a darmi una risposta concreta e valida, come non riesco a darla a chi quotidianamente me la chiede, smetterei di fare qualunque cosa e non riuscirei a tenere lontano quel vuoto angosciante che pur così, a ondate periodiche, mi assale.
    😥

  • Altair

    Scusa, Asaka, se interrompo la profondità del tuo commento precedente ma (come al solito) ho poco tempo e volevo scrivere brevemente due righe sui famosi interlocutori.
    L’associazione di cui ho parlato sopra si pone in modo trasversale rispetto alla politica; abbiamo scelto di mantenere neutralità rispetto ad essa, senza nessun orientamento. Gli obiettivi divulgativi che ci siamo posti sono tesi a coinvolgere chiunque (dall’operaio al Presidente della Provincia). La buona notizia è che mentre nei mesi scorsi eravamo noi a bussare alla porta dei rappresentanti politici con richieste precise ora sono i politici che stanno iniziando a rivolgersi a noi. Ad esempio siamo in contatto con Marco Rizzo, il quale è interessato alle nostre proposte e sta sostenendo pubblicamente una linea antieuropeista. (Chiaramente non è l’unico con cui siamo in contatto!).
    La strada ancora è lunga, ma qualcosa si sta muovendo.
    Abbiate un po’ di pazienza… we are working! 😉

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